Video integrale dell'intervento di Dario Fo alla Notte dell'Onestà (Roma 24-01-2015)

#nottedellonestà

"Sarò sincero. Scusate, trovo inutile che noi si faccia giravolte di linguaggio per non ferire eccessivamente il nostro senso di patria e orgoglio civico. Guardiamoci bene in faccia, prendiamo un profondo sospiro e diciamocelo schiettamente: noi siamo un popolo di ladri. Fermi! Ho sbagliato la forma. Secondo le statistiche il numero di furti da noi in negozi, banche, nelle cassette per le elemosine nelle chiese è a un livello del tutto accettabile, anzi, siamo a una media che ci classifica come popolo di furfanti moderati. Ma è nella rapina contro i beni pubblici che siamo a livelli inimmaginabili. L’evasione fiscale, per esempio, è di 180 miliardi di euro l’anno. Ma attenti! Chi concorre con maggior slancio a questa cifra? Quasi esclusivamente il 10% della popolazione: industriali, grandi manager, banchieri, ecc. Insomma, i grandi abbienti. Il restante 90% - è incredibile – paga le tasse. Lavora e paga le tasse. Ma poi ecco l’aggiunta degli scandali.

A Venezia, città degli innamorati, qualche mese fa è scoppiato lo scandalo Mose. Cos’è successo? Tanto per cominciare ci sono stati 35 arresti, fra cui il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni e la richiesta d’arresto per l’ex-governatore Giancarlo Galan. Un miliardo di euro è stato bruciato in tangenti e consulenze e la finanza ha sequestrato beni per circa 40 milioni di euro. Il gip di Venezia, Alberto Scaramuzza, ha dichiarato che gli indagati avrebbero “asservito totalmente l’ufficio pubblico che avrebbero dovuto tutelare, agli interessi del gruppo economico criminale, lucrando una serie impressionate di benefici personali di svariato genere”, e il procuratore aggiunto di Venezia, Nordio, ha detto che il giro di mazzette è stato “più complesso e sofisticato di Tangentopoli”. Che grande popolo che siamo, riusciamo sempre a superare noi stessi!

Ma spostiamoci a Milano, dove un altro grande scandalo, quello dell’Expo, è stato definito dal Financial Times analogo a quello che aveva abbattuto il potere politico italiano nei primi anni ’90. Come a Venezia, anche in questo caso si sono trovati coinvolti nell’inchiesta politici sia di destra che di sinistra. Anche nella corruzione, si sa, va rispettata la par condicio! Si è parlato addirittura di una cupola criminale che si spartiva bellamente gli appalti per la costruzione degli impianti per l’esposizione universale del 2015. E volete sapere a quanti anni di carcere sono stati condannati i protagonisti di questa immensa ruberia di Stato? Ebbene, la pena massima è stata di tre anni e quattro mesi! Cioè a dire che sono stati liberati immediatamente.

Non parliamo poi delle infiltrazioni mafiose presenti da anni ormai in Lombardia e in tutto il Nord Italia. Pensate che nel novembre scorso la Direzione distrettuale antimafia di Milano ha arrestato nel corso di una sola operazione ben quaranta persone coinvolte negli affari della criminalità organizzata.

Ma per il gran finale eccoci a Roma, dove circa due mesi fa è esploso lo scandalo detto di Mafia Capitale.

Salve a voi, romani! Giulio Cesare. La polizia, con l’operazione Mondo di mezzo, ha arrestato 37 persone per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio di denaro e altri reati. Dio, che città stracolma di fantasia!

Insomma, ci troviamo di fronte a una vera e propria orgia di scandali e ruberie, con assessori, consiglieri, faccendieri, sindaci e funzionari in genere che fanno a gara per aggiudicarsi la palma di ladro migliore d’Italia, dove la concorrenza, si sa, è spietata. Ma scusate, fermiamoci un attimo. Non trovate che questa sia una coincidenza a dir poco curiosa? Esplode uno scandalo di tangenti e corruzione che sembra far vacillare i potenti e tutta la casta al completo, e immediatamente ecco che sempre in Italia ne scoppia un altro dello stesso livello se non ancora più stupefacente. Sembra quasi fatto apposta perché la gente si scordi dei vari scandali grazie all’esplosione immediata di altri scandali sempre più gravi e spudorati che all’istante attraggono l’attenzione del pubblico, di modo che tutto si perda in un grido generale di “al ladro, al ladro!” che ormai non è più rivolto contro qualcuno in particolare, è generico, così che alla fine in galera non ci va nessuno.

È la stessa tecnica che usano i borsaioli sugli autobus e sui tram. Non ve ne siete accorti? Qual’è questa tecnica? Semplice. Un ladro ruba un portafoglio, il derubato se ne accorge e all’istante si mette a gridare: “Il portafoglio, qualcuno mi ha rubato il portafoglio!”.

Tutti si guardano intorno per cercare di individuare il malfattore, ma ecco che una signora urla improvvisamente: “Aiuto! La mia borsetta, mi hanno portato via la borsetta!”. E un altro: “La mia valigetta! Era piena di mazzette! No questo non dovevo dirlo...”.

Si aprono le portiere e tutti si mettono a gridare: “Eccolo là! È quello il ladro! No, è quello lì! Prendetelo, arrestatelo, chiamate la polizia, al ladroooooo!”.

E così tutto viene distrutto dalla messa in scena, dalla rappresentazione, come dire dal teatro. Le situazioni si susseguono con un ritmo tale che non si riesce a stargli dietro, ogni truffalderia viene assorbita, dimenticata. E dietro a queste vere e proprie operazioni pubblicitarie, non dimentichiamolo, c’è sempre il governo, che con maneggi vari e manovre sottobanco, riesce a far passare sotto silenzio le situazioni che rischierebbero di metterlo in imbarazzo. Salta fuori nel testo di una legge una postilla infilata all’ultimo momento che stranamente sembra fatta apposta per risolvere i problemi di un certo condannato alla galera per frode fiscale che così potrebbe di nuovo tornare in politica? Ed ecco che all’immediata il presidente del consiglio gridò: “Niente paura, è tutto regolare, ce l’ho messa io! È mia la manina”. “Ah beh, allora è tutta un’altra cosa! Abbiamo un presidente manina! Evviva la manina! Manina d’Italia, l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa, dov’è la vittoria? Le porga la chioma, che schiava di Silvio Iddio la creò”."

Dario Fo

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Domenica 7 dicembre ore 21:15 va in onda su Rai 5 "Sant'Ambrogio e l'invenzione di Milano" di Dario Fo e Franca Rame

 

SANT’AMBROGIO E L’INVENZIONE DI MILANO

In onda su RAI 5 il 7 dicembre 2014 alle 21.15.

Cinque anni fa a Milano andò in scena al Piccolo Teatro il testo recitato da me e Franca dal titolo Sant’Ambrogio e l’invenzione di Milano. Sette rappresentazioni completamente esaurite, le richieste affinché si continuasse erano esaltanti. In quell’occasione abbiamo realizzato una ripresa televisiva dello spettacolo che offrimmo alla RAI perché la mettesse in onda.

Non ci siamo riusciti ma oggi ecco che la pazienza è stata premiata: esattamente il giorno di Sant’Ambrogio - il 7 dicembre 2014 - alle 21.15, dopo l’opera d’apertura della stagione scaligera, finalmente su RAI5 andrà in onda lo spettacolo sul santo di Milano. Sembrerà assurdo che Ambrogio, primate della città di Milano a cui diede massimo lustro, davanti al quale s’inchinarono imperatori, papi e vescovi, si trovi ad essere quasi uno sconosciuto nella sua città e nell’Italia intera.

No, in verità ogni anno, il 7 dicembre, alla memoria della sua nascita è dedicata la ‘première musicale’ al Teatro alla Scala, alla quale sono presenti tutti i personaggi più importanti della politica e della finanza. Le signore sfoggiano abiti preziosi ed eleganti. Fuori, ad accoglierle ogni volta puntuali, non mancano contestatori che lanciano uova più o meno marce. Dopo l’andata in scena dell’opera il sindaco offre un gran pranzo, tutto a spese del Comune, con più di 500 invitati di rango, 100 camerieri, e la presenza di Carabinieri in alta uniforme; ancora in suo onore, in quei giorni s’inaugura una fiera molto popolare detta degli «Oh béj, oh béj» dove si vendono giocattoli, torroni e leccornie per ragazzini e, sempre una volta all’anno, le persone più meritevoli vengono premiate con l’Ambrogino d’oro, una moneta di dimensioni ridotte su cui è inciso il ritratto del santo.

Tutto qui? No, in tutta la provincia lombarda in quel giorno si preparano tortellini da cuocersi in un brodo intenso e profumato. Questo piatto è chiamato «La raviolata d’Ambrogio». Manca solo che gli si dedichi una lotteria e una gara di corsa campestre per ricordarlo come si deve! Ma questo santo non merita qualche attenzione in più? Da dove viene, dove nasce, come s’è fatto vescovo? Per quale motivo al suo tempo godeva di tanta fama, al punto di esser conosciuto, rispettato e temuto dai barbari germanici ai sapienti greci? Per potermi maggiormente informare sulla sua vita, un giorno, nel bel mezzo di questa scrittura, ho fatto il giro di alm no cinque librerie fra le più importanti di Milano e, con mia grande sorpresa, ogni mia richiesta di ottenere dei testi su sant’Ambrogio è andata a vuoto, ne erano completamente sprovviste.

– Ma… me ne potreste procurare qualche copia? – chiedo io.

– Mi dispiace – risponde l’incaricata ma vedo qui sul computer che tutti i volumi che lei richiede sono fuori catalogo, non si ristampano più da parecchi anni… edizioni recenti non ne esistono.

Insistendo nelle mie ricerche, però, alla fine ho trovato solo tre libri sul santo; in un negozio delle Edizioni Paoline.

Sartre diceva: «Per realizzare un buon racconto o una sceneggiatura di un’opera storica, bisogna innanzitutto essere a conoscenza dell’ambiente fisico e culturale in cui gli avvenimenti si sono svolti. Inoltre, i personaggi che appaiono nelle varie situazioni devono essere trattati come indagati dentro un’inchiesta giudiziaria, ».

A sua volta Ambrogio, trattando di scritture sugli uomini saliti alla ribalta della storia, disse: “Voglio insistere affinché questi narratori si comportino come gli atleti che si presentano nell’arena.

Noi tutti narratori che raccontiamo dobbiamo stupire e vincere oltre che convincere, dobbiamo lottare essendo in forma. Siate meditanti, allenati, massaggiati con l’olio della letizia, con l’unguento che dimagra, il vostro cibo – intendo soprattutto quello che nutre la mente - sia essenziale e sobrio... soprattutto onesto”.

Personalmente, a mia volta, mi ero fatto di Sant’Ambrogio una idea monumentale, del tutto agiografica: un uomo inciso nel marmo senza né crepe né striature e soprattutto integro e coerente. Ma quando ho cominciato a impostare una sistematica ricerca in profondità sull’uomo e sul suo comportamento nella società, sono affiorate le prime sorprese: Ambrogio era un personaggio stracolmo di contraddizioni, spesso imprevedibili.

“Ben vengano ombre opache! – mi dico io – queste varianti rafforzeranno l’idea di un personaggio fortemente umano” La scoperta mi aveva festosamente eccitato. Poco o nulla conosciamo della sua vita privata, specie sentimentale.

Di Ambrogio siamo informati della profonda cultura di cui era in possesso: egli era in grado di recitare a memoria interi brani dei più grandi poeti e narratori latini e greci, e fin da ragazzo era stato avviato agli studi di giurisprudenza per poi rivestire la carica di amministratore pubblico. Amava ogni forma d’arte, a partire dalle lettere, fino alla musica; compose inni da eseguire coralmente che furono l’arma vincente durante la lotta per le basiliche.

Pochi sono al corrente del fatto che il primo autentico canto liturgico della cristianità sia opera di Ambrogio e che compose inni e ballate un secolo prima che nascesse il Gregoriano. E ancora, ecco che nei primi anni della sua attività ci elargisce un colpo di teatro davvero magistrale: all’istante il giovane consularis (governatore), senza trovarsi scaraventato al suolo da un fulmine come Paolo sulla via di Damasco, si lascia convincere dalla folla plaudente a buttare all’aria la toga da principe del foro e farsi tondere il cranio per meglio calzare la papalina da Vescovo di Milano. In poche parole, da ateo agnostico si trasforma di punto in bianco in pastore di anime e rappresentante di Cristo fra gli uomini.

E’ senz’altro una metamorfosi sconcertante ma, come dicono i sacri testi, le vie del Signore sono infinite: la fede non è un frutto che matura appeso agli alberi col sole.

Ambrogio da neovescovo studia, si applica, impara a tenere omelie e sermoni. Ne sortisce un personaggio del tutto imprevedibile, affascinante, spiritoso, allo stesso tempo umile e spietato, che riesce ad arringare folle di fedeli, esaltandoli e trascinandoli in azioni di grande slancio religioso e civile. La solita spintarella per far carriera.

Scopriamo così che la spregiudicatezza di Ambrogio lo portava a trattare e farsi appoggiare per la grande scalata da faccendieri di fama e amoralità sconvolgenti.

Ma allo stesso tempo possedeva coraggio e determinazione per affrontare imperatori e generali imponendo loro le proprie idee sulla conduzione politica e morale più che sufficienti per finire trucidato sul posto. Impressionanti sono i suoi interventi in difesa degli sfruttati e gli schiavi sottoposti a ogni violenza.

Chi è alfine sant’Ambrogio? Prima di tutto, sant’Ambrogio era l’uomo più potente della sua epoca dopo l’imperatore, anzi dell’imperatore era il consigliere più determinante.

Attenzione, Milano per più di un secolo è stata sede dell’Impero, ma non dell’Impero d’Occidente lasciando correre quello d’Oriente, ma di tutto l’Impero Romano! E quindi indirettamente aveva in mano tutta la gestione economica, politica e religiosa del regno.

Siamo nel IV secolo dopo Cristo e in quel tempo c’era in ballo una lotta feroce fra due fazioni del movimento cristiano, quella dei cattolici apostolici romani e quella degli ariani. Senza Sant’Ambrogio, i cattolici apostolici romani non avrebbero mai preso il potere. Oggi, noi molto probabilmente, saremmo tutti ariani.

Ma il fatto più importante che riguarda Ambrogio era il suo atteggiamento verso la popolazione più disastrata di quel tempo, cioè, chissà perché, i poveri. I suoi discorsi sulla difesa della povera gente, sul diritto di campare e sulla dignità di ogni individuo sono straordinari, perché sono i primi discorsi espliciti su questi temi che riprendevano la parola di Cristo, otto secoli prima che arrivasse San Francesco.

 

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