Vacanze estive alla Libera Università di Alcatraz

Comunicato stampa

Comunicato stampa - Lettera di Dario Fo su scoperta dell'Università di Siena e del CNR

 

Scoperti nuovi agenti antivirali. Siamo orgogliosi di aver appoggiato questa ricerca.

L’Università di Siena e il Cnr hanno annunciato una scoperta storica che potrebbe determinare una vera e propria rivoluzione nell’approccio terapeutico per le malattie causate da virus. L’equipe diretta dal professor Maurizio Botta e dal professor Giovanni Maga ha individuato nuove molecole capaci di inibire la proteina umana DDX3 di cui “si nutrono” i virus. La sperimentazione diretta dal professor Maurizio Zazzi ha già dimostrato l’efficacia di questa metodologia contro Aids, Epatite C e Dengue.

Nel comunicato stampa ufficiale dell’Università di Siena si cita il fatto che la ricerca è stata possibile grazie a finanziamenti pubblici e anche grazie alla donazione offerta dal nostro Comitato il Nobel per i Disabili. Aver contribuito a questo grande successo ci rende particolarmente felici e orgogliosi.

Ci teniamo però a raccontare come siamo arrivati a prendere la decisione di finanziare questa ricerca.

Il merito va tutto a Franca che 6 anni fa rimase colpita da alcune notizie che aveva appreso seguendo una trasmissione televisiva. L'equipe medica incontrava difficoltà a finanziare questo progetto. Come sempre Franca agì d’impulso, immediatamente telefonò ai ricercatori chiedendo quali difficoltà economiche impedissero di portare a termine il loro lavoro. Mancavano i fondi per pagare lo stipendio a un ricercatore indispensabile. Franca decise quindi che il Comitato il Nobel per i Disabili si sarebbe accollato l’intero costo di uno stipendio per 3 anni (dal 2010 al 2012).

Ancora una volta Franca ci ha dimostrato di possedere, oltre a una grande generosità, un intuito straordinario perché, pur non possedendo una formazione scientifica, parlando con questi ricercatori, aveva capito che erano scienziati ai quali era giusto dare fiducia. Si tratta di un caso molto particolare anche perché l’attività fondamentale del Comitato non è certo quella di finanziare la ricerca scientifica.

Da quando Franca ed io si è deciso di devolvere l’intero ammontare del Premio Nobel a cause sociali ci siamo occupati di fornire 36 pulmini attrezzati per il trasporto di disabili in carrozzina ad altrettante associazioni, di venire in aiuto ai nostri soldati contaminati dall’uranio impoverito durante la guerra del Kosovo e di altre situazioni drammatiche.

Per finire vorremmo anche ricordare che nelle casse del Nobel per i Disabili, oltre al denaro del premio è confluito anche l’intero stipendio ricevuto da Franca nella sua qualità di senatrice.

 

Dario Fo

4/05/2016

 


Il Comitato il Nobel per i Disabili finanzia ricerca su RNA - Scoperto unico farmaco contro infezioni virali

Jacopo Fo racconta agli studenti del Corso di Teatro, che si tiene in questi giorni alla Libera Università di Alcatraz, la notizia ricevuta nel pomeriggio di ieri (3/05/2016 n.d.r.): 

 

 

Infezioni virali, da studiosi italiani terapia ad ampio spettro. Dario Fo: “Ricerca che Franca ha sostenuto dall’inizio”.

Un unico farmaco contro differenti infezioni virali, capace d’interferire con il meccanismo di replicazione di virus come ‘Hiv, il virus dell’epatite C o il virus Zika. È ‘obiettivo di uno studio condotto da Maurizio Botta, del dipartimento di biotecnologie, chimica e farmacia dell’Università di Siena e da Giovanni Maga dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Lo studio è basato su un approccio innovativo, che sfrutta molecole che, invece di colpire i componenti virali, come avviene per i farmaci attualmente in commercio, inibiscono una proteina umana, definita “DDX3″, che i virus utilizzano per infettare la cellula e replicarsi. “Il potenziale di questi composti è enorme e potrebbe trovare applicazione nel trattamento di pazienti immunodepressi, che spesso sono colpiti da altre infezioni virali, insieme all’Hiv – spiega Maurizio Botta -. Inoltre, questo approccio potrebbe rappresentare anche una valida soluzione contro infezioni emergenti, che con la globalizzazione si stanno diffondendo in maniera sempre più frequente ed estesa, e contro le quali non esiste ancora un rimedio efficace. Il nostro team – aggiunge lo studioso – sta continuando a lavorare strenuamente per raggiungere questo obiettivo: mettere a punto una nuova terapia antivirale efficace nel giro di pochi anni”.

Questa ricerca porta la firma anche della Fondazione Dario Fo e Franca Rame, che ha offerto un cospicuo finanziamento per la ricerca. “Questa grande notizia dimostra una volta di più che Franca aveva un istinto straordinario per la solidarietà vera e non soltanto di facciata”, spiega l’attore Premio Nobel a Ilfattoquotidiano.it ricordando che l’idea di finanziare questo progetto venne proprio alla moglie.

“Non è l’unico caso – continua Dario Fo – in cui Franca ha aiutato concretamente la ricerca scientifica. In Italia ci sono grandissimi ricercatori che devono essere nelle condizioni di lavorare al meglio. E’ una grande soddisfazione in memoria di Franca. Sono commosso”.

“Sarà necessario continuare le ricerche per trasformare in farmaci queste molecole – aggiunge Giovanni Maga, del Cnr -, ma possiamo considerare gli inibitori della proteina DDX3 i prototipi di antivirali ad ampio spettro. Una classe di farmaci – conclude lo studioso – ad oggi non ancora disponibile”.

 

Articolo pubblicato su ilfattoquotidiano.it: 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/04/medicina-studiosi-italiani-in...

 

Comunicato Stampa del CNR e dell'Università di Siena:

http://www.comunicatistampa.unisi.it/dett_comunicato.php?idcs=6472


"Ciao Donato. Artista coraggioso, generoso e geniale" - Il saluto di Dario e Jacopo Fo

 

 

Saluto di Dario Fo a Donato Sartori

Il mio rapporto di amicizia con Donato Sartori risale a molti anni fa, agli inizi della mia carriera teatrale, lo incontrai al Piccolo Teatro e lui mi fece scoprire la complessità e l'intelligenza che rendono una maschera della commedia dell'arte non solo un capolavoro estetico ma anche una macchina espressiva.

Donato era un grande artista e un grande artigiano e contemporaneamente una persona umile, modesta, aperta, generosa, piena di vitalità e ironia, con la quale mi sono sempre trovato bene a lavorare. La sua arte ha arricchito il mio teatro e insieme abbiamo realizzato spettacoli e mostre.

Mi ricordo a Kopenaghen esponemmo insieme maschere, dipinti, elementi scenici, raccogliendo un tale successo che gli organizzatori dovettero contingentare gli ingressi all'esposizione. Si creò una coda lunghissima che scendeva lungo le scale del palazzo fino in strada.

E non è stato solo un collega, ma anche un amico. Quando dopo il sequestro di Franca nostro figlio Jacopo si trovò ad attraversare un momento difficile e rischiava proprio di sbarellare completamente, mi trovai a chiedermi cosa potessi fare per aiutarlo. Ero convinto che solo proponendogli di realizzare qualche cosa di concreto con le mani potevo aiutarlo ad uscire da quello stato di ossessione del dolore. E mi venne naturale rivolgermi a Donato e a Paola Sartori in cerca di aiuto. E Loro lo accettarono come studente e lo accolsero in casa come un figlio. E sicuramente quell'esperienza lo aiutò molto.

Una cosa vorrei aggiungere, quando ho letto sui giornali che Donato si era suicidato perché era depresso sono restato incredulo. Ci eravamo visti il 23 marzo a Verona all'inaugurazione dell'archivio museo, dove sono esposte anche le maschere di Donato. Avevamo parlato della possibilità di organizzare ancora una volta insieme una grande mostra per rendere visibile l'immensa, straordinaria raccolta di maschere di tutto il mondo che i Sartori hanno messo assieme. E non mi era sembrato per nulla depresso.

Ho telefonato a Paola e Sarah e loro mi hanno raccontato la verità. Ho scoperto così una cosa che Donato era riuscito a tenere nascosta a tutti: aveva un tumore terminale e gli restavano pochi giorni di vita. Non era depresso, semplicemente non voleva infliggere alla sua famiglia il dolore di una lenta agonia. Così ha preferito tagliare corto e togliere il disturbo. Suicidarsi è stato per lui non la conclusione di una incapacità di vivere ma un atto d'amore. E sicuramente non avrebbe scelto un modo così traumatico di morire se l'Italia fosse un paese civile che consentisse a chi non ce la fa piu' a vivere, di morire in modo indolore e assistito come accade in Svizzera.

In questo momento noi tutti stiamo salutando Donato e onorandolo per quel che è stato per noi e per quel che ha fatto. E io voglio aggiungere che desidero portare a termine il sogno che avevamo fatto insieme, sulla possibilità di allestire una grande mostra sulle maschere, magari proprio nello spazio museale di Verona.

Ciao Donato!

 

--

 

Saluto di Jacopo Fo a Donato Sartori

La notizia della scelta di Donato di morire mi ha lasciato un vuoto. Per me è stato un maestro. L'ho incontrato in un momento molto difficile, insieme a Paola e Sarah mi ha accolto nella sua casa laboratorio, un luogo per me spettacolare e mi ha insegnato la complessità.

Per me una maschera era semplicemente una macchia di colore, un disegno sul viso di un attore. Donato e Paola mi fecero vedere cosa c'era dietro, come era possibile, con carta di giornale e colla di farina, realizzare un materiale leggero e resistente capace di prendere qualunque forma.

Mi insegnarono anche che la maschera è una macchina che ingigantisce le espressioni del viso. Ma è anche una macchina per acchiappare la luce.

Donato mi fece vedere come con un martelletto di corno si poteva battere la maschera di cuoio, creando centinaia di piccolissime depressioni che intrappolavano la luce, la amplificavano oppure la cancellavano. Grazie ai piani nitidi e alle geometrie ben delineate era così possibile che la maschera cambiasse completamente espressione con movimenti minimi dell'attore. Una magia che anche oggi mi seduce ogni volta che osservo una maschera.

Per questo gli sono grato.

La morte di Donato ha lasciato a mezzo progetti che stavamo studiando insieme con Paola e Sarah; e che non ho nessuna intenzione di lasciar correre ora che lui è morto. Continueremo. Non smettere di insistere è un vizio di famiglia. Della mia e di quella di Donato.

 

Clicca qui per visitare il sito del Museo Internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori.

 

 


Comunicato Stampa - Addio al Maestro Donato Sartori

Donato Sartori è mancato sabato scorso e domani, venerdì 29, verrà allestita la camera ardente dalle 10 alle 16.30 al Museo Internazionale della Maschera in via Savioli, 2 ad Abano Terme.

Donato non voleva pianti e tristezze, lo saluteremo assieme a partire dalle 14 con la lettura delle testimonianze e un brindisi augurandogli buon viaggio.

Con molta sensibilità il Sindaco ha proclamato in questi giorni lutto cittadino, un grande omaggio che si unisce al cordoglio che la notizia ha suscitato in tutto il mondo artistico e ha promesso di realizzare una grande maschera da collocare nell’isola pedonale come da progetto di Donato.

 

Dal padre Amleto (1915-1962), celebre scultore pittore e poeta soprattutto grande innovatore e inventore con la rinascita della maschera teatrale in cuoio risultato di lunghi studi ed estenuanti tentativi, Donato riceve un grave testimone che gli permetterà di aprirsi alla nuova ricerca sulla maschera, spiraglio non solo nella dimensione teatrale bensì in quella pluridisciplinare delle Arti visive, della musica, del gesto, inoltrandosi perfino nel sociale. 

 

Dalle memorie di Donato:

Mio padre muore giovane, stroncato da un feroce cancro ai polmoni, ma lascia un ponderoso testimone che non posso esimermi di raccogliere. Ricordo le ultime istruzioni, suggeritemi con voce flebile , che mi proiettavano a forza nella sfera internazionale poco più che ventenne. Per questa ragione, frequenti furono i viaggi all’estero, soprattutto a Parigi, caput mundi della cultura e dell’arte, per continuare la ricerca di una mia propria identità artistica che piano piano venivo assumendo con la frequentazione dei compagni e docenti dell’École de Beaux-Arts e soprattutto per assistere alle lezioni dell’amico Jacques Lecoq inerenti a “l’architettura del movimento”, straordinaria formula che, ante litteram, poneva le basi ad una sorta di interdisciplinarietà delle arti racchiudendo in sé teatro, architettura, arti visive e naturalmente il gesto inteso nella più sublimata definizione del senso. Proprio qui venni a contatto con Cesar (Cesare Baldaccini) che aveva l’aula-laboratorio attigua a quella di Jacques nella medesima accademia delle arti parigina. Lo straordinario scultore, fu membro di uno dei movimenti artistici più rappresentativi del secolo, il Nouveau Réalisme, corrente d’avanguardia ideata e gestita dal famoso critico Pierre Restany che agli albori degli anni Sessanta raccolse attorno a sé una pletora di giovani artisti destinati a divenire, da lì a breve, icone dell’avanguardia artistica mondiale: oltre a Cesar, Arman, Christo, Clyne, Tinguely e altri. Qui nella Parigi dei primi anni Settanta prese a formarsi nella mia mente la nuova idea di maschera più legata a quelle istanze politico-sociali che venivano affacciandosi nell’Italia tormentata post-sessantottina. La maschera del volto, inventata da Amleto, assume altre dimensioni quale mutante temporale e diviene maschera totale impossessandosi del corpo intero fino a raggiungere lo stravolgimento dello spazio e del tempo. Nasce così, ai primordi della nuova era digitale, il “mascheramento urbano”, la maschera della città che si avvale delle più sofisticate tecnologie virtuali e si allinea con le ricerche contemporanee di un futuro prossimo. Ecco che il seme sparso da Amleto in un tempo non troppo lontano germoglia e si diffonde quotidianamente nelle più disparate aree culturali del mondo intero nell’indefessa attività degli errabondi componenti del Centro Maschere e Strutture Gestuali.

 

Nel 1979 fonda il Centro Maschere e Strutture Gestuali assieme all’architetto Paola Piizzi, poi sua moglie, ed allo scenografo Paolo Trombetta e, da qualche anno, arricchito dalla presenza della figlia Sarah.

Questo organismo culturale si occupa ancor oggi della maschera etno-antropologica, la maschera di teatro dall’antichità fino ai nostri giorni e delle più recenti ricerche pluridisciplinari di Donato riguardo al mascheramento urbano e le strutture gestuali. Iniziano da subito tournées in Europa in cui venivano sviluppate attività didattico-laboratoriali, mostre, produzioni di maschere per nuovi spettacoli teatrali e la progettazione di maschere urbane e spettacoli “en plain air”; spesso i seminari venivano accompagnati da collaborazioni con attori, performer e artisti visuali di tutto il mondo.

Nel 1980 Donato Sartori viene invitato dal direttore Maurizio Scaparro a partecipare alla Biennale-Teatro di Venezia dove realizza la grande installazione-performance a Piazza San Marco chiamata “Ambientazione” con la partecipazione di quasi centomila persone. Questi mascheramenti urbani furono poi portati in altre città: da Genova a Rio, da Trieste a Napoli, da Nancy a Milano e poi Bologna e Firenze, Reims e Singapore, Tokyo e Amsterdam ecc. ecc. ove ogni città richiedeva uno specifico progetto unito a verifiche delle istanze sociali, storiche, culturali ed architettoniche.

Dal 1996 al 2002 viene chiamato in Svezia a dirigere un laboratorio permanente (Maskenverkstaden), tenendo seminari sulla maschera teatrale e conducendo ricerche storiche sulle maschere medioevali nordiche in collaborazione con docenti universitari, studiosi e ricercatori; importante fu la ricerca e produzione di maschere per la trilogia di Eschilo “L’Orestea” diretta da Peter Oskarson che gli ha permesso di effettuare vari viaggi di studio nei luoghi previsti per la ricerca storica e la messa in scena dell’opera greca: in India, in Mozambico, in Grecia e nei siti della Magna Grecia per conoscere e sperimentare ambienti, teatri e luoghi religiosi in essa citati.

Per mettere a punto le 140 maschere realizzate con nuove tipologie e tecniche costruttive, sperimentò approfonditamente l’acustica prevista per i cori greci e le mise a confronto con quelle realizzate oltre cinquant’anni prima dal padre Amleto Sartori con la regia di Jean-Louis Barrault per la medesima tragedia.

 

Come suo padre, oltre alla scultura ed all’insegnamento, si dedicò alla maschera teatrale in cuoio continuando ad evolverla e creandone sempre di nuove man mano i registi e gli artisti emergenti glielo richiedevano, mai interrompendo la collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano, la Scuola parigina di Jacques Lecoq e altri ancora perseguendo una tecnica e metodologia, invariate dal 1946, che costituiscono il programma del Seminario Internazionale della Commedia dell’Arte che ogni anno ha luogo ad Abano a cura del Centro maschere e Strutture Gestuali.

 

Quest’anno, fra poche settimane, inizierà la 31° edizione orbata del suo direttore, ma non dei suoi insegnamenti. Paola, la moglie, e Sarah la figlia con la storica equipe del Centro Maschere daranno nuovo vigore a questa attività e a quelle che seguiranno perché se ne è andato l’uomo ma non l’artista come già avvenuto con Amleto. Allora il testimone passò al figlio Donato ora, con la figlia Sarah, si apre la terza generazione di questa famiglia d’arte che tanto ha dato alla cultura teatrale. La moglie, che ha sempre condiviso le varie attività culturali, sarà il trait d’union di questo storico passaggio continuando il lungo viaggio personale ed artistico intrapreso con Donato tanti anni fa facendo sua la curiosità intellettuale, l’arte oratoria, la tenacia e la voglia di trasmettere il sapere del compagno di una vita.

Questa instancabile ricerca e creazione nonché la raccolta di opere, maschere, documenti, oggetti, provenienti da tutto il mondo e l’attività artistica che si snoda attraverso una serie di sperimentazioni e ricerche assai varie e complesse, ha fatto della creazione di maschere una sorta di “unicum” a livello internazionale ed è stata premiata con l’assegnazione da parte del Comune di Abano Terme della seicentesca Villa veneta Trevisan Savioli che ospita il Museo Internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori, inaugurato a dicembre 2004 il Museo è stato tenuto a battesimo da una prima mondiale realizzata da Dario Fo e Franca Rame.

Qui sono esposte le opere dei Sartori, raccolte e realizzate in oltre ottant’anni di attività artistica; in questo ambito vengono ospitate anche rassegne teatrali, seminari, cinema e video, attività didattiche, inoltre, negli spazi museali dedicati ad esposizioni temporanee vengono promosse mostre e spettacoli concernenti la cultura di altri popoli e civiltà, nel quadro di scambi culturali con musei italiani e stranieri e con le strutture culturali degli altri Paesi del mondo.

La moglie Paola Piizzi racconta con commozione gli ultimi tragici attimi vissuti accanto al Maestro, simbolo stesso della maschera nel mondo. «Bisogna essere pieni di vita per poter fare un simile gesto. Era un malato terminale, non aveva speranze. Non c'erano altre possibilità di salvarsi. Quando ha focalizzato tutto ciò ha deciso di morire come ha vissuto, con grande dignità e con grande forza interiore. La vita è sempre trasformazione, proprio perché è vita. È un gesto che fa male, ma si può capire. Si deve capire. Togliendosi la vita ha dimostrato grande amore per tutti noi, anche se il dolore è infinito e il vuoto che lascia è immenso. Era un coraggioso, un uomo generoso, di grande dignità. Persona geniale, curiosa, eclettica per lui non ero solo una moglie, ma la compagna di vita e per nostra figlia Sarah ha dato sfogo alla sua arte fino agli ultimi momenti, dipingendo per lei le porte della casa dove vive. Ora stiamo percependo una grande vicinanza da parte di un’incredibile moltitudine di persone : è come fossimo immersi in un oceano di amore. Siamo una famiglia di artisti che ama l'arte. Continueremo a portare avanti i progetti. Un giorno ha detto a me e a nostra figlia Sarah “Adesso tocca a voi”.

“Ecco, siamo pronte!”.

 

Dal sito web del Museo Internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori:

Carissimi tutti, vogliamo darvi qualche informazione in più per la giornata di venerdì 29 aprile, durante la quale sarà possibile dare l’ultimo saluto al Maestro Donato Sartori (dalle ore 10.00 alle 16.30 al Museo in Villa Savioli).

Per chi lo desidera a partire dalle ore 14.00, sarà possibile portare una propria testimonianza da condividere con gli altri, che può essere un breve scritto, una musica o un gesto simbolico o altro.

Sappiamo però che sarete in tanti a voler omaggiare il Maestro Donato Sartori, pertanto vi invitiamo caldamente a cercare di rendere facile la condivisione della testimonianza, pensando a qualcosa di semplice e breve in modo da lasciar spazio a tutti.

Nel caso in cui voleste portare e condividere la vostra testimonianza vi invitiamo a scrivere a questa email info@sartorimaskmuseum.it e sarah.sartori.shs@gmail.com entro le ore 17.00 di giovedì 28 aprile. Nelle nostre possibilità cercheremo di venirvi incontro, ma tenente in considerazione anche il breve tempo e la complessità nell’organizzazione della giornata. Nel caso in cui non fosse possibile dare spazio a tutte le testimonianze durante la giornata di venerdì, sarà a discrezione della famiglia Sartori dare priorità alle più significative.

Per le persone che per distanza geografica o altre ragioni, non riusciranno a partecipare fisicamente alla giornata di venerdì 29, ma volessero comunque contribuire a rendere omaggio al Maestro, sarà possibile inviare via email (info@sartorimaskmuseum.it) o via posta (Museo Internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori, Via Savioli, 2 – 35031 Abano Terme PD, Italy) il proprio contributo su ogni tipo di formato (testuale, video, musicale o quant’altro) che andranno successivamente ad essere parte di un Dossier dedicato al Maestro Donato Sartori.

Desideriamo condividere con tutto il mondo questo momento e il ricordo di Donato. Un grazie a tutti per la partecipazione di questi giorni.

 

 

Paola e Sarah Sartori

 


DARIO FO TORNA A TEATRO CON MISTERO BUFFO - DATE 2016

Dario Fo torna a teatro! E lo fa in grande stile!

"Esattamente 47 anni fa andavamo in scena a Milano con Mistero Buffo – ha detto Dario Fo – Era il 1969.

Recitavamo in un capannone di una piccola fabbrica dismessa dalle parti di Porta Romana che noi avevamo trasformato in una sala di teatro con il nostro gruppo. In quell'occasione Franca ed io ci alternavamo sul palcoscenico eseguendo monologhi di tradizione popolare, tratti da giullarate e fabliaux del medioevo, non solo italiane, ma provenienti da tutta Europa.

Mistero Buffo cercava di dimostrare che esiste un teatro popolare di grande valore, nient'affatto succube o derivato da testi della tradizione erudita, espressione della cultura dominante.

Oggi, dopo quasi mezzo secolo, torniamo in scena con una selezione di questo nostro spettacolo 'dei primordi'. Non ci è stato facile decidere quali testi privilegiare".

 

- PADOVA: presso il  Teatro Geox il 20 maggio alle ore 21,30  

- MILANO: presso il Teatro Ciak il giorno 27 maggio alle ore 21,00

- ROMA: presso Cavea auditorium parco della musica il 16 giugno alle ore 21,00

 

Biglietti disponibili online su: 

-  prontoticket.it 

-  ticketone.it 

-  per Padova anche su zedlive.com 


Apertura "MUSA LAB Franca Rame e Dario Fo" presso gli Archivi di Stato a Verona

 

Per questa bella notizia riprendiamo integralmente il comunicato stampa del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e della Direzione generale Archivi di Stato di Verona: 

Il 23 marzo 2016, vigilia del 90° compleanno del Maestro Dario Fo, è nato il Museo Archivio Laboratorio Franca Rame Dario Fo, inaugurato alla presenza del Premio Nobel e del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo On. Dario Franceschini.

L’Archivio Rame-Fo è quindi oggi ospitato nei locali dell’Archivio di Stato di Verona e costituisce un patrimonio di straordinaria rilevanza, composto da copioni, manoscritti, stesure progressive dei lavori svolti, disegni, dipinti, bozzetti, manifesti, copie di contratti, fatture, libri, articoli, costumi, pupazzi, marionette, scenografie, locandine e fotografie di scena.

Questo ricchissimo insieme di beni culturali ha suggerito di sperimentare un nuovo approccio per la valorizzazione dell’Archivio Rame-Fo, che consentisse l’accesso non solo agli studiosi ma anche a un pubblico più vasto. Per questo è stato offerto uno spazio negli antichi magazzini del grano di Verona, da poco restaurati dalla Fondazione Cariverona per ospitare l’Archivio di Stato, che consenta l’esposizione dei materiali e allo stesso tempo sia un laboratorio per promuovere iniziative e appuntamenti di rilevanza culturale e sociale anche con il mondo universitario e scolastico in generale.

La presenza nella nostra struttura dell’importantissimo Archivio Laboratorio Franca Rame Dario Fo sarà sicuramente foriera di proficue collaborazioni con tutti i luoghi di cultura assisi sul territorio e potrà portare alla realizzazione di ulteriori progetti di valorizzazione del nostro patrimonio.

Al riguardo si stanno pianificando con il figlio di Dario Fo, Jacopo, e con la direttrice del MusALab, dr.ssa Maria Teresa Pizza, le modalità di approccio delle istituzioni universitarie, scolastiche e museali, delle biblioteche e delle associazioni turistiche assise sul territorio per far conoscere le finalità e le enormi potenzialità del neonato Archivio Laboratorio. Nei nostri depositi vi sono miriadi di documenti che attendono con impazienza di raccontarsi e raccontare la storia di Verona. E in tale direzione ritengo che la sfida più grande che deve affrontare un luogo di cultura come il nostro sia quella di saper coniugare il rigore scientifico con la divulgazione e la creatività artistica di cui l’Archivio laboratorio Franca Rame Dario Fo è portatore e sarà certamente anche promotore.

Il MusALab Franca Rame Dario Fo aprirà al Pubblico presso la sala espositiva dell’Archivio di Stato di Verona sita al piano terra lato nord del Magazzino 1 già da domani 30 marzo, e resterà aperto per un mese, dal 30 marzo al 1° maggio compreso con i seguenti orari: da lunedì a venerdì: dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14.00 alle ore 17.00 sabato e domenica: dalle ore 10.00 alle ore 19.00.

Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere al seguente numero di cell. 3475748267 oppure

inviare una e mail a: as-vr@beniculturali.it

 

Il Direttore dr. Roberto Mazzei

 

ARCHIVIO DI STATO VERONA

Via Santa Teresa 12 – 37135 Verona

Tel. 045 594580 – Fax 045 8041453

e-mail: as-vr@beniculturali.it

 


Inaugurazione Museo-Archivio-Laboratorio Franca Rame e Dario Fo - Archivi di Stato, Verona

Alla vigilia del novantesimo compleanno di Dario Fo, il Ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini inaugurerà insieme al Premio Nobel Dario Fo, il 23 marzo alle 11.30 nella sede dell’Archivio di Stato di Verona in via S. Teresa 6, il Museo- Archivio-Laboratorio Franca Rame e Dario Fo

Clicca sull'immagine per vederla più grande

 

Raccolta immagini inaugurazione e allestimento: 

 

Visita la sezione dedicata dell'archivio online 

http://www.archivio.francarame.it/galleria.aspx?IDOpera=235&IDTipologia=20&IDPagina=1

 

oppure la pagina Facebook DARIO FO

 

#MUSALAB raccolta foto dalla pagina della Libera Università di Alcatraz

Pubblicato da Dario Fo su Lunedì 28 marzo 2016

 

Per consultare la Rassegna Stampa sull'inaugurazione del MUSA LAB visita:  http://jacopofo.com/musalab-museo-archivio-laboratorio-dario-fo-franca-rame-archivi-di-stato-verona

 


Nuovo libro di Dario Fo con Giuseppina Manin: DARIO E DIO - In libreria dal 17 marzo 2016 edito da Guanda

 

Dario Fo da sempre è un ateo militante, ma anche un curioso del sacro, che ha esplorato a più riprese in molte opere.

Maestro di teatro e di letteratura, Dario Fo da sempre è un ateo militante, ma anche un curioso del sacro, che ha esplorato a più riprese in molte opere, a cominciare dal suo capolavoro, Mistero Buffo. Il sacro, la Chiesa, i santi e i fanti nel corso del tempo sono stati non soltanto i suoi bersagli, ma i suoi interlocutori privilegiati. Dall’immenso patrimonio dei testi ufficiali e apocrifi, della cultura popolare, dell’arte visiva ha tratto spunto per riletture personalissime della Bibbia e dei Vangeli, della figura di Maria, del rapporto di Gesù con le donne, dell’invenzione della Chiesa e delle sue tante malefatte.

Tutto questo con ironia provocatoria, mai blasfema o irrispettosa. E ora Dario Fo decide di tirare le somme della sua lunga e avventurosa esplorazione nei misteri più o meno buffi della fede e della religiosità. Si diverte a fare i conti a modo suo con Dio e quel che ne consegue: dalla Genesi all’Apocalisse, dall’Inferno al Paradiso, dal Regno dei Cieli a quello degli uomini.

'Dario e Dio', in libreria per Guanda il 17 marzo, in cui stimolato da Giuseppina Manin, alla vigilia dei 90 anni il premio Nobel torna a esplorare i misteri più o meno buffi della fede e della religiosità.

"Il discorso con Dio - spiega Fo - è un pretesto per parlare di noi, della nostra vita e di tutti i luoghi comuni che si sono tirati fuori sia nella religione che nella tradizione popolare. Su quello che ci racconta la Bibbia e altre storie legate alla Bibbia stessa".

Ironico, provocatorio, Fo nel libro invita a riflettere, a modo suo, sulle contraddizioni di questo Dio: "Crea un figlio e subito lo tratta male, pretende ubbidisca dopo aver dichiarato che c'è il libero arbitrio. Lo caccia dal Paradiso e lo avverte che soffrirà, patirà la fame, la sete. Farà insomma una vita di m..... Ma perché lo hai creato allora, sapevi già tutto?" sottolinea Fo.

Su queste contraddizioni per il Nobel c'è "un po' tutto. C'è la storia di tutte queste storie nella fede e nella religione. Ci sono tutte le allusioni, l'uomo, la sua evoluzione e cambiamento. Si parla dell'oggi".

Giuseppina Manin che gli chiede: 'Ma tu hai mai pregato?' e Fo risponde: "Qualche volta, da bambino...". E poi riflette: "Dall'Inquisizione all'Isis... La logica è la stessa: io sono nel giusto, io ho la verità, e tu no. E allora per evitare il propagarsi di eresie, di punti di vista dissenzienti, si accendono roghi, si tagliano gole, si seminano bombe. Sempre in nome di Dio, si intende".

In questo viaggio tra fede e religione, santi e miracoli Fo racconta anche se stesso, il rapporto con i genitori in quel intersecarsi tra vita e arte che contraddistingue il suo percorso. Nelle ultime pagine del libro, dedicate a "La sindrome dell'Apocalisse" fa un ritratto piuttosto deprimente del nostro stare al mondo: "Giacché abbiamo la fortuna di vivere orami del tutto anestetizzati, evitiamo scossoni che possano risvegliarci. Lasciateci dormire sereni e soddisfatti del nulla in cui viviamo"

 

- DARIO FO, GIUSEPPINA MANIN 'DARIO E DIO' (GUANDA, PP 171, EURO 15). Per acquisti online clicca qui

 

- Per sfogliare la rassegna stampa, aggiornata giorno per giorno, visita l'archivio FO-RAME online (clicca qui)