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Diversamente aperitivo al Bar Balzo

People For Planet - Lun, 04/16/2018 - 04:42
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Dal sito dell’associazione di solidarietà familiare Il Balzo: “Se cerchi un giovedì sera divertente e diverso, venire al Bar Balzo è la mossa giusta: un ricco buffet e un’allegra compagnia renderanno speciale e originale il solito happy hour milanese. Parlare del gruppo di giovani volontari e delle famiglie dell’associazione impegnate in questa attività non basterebbe a spiegare l’atmosfera del nostro bar, se non ci fossero i ragazzi del Balzo a impreziosire l’ambiente con il loro contributo. Infatti i 13 giovani disabili che compongono lo staff del Bar Balzo sono i protagonisti della serata, prestando servizio ai tavoli e contribuendo alla trasformazione della nostra sala in un locale da aperitivo.

http://www.associazioneilbalzo.org

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La giungla delle polizze assicurative

People For Planet - Lun, 04/16/2018 - 00:58

Unit linked, index linked, polizze con gestione separata, polizze temporanee caso morte, polizze infortuni, polizze pensionistiche… una giungla! Quanti mi chiedono delucidazioni su questi prodotti che scoprono, come la sorpresa dell’uovo di Pasqua, di avere tra i loro investimenti.

Eppure per oltre un ventennio in banca si e’ venduta tanta di “questa” merce che oggi nei portafogli degli italiani la probabilità che sia presente (o sia stato presente) un prodotto del genere e’ quasi pari al 100%.

E’ vero che quello di proteggersi contro i rischi è uno dei bisogni più antichi dell’uomo ma e’ altrettanto vero che spesso i risparmiatori italiani non sanno neppure perché hanno sottoscritto una polizza assicurativa. Perché, lo ripetiamo da tempo, in banca non si acquistano prodotti. Nessuno (o pochi) entrano in banca con l’idea precisa di comprare qualcosa. In banca, purtroppo, i prodotti si vendono solo perché c’è qualcuno che ti pressa per acquistarli!

Ad ogni modo gli obiettivi per i quali si può scegliere un prodotto assicurativo possono essere diversi. Può essere per un’esigenza di risparmio o investimento (rientrano in questa categoria le polizze di ramo vita il cui rendimento è legato all’andamento di una gestione separata o a uno o più indici o fondi assicurativi). Oppure per una protezione del patrimonio (polizze per la responsabilità civile auto o del capofamiglia o per la protezione dell’abitazione). Esistono polizze per la protezione della persona (tutela in caso di morte, infortunio, invalidità o perdita del lavoro). Infine le polizze possono essere utilizzate per integrare la futura pensione (fondi pensione e piani individuali pensionistici).

In Italia le polizze più vendute (e, in pochi casi, richieste) sono quelle di risparmio proposte dalle banche e compagnie di assicurazione come alternativa a investimenti come azioni, obbligazioni o titoli di Stato. Sembra (eufemismo!) quindi che l’esigenza primaria non sia né quella di copertura del rischio (morte, furto, danni) né quella previdenziale, ma quella del risparmio.

Per tale motivo cercheremo di dare semplici e inderogabili consigli solo per questi prodotti.

Cosa occorre sapere
Nei prodotti di investimento il risparmiatore versa un capitale con l’obiettivo di ottenerne una rivalutazione. In questo caso la copertura assicurativa per morte o infortunio di solito è presente in misura minima. La compagnia assicurativa non corre quindi alcun rischio dato che, in caso di decesso dell’assicurato, si limita semplicemente a corrispondere agli eredi il capitale versato, con o senza rivalutazione.

Ci sono tre tipi di polizze: Unit linked, index linked e polizze vita legate a una gestione separata.

In ogni caso il contratto è denominato “assicurazione sulla vita” e prevede la presenza di tre figure. Il contraente è la persona che stipula il contratto di assicurazione e s’impegna al versamento dei premi alla società. L’assicurato è la persona sulla cui vita viene stipulato il contratto. Il beneficiario è la persona designata in polizza dal contraente, che riceve la prestazione prevista dal contratto quando si verifica l’evento assicurato.
In questo tipo di prodotto le somme versate vengono suddivise su uno o più fondi interni creati dalle stesse compagnie che poi investono in fondi comuni di investimento. Vi starete chiedendo: per quale motivo devo fare questo duplice passaggio se il funzionamento di tali strumenti è del tutto simile ai normali fondi comuni di investimento? Semplice! Perché bisogna remunerare sia la banca che la compagnia di assicurazione, entrambe molto spesso appartenenti allo stesso gruppo finanziario.

La struttura dei costi dell’investimento prevede infatti diversi livelli: quasi sempre è previsto un caricamento iniziale (commissione per la compagnia) elevato, che decurta in partenza l’investimento. Il fondo interno prevede inoltre commissioni di gestione che variano in misura proporzionale a seconda del profilo di rischio. I fondi di investimento sui quali è investito il fondo interno prevedono a loro volta altre commissioni di gestione e possono avere commissioni di performance. Per ultimo, in caso di riscatto nei primi anni dal momento della sottoscrizione possono essere previste penali decrescenti nel tempo.

L’altro aspetto da tener presente riguarda la garanzia del capitale investito.

Per le unit linked e le index linked non è prevista alcuna garanzia contrattuale di mantenimento del capitale inizialmente versato, neppure in caso di decesso dell’assicurato. Solo le polizze vita collegate a una gestione separata prevedono contrattualmente la garanzia del capitale inizialmente investito. Il patrimonio dei clienti è infatti giuridicamente separato da quello della compagnia; quindi in caso di fallimento di quest’ultima, i risparmi investiti sono al riparo e tutelati, ovvero non aggredibili dai creditori della gestione separata che solitamente risulta investita in titoli di stato (in prevalenza) e obbligazioni societarie.In caso di proposta di questo tipo di prodotto è bene quindi valutare attentamente il prospetto informativo e soffermarsi sui costi complessivi oltre che sul profilo di rischio dei fondi interni assicurativi, che talvolta può risultare molto alto per giustificare elevate commissioni di gestione.

Per il resto, per la complessità dei prodotti, rivolgetevi a un consulente finanziario indipendente.

Gli squali sono in agguato!

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Conoscete Il Tappeto di Iqbal?

People For Planet - Dom, 04/15/2018 - 04:52

Il Tappeto di Iqbal è un’associazione che ha sede nel quartiere Barra di Napoli. Attraverso il teatro, la giocoleria, la musica, Giovanni Savino e i suoi collaboratori aiutano i ragazzi meno fortunati a costruirsi un futuro, a non abbandonare la scuola e a non cadere nella mani della criminalità.

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Il sito de Il Tappeto di Iqbal https://www.iltappetodiiqbal.com

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Ballando con il cuore… abbracciando la vita

People For Planet - Dom, 04/15/2018 - 04:38
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È sabato mattina, ci troviamo all’interno dell’ICC, l’Istituto Clinico Cardiologico di Roma; i partecipanti del laboratorio di tango-terapia “Balliamo col cuore” arrivano puntuali, chi da diverse parti di Roma, altri direttamente dal reparto di degenza dalla struttura, dove hanno da poco subito interventi cardiochirurgici.

L’ambiente è rilassato, cordiale, sereno: c’è posto per i sorrisi, gli abbracci e due chiacchiere; si capisce subito che non è il solito contesto medico di riabilitazione con camici bianchi e musi lunghi.

Le due terapeute che conducono il corso, la dottoressa Lucilla Croce (psicologa dell’equipe della riabilitazione cardiologica presso l’ICC) e la dottoressa Delia Caridi, fanno accomodare i partecipanti seduti in cerchio per due parole iniziali, a seguire si comincia con esercizi di riscaldamento per poi andare su quelli più specifici che riguardano i linguaggi del tango.

Le psicoterapeute adattano gli esercizi in base ai partecipanti: oggi c’è un paziente che ha subito un importante intervento al cuore da soli dieci giorni. Gli esercizi che si basano sul linguaggio tanghèro pongono l’attenzione sulla ricerca dell’altro attraverso lo sguardo, detto “mirada”, la connessione emotiva e dei corpi, la camminata consapevole, gli abbracci, la respirazione.

Questa è solo una piccolissima parte di tutto il lavoro, perché quello che emerge spontaneamente sono i vissuti emotivi.

Le emozioni sono difficili da descrivere, bisogna viverle in prima persona, perché ognuno di noi sperimenterà vissuti diversi all’interno di un contatto con un’altra persona.

Alla fine si torna seduti in cerchio e si esprimono le sensazioni provate, ci si confronta sull’esperienza, aiutati dalle psicoterapeute nella rielaborazione dei vissuti. In questo momento di condivisione le prime parole sono: “Mi sono distratto dalla vita quotidiana, dai problemi dalla malattia e mi sono fermato ad ascoltare il mio corpo, il mio respiro, le sensazioni che trasmetto e che provo in un abbraccio”.

Una partecipante che aveva avuto un recente lutto ha detto che questi momenti le donano serenità, rilassatezza e senso di condivisione e che anche grazie a questo, è riuscita a superare un brutto momento di depressione.

In questi incontri si esce dalla solitudine, dai propri vissuti legati alla malattia e da paziente si torna ad essere ‘persona’.

Questo laboratorio è uno spazio interiore, un lusso che ci si concede raramente.

Chiedo alla dottoressa Lucilla Croce, psicologa, psicoterapeuta, specialista in Psicologia della Salute, e ideatrice del progetto “Balliamo col cuore”: “Cosa è la tango-terapia?”

“E’ utile precisare che un laboratorio di tango-terapia non è una lezione di tango finalizzata solo all’apprendimento dei passi, non si approfondiscono più di tanto gli aspetti tecnici ed estetici delle figure. La tango-terapia utilizza principalmente gli strumenti del tango argentino (il ballo, la musica, i codici, la sua filosofia, la sua cultura) per poter esplorare le proprie risorse individuali, il proprio stile di contatto e di relazione con se stessi e con gli altri. La psicologia e il tango, sotto molti aspetti, hanno in comune lo stesso linguaggio: ascolto, fiducia, relazione, contatto, ruoli, sono tutte tematiche che ritroviamo in entrambe le discipline. Il tango, in ultima analisi, è una metafora della vita. Il termine ‘terapeutico’ in questo caso, si riferisce alla possibilità di promuovere un senso di benessere personale, che agisce a livello bio-psico-sociale, grazie anche a una maggiore consapevolezza di sé, attraverso l’esperienza che passa dal corpo e dall’incontro con l’altro. Il corpo rappresenta il nostro essere nel mondo, è la nostra ‘struttura’ e ha una sua memoria, che registra, conserva, mostra e dimostra ciò che siamo”.

Per questo nel tango è impossibile mentire, perché nel linguaggio del corpo ritroviamo tutte le nostre esperienze, le nostre memorie, le nostre rigidità e la capacità o meno di saperci fidare e affidare all’altro. La possibilità di mettersi in ascolto del nostro corpo, consente di entrare in contatto con quei segnali complessi a cui non dedichiamo quasi mai la giusta attenzione, come gli stimoli sensoriali, propriocettivi e cinestetici. Questi stimoli vissuti nella consapevolezza possono essere integrati a livello cognitivo, permettendo una maggiore comprensione di sé.

Anche lo yoga, il pilates e le varie forme di ginnastica usano il corpo per conseguire un miglioramento del benessere, ma nella tango-terapia il corpo non esegue soltanto esercizi individuali, qui il corpo si relaziona anche con un partner e con un gruppo di persone più ampio.

“Il ballo del tango – continua la dottoressa Croce –  stimola l’ascolto dell’altro, diventa un potente strumento di dialogo intimo tra due corpi, che devono conoscersi e riconoscersi per poter generare un movimento quasi all’unisono, che nasce da un’improvvisazione, dall’essere presenti ‘nel qui e ora’. La magia del tango è tutta in quel miracoloso fluire che può derivare solo da una comunicazione profonda, una connessione che scaturisce dall’incontro autentico di due identità”.

In questo laboratorio, in particolare, si parte dalla necessità di una riabilitazione fisica e psicologia delle persone che hanno avuto esperienze di patologie legate al cuore, per poi ampliare lo sguardo sulla promozione del benessere della persona in generale e in relazione con gli altri. Nel caso specifico, gli incontri sono infatti aperti a tutti, familiari e amici dei pazienti, ma anche a chi problemi (medici) di cuore non ne ha. Questo permette una maggiore integrazione tra le persone, indipendentemente dal loro stato di salute, per evitare che ci si etichetti o si venga etichettati come ‘pazienti’ o peggio ancora come ‘malati’.

Chi può partecipare a questi laboratori?

Tutti possono approcciare a questo tipo di esperienza, seguiti da professionisti esperti, che, oltre alla conoscenza del tango, sappiano gestire le dinamiche di gruppo e i vissuti, anche di profonda entità emotiva, che possono emergere. Inoltre non è necessario saper ballare né essere in coppia.

Quali benefici porta?

I principali benefici riconosciuti da questo tipo di esperienza sono prima di tutto in termini di benessere generale, comprendendo la persona nella sua totalità e non focalizzando l’attenzione (come ancora fa la medicina ufficiale) solo sulla parte dolente del paziente, spesso senza considerarne gli aspetti psicologici e sociali.

Questo ballo mette in moto le emozioni e tutti i muscoli del nostro corpo, si sono riscontrati benefici a livello motorio, cardiovascolare, neurologico e psicologico.

Nell’abbraccio e nel movimento, accompagnato dalla musica che trasporta corpi ed emozioni, si producono endorfine e viene stimolato l’ormone dell’attaccamento emotivo, l’ossitocina.

Dall’intervista al cardiologo promotore del laboratorio di tango-terapia all’interno dell’ICC, il dottor Massimo Romano, responsabile della riabilitazione cardiologica, emerge una profonda consapevolezza dei benefici di questo approccio.

“Come nasce il progetto d’inserire la tango-terapia in questo specifico contesto medico, quello della riabilitazione cardiologica?

“Questo progetto nasce dal bisogno di andare oltre la semplice riabilitazione medica e fisioterapica dei pazienti cardiopatici o cardiochirurgici.

Inizialmente la riabilitazione cardiologica si focalizzava sulla ricerca di un recupero meccanico, respiratorio e muscolare, ma ci siamo accorti che questo non bastava. Nella nostra pratica clinica è chiaramente emersa la necessità anche di un recupero psicologico, perché l’uomo è qualcosa di più, è emozione, sensazione.

La tango-terapia ci permette di ripristinare il benessere personale come emozione psicofisica dell’individuo, in rapporto alla coppia, alla famiglia, agli altri, al gruppo e in ultima analisi, all’universo di cui siamo parte.”

Senza dubbio un medico illuminato, proveniente dalla medicina occidentale e ufficiale, che non tratta i pazienti come macchine a cui aggiustare pezzi rotti, ma vede la persona intera nella sua complessità.

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E-Prix di Roma: vince Bird di fronte a 45 mila spettatori. Nuove batterie e più potenza per la Gen 2

People For Planet - Dom, 04/15/2018 - 01:29

Molto amato dai piloti il percorso di gara, che con i suoi 2.860 metri e 21 curve è tra i più lunghi del campionato. Sono 33 i giri totali percorsi dalle monoposto elettriche dopo la grande partenza da piazza Marconi. Vince Sam Bird dopo una gara ricca di colpi di scena.

La gara

Semaforo verde alle ore 16 e griglia di partenza che vede nelle prime 3 file Rosenqvist e Bird, Evans e Lotterer, Buemi e Di Grassi. Partenza al 17esimo posto per Luca Filippi, l’unico italiano in gara, che chiude poi in 13esima posizione.
Al comando Rosenqvist finché, clamorosamente, esce di scena a 10 giri dalla fine per colpa della rottura della sospensione posteriore sinistra e resta fermo ad un lato della pista. Nella seconda metà della gara si infiamma la lotta per il podio. La spunta Bird, che vince la sua seconda gara della stagione e si rimette in corsa per il campionato guidato da Vergne, oggi quinto. Secondo podio della stagione invece per Lotterer. Ritirati Lopez, Rosenqvist, Piquet e Lynn.
Grandissima la festa a fine gara, con i piloti che simbolicamente sfilano in mezzo alla folla per raggiungere il podio, una folla partecipe ed entusiasta che decreta il successo crescente di questo campionato giunto alla sua quarta stagione. A premiare i vincitori, la sindaca di Roma Capitale, Virginia Raggi, e il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani.

La classifica finale

  1. Sam Bird (DS Virgin Racing)
  2. Lucas Di Grassi (Audi Sport Abt Schaeffler)
  3. André Lotterer (Techeetah)
  4. Daniel Abt (Audi Sport Abt Schaeffler)
  5. Jean-Éric Vergne (Techeetah)
  6. Sébastien Buemi (Renault E.Dams)
  7. Jérôme D’Ambrosio (Dragon Racing)
  8. Maro Engel (Venturi Formula E Team)
  9. Mitch Evans (Panasonic Jaguar Racing)
  10. Edoardo Mortara (Venturi Formula E Team)
  11. Antonio Felix da Costa (MS&AD Andretti Formula E)
  12. Oliver Turvey (Nio Formula E Team)
  13. Luca Filippi (Nio Formula E Team)
  14. Nicolas Prost (Renault E.Dams)
  15. Tom Blomqvist (MS&AD Andretti Formula E)
  16. Nick Heidfeld (Mahindra Racing)
Biglietti sold out, indotto record e 700 colonnine di ricarica per Roma

I 15 mila biglietti di tribuna sono andati esauriti in poche ore, su richiesta del Comune sono stati aggiunti posti gratuiti per permettere a cittadini e turisti di assistere all’E-Prix lungo il percorso di gara. In tutto si è parlato di qualcosa come 45 mila spettatori, incoraggiati anche dal bel tempo. Un segnale di interesse molto forte, non soltanto per la gara ma anche per i veicoli del futuro. Coinvolto anche Papa Francesco, che ha benedetto una monoposto.
Secondo quanto annunciato da Virginia Raggi, per la città l’indotto sarà di 60 milioni di euro in 3 anni. Previsto anche un aumento dei turisti per il periodo della gara, fra i 30 e i 40 mila in più. Dal punto di vista della mobilità, l’E-Prix è stato un’ottima occasione per rilanciare il tema di una svolta in chiave sostenibile: nel triennio saranno installate 700 colonnine di ricarica “che saranno lasciate alla città in eredità dalla Formula E” e frutto degli investimenti di Enel in collaborazione con Acea.

La grande macchina organizzativa è partita mesi fa, ma i lavori veri e propri per allestire il tracciato sono iniziati il 3 aprile e si sono svolti durante la notte per evitare disagi al traffico cittadino. Web e app aggiornate ad hoc hanno provveduto a garantire un’informazione in tempo reale sulle modifiche alla viabilità e ai tragitti dei mezzi pubblici.

Dovrebbero essere tutti salvi i sampietrini presenti in alcune aree come quella di fronte al Palazzo dei Congressi, dedicata alla pit lane. L’asfalto poggia su un letto di sabbia, sulla falsa riga di una procedura già sperimentata durante la tappa di Parigi e che consente una rimozione rapida e senza conseguenze.

Largo alle Formula E Gen2: le batterie delle vecchie monoposto saranno riciclate

Al momento il pubblico assiste al triste spettacolo del cambio macchina a metà gara, simbolo di tempi non ancora maturi per una vera svolta verso una mobilità elettrica che garantisca performance di lunga durata. Il prossimo anno tutto questo è destinato a cambiare. La quinta stagione vedrà protagoniste le Formula E Gen 2 e cadranno in disuso le batterie Williams; le nuove batterie saranno fornite da McLarenApplied Technologies e garantiranno una capacità nettamente superiore, pari a 54 kWh (rispetto a quella delle batterie attuali di 28 kWh) e in grado di portare i piloti fino a fine gara seduti sulla stessa monoposto. Inoltre, le batterie saranno uguali per tutte le squadre.
Anche la potenza sarà maggiore, da 200 kW (270 cavalli) di oggi si passerà a 250 kW (340 cavalli). Le velocità di punta toccheranno i 300 km orari.

Ma le batterie attuali non diventeranno rifiuti.
Alessandro Agag, il creatore del campionato FIA di Formula E, ha confermato in questi giorni che saranno riutilizzate in vario modo. “Le batterie hanno il potenziale per vivere più a lungo se non adoperate in un contesto super-competitivo. Quindi essere usate nei laboratori, piuttosto che nelle scuole o per la conservazione dell’energia solare. Noi certamente le riutilizzeremo, dato che sono di nostra proprietà”, ha spiegato Agag in un’intervista a Motorsport.com. Esiste già un grande magazzino destinato a riciclare le batterie dei veicoli elettrici, almeno il 99% sarà reimpiegato.
Stesso discorso per i telai: “Le macchine di questa generazione tra 40-50 anni assumeranno un grande valore ed infatti diverse persone mi hanno chiesto di poterle comprare per aggiungerle al loro parco. Alcune andranno a loro, altre agli eventi dell’organizzazione. Io stesso vorrei comprare l’auto che ha trionfato nel primo ePrix, ma dovrò pagare l’azienda per averla”, ha aggiunto Agag.

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Ridurre l’inquinamento e il traffico con il crowdshipping: una nuova sfida per la sharing economy

People For Planet - Sab, 04/14/2018 - 04:03

Pensiamo a un ragazzo che tutte le mattine fa lo stesso tragitto per l’università. Potrebbe sfruttare il suo spostamento per portare un oggetto a qualcuno all’università, senza deviazioni dal suo percorso. Con il crowdshipping ogni movimento di una persona diventa un’opportunità per altri di ricevere e spedire merci da/verso qualunque meta del mondo.

Per il momento è ancora un fenomeno marginale ma sono molte le università che stanno studiando i modi per ottimizzare questa pratica e molti sono anche i professionisti che pensano di aprire queste nuove attività. Fra il 2014 e il 2015 è iniziato un forte incremento delle startup di crowdshipping, che induce a ritenere che le aziende stiano investendo nel settore. Nell’ultimo decennio sono nate 49 iniziative in Europa e 48 negli Stati Uniti. I Paesi più avanti sono gli Usa (18% di piattaforme) e la Francia (11%). Alcune esperienze hanno fallito, altre non sono riuscite ad allargare il mercato. Altre si stanno facendo strada.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita dell’utilizzo dell’e-commerce e, insieme alle polemiche per i tanti corrieri che percorrono le strade, si sono moltiplicate le idee per rendere le spedizioni più sostenibili.

Il mercato delle consegne di pacchi è cresciuto del 48% negli ultimi due anni, secondo il Parcel Shipping Index di settembre 2017, l’indice di Pitney Bowes che monitora 13 Stati fra cui l’Italia. Il crowdshipping porterebbe a un evidente risparmio di emissioni nocive e a diminuire la congestione delle strade nelle aree urbane.

Che le città siano inquinate non è un mistero. Secondo il rapporto della Lancet Commission on Pollution & Health, l’inquinamento provoca nel mondo nove milioni di morti all’anno.

Anche il traffico è un problema grave. Si calcola che ogni cittadino paghi circa 700 euro a anno a causa della congestione stradale, che aumenta le emissioni e allunga i tempi di viaggio, secondo un’analisi di Confcommercio e Isfort del 2015.

E quante volte capita di vedere una coda di macchine che hanno a bordo una sola persona? Le automobili e i veicoli pesanti sono un mezzo di trasporto inefficiente a causa del basso fattore di carico. Secondo una stima dell’Ademe (Agence de l’Environnement et de la Maitrise de l’Energie) in media ogni automobile produce 140 grammi di CO2 per chilometro percorso. Utilizzando i dati della piattaforma colis–voiturage si può calcolare che per ogni chilometro percorso in crowdshipping si risparmierebbero 10 grammi di CO2.

Un gruppo di professori dell’Università Roma Tre ha scelto di usare come campione i propri studenti per valutare le regole da applicare per un crowdshipping ottimale. L’87% degli intervistati in linea di principio accetterebbe di fare da corriere dietro un compenso adeguato: il guadagno medio indicato è di 5 -10 euro a consegna. Le iniziative esistenti provvedono invece una retribuzione media di 2-4 euro. Il 93% di loro sarebbe ben disposto ad accettare i beni recapitati in questo modo a certe condizioni, soprattutto sulla puntualità del recapito. Dal sondaggio è uscito lo studio “Analisi del crowdshipping come soluzione innovativa per promuovere la crescita e la sostenibilità delle aree urbane” di Michela Le Pira, Edoardo Marcucci, Valerio Gatta e Céline Sacha Carrocci, pubblicato nel 2017. I ricercatori notano come il successo dipenda molto dalla consapevolezza della sostenibilità da parte dei cittadini e dalla loro volontà di fare sforzi per assicurarla.

Secondo i quattro professori, il crowdshipping è in linea con il paradigma della sharing economy supportato dalla Commissione europea e può collocarsi a pieno diritto fra le iniziative di questo tipo. La sharing economy è già stata applicata a diversi settori, come le case o i trasporti, ma è ancora caratterizzata da contraddizioni e incontra difficoltà di diffusione. Pensiamo alle proteste dei tassisti contro la app Uber. Ad avere la concorrenza del crowdshipping sarebbero i corrieri tradizionali, il cui servizio risulterebbe in fin dei conti più costoso.

Il problema alla base del crowdshipping è il modello di business che verrà scelto e la sua regolamentazione. Il rischio è che possa nascere un’esperienza come quella di Foodora o delle altre piattaforme di trasporto del cibo dai ristoranti. Queste iniziative hanno creato lavoro precario e senza diritti. Gli alti tassi di disoccupazione in alcuni Paesi interferiscono con lo sviluppo corretto dei modelli di consumo collaborativo. Se regolato male il crowdshipping potrebbe portare a un aumento dei viaggi dedicati invece che a una loro riduzione, con conseguenze negative sulle emissioni inquinanti. Secondo i ricercatori di Roma Tre un modo per evitare questa deriva è chiarire che il compenso della “folla” è a titolo di rimborso. I viaggi non possono essere dedicati e la deviazione massima dal percorso di viaggio normale del corriere deve essere minima.

Il resto delle regole può essere definito di volta in volta. I passeggeri che possono fare da vettore vengono individuati attraverso algoritmi oppure attraverso una lavagna virtuale dove i crowdshipper scrivono le loro disponibilità e aspettano che un mittente li contatti. Il trasporto può essere fatto con mezzi privati o pubblici, motorizzati e non. Restrizioni sulle spedizioni riguardano le merci pericolose o proibite come armi ed esplosivi e in alcuni casi farmaci e oggetti che possono offendere la morale. Attenzione anche ai problemi di sicurezza: molte delle piattaforme esistenti autorizzano i trasportatori a controllare il pacchetto da consegnare e il ricevente a scegliere solo crowdshipper fidati con un profilo e recensioni.

Il crowdshipping può far capo ai modelli C2C (Consumer to Consumer) o B2C (Businnes to Consumer): nel primo un utente affida al crowdshipper un documento urgente o un oggetto dimenticato affinchè venga recapitato al destinatario. Nel B2C la differenza è che il ricevente acquista da un negozio. Nei modelli B2C i costi di trasporto sono in prevalenza fissi mentre nel C2C il prezzo viene fissato dal crowdshipper.

Alcune esperienze di crowdshipping

Fra le iniziative di maggiore successo c’è Zipments, attiva a New York dal 2014. Alla fine del 2015 la piattaforma è stata acquisita da Deliver, azienda fondata da un gruppo di imprenditori attenti all’ambiente della Silicon Valley, e ha esteso il suo mercato da New York a tutti gli Stati Uniti. Zipments è cominciata come scambio su base locale: i corrieri ricevono un piccolo quantitativo di pacchi per la consegna nel loro quartiere e utilizzano le loro auto private, la bicicletta o si muovono a piedi per completare il trasferimento del pacco. L’idea è che quelle persone dovrebbero comunque tornare a casa nella loro zona dopo una giornata di lavoro e che quindi possono portare con loro le merci senza troppe deviazioni dal loro percorso.

La particolarità è che le consegne vengono fatte nello stesso giorno dell’ordine. Oltre al luogo e tempo migliore per il recapito, il richiedente può anche scegliere il corriere che preferisce. A ognuno di loro viene dato un voto in base all’affidabilità e alla precisione. Quella con le valutazioni migliori è Jennifer-Jo Marine che ha consegnato più di 2500 pacchi muovendosi in bicicletta dal febbraio 2013. Quasi tutti i crowdshipper newyorkesi utilizzano la bicicletta. Zipments ha dietro un modello di business ben consolidato. Molti dei corrieri avevano già diverse esperienze lavorative in questo ruolo. Il costo è di dieci dollari a consegna ma può variare in base all’urgenza e alle dimensioni della merce da portare. Alcuni negozianti al dettaglio hanno firmato accordi con Zipments e stabilito che nella scelta dei metodi di recapito dei prodotti comprati in e-commerce comparirà l’opzione Zipments.

Molto diversa l’esperienza di PiggyBee, online dal 2012, volta ad assicurare viaggi ecologici anche di lunga durata. La ricompensa per il trasporto viene scelta dal ricevente e nella maggior parte dei casi consiste solo nell’amicizia e nei ringraziamenti. La piattaforma non applica commissioni. È pensata per chi durante i viaggi dimentica oggetti importanti. Le merci più richieste sono documenti e fogli di lavoro, libri e tecnologie.

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Sentenza Foodora: respinto il ricorso dei riders

People For Planet - Sab, 04/14/2018 - 03:50

Il tribunale di Torino ha respinto il ricorso dei lavoratori contro Foodora, l’azienda di food delivery: il loro lavoro non si potrebbe paragonare a quello di un dipendente.

I riders di Foodora sono fattorini che consegnano cibo dai ristoranti ai clienti, muovendosi in bicicletta o in motorino. Nel 2016 hanno protestato per le condizioni lavorative: basse paghe, nessuno stipendio minimo garantito, bici e smartphone a loro carico. Alcuni lavoratori non sarebbero stati chiamati per altri turni appena dopo le proteste, poi la lotta è continuata sul fronte del rinnovo dei contratti fino a finire in tribunale.

Senza addentrarci nel dettaglio della sentenza, le cui motivazioni saranno rese note tra 60 giorni, il giudice sembra aver accolto l’impostazione generale della difesa, per cui i fattorini erano assunti con un contratto di collaborazione e quindi come se fossero lavoratori autonomi, che potevano scegliere quale disponibilità dare e che l’azienda poteva chiamare secondo i bisogni.
I legali dei riders hanno annunciato che presenteranno ricorso in appello, sottolineando, come racconta Il Sole24Ore, che Foodora tramite gli smartphone e con le chat esercitava di fatto un controllo nei loro confronti e per questo motivo e per la disponibilità che veniva di fatto richiesta, il loro lavoro era paragonabile a quello di un dipendente.

È la prima sentenza in Italia che coinvolge i lavoratori della cosiddetta “gig economy”, l’”economia dei lavoretti” che si è espansa negli ultimi anni anche grazie alle nuove possibilità offerte dal digitale.
Indipendentemente dalla vicenda Foodora questi nuovi lavoratori si trovano nelle condizioni di lavorare da freelance in diversi campi, e hanno difficoltà ad essere inquadrati in una categoria contrattuale e normativa. Diritti e doveri di lavoratori e aziende, rimangono al momento legate ai contratti stipulati caso per caso.

L’Huffington post ha fatto un excursus su come molti Paesi abbiano cercato di creare delle leggi che permettessero un inquadramento per questo tipo di lavori, mentre Il Corriere della Sera si è chiesto se non sia il caso che inizino a pensarci anche le aziende e le parti sociali, piuttosto che lasciare tutto in mano al giudice chiamato a decidere sulla situazione volta per volta.

Il mercato è cambiato anche in Italia, i “lavoretti” legati a questa nuova economia sono ormai i più svariati e a “pedalare” in questa nuova situazione sono sempre più lavoratori. Se si pedalasse in compagnia, salvaguardando aziende e diritti, ne gioveremmo tutti quanti.

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Utata katika nyumba ya Fatima (Puntata 12)

People For Planet - Sab, 04/14/2018 - 02:19

 

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Eco-Fashion Day, quando la moda è anche sostenibilità

People For Planet - Ven, 04/13/2018 - 11:55

Alla base della prima edizione dell’Eco-Fashion Day c’è questa riflessione! La giornata dedicata alla moda etica ha avuto luogo giovedì 12 aprile 2018 al Palazzetto Rosso di Genova accendendo i riflettori su questi delicati temi sempre più attuali, sensibilizzando e informando attraverso una tavola rotonda di esperti seguita da una sfilata di fashion brand eco sostenibili.
Organizzata da Sarsì – Laboratorio sartoriale, tessuti ecologici e filiere etiche, che utilizza materiali certificati nel rispetto delle norme di sostenibilità ambientale che si oppongono alle pratiche di sfruttamento del lavoro e Alliance Française de Gênes, sezione genovese dell’associazione fondata nel 1883 promotore della lingua francese e delle culture francofone nel mondo.

La manifestazione ha posto l’attenzione sul tema della moda sostenibile, ricordando le criticità emerse negli ultimi decenni: pessime condizioni dei lavoratori, sfruttamento del lavoro minorile, ricorso a materiali inquinanti e il diffondersi del fast fashion con il suo conseguente accumulo di rifiuti. 

L’evento ha visto la partecipazione di esponenti del settore tra cui: Zoe Romano, fondatrice del WeMake di Milano, esperta sul tema della tecnologia digitale come opportunità della moda; Pigna Mon Amour, realtà legata all’artigianato e alla sartoria sviluppata nell’ambito del progetto Art Lab Net del Dipartimento Architettura e Design di Genova, approfondendo come la moda possa fungere da mezzo di riqualificazione urbana; Radice Comune, spazio aperto in cui artisti e artigiani possono sviluppare idee e condividere esperienze per diffondere i valori di una creatività sensibile, ponendo l’attenzione sul tema della sostenibilità come mezzo di coniugazione tra artigianato e innovazione; i responsabili di Creazioni al Fresco, impegnati in attività legate alla moda con le detenute del carcere di Pontedecimo, hanno trattato il tema della moda come strumento di emancipazione, seguito dall’intervento del Centro antiviolenza Pandora e del brand Sarsì – Fatto con le mani. Da New York Camilla Mendini, graphic designer e appassionata di moda, prima Youtuber italiana a parlare di sostenibilità.

Successivamente al dibattito ha avuto luogo la sfilata multi-brand che ha visto scendere in passerella l’organizzatore Sarsì;  LaMafalda, i cui capi prodotti a mano si contraddistinguono per semplicità e carattere; LABITO, laboratorio artigianale di produzione di abiti dai tagli minimal con una coniugazione unica di colori e materiali; IUTY – It’s Up To You, il brand vegan fashion attento all’aspetto umano e sostenibile della moda; Parpaja sartoria creativa e refashion, laboratorio nel quale si producono capi e accessori ecosostenibili.

Eventi come l’Eco-Fashion Day pongono una reale attenzione a quelli che sono i bisogni del nostro tempo: maggiore attenzione al pianeta, rispetto dei diritti della persone e degli animali. Indirizzano e sensibilizzano a fare scelte più etiche di acquisto, facilitando nella ricerca di eco brand certificati per far in modo che tutti, anche nel nostro piccolo, possiamo contribuire a fare la differenza.

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Gambe sane: come combattere gonfiori e varici

People For Planet - Ven, 04/13/2018 - 10:57

Senso di gonfiore e pesantezza alle gambe, dolore e indolenzimento, spesso associati alla comparsa di capillari e varici. Ne soffre una donna su 2: disturbi comuni, più o meno occasionali, influenzati dalla familiarità e legati all’invecchiamento. Ma a partire dai 30 anni, può essere il campanello di allarme di una patologia sottostante, la malattia venosa cronica, che interessa fino all’80% della popolazione, le donne tre volte in più degli uomini.

Ma cosa si può fare per mantenere in salute le gambe?
La prevenzione inizia da un corretto stile di vita e dalla cura del nostro organo più esteso, l’endotelio, il tessuto che riveste la superficie interna degli oltre 50mila chilometri di vasi sanguigni di cui è fatto il corpo umano, e che interviene nei processi infiammatori alla base della malattia venosa cronica. E’ quanto emerso dall’incontro, a Palazzo Giureconsulti di Milano, dello scorso 10 aprile: “Donne in Gamba. Imparare a prendersi cura di sé, a partire dalle gambe”, promosso da Mediolanum Farmaceutici.
“La malattia venosa cronica è una patologia causata da disfunzioni nei meccanismi di ritorno del sangue dalla periferia verso i polmoni. Nelle vene degli arti inferiori, il sangue deve compiere un percorso contro la forza di gravità, possibile solo grazie a valvole che si aprono all’arrivo del sangue sospinto dai muscoli e dalla pompa plantare, e si richiudono dopo il suo passaggio per impedire che ritorni verso il basso”, spiega Angelo Santoliquido, Responsabile Unità di Angiologia, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma.

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ATLAS Perugia: dove la tecnologia diventa relazione

People For Planet - Ven, 04/13/2018 - 04:52

L’obiettivo è quello di dar vita a una modalità innovativa per costruire e facilitare relazione e comunicazione anche per quelle persone per le quali questi concetti rischiano di non diventare mai esperienze di vita vissuta.

Stiamo parlando di autismo, che solo in Italia colpisce, secondo recenti stime, fra le 300 e le 500 mila persone; è quindi molto plausibile che ciascuno di noi conosca personalmente qualche bambino o ragazzo autistico e che abbia vissuto in prima persona l’immensa difficoltà di entrarvi in relazione.

E’ altrettanto probabile che abbia notato l’inclinazione che queste persone manifestano verso lo schermo, che sia quello di un tablet, di un pc, di uno smartphone, apparecchi che spesso assorbono la maggior parte del loro tempo “libero”.

Nel Centro Atlas-Sementera Onlus l’intenzione è stata quella di realizzare uno spazio di inclusione, formazione e ricerca, grazie a un’idea che ricorda un po’ quella di Alice quando desidera e riesce a passare dall’altra parte dello specchio. Ad Atlas le chiavi per accedere, in questo caso, dall’altra parte dello schermo, o meglio nello schermo come luogo di realtà aumentata, convivenza e interazione sono rappresentate da due strumenti tecnologici ideati ad hoc: Avatart e paINTeraction.

Si tratta di tecnologie e software di ultima generazione che consentono esperienze immersive rivolte non solo a persone con gravi disabilità intellettive e relazionali ma anche ai cosiddetti normali, visto che come sappiamo gli strumenti dell’incessante progresso tecnologico e la connessione costante spesso corrono il rischio di dare origine a processi di dipendenza e alienazione.

La sfida consiste allora proprio nel far sì che gli stessi dispositivi conducano invece a una crescita personale e relazionale.

PaINTeraction è un software progettato a Torino da Leva Engineering Srl, finanziato dalla Fondazione Charlemagne Onlus, e nasce appunto da una idea di Simone Donnari, una sorta di Alice 2.0, con la sua esperienza decennale nel campo dell’Arteterapia; per la sua messa a punto ci si è avvalsi inoltre della consulenza del team del gruppo di neuro-scienziati dell’Università di Parma, famosi per la scoperta dei neuroni specchio.

Gli elementi chiave di entrambi i software sono uno schermo, una telecamera sensibile al movimento e un computer che proietta in uno schermo nel quale si vede, proprio come in uno specchio, la stanza e le persone che vi si trovano davanti.

Con paINTeraction, muovendosi o emettendo dei suoni, nello schermo si iniziano a generare scie luminose, o bolle di sapone; il suono di una vocale fa uscire, vicino alla bocca di chi lo emette, una cascata della lettera corrispondente, o una scia di colore e luce.

Si può anche decidere di disegnare con il solo movimento della mano e di cancellare, si può giocare con una palla virtuale, che esiste solo nello schermo, eppure che risponde ai calci e rimbalza contro l’immagine del corpo.

Utilizzando entrambi gli strumenti si può sostituire allo sfondo della stanza un’immagine, che sia una famosa opera d’arte o un proprio disegno, in cui fanno capolino le immagini reali di coloro che si muovono davanti allo schermo.

Un singolo elemento dell’immagine scelta può diventare il proprio avatar, che si può incarnare e animare.

La persona quindi, in tempo reale, diventa per esempio una farfalla che vola nello schermo animata dai propri movimenti, o un veliero che naviga in uno scenario marino.

Questo è quanto è possibile grazie ad Avatart, il software sviluppato in Germania da Badaboom Berlin, una giovane impresa che coniuga tecnologia digitale e creatività collaborando con musei, teatri e festival.

I vari progetti multidisciplinari portati avanti dal questo centro di Perugia sono stati presentati in vari contesti nazionali ed internazionali ricevendo grande interesse e consenso.

Per maggiori informazioni sulle attività e le iniziative del Centro:
http://www.atlascentre.eu/
https://www.facebook.com/Atlas-Centre-326789790999590/

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Contrordine: la pasta non fa ingrassare

People For Planet - Ven, 04/13/2018 - 04:10

La cattiva fama dei carboidrati
Alzi la mano chi, almeno una volta, non si sia sentito dire: “se sei a dieta, devi ridurre il consumo di pasta“. Un mito da sfatare. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista BMJ Open da un gruppo di ricercatori  del St. Michael’s Hospital di Toronto (Canada) assolve infatti il piatto italiano per eccellenza dall’accusa di indurre un aumento di peso, e precisa anzi che, se consumata all’interno di una dieta a basso indice glicemico, può avere anche effetti dimagranti.

Lo studio
A differenza della maggior parte dei carboidrati cosiddetti “raffinati”, che vengono rapidamente assorbiti nel flusso sanguigno, la pasta ha un basso indice glicemico e provoca quindi minori aumenti dei livelli di zucchero nel sangue rispetto a quelli causati dal consumo di alimenti che, invece, hanno un livello alto di questo indice. I ricercatori si sono quindi concentrati sul consumo di pasta, invece che di altri carboidrati, come parte di una dieta sana a basso indice glicemico. Dopo aver effettuato una revisione di tutti gli studi (randomizzati e controllati) condotti su questo argomento ne hanno identificati 32, per un totale di quasi 2448 persone coinvolte. Dall’incrocio di tutti i dati raccolti dalle varie ricerche esaminate è emerso che “la pasta non ha contribuito all’aumento di peso o all’aumento del grasso corporeo”. A parlarne è l’autore principale dell’articolo pubblicato su BMJ Open, John Sievenpiper, il quale spiega che, “contrariamente alle preoccupazioni, in realtà la nostra analisi ha mostrato effettivamente una piccola perdita di peso. Quindi forse la pasta può essere parte di una dieta sana, come ad esempio quella a basso indice glicemico”.

Tre porzioni di pasta a settimana
Le persone coinvolte nelle sperimentazioni cliniche hanno mangiato mediamente 3,3 porzioni di pasta (una porzione equivale a circa cento grammi di pasta cotta) alla settimana invece di altri carboidrati, perdendo circa mezzo chilogrammo in un periodo di tempo medio di 12 settimane. “Ora possiamo dire  con una certa sicurezza – ha concluso Sievenpiper – che la pasta non ha un effetto negativo sul peso corporeo quando viene consumata come parte di un regime alimentare sano”.

Dieta a basso indice glicemico
Attenzione, però: non è che adesso si può brandire la forchetta senza più timore di vedere salire l’ago della bilancia. I ricercatori, infatti, precisano che “la pasta nel contesto di modelli dietetici a basso indice glicemico non influenza negativamente l’adiposità e riduce anche il peso corporeo e l’indice di massa corporea rispetto ai regimi alimentari a più alto indice glicemico”. I risultati di questo studio, quindi, sono generalizzabili al consumo di pasta insieme ad altri alimenti a basso indice glicemico e all’interno di un’alimentazione, in generale, a basso indice glicemico. E spiegano che ulteriori studi dovranno essere effettuati per valutare gli effetti del consumo di pasta nel contesto di altri modelli dietetici sani.

Foto: pasta © al62 – Fotolia.com

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Prima dello spettacolo (Puntata 11)

People For Planet - Ven, 04/13/2018 - 00:40

 

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Bambini, fango e batteri

People For Planet - Gio, 04/12/2018 - 16:35

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test

People For Planet - Gio, 04/12/2018 - 11:53

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In Giappone più colonnine per le auto elettriche che distributori di carburante?

People For Planet - Gio, 04/12/2018 - 09:23

Il Giappone festeggia un traguardo storico: il numero di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici nel Paese ha raggiunto quota 40mila, contro 31.166 stazioni di servizio per il rifornimento di carburanti fossili (Repubblica.it parla di 34mila).
Per correttezza di cronaca va detto che il paragone fra i due dati è un po’ forzato in quanto un distributore di benzina rifornisce molto più velocemente le auto e più auto contemporaneamente e inoltre nel calcolo delle colonnine giapponesi non è chiaro se siano stati inseriti o meno anche i punti di ricarica privati (domestici).
40mila colonnine rimane comunque un dato emblematico dell’attuale rivoluzione in atto nel mondo della mobilità.
Scrive Yahoo Finanza: “Inoltre c’è all’orizzonte una novità. L’azienda giapponese Hi-Corp sta sviluppando una tecnologia di ricarica wireless, con la quale si potrà ricaricare la batteria anche a distanza, sia spostandosi sia con la vettura parcheggiata.”

E in Italia?
Scrive Repubblica.it: “Nel nostro paese circolano circa 10mila auto elettriche, rifornite da una rete di ricarica di 1.500 colonnine pubbliche”.
1.500…

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Il car sharing a Firenze (Infografica)

People For Planet - Gio, 04/12/2018 - 04:14

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

@font-face { font-family: 'exomedium'; src: url('http://www.peopleforplanet.it/wp-content/uploads/infografiche/CarSharingFirenze.hyperesources/exo-medium-webfont.woff2') format('woff2'), url('http://www.peopleforplanet.it/wp-content/uploads/infografiche/CarSharingFirenze.hyperesources/exo-medium-webfont.woff') format('woff'); font-weight: normal; font-style: normal;

}

0,20
€/min Alimentazione A partire da Fiat 500Fiat 500L – Benzina 74
auto N° Auto – Elettrica Auto elettriche ZD 250
auto Prezzo Dati aggiornati al: 08/02/2018 – Renault Zoe- Nuovo Kangoo Z.E. 0,22
€/min 32 auto
8 furgoni 0,24
€/min Tipologia – Smart ForTwo- Smart ForFour 200
auto Ruota il tuo dispositivo! Ruota il dispositivo in orizzontale! 32 auto
8 furgoni 0,22
€/min 200
auto 250
auto – Renault Zoe- Nuova Kangoo Z.E. 74
auto 32 auto
8 furgoni 74
auto

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Indagine Altroconsumo: molti italiani utilizzano farmaci scaduti

People For Planet - Gio, 04/12/2018 - 04:09

Più della metà degli italiani utilizza occasionalmente farmaci scaduti (analgesici, antibiotici…) o farmaci prescritti precedentemente per un’altra sintomatologia.

Un italiano su 5 compra farmaci (antiinfiammatori, antibiotici…) con prescrizione obbligatoria senza avere la prescrizione, grazie alla “benevolenza” di un farmacista amico.

Sono alcuni dei dati sconvolgenti che emergono da una ricerca realizzata da Altroconsumo e che dimostrano l’urgenza della legge che proponiamo da 2 mesi sui farmaci sfusi, una legge che allineerebbe l’Italia a quanto già avviene negli Usa, in Germania, in Canada

Una legge che puoi firmare anche tu se già non l’hai fatto!

Come funziona la legge che proponiamo? E’ semplice, vai in farmacia con la prescrizione del medico di p. es. 12 pillole di antiinfiammatorio e il farmacista ti dà in un contenitore sterile esattamente la quantità di pillole che devi prendere anziché una scatola p. es. da 40…

Conseguenze? Le spiega un articolo su People For Planet di Gabriella Canova:

– Eviteremo di gettare 6.000 tonnellate di farmaci ogni anno;

– Ridurremo i casi di avvelenamento da farmaci tra i bambini (il 40% dei loro avvelenamenti deriva dall’assunzione di farmaci lasciati in giro in casa)

– Il SSN e noi risparmieremo un sacco di soldi.

Stiamo aspettando che si costituisca il nuovo governo per riprendere la campagna a favore di questa legge lanciata da People For Planet durante la campagna elettorale. Occorre l’appoggio di tutti. Firma, grazie!

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Le prove dello spettacolo (Puntata 10)

People For Planet - Gio, 04/12/2018 - 00:58

 

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