Aggregatore di feed

La Germania vuole eliminare le centrali a carbone entro il 2038

People For Planet - Mer, 01/30/2019 - 01:52

Sabato 26 gennaio 2019, dopo mesi di contrasti e una discussione che ha superato le 20 ore, la EnergiewendeCommissione tedesca per la transizione energetica (composta da 28 membri in rappresentanza delle regioni minerarie, aziende di utility, scienziati e ambientalisti) chiude il suo attesissimo rapporto dichiarando di aver raggiunto un accordo che, benché non abbia vincoli legali, ha trovato consenso e sostegno nella maggioranza del parlamento e fa sperare in un fedele cambiamento di rotta del governo.

La Germania, quarta economia mondiale e primo paese europeo per consumo di carbone, decide di dare il suo contributo e segno decisivo per contrastare il riscaldamento globale: «L’uso del carbone in Germania terminerà nel 2038. Nel 2032 sarà effettuata un’altra verifica sulla possibilità di smettere di usare il carbone un po’ prima, nel 2035. Pertanto, vogliamo sottolineare che all’inizio degli anni 2030, la situazione dovrebbe essere valutata, ed è possibile che un certo sviluppo del mercato renda possibile una fine anticipata, ma ora è impossibile concretizzare [il piano] e fare previsioni», dichiara Ronald Pofalla, presidente della Commissione speciale nominata dal governo tedesco, alla presentazione del rapporto finale della Commissione.

Come la Germania abbandonerà il carbone?

La strategia tedesca prevede un percorso di uscita a tappe: cominciando dalla chiusura entro il 2022 di 12,5 GW di carbone, che rappresenta circa un terzo della produzione totale, compresi 3 GW di lignite (carbone fossile più inquinante del carbone nero). Altre fabbriche la cui produzione ammonta a 6GW di lignite e 7GW saranno fermate entro il 2030, con un rimanente di soltanto 17 gigawatt di elettricità prodotti a carbone. La Germania dovrebbe così porre fine al carbone al più tardi nel 2038, anche se nel 2032 ci sarà un riesame per valutare la possibilità di anticiparla al 2035; il costo totale stimato su 20 anni di questa transizione è di circa 40 miliardi di euro.

«L’implementazione dell’accordo porrà la Germania ancora una volta tra i sostenitori internazionali della protezione del clima», ha dichiarato Ronald Pofalla «La Germania può mostrare che può rimanere una nazione altamente industrializzata mentre protegge il clima».

Non mancano però le proteste delle associazioni ambientaliste, che hanno dichiarato la necessità (e il dovere) di un’eliminazione graduale più accelerata in grado di ridurre il consumo di carbone entro il 2030 se si vuole avere la possibilità di limitare il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi.

«La Germania ha finalmente deciso di accelerare e unirsi alla maggior parte degli Stati europei, fissando una data di uscita dal carbone, assicurando supporto ai lavoratori, e merita un plauso per questo», commenta Jennifer Morgan, Direttrice Esecutiva di Greenpeace International. «Ma l’aver fissato questo passo al 2038 – aggiunge – non permetterà alla stessa Germania o ad altri Stati di mettersi al riparo dai pericolosi impatti dei cambiamenti climatici, né di rispettare gli obiettivi dell’accordo di Parigi. Settimana dopo settimana raccogliamo sempre più testimonianze sulla crescita di fenomeni legati al clima che cambia, come incendi, violente bufere e altri eventi estremi. Questo dovrebbe spingere gli Stati ad aumentare le ambizioni e decidere più rapidamente e con maggiore incisività».

Cuneo, borgata alpina vendesi sul web al prezzo di un appartamento in città

People For Planet - Mar, 01/29/2019 - 10:01
L’annuncio online recita così: “Vendesi azienda agricola di circa 22 ettari fra pascoli, seminativi, boschi e orti con annessa borgata alpina parzialmente ristrutturata”. Cinque baite (di cui due con soppalco), una legnaia, due stalle, tre magazzini, una stanza con forno a legna, un’ulteriore baita a sé stante ristrutturata, un fienile, una fontana e pure una zona per fare il barbecue. Prezzo: 360mila euro. A Castelmagno, in alta val Grana, nel Cuneese, c’è insomma un’intera borgata in vendita, “al prezzo di un appartamento a Torino”, come fa notare Marco Bussone, presidente dell’Uncem: la differenza, aggiunge il timoniere dell’associazione che riunisce i comuni montani, è che “qui si può facilmente fare impresa, produrre reddito, avere migliore vivibilità e benessere”. Cinque anni fa finì in vendita su eBay una borgata alle pendici del Gran Paradiso e da allora si è aperta una strada. O meglio, come dice Bussone, “attorno a questi borghi sta nascendo un mercato”. CONTINUA SU REPUBBLICA.IT

ASA Tivoli: un modello di municipalizzata alle porte di Roma

People For Planet - Mar, 01/29/2019 - 07:00

L’economia circolare è stata la stella polare di ASA Tivoli, la municipalizzata della cittadina alle porte di Roma, che sotto la gestione dell’Amministratore Francesco Girardi, dal 2014 ad oggi ha visto crescere la raccolta differenziata dal 13 ad oltre il 70%. Una serie incessante di iniziative anche molto originali ed innovative riepilogate in questo comunicato stampa, curato dalla Responsabile Comunicazione Istituzionale Strategia Rifiuti Zero di ASA, Francesca Elmi.

 

CONTINUA SU ECQUOLOGIA.COM

I tanti casi Koulibaly sui campetti di provincia

People For Planet - Mar, 01/29/2019 - 01:33

Donato Trotta, Marco Giazzi, Igor Trocchia. Sono tre eroi per caso. In Italia si diventa eroe con poco. Basta essere appassionato di sport e non dimenticare l’abc dell’educazione e del rispetto nei confronti dell’altro. Siamo messi talmente male che se non ti adegui a quella che sembra una deriva razzista e di maleducazione, ti ritrovi persino premiato al Quirinale.

È quel che è accaduto a Igor Trocchia allenatore del Pontisola. È stato tra i 35 premiati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per essersi distinto come esempio civile. Ritirò la sua squadra perché, in una partita contro il Rozzano, un avversario insultò un suo giocatore nero di tredici anni. Non è un professionista dello sport, ha un altro lavoro: è ambulante nei mercati. Ha la passione del calcio e coniuga lo sport con determinati valori; altrimenti lo sport non ha senso.

La piaga non è soltanto il razzismo. È la violenza verbale che accompagna qualsiasi manifestazione agonistica dei più piccoli. La settimana scorsa la Gazzetta dello Sport ha dedicato un’intera pagina a Marco Giazzi allenatore dell’Amico Basket Carpenedolo, in provincia di Brescia. La sua squadra under 13 stava affrontando i pari età del Quistello quando dagli spalti alcuni genitori hanno cominciato a partecipare con troppa esuberanza (e maleducazione). A un fallo non fischiato sono partite parolacce nei confronti dell’arbitro. La situazione non accennava a calmarsi. E Giazzi a questo punto ha deciso di intervenire. Il suo racconto mette, ahinoi, tanta tristezza:

Ho chiamato un time out e ho provato a calmare i genitori. Ho detto: vi state rendendo conto di cosa sta succedendo? Noi stiamo giocando a basket tutti insieme, ci lasciate fare ciò che ci piace in pace? Potete smettere di protestare e insultarci? Sono arrivati altri insulti. Eravamo in vantaggio, ma al terzo quarto ho deciso di ritirare la squadra, di chiedere la sconfitta a tavolino per 20 a zero. Quando ho chiesto ai ragazzi se si stavano divertendo, in un clima sempre più nervoso, con sempre più falli e proteste, mi hanno detto di no.

In questi casi tornano sempre in mente le parole di Paolino Pulici che da tempo allena i bambini: «Per me il bambino ideale è il bambino orfano».

Il terzo eroe per caso è Donato Trotta, presidente del Serino Calcio che disputa il campionato regionale di Promozione. Nel corso della partita contro il Real Sarno, il portiere senegalese Gueye Ass Dia ha denunciato di essere stato apostrofato “vai via negro” dall’arbitro al momento dell’espulsione.

Donato Trotta ha trovato il portiere in lacrime negli spogliatoi. A questo punto ha deciso di intervenire. E ha ritirato la propria squadra dal campo. «Non permetto a nessuno di insultare i miei ragazzi – ha raccontato a Repubblica – e allora sono entrato in campo per avere spiegazioni. L’arbitro mi ha mandato via, gli ho dato la mano e ho deciso di ritirare la squadra. Così non si può andare avanti, questo non è calcio».

E ha proposto agli altri club di non scendere in campo in attesa di una presa di posizione forte da parte della federazione. La vicenda Koulibaly è ahinoi solo la punta dell’iceberg.

Il nuovo Campus “NZEB” della Bocconi a Milano

People For Planet - Mar, 01/29/2019 - 01:11

36.000 mq di superficie dove troveranno spazio una torre di dieci piani, quattro edifici, una residenza, un centro sportivo, un parco ed una grande piscina aperta al pubblico, 130 Milioni di euro di investimento da parte dell’Ateneo Bocconi, per un progetto di qualità architettonica, ma anche ambientale.

Inizia a prendere forma concreta il nuovo Campus universitario, con alcuni edifici già completati altri in fase di completamento; un’opera di rigenerazione urbana che ha riqualificato, o per meglio dire rigenerato, anche gli edifici dismessi dell’ex Centrale del Latte di Milano.

Infatti, oltre agli edifici storici e a quelli di più recente costruzione (Edificio Gardella ed Edificio Grafton), l’Università si espanderà a sud, inglobando l’ex area della Centrale del Latte e andando a consolidare l’idea di un Campus universitario sempre più strettamente inserito nel tessuto urbano di Milano.

L’area comprende la nuova Residenza Castiglioni da 300 posti (DORMS) – inaugurata già a settembre 2018.

Seguiranno la nuova sede della SDA Bocconi, composta da tre edifici (MEO: Master, Executive, Office), e un centro polifunzionale con parco pubblico di 17.500 metri quadri e piscina olimpionica aperta alla città.

Ogni nucleo è progettato per garantire agli interni l’apporto massimo di esposizione alla luce, offrendo ampie aperture sulle corti del parco, ottimizzando la ventilazione naturale e riducendo in modo significativo l’impiego dell’illuminazione e dell’aerazione artificiale.

L’accumulo di calore solare è limitato grazie a pensiline mobili di ingrigliato metallico abbinate a elementi frangisole, permettendo, comunque, che la luce del giorno possa filtrare naturalmente. La dimensione a tutta altezza delle facciate in vetro è volta poi a migliorare le stratificazioni dell’aria e l’illuminazione naturale, riducendo ulteriormente il consumo energetico.

Le pareti esterne sono 50% opache e 50% trasparenti, e provvedono un isolamento ottimale, riducendo i costi. Opportune strategie energetiche impiegheranno l’utilizzo di sorgenti idriche sotterranee o sistemi di riciclo dell’acqua piovana. Pannelli solari saranno installati sul tetto del Recreational Center, altra parte dei tetti sarà realizzata a verde.

Giardini interni, cortili e portici sono diffusi in quanto appartengono alla cultura milanese. Si tratta di spazi che creano contesti tranquilli per socializzare, studiare, riunirsi e incontrarsi all’aperto. Anche il parco è caratterizzato da ampi cortili, delineati da una serie di portici con pensiline basse che si toccano tra di loro come gli edifici, permettendo la chiusura notturna dell’intero campus. Lo scopo del progetto è di creare un campus universitario dove studenti, docenti e visitatori possano far parte di una comunità attiva, animata e con un elevato grado di empatia con la natura. 

Il progetto, realizzato dallo Studio giapponese SANAA vincitore di un concorso internazionale, presenta dunque grande attenzione agli aspetti di efficienza energetica e risparmio energetico, per tutti gli edifici in esso compresi, tanto da potersi definire NZEB, Near Zero Energy Buildings, così come li definisce la Direttiva europea EPCB (2010/10/UE) e così come li caratterizza puntualmente e obbliga a realizzare, già dal 2016, la Regione Lombardia.

Si tratta in estrema sintesi di edifici quasi totalmente autosufficienti dal punto di vista energetico, che, per la quota parte minima di apporto energetico esterno, utilizza fonti di tipo rinnovabile.

La Lombardia è stata la prima Regione italiana ad attuare le disposizioni della Direttiva UE EPCB: con una propria deliberazione (D.G.R. n. 3868 del 2015) ha anticipato l’obbligo di avere caratteristiche NZEB per tutti i nuovi edifici pubblici al 1/01/2016, anticipando i termini della Direttiva di tre anni e anticipando di cinque i termini di obbligo e scadenza per quelli privati.

Con successivo Decreto nello stesso anno (Decreto n. 6480 del 2015) ha definito le caratteristiche puntuali di un NZEB e quindi i parametri da rispettare per le prestazioni energetiche e per l’apporto (per le quote minime necessarie) di fonti esterne di energia rinnovabile. Altro aspetto importante, ha individuato le procedure per il calcolo della prestazione energetica e i requisiti dei professionisti abilitati alla certificazione.

Questi aspetti, che la Direttiva dell’Unione Europea ha demandato agli Stati membri o alle loro Regioni, sono stati affrontati quindi già da tempo dalla Regione Lombardia ed è per questo che già si vedono edifici pubblici realizzati secondo questi dettami prendere forma.

Il nuovo Campus è dunque uno dei “frutti” di una strategia più ampia che, diviene norma, e a livello locale produce risultati positivi in termini di qualità dell’abitare e di attenzione per l’ambiente.

Il video realizzato da Repubblica.it  sul progetto del Campus

Per maggiori informazioni sulla Direttiva EPCB e sugli edifici NZEB si rimanda a un nostro articolo che ne parla diffusamente

  

Fonti:

https://www.unibocconi.it/wps/wcm/connect/Bocconi/SitoPubblico_IT/Albero+di+navigazione/Home/Campus+e+Servizi/Campus+Urbano+Bocconi/Il+nuovo+campus/campus_urbano

https://www.casaeclima.com/ar_30652__PROGETTI-Nuovi-edifici-bocconi-campus-della-bocconi-milano-Milano-il-nuovo-Campus-della-Bocconi-prende-forma.html

https://www.infobuildenergia.it/progetti/nuovo-campus-universita-bocconi-milano-496.html

 

People For Planet: guerriglia comica contro le follie del mondo

People For Planet - Lun, 01/28/2019 - 23:12

Abbiamo dimostrato che gli ospedali italiani consigliano illegalmente il consumo di latte in polvere alle puerpere. E abbiamo consegnato al Ministero della Sanità e all’autorità giudiziaria la nostra documentazione.

Abbiamo realizzato un’inchiesta, raccogliendo la testimonianza di ricercatori e primari ospedalieri, che dimostra che i batteri che vivono nelle nostre case e sui nostri indumenti sono la nostra prima difesa contro virus e batteri patogeni. Al contrario di quel che sostiene la pubblicità i disinfettanti per la casa provocano ogni sorta di malanni sopratutto per i bambini. Con i Pink Bloc, come i Black Bloc ma più gentili, abbiamo assediato la sede di Unilever danzando sonate d’amore di Chopin.

Abbiamo poi realizzato una serie di azioni comiche e video per indurre Ferrovie dello Stato ad amare di più i viaggiatori. E visto che anche loro non sembrano voler cambiare strategia andremo avanti con altre iniziative.

Dodici mesi fa annunciammo la nascita di un nuovo portale di informazione nato per raccontare i fatti ma anche per farli succedere. Lo stiamo facendo!

Lanciammo 3 campagne. La prima, sulle medicine vendute sfuse in farmacia ha raggiunto il bersaglio con il piano del Ministero della Sanità per riformare la governance farmaceutica del dicembre 2018, che prevede la dispensazione di farmaci con un numero di dosi personalizzate. È iniziato il percorso per rendere realtà in Italia quel che già succede in Usa, Germania, Francia, Svizzera.

La seconda campagna riguardava le plastiche e le microplastiche e la necessità di munire le lavatrici nuove di filtri che blocchiamo le microfibre che si staccano dai tessuti. Su un progetto analogo sta ora lavorando il Cnr di Pozzuoli, che sta studiando dei filtri per ridurre drasticamente il rilascio di microfibre ad ogni lavaggio.
Sul tema delle plastiche in mare il movimento ecologista ha realizzato una grande informazione. Per ora abbiamo ottenuto la riduzione dei consumi di sacchetti e delle confezioni. In molte mense pubbliche i contenitori di plastica sono stati aboliti.
E finalmente anche le micro sfere plastiche contenute in dentifrici e creme esfolianti in Italia saranno fuori legge dal 2020.

La terza campagna riguarda la creazione di un ente di controllo sui contratti che le grandi aziende stipulano con i clienti. Questa autorità dovrà garantire che non contengano clausole vessatorie e in caso agirà direttamente. Si eviteranno così almeno 300 mila cause per risarcimenti intentate da singoli cittadini.
E su questo obiettivo non abbiamo ancora ottenuto risultati ma siamo riusciti a far crescere la consapevolezza del problema.

Compiamo un anno, siamo un portale che ogni giorno raccoglie, verifica e rilancia le notizie più importanti su ecologia, solidarietà e arte. Realizziamo inchieste approfondite su argomenti scientifici e tecnologici. Abbiamo prodotto oltre 150 video.
E questo è solo l’inizio.

Vuoi partecipare alla festa di compleanno di People For Planet? Clicca qui

 

Meglio con… o senza?

People For Planet - Lun, 01/28/2019 - 14:04

Smog, la polvere degli pneumatici inquina come i gas di scarico

People For Planet - Lun, 01/28/2019 - 11:52

La polvere microscopica generata dal consumo degli pneumatici, freni e asfalto e dal loro risollevamento, è responsabile dell’inquinamento da traffico automobilistico quanto l’emissione dei gas di scarico. La polvere che rilasciano sulle strade è altrettanto dannosa, perché contiene un mix di sostanze chimiche tossiche e cancerogene, che possono causare malattie cardiovascolari e respiratorie nelle aree fortemente trafficate, soprattutto nei bambini e negli anziani, che sono la popolazione più vulnerabile.

CONTINUA SU ANSA.IT

Prostatite solidale

People For Planet - Lun, 01/28/2019 - 10:06

Hanno proposto l’acquisto di pastiglie galleggianti da buttare nel wc prima di iniziare a fare pipì.

Poi con il getto dell’urina bisogna cercare di colpire la pallina galleggiante che a contatto con l’acido urico diventa effervescente. Vinci se riesci a scioglierla completamente. Ho ordinato via web una confezione di queste palline prostatiche e sono veramente divertenti. Peccato che costino un botto.

Lo scopo dei medici inglesi non è in effetti quello di convincere milioni di maschi a svenarsi economicamente per rifornirsi di palline. L’idea era di lanciare un messaggio curioso e virale per far circolare l’idea di fondo che è rivoluzionaria.

Esiste una stretta relazione tra i disturbi alla prostata e quel che pensi mentre fai pipì: se stai mirando a qualche cosa mentre urini ci metti l’intenzione, quindi mobiliti la parte del cervello che controlla la minzione e impegni i muscoli della vescica per rendere più potente il getto e quindi alleni questi muscoli, li tonifichi, migliorando così la circolazione del sangue… Si tratta di una serie di azioni muscolari e mentali che cambiano “l’intenzione urinaria” il che riduce l’ipertrofia prostatica e il numero di volte che ti devi alzare di notte per fare pipì.

Non si tratta di ottenere la piena guarigione, certo, ma si ottiene un sensibile miglioramento.

Quindi cari maschi dateci dentro, si possono usare palline di carta igienica, mozziconi di sigarette, all’aperto si può allenarsi a pisciare più lontano (mai controvento!) oppure colpire un filo d’acqua che sgorga da un impianto dall’irrigazione. Qualunque bersaglio va bene.

Che la forza pisciante sia con te!

Condividi con noi le tue esperienze nella cura della prostatite postando il tuo racconto nello spazio dei commenti a questo articolo.

PS
Vedi i link qui sotto dove trovi esercizi utili anche per la prostatite
Emorroidi Solidali (respirazione corretta e rilassamento di lingua e labbra)
Cistite solidale (respirazione corretta e rilassamento mandibolare)
Muscoletti vaginali solidali (esercizi del pubococcigeo)

PPS
Una serie di malanni hanno spesso come causa primaria o concausa un uso errato della muscolatura. Contrazioni o collassamenti muscolari provocano cattiva circolazione e quindi cattiva nutrizione delle cellule e possono poi dare origine a infiammazioni e addirittura favorire l’instaurarsi di infezioni, danni articolari, crolli del derma eccetera.
Mal di schiena, mal di testa, cistiti, emorroidi, dolori mestruali, incontinenza dopo la menopausa, gastrite, sono tra i malanni che spesso vedono il modo di muoversi e respirare e la postura tra le cause scatenanti.

Prossimamente:
Mal di schiena solidale

La BCE fa un regalo ai cittadini vessati dalle banche

People For Planet - Lun, 01/28/2019 - 01:50

Non è istigazione a delinquere. E’ un consiglio per difendersi dagli abusi bancari

Ci si preoccupa giustamente per il futuro delle banche, ma nessuno esulta per il regalo – consegnato indirettamente (e forse inconsapevolmente) – ai cittadini o imprese, che finora (e da ora) non hanno potuto restituire i soldi ricevuti in prestito dalle banche. Le quali, però, hanno perpetrato abusi (usura, anatocismo e altre irregolarità) nei loro confronti.

La lettera inviata, infatti, dalla Bce a Monte Paschi Siena (e a tante altre banche) ha imposto agli istituti di credito di aumentare gli accantonamenti sui crediti problematici, fino a svalutarli totalmente in un arco pluriennale predefinito (otto anni). In tal modo i bilanci già disastrati delle banche italiane sarebbero messi a dura prova sul piano della consistenza patrimoniale, necessitando quindi – secondo una stima di Mediobanca Securitiesé – di ulteriori 15 miliardi di capitale!

Ma possiamo per una volta, invece, fregarcene delle banche e sostenere che tale misura, se tecnicamente seguita da professionisti esperti del settore, può risultare determinante per risolvere (anche in questo caso forse inconsapevolmente) il problema degli imprenditori e dei cittadini – che, sebbene vessati dalla banche, vogliono comunque arrivare a una transazione per il rimborso, ripulirsi delle macchie bloccanti presenti nelle banche dati (Centrale Rischi, Crif, Experian, ecc) e ripartire con la possibilità di accedere al mercato del credito?

E inoltre, diciamolo con estrema trasparenza senza aver paura di vederci scomunicare dalla comunità dei buonisti formali, mai come in questo caso la tanto vituperata lentezza della nostra giustizia civile per arrivare a una sentenza definitiva (mediamente sette anni) è manna caduta dal cielo per chi avvia un’azione giudiziaria contro la banca per vedersi riconosciuto l’indebito percepito e fare una transazione.

Questo combinato disposto (magistratura lenta e disposizioni della Bce) ci permette di fornire ai tanti debitori qualche consiglio utile e di carattere generale su come affrontare una situazione di criticità, soprattutto in relazione a quelle condizioni limite in cui, ignari delle vessazioni subite, ci si sente come stritolati dalle spire di un sistema che non lascia respiro e si teme di “perdere tutto”.

Alla banca si possono (e si devono) contestare tutte le probabili irregolarità formali. Nell’immaginario collettivo si è ormai consolidata la consapevolezza che gli abusi delle banche sono l’usura e l’anatocismo, ma nella contrattualistica relativa al finanziamento concesso sono presenti tante altre irregolarità. Che significa “contestare”? Innanzitutto occorre fare una perizia econometrica per accertarsi che la banca abbia degli scheletri nell’armadio, ma occhio ai truffatori in giro.

Dopodiché sarebbe opportuno per il debitore, benché le banche siano molto lente nell’azione di recupero, non attendere troppo le altrui mosse, ma partire in anticipo e convenire prontamente la banca in giudizio per ottenere l’accertamento negativo di una parte del credito vantato dalla banca. L’azione giudiziaria in ogni caso congela qualsiasi tipo di atto restrittivo della banca, che ha tutto l’interesse a non allungare troppo la durata del contenzioso per non azzerare completamente il valore del suo credito. A questo punto l’esperienza maturata in questo settore mi consente di affermare che la percentuale di successo per una transazione mooolto vantaggiosa per il debitore è quasi del 100%!

Cerchiamo di fare chiarezza con un esempio: un imprenditore ha ricevuto un prestito di 100 denari da una banca, ne ha restituito solo una parte (10 denari) e ora non riesce più a rimborsare quanto ancora dovuto (90 denari). Inizia un contenzioso con la banca, che da quel momento ha otto anni di tempo per portare a casa quanto più possibile. Nel frattempo, in base a una perizia econometrica sui rapporti di finanziamento, il debitore si accorge di essere stato abusato e avvia un’azione giudiziale per accertamento negativo del debito.

A questo punto, indipendentemente dai tempi e dall’esito della vertenza, la banca ha l’obbligo di iscrivere ogni anno in bilancio il “costo dell’accantonamento”, e cioè della previsione di perdita, che potrebbe essere – a puro titolo di esempio, perché le percentuali per i primi anni sono molto più alte – il 15% di 90 (quanto deve ancora restituire). Cioè circa 14 denari all’anno. Quindi al termine di ogni anno la banca, visto che ha già spesato quella perdita, si accontenterebbe anche di 76 denari dopo il primo anno, 62 denari dopo il secondo anno, 48 denari dopo il terzo anno, solo 34 denari dopo il quarto anno e cosi via, fino ad azzerare il valore dell’importo recuperabile.

Per non lasciarsi coinvolgere in questo stillicidio di ulteriori costi (legali, professionali e di immagine), la banca avrebbe (e infatti ormai sono tutte costrette a farlo) la possibilità di offrire il credito a una società di recupero, che mediamente lo compra a un prezzo pari all’11-12% del credito e poi propone al debitore una transazione a “saldo e stralcio” tra il 25% e il 40% della debitoria.

In entrambi i casi il debitore, sempre che abbia portato in giudizio la banca e benefici quindi dei tempi sudamericani della nostra giustizia, può aspettare il “congruo” tempo per avviare una transazione vantaggiosa. In soldoni, se al termine del quarto anno il debitore offre 35 denari alla banca o alla società di recupero, queste ultime accettano la proposta. Esultate, debitori vessati, ma muovetevi!

“Non siamo pesci”: l’appello promosso da Luigi Manconi e Sandro Veronesi

People For Planet - Lun, 01/28/2019 - 01:25

Luigi  Manconi (sociologo, giornalista e senatore del PD) e Sandro Veronesi (scrittore) lanciano un appello con cui chiedono di istituire una commissione di inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo e di realizzare una missione in Libia perché “non possiamo e non vogliamo essere complici di questa strage”

Questo il testo:

«Non siamo pesci»: così Fanny, fuggita da un conflitto armato in Congo e per 19 giorni a bordo della nave Sea Watch.
«Non riuscirò più a parlare tra poco perché sto congelando. Fate presto», così l’ultima telefonata giunta al numero di Alarm Phone dal barcone con circa 100 persone a bordo, al largo di Misurata, domenica scorsa.

«Non ho bisogno di essere sui notiziari, ho bisogno di essere salvato», così l’ultima risposta che uno dei 100 naufraghi lascia ad Alarm Phone.

La ripetizione di questi «non» porta in superficie quel che una semplice cronaca di quanto avvenuto nel Mar Mediterraneo nel corso delle ultime ore non riesce più a far percepire. I fatti sono questi: qualche giorno fa, in una manciata di ore, hanno perso la vita nelle acque del Mediterraneo 170 tra migranti e profughi. Quarantasette sono stati tratti in salvo dall’organizzazione non governativa Sea Watch e circa 100 sono stati raccolti dal cargo battente bandiera della Sierra Leone e avviati verso il porto di Misurata dove, prevedibilmente, saranno reclusi in uno dei centri di detenzione, legali o illegali, della Libia. Centri dove, secondo i rapporti delle Nazioni Unite e di tutte le agenzie indipendenti, si praticano quotidianamente abusi, violenze, stupri, torture. Intanto, l’imbarcazione Sea Watch 3 è destinata a ripercorrere quel doloroso e drammatico itinerario che già l’ha portata a cercare invano un porto sicuro per ben 19 giorni.

Ciò che emerge è il deprezzamento del senso e del valore della vita umana. Sea Watch, va ricordato, è l’unica Ong oggi presente nel Mar Mediterraneo, ormai privo di qualsiasi presidio sanitario, di soccorso e di protezione dei naufraghi. Altro che fattore di attrazione per i flussi migratori, altro che «alleati degli scafisti» o «taxi del mare»: le navi umanitarie, le poche rimaste, salvano l’onore di un’Europa che dà il peggio di sé e si mostra incapace persino di provare vergogna.

Vogliamo dare voce a un’opinione pubblica che esiste e che di fronte a una tale tragedia chiede di ripristinare il rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali, e soprattutto del senso della giustizia. A cominciare con il consentire alle navi militari e alle Ong che salvano le vite in mare di poter intervenire.

E a chi finge di non conoscere le condizioni di quanti – grazie anche a risorse e mezzi italiani – vengono riportati nei centri di detenzione libici, chiediamo di fare chiarezza sul comportamento e sulle responsabilità della guardia costiera libica. E sulle cause dei più recenti naufragi, come quello che ha causato, in ultimo, la morte di 117 persone, rendendo pubblici documenti, comunicazioni e video relativi.

A questo fine chiediamo al Parlamento di istituire una commissione di inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo e di realizzare una missione in Libia. Chiediamo inoltre al Governo di offrire un porto sicuro in Italia alla Sea Watch, che sabato scorso ha salvato 47 persone, senza che si ripeta l’odissea vissuta a fine dicembre davanti a Malta. E ricordiamo a tutti gli Stati europei che la redistribuzione dei migranti si fa a terra e non in mare.

Per questo, lunedì 28 gennaio ci ritroveremo dalle ore 17.00 a piazza Montecitorio, a Roma.

Non possiamo e non vogliamo essere complici di questa strage.

Per aderire scrivere a nonsiamopesci@gmail.com. L’elenco completo dei sottoscrittori verrà pubblicato su abuondiritto.it

 

Per approfondire vi segnalo due bellissimi articoli apparsi su Vita.it. Il primo è di Luca Doninelli: “I porti chiusi sono la negazione dei principii fondamentali della nostra civiltà” e l’altro di Pietro Piro “Chi è il mio prossimo? Rileggendo Martin Luther King e Francis Hallé

Da quest’ultimo mi piace riprendere questa frase di Martin Luther King:

“Una delle più grandi tragedie del lungo viaggio dell’uomo sulle vie della storia è stata la limitazione del prossimo alla tribù, alla razza, alla classe e alla nazione. […] Una miopia spirituale limita la nostra visione agli accidenti esterni: vediamo gli uomini come giudei o gentili, cattolici o protestanti, cinesi o americani, neri o bianchi, non pensiamo a loro come a esseri umani simili a noi, fatti della nostra stessa sostanza fondamentale, modellati sulla stessa immagine divina […] Il buon prossimo guarda oltre gli accidenti esterni e scorge quelle qualità interiori che rendono tutti gli uomini umani e, perciò, fratelli (pp. 11-14).

Conclude Piro: “Abbiamo di bisogno di acqua pulita, di aria buona, di cibo fresco, di rapporti sereni, di vicinanza e di parentela. Di accoglienza, di rispetto, di solidarietà. Abbiamo bisogno di sapere che non siamo soli di fronte all’indifferenza del mondo. Abbiamo bisogno di sapere che se naufraghiamo qualcuno verrà a salvarci. Indipendentemente dal colore della nostra pelle o dal porto da cui siamo partiti. Perché è la speranza dell’accoglienza che ci mette in cammino ed è proprio questa speranza di trovare altrove “buona terra” che ha permesso all’umanità di sopravvivere.
Chi non comprende che salvare un naufrago significa salvare tutta l’umanità, il suo “principio speranza”, non ha ancora capito nulla. Dovrebbe sedersi sotto un grande albero e ascoltare il canto glorioso delle foglie quando si donano alla luce. Ma forse non capirebbe ancora.”

 

Riciclo creativo a Ecomondo 2018 (Photogallery)

People For Planet - Lun, 01/28/2019 - 01:16
Luigi Adduci, Firenze. Materiali utilizzati: bancali, braccioli carrozze treno, cappelli del personale delle ferrovie, cellophane

Luigi Adduci, Firenze. Materiali utilizzati: bancali, braccioli carrozze treno, cappelli del personale delle ferrovie, cellophane

Monica Lopez Oliva, Vincent van Gogh. Materiali utilizzati: tessuto arrotolato, lacci di scarpa, tessuto sintetico, pelle, bottoni, velluto

Monica Lopez Oliva, Vincent van Gogh. Materiali utilizzati: tessuto arrotolato, lacci di scarpa, tessuto sintetico, pelle, bottoni, velluto

Beatrice Beneforti, Jimi Hendrix. Materiali utilizzati: bottiglie di vetro sbriciolate, rame, ottone e accessori di calzaturifici

Beatrice Beneforti, Jimi Hendrix. Materiali utilizzati: bottiglie di vetro sbriciolate, rame, ottone e accessori di calzaturifici

Gruppo Freeshout, Lunapark. Materiali utilizzati: cofano di fiat 500, cofano di fiat 126, poggiatesta e cerchioni auto

Gruppo Freeshout, Lunapark. Materiali utilizzati: cofano di fiat 500, cofano di fiat 126, poggiatesta e cerchioni auto

Foto di Angela Prati e Amando Tondo, Fiera Ecomondo 2018, Rimini.

Cosa significa “Cibo sostenibile”?

People For Planet - Sab, 01/26/2019 - 23:48

Per la produzione di 1 kg di carne bovina sono necessari 15.500 litri di acqua. Le produzioni intensive inquinano e richiedono enormi quantità di risorse. Ne parliamo con la Dottoressa Melissa Finali, Biologa Nutrizionista.

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_243"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/243/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/243/output/Cibo-sostenibile.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/243/Cibo-sostenibile.mp4' } ] } })

 

L’ambasciatore anti-plastica: “Dieci passi per salvare il mare”

People For Planet - Sab, 01/26/2019 - 08:38

DAVOS – Un anno fa Peter Thomson postò una foto di una confezione di plastica con una scritta giapponese che era finita su una magnifica spiaggia della Nuova Zelanda. E scrisse che quell’insidioso, indistruttibile oggetto aveva “viaggiato per mille chilometri”. Anche se siamo abituati a foto peggiori, alle famose isole di plastica del Pacifico, a paesaggi ricoperti di rifiuti, è importante che Peter Thomson abbia dichiarato guerra alla plastica nei mari. L’ambasciatore delle Fiji è diventato nel 2017 il primo inviato speciale per l’Oceano all’Onu, insomma il primo “lobbista dei mari” alle Nazioni Unite. Un ruolo che l’attuale segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, gli ha cucito addosso proprio per il suo rinomato impegno per salvare i mari dall’inquinamento, dai cambiamenti climatici, dalla pesca di frodo.

CONTINUA SU REPUBBLICA.IT

Monopattini elettrici: ora la norma c’è. Via libera alla sperimentazione

People For Planet - Sab, 01/26/2019 - 01:49

Da poco Ford ha acquisito Spin, un’azienda che produce monopattini elettrici e gestisce un servizio di sharing senza basi fisse in 9 città e americane e campus universitari. https://www.agi.it/economia/mobilita_monopattini_elettrici_ford-4612024/news/2018-11-13/ .

Volvo Car Italia include una ebike pieghevole e un monopattino elettrico nelle formule del servizio in abbonamento “Care by Volvo”. https://volvocaritalia.carebyvolvo.it  Secondo dati Legambiente, in Italia sono stati stati venduti circa 45mila monopattini elettrici nel solo 2017.

E’in corso una vera rivoluzione per la mobilità alternativa. Purtroppo però in Italia si procede lentamente e il motivo è che finora è mancata una legge. Il Codice della Strada ignora i monopattini elettrici e soltanto ora un emendamento alla manovra permette di avviare ufficialmente le sperimentazioni dei servizi di sharing.

Leggeri, agili, economici: i monopattini elettrici piacciono a tutti!

I vantaggi di spostarsi su un mezzo alternativo o complementare sono evidenti e molteplici, in particolare se correliamo il monopattino elettrico come soluzione nel cosiddetto ultimo miglio, quando le persone scendono da altri mezzi di trasporto e si ritrovano in stazioni ferroviarie, parcheggi di interscambio e aree simili con la necessità di dover arrivare a destinazione – ufficio, casa, fabbrica – in maniera rapida, economica ed ecologica. Sono mezzi leggeri, pesano meno di 12 chili, raggiungono al massimo i 25 chilometri all’ora, hanno un’autonomia di circa 30 chilometri e sono economici. Ovviamente richiedono una certa abilità o abitudine di utilizzo e non consentono di portare borse pesanti o pacchi, ma nelle grandi città in cui il tragitto casa-lavoro è spesso un’odissea potrebbero essere una valida alternativa.

Lo dimostra il fatto che, nonostante la mancanza di un quadro normativo che autorizza le sperimentazioni, queste siano partite ugualmente. Basti pensare a Milano, dove la startup Usa di sharing Helbiz si è attivata e ha raccolto l’entusiasmo di moltissimi cittadini, che hanno subito scaricato l’app e provato il servizio. Intanto però a Palazzo Marino erano rimasti in attesa che dal ministero dei Trasporti arrivasse un’omologazione dei monopattini pensati per circolare sulle strade cittadine e hanno dovuto fermare il bando di affidamento del servizio.

Le grandi città del mondo hanno già servizi di noleggio attivi

Di società che potrebbero produrre o gestire un servizio simile ne esistono molte, il settore è in fermento. Due anni fa negli Stati Uniti sono nate le 3 start up Lime, Bird e Spin. La prima oggi è presente anche in 6 città europee, la seconda è presente anche a Parigi, Vienna, Bruxelles, Zurigo, Tel Aviv e Città Del Messico (forse presto anche in Italia), mentre Spin per ora è presente solo negli Usa. Si scarica un’app, ci si registra, si paga tutto online e, volendo, arriva a casa anche un casco (non obbligatorio comunque). Noleggiare un monopattino elettrico costa 15-20 centesimi al minuto, più una cifra fissa a noleggio (un euro circa).

Negli Usa, Lime, Uber e Lyft hanno offerto corse gratuite o a tariffa agevolata sui monopattini elettrici a chi il 6 novembre si è recato alle urne e ha così goduto di un’alternativa al solito percorso cittadino tra traffico e smog.

In Italia arriva solo adesso la regolamentazione normativa tanto attesa

Questo nuovo impulso alla micromobilità sembra molto vantaggioso e molto ecofriendly, per giunta il 40% degli italiani sarebbe interessato a provare quest’alternativa (sondaggio Lorien Consulting – Legambiente). Incentivare la micromobilità in Italia (o quanto meno non penalizzarla) aiuterebbe a ridurre l’inquinamento nelle nostre città, ma finora – incredibile ma vero – a mancare è stato un quadro normativo chiaro. Il nostro codice della strada non fa riferimento ai monopattini elettrici e la storia si è fermata.

Ora però un emendamento alla manovra, approvato in commissione Bilancio alla Camera, dà il via libera alla “sperimentazione nelle città della circolazione su strada di veicoli di mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica come segway, hoverboard e monopattini”. Manca ora il decreto del ministro dei Trasporti che delinei le regole attuative e tutti gli strumenti che renderanno concreta la sperimentazione.

Luciano Nobili (Pd), che ha proposto l’emendamento, in realtà ammette già che avremmo potuto fare di più: la sperimentazione è necessaria per rendersi conto di quali mezzi siano adeguati e per fissare dei limiti (ora ad esempio occorre indossare un casco), ma intanto avremmo potuto investire 25 milioni l’anno dal 2019 al 2023 che alla fine non sono stati destinati a questa microrivoluzione (https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-12-04/manovra-autorizzata-sperimentazione-citta-segway-hoverboard-e-monopattini-193425.shtml?uuid=AEPXE3sG)

Immagine di Armando Tondo

Inquinamento senza confini

People For Planet - Ven, 01/25/2019 - 23:25

Mentre i politici inglesi discutono ancora di come realizzare la Brexit, alcuni giornalisti della tv nazionale britannica BBC si sono concentrati sui confini dell’inquinamento, e hanno chiesto agli scienziati del programma di osservazione satellitare Copernicus di realizzare una mappatura che mostrasse come si muove il biossido di azoto nell’atmosfera europea in una settimana-tipo, tra il 5 e il 10 gennaio.

Il risultato si può vedere molto bene qui.

Come è facile intuire, questo gas, prodotto in conseguenza alla combustione dei veicoli e delle attività industriali, si comporta come tutti gli altri gas in atmosfera e si sposta liberamente, senza “rispetto”per i confini nazionali. Si vede dalla prima occhiata come nasca dalle zone più densamente popolate, dalle grandi città e distretti produttivi, e poi si muova.

Come spiegano gli stessi scienziati alla BBC, questo gas è più pesante dell’aria, e quindi si sposta sempre vicino al suolo. Per questo motivo rimane facilmente “intrappolato” da avvallamenti e catene montuose, unico confine che rallenta la sua corsa.

Nell’animazione le zone bianche sono quelle a più alta concentrazione di biossido di azoto e, come sottolinea lo stesso servizio della BBC, si vede bene come le Alpi in Italia aiutino ad “intrappolare”le emissioni generate in Pianura Padana, rendendola una delle zone più inquinate d’Europa.

Il biossido di azoto è un inquinante che provoca diversi tipi di problemi, alle mucose, ai polmoni e alla salute dell’uomo in generale, ma anche alla crescita delle piante, è anche corrosivo per i metalli e grazie alle precipitazioni contribuisce al deterioramento degli edifici.

 

Milano: un hub di quartiere contro gli sprechi

People For Planet - Ven, 01/25/2019 - 09:50

Se è vero che oggi si parla sempre più spesso di cibo, è vero anche che di pari passo cresce sempre di più l’attenzione verso un altro tema centrale, quello della sostenibilità ambientale. Ne sanno qualcosa il Comune di MilanoAssolombardae il Politecnico di Milano che, all’interno del protocollo d’intesa “Milano Zero Sprechi”, condiviso nel 2016, hanno dato vita a un’iniziativa che ha l’obiettivo di combattere quello che è uno dei fenomeni più diffusi del nostro secolo: un hub di quartiere che promette di ridurre lo spreco di cibo e innovare le modalità di recupero degli alimenti da destinare agli indigenti, progettando e sperimentando un modello di raccolta e ridistribuzione delle eccedenze alimentari basato su reti locali di quartiere.

CONTINUA SU TGCOM.IT

Acquisti verdi e criteri ambientali minimi per lo sviluppo dell’economia circolare e l’uso efficiente delle risorse

People For Planet - Ven, 01/25/2019 - 01:54

Gli Acquisti verdi o GPP,  che sta per Green Public Procurement, sono un approccio attraverso il quale le Pubbliche amministrazioni integrano i criteri ambientali in tutte le fasi dei loro processi di acquisto (prodotti, servizi o lavori) per  ricercare e scegliere le soluzioni che abbiano il minore impatto possibile lungo l’intero ciclo di vita.

È proprio così che li definisce la stessa Commissione europea, per cui, in concreto e in estrema sintesi: le Autorità pubbliche che si muovono in questi ambiti si impegnano da un lato a razionalizzare acquisti e consumi; dall’altro ad incrementare la qualità ambientale delle proprie forniture ed affidamenti.

Considerando il volume di acquisti delle Pubbliche amministrazioni, si tratta senza dubbio di una modalità di incentivazione di tecnologie ambientali e di prodotti validi sotto il profilo ambientale, che, se funzionante, è in grado di produrre effetti significativi.

Oltre che per ridurre gli impatti delle produzioni e delle lavorazioni, il GPP può avere ricadute importanti sul fronte pubblico come stimolo all’innovazione e alla razionalizzazione della spesa mentre, sul fronte delle imprese, nel miglioramento della competitività e nella riduzione dei costi.

Fonte immagine: http://www.minambiente.it/pagina/che-cosa-e-il-gpp

Per tutte queste ragioni gli acquisti verdi si possono ritenere come il principale strumento della strategia europea su “Consumo e Produzione sostenibile” (COM 2008/397) ed anche il nostro Piano d’azione nazionale GPP lo ha introdotto nel 2008, prevedendo l’adozione, con successivi decreti ministeriali, dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) per ogni categoria di prodotti, servizi e lavori acquistati o affidati dalla Pubblica amministrazione.

Il Piano nazionale GPP (approvato con D.M 11 aprile 2008 e integrato con D.M 10 aprile 2013), anche detto PAN GPP (http://www.minambiente.it/pagina/piano-dazione-nazionale-sul-gpp#indice), ha esteso la possibilità e la sollecitazione per le Pubbliche amministrazioni ad effettuare acquisti con criteri GPP oltre l’ambito ristretto dei prodotti ad alto contenuto di riciclo e pone l’attenzione a criteri di impatto ambientale complessivo, dall’efficienza energetica all’efficienza in termini di produzione di rifiuti. Già dal Piano si delinea una modalità operativa che deve guidare l’agire degli enti pubblici, ovvero la definizione di criteri minimi di sostenibilità da rispettare per determinate categorie di prodotti/servizi/lavori considerate prioritarie.

In Italia l’obbligatorietà per le Autorità pubbliche a utilizzare nei documenti di gara specifiche tecniche e clausole (appunto i CAM) era già stata introdotta a partire dal 2015, con il Collegato ambientale alla legge di stabilità (L.n. 221/2015): una novità importante che ha trovato poi seguito e regolamentazione nel più recente Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. n.50/2016) che conferma quest’obbligo.

All’articolo 34 del Codice è previsto: “l‘obbligo di applicazione per l’intero importo della gara e per gli affidamenti di qualunque importo, delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei CAM”.

All’art. 213, sempre del Codice, inoltre, è previsto poi che l’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, effettui il monitoraggio sull’applicazione dei CAM e sui risultati da essi prodotti.

Ad oggi le categorie merceologiche per le quali è scattata l’obbligatorietà sono le 17 che seguono:

  • arredi per interni,
  • arredo urbano,
  • ausili per l’incontinenza,
  • calzature da lavoro e accessori in pelle,
  • carta,
  • cartucce per stampanti,
  • apparecchiature informatiche da ufficio,
  • lavori di edilizia,
  • illuminazione pubblica (fornitura, progettazione, servizio),
  • servizi energetici per gli edifici,
  • servizio di illuminazione e forza motrice, servizio di riscaldamento/raffrescamento,
  • servizi di pulizia e fornitura di prodotti per l’igiene,
  • gestione dei rifiuti urbani,
  • ristorazione collettiva e fornitura di derrate alimentari,
  • sanificazione per le strutture sanitarie e per la fornitura di prodotti detergenti,
  • prodotti tessili,
  • veicoli,
  • servizi di gestione del verde pubblico.

Particolarmente importanti sono i CAM (che Ministero dell’Ambiente ha pubblicato il DM 11 ottobre 2017 ) da seguire nell’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, la ristrutturazione e  manutenzione degli edifici pubblici e quelli sui servizi energetici per gli edifici  in considerazione proprio della quota rilevante  dei consumi energetici che deriva proprio dal riscaldamento e dal condizionamento degli immobili.

Ci poi categorie che per ordine di priorità risultano successive e per le quali i CAM sono in corso di definizione o revisione, quali:

  • Forniture di stampanti e apparecchiature multifunzione e noleggio di stampanti e apparecchiature multifunzione (revisione DM 13 dicembre 2013, G.U. n. 13 del 17 gennaio 2014), Servizio di stampa gestita (nuovo)
  • Forniture di cartucce toner e cartucce a getto di inchiostro e servizio integrato di raccolta di cartucce esauste e fornitura di cartucce di toner e a getto di inchiostro (revisione DM 13 febbraio 2014, G.U. n. 58 dell’11 marzo 2014)
  • Servizio di ristorazione collettiva e fornitura derrate alimentari: servizio di ristorazione scolastica, servizio di ristorazione collettiva per uffici e per università, servizio di ristorazione assistenziale ed ospedaliera (revisione DM 25 luglio 2011, G.U. n. 220 del 21 settembre 2011)
  • Servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione e manutenzione di strade (nuovo).

E ulteriori altre categorie programmate per le prossime annualità.

È importante domandarsi però cosa può comportare su larga scala applicazione sistematica dei CAM: si è visto come lo scopo primario del GPP e dei CAM sia l’identificazione, da parte del sistema di acquisti pubblico, del prodotto o del servizio migliore sotto il profilo ambientale lungo il suo intero ciclo di vita. Ci si può quindi ragionevolmente aspettare che la loro applicazione sistematica ed omogenea consenta rapidamente di diffondere le tecnologie ambientali e i prodotti ambientalmente preferibili e produca un effetto leva sul mercato;, inducendo gli operatori economici meno virtuosi ad adeguarsi alle nuove richieste della pubblica amministrazione.

E che, d’altra parte, questo stesso meccanismo sia in grado di produrre sulle imprese una riorganizzazione dei processi e del ripensamento dei prodotti per stare sul mercato.

Molte Regioni italiane sono state anche proattive, ovvero hanno legiferato con proprie Delibere e  prodotto Piani di azione locali per incrementare gli sforzi volti a promuovere sul loro territorio il GPP. Hanno realizzato disciplinari “modello” ad uso degli Enti locali oppure hanno programmato e realizzato attività formative e incontri per lo scambio delle buone pratiche o, anche, hanno definito propri CAM in attesa del recepimento della categoria a livello nazionale.

Alcune di queste hanno anche partecipato anche al programma LIFE (lo strumento finanziario per l’Ambiente che ha l’Unione europea per finanziare progetti pilota o dimostrativi con alto valore aggiunto). In questo caso il progetto specifico è denominato  Best practices exchange and strategic tools for GPP (Scambio delle migliori pratiche e strumenti strategici per il GPP) ed ha obiettivi riassumibili nei seguenti punti:

  1. contribuire al passaggio a un’economia efficiente in termini di risorse, con minori emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici;
  2. contribuire alla protezione e al miglioramento dell’ambiente e all’interruzione e all’inversione del processo di perdita di biodiversità, compresi il sostegno alla rete Natura 2000 e il contrasto al degrado degli ecosistemi;
  3. migliorare lo sviluppo, l’attuazione e l’applicazione della politica e della legislazione ambientale e climatica dell’Unione;
  4. catalizzare e promuovere l’integrazione e la diffusione degli obiettivi ambientali e climatici nelle altre politiche e nella pratica nel settore pubblico e privato, anche attraverso l’aumento della loro capacità;
  5. sostenere maggiormente la governance ambientale e in materia di clima a tutti i livelli.

La Basilicata, ad esempio, con questo programma (Best practices exchange and strategic tools for GPP)  ha redatto – nell’ambito dei CAM -un piano di azione per il triennio 2017–2020 che prevede tre tipologie di obiettivi specifici:

  • raggiungimento delle soglie di acquisti verdi da realizzare nell’ambito di ciascuna categoria merceologica individuata all’interno del Piano di Azione Nazionale per il GPP;
  • diffusione degli acquisti verdi (GPP) nell’intero territorio regionale;
  • implementazione di un sistema di monitoraggio.

Il piano d’azione sarà finanziato dalla Commissione Europea, con il coinvolgimento come partner della Regione Lazio, della Regione Sardegna, del Ministero Ambiente Romania e della Fondazione Ecosistemi.

Anche la Regione Lazio, sempre nell’ambito del Progetto LIFE GPPbest – Best Practices Exchange and strategic tools for Gpp ,  ha prodotto un’infografica inerente ai Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia, per meglio spiegare e chiarire gli ambiti di definizione ed applicazione ed ha introdotto criteri che, negli affidamenti o nelle gare danno maggior punteggio, come la capacità tecnica dei progettisti nell’applicazione dei sistemi di certificazione sostenibile in edilizia.

La Sardegna, invece, ha sviluppato due piani d’azione, uno per gli acquisti pubblici ecologici  e uno di azione ambientale.

Questi due strumenti di pianificazione e programmazione definiscono la strategia regionale volta alla realizzazione di azioni concrete di sostenibilità ambientale.

Ha, inoltre, instituito otto ecosportelli GPP provinciali, finanziati dalla Regione con il compito di fornire informazioni per favorire una maggior diffusione dell’approccio del GPP segnalando buone pratiche, possibili fonti di finanziamento, sinergie con altre politiche ambientali. Ma anche per svolgere attività di assistenza tecnica e supporto sulle modalità di redazione di documenti strategici delle procedure di acquisto, per realizzare iniziative di animazione territoriale, rivolti a target specifici di utenti e per promuovere, in varie forme e modalità, i consumi sostenibili.

Per una panoramica generale sulle azioni in termini di GPP e CAM intraprese dalle singole Regioni italiane con un quadro di sintesi predisposto dal Ministero dell’Ambiente visitare l’indirizzo http://www.minambiente.it/pagina/il-gpp-negli-enti-locali#R.

 

Fonti:

http://www.minambiente.it/pagina/piano-dazione-nazionale-sul-gpp
www.csqua.it
http://www.arrr.it/en/prevenzione-gpp.html
http://www.isprambiente.gov.it/it/certificazioni/ipp/gpp

Criteri ambientali minimi: esempi virtuosi anche in Italia


http://www.minambiente.it/pagina/che-cosa-e-il-gpp
http://www.minambiente.it/pagina/il-gpp-negli-enti-locali#R