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Aggiornato: 2 ore 19 min fa

Brutti, sporchi e cattivi: puntata 19

Sab, 08/03/2019 - 09:29

Animali domestici: come aiutarli quando fa molto caldo

Sab, 08/03/2019 - 09:00

Anche i cani e i gatti, soprattutto i cani, possono soffrire il colpo di calore, ecco alcuni consigli per prevenirlo.

Non lasciate i cani in macchina con il finestrino un po’ aperto!

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Milano, la lotta alla plastica inizia a scuola: il Comune regala borracce di alluminio a tutti gli studenti

Sab, 08/03/2019 - 09:00

L’idea del sindaco Sala: a settembre verranno consegnate a tutti gli studenti delle elementari e delle medie, con lo sponsor di una partecipata. E in settimana tavolo con le aziende del Comune per trovare azioni comuni

Il primo passo, non solo simbolico, sarà a settembre: alla riapertura delle scuole verrà consegnata a tutti gli studenti milanesi delle elementari e delle medie una borraccia di alluminio. E sarà, in qualche modo, la prima iniziativa visibile del nuovo corso dell’amministrazione, che sulla lotta alla plastica usa e getta e sulle questioni ambientali sembra voler puntare, tanto da aver creato un assessorato alla Transizione ambientale.

La delega è nelle mani del sindaco Beppe Sala, ed è stato lui ad annunciare la novità per i bambini e i ragazzi: “Per dare il buon esempio partiremo dalle nostre partecipate e dai servizi pubblici. E faremo anche azioni simboliche che aiuteranno a riflettere: il Comune regalerà a tutte le bambine e i bambini delle elementari, e ai ragazzi delle scuole medie, al loro ritorno a scuola, una borraccia di alluminio per segnare la nostra volontà di combattere la plastica. Servono segnali e, soprattutto, esempi”.

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La storia di Inanna

Sab, 08/03/2019 - 07:00

Oggi vi racconterò una storia che vi riguarda molto da vicino e che concerne il fatto che siamo stati vittime di una falsificazione globale della realtà. 
I primi testi sono dei sumeri, fino a un mese fa ero convinto che il primo testo dell’umanità fosse il Gilgamesh, un testo meraviglioso.

Nel 1935 ci fu un grande convegno di glottologi, immaginatevi una sala con 500 glottologi americani, tutti vecchissimi con bastoni, deambulatori, ecc e arriva un gruppo di scienziati che avevano tradotto per la prima volta il Gilgamesh, presentano questa scoperta e per la prima volta nella storia scoppia una rissa tra glottologi, si sono menati come degli spaccalegna bergamaschi.

Di quale scoperta parliamo? Questo gruppo di scienziati affermava che nel Gilgamesh c’è il racconto del Diluvio Universale
L’uomo in questione non si chiama Noè ma Dio gli ordina di fare un’arca, le misure sono un po’ diverse ma vai a sapere… la storia però è la stessa: tutti gli animali sull’arca e poi viene mandato fuori un altro tipo di uccello. Differenze irrisorie e praticamente si sosteneva che Dio avesse copiato dai Sumeri, capite che era una cosa inaccettabile negli anni ’30 nell’America oscurantista e razzista e segregazionista. 
Insomma, una rissa incredibile e sono andato avanti per anni a dire che il Gilgamesh era l’opera più antica del mondo, e un mese fa scopro che non è vero perché c’è l’Epopea di Inanna, che si compone di vari testi e che è precedente al Gilgamesh, si parla di 5000 anni fa ed è incredibile che non si sia pensato che è un testo fondamentale, racconta una storia pazzesca. 
Inanna è la Dea madre, la più importante, la dea dell’amore e del sesso. Ama gli esseri umani e l’epopea contiene tutte le storie di tutta la letteratura. Inanna è una e trina, determina l’alternarsi delle stagioni. Inanna va dal dio sapiente, quello che crea l’acqua dolce e quindi la vita biologica e lo seduce, una scena di sesso infuocato e mentre lui ha un orgasmo sconfinato lei lo convince a dirle i 100 segreti della conoscenza: l’astronomia, la medicina, l’architettura, la geometria, la matematica ecc. Quindi ruba tutte le conoscenze di questo dio e cosa fa? Le regala agli uomini. Una donna meravigliosa. E’ lei che rende le città vivibili, tutto quello che serve per vivere lo porta lei. Lo ruba per amore degli esseri umani.


Non solo, a un certo punto il suo amore viene ucciso e lei scende nel mondo dei morti, muore e dopo tre giorni resuscita. 
Nei testi antichi di gente che muore e dopo tre giorni risorge ce n’è un sacco e questo fenomeno ha una sua spiegazione logica, il fatto di essere materialisti e andare a cercare la concatenazione logica degli eventi è meraviglioso. 
Nel nostro cielo dal 22 al 25 dicembre c’è un fenomeno che è esattamente questo, non ce ne accorgiamo ma in quei tre giorni per un effetto ottico sembra che il Sole si fermi, c’è una ragione scientifica per questo ma se sei un primitivo che guarda il cielo hai l’impressione che il Sole vada avanti e indietro. Ecco perché troviamo sempre questa storia di un dio che muore e poi risorge dopo tre giorni. 

Questa storia di Inanna è anche un documento storico strepitoso su un momento della nostra storia fondamentale.  
Secondo alcuni storici c’è stato un periodo in cui l’umanità ha vissuto di pesca e agricoltura lungo i grandi fiumi e queste erano società in cui uomo e donna erano alla pari, Riane Eisler nel suo libro Il Piacere è sacro le chiama società di “partnership”. Non conoscevano la guerra perché si è scoperto che vivevano in città senza mura, le sepolture di maschi e femmine erano uguali e da questo si deduce che fossero società pacifiche. 
A un certo punto queste città sono invase da allevatori guerrieri delle steppe euroasiatiche che erano diventati violenti perché avevano scoperto che potevano vivere allevando le pecore e di conseguenza avevano scoperto anche che le pecore sono facili da rubare perché hanno le gambe e quindi diventano agguerriti per difendere o rubare il bestiame. Quando inventano l’arco e la doma dei cavalli si spostano e invadono le grandi pianure.
Sono selvaggi e bravi a combattere e hanno vittoria facile su questi contadini che culturalmente però sono molto più avanti. Questi invasori non sanno niente di astronomia, di matematica, di scienze, di irrigazione, di ingegneria. Vivere sulle sponde del Nilo o del fiume Giallo significava saper fare un sacco di cose complicate.
E che storia troviamo nell’epopea di Inanna riguardo a questo periodo?
Inanna vuole sposare un contadino e il fratello le dice: “Ma no, sposa un guerriero pastore, sposa il vincitore”, ma lei non è d’accordo e risponde: “Il pastore? Non sposerò il pastore, le sue vesti sono rozze, la sua lana è ruvida. Sposerò l’agricoltore, l’agricoltore coltiva il lino per le mie vesti, l’agricoltore coltiva l’orzo per la mia tavola…”
E vanno avanti con questa discussione arrivando esattamente al momento in cui c’è l’integrazione tra i vincitori. Le società matriarcali erano molto brave a integrare gli stranieri. 
Arriva il re straniero che si chiama Dumuzi
“Perché parli dell’agricoltore? Perché ne parli? Se lui ti dà farina nera io ti darò lana nera. Se lui ti darà farina bianca io ti darò lana bianca…”.
Il re continua a magnificare quanto è bravo e una notte va a trovare Inanna:
“Inanna gli aprì la porta, all’interno della casa si parò splendente davanti a lui come la luce della Luna. Dumuzi la guardò esultante. Premette il suo collo contro il collo di lei, la baciò”
E qui inizia una scena… Io vorrei che voi tornaste alla vostra prima classe al liceo: siete lì e la professoressa di lettere inizia a leggere il punto clou della prima grande opera letteraria dell’umanità. 
Dopo che si sono baciati sul collo Inanna fa questa dichiarazione:
“Quanto a me Inanna, chi arerà la mia vulva? Chi arerà il mio alto campo? Chi arerà il mio umido terreno? Quanto a me, giovane donna, chi arerà la mia vulva? Chi disporrà il bue? Chi arerà la mia vulva? 
Dumuzi rispose: Grande Signora, il re arerà la tua vulva, io, Dumuzi, il re arerò la tua vulva!
Inanna disse: Ara dunque la mia vulva, o uomo del mio cuore, ara la mia vulva. 
In grembo al re si ergeva l’alto cedro, egli ha fatto scorrere le sue belle mani sui miei fianchi, il pastore Dumuzi mi ha inondato il grembo di panna e di latte, mi ha accarezzato il pelo del pube e innaffiato il mio grembo. Ha posto la sua mano sulla mia sacra vulva. Ha lisciato la mia nera nave con la sua panna. Mi ha svegliato la mia agile nave con il suo latte. Sul letto mi ha accarezzato.”
Io credo che qualunque classe di quindicenni mi darebbe tutta la sua attenzione e forse muoverei anche la passione verso la letteratura.
(Continua)

Foto: Antico sigillo cilindrico accadico raffigurante la dea dell’amore mesopotamica Inanna. Credit: Wikimedia Commons

“Parole che incitano all’odio”. Facebook cancella post dall’account Lega

Ven, 08/02/2019 - 18:00

La segnalazione del movimento “Cara Italia” guidato da un giornalista originario del Kenya: “La nostra campagna è appena iniziata e andremo avanti fino in fondo”

Davide contro Golia. La sfida impossibile. Da un lato, il neonato (e minuscolo) movimento “Cara Italia”, che aspira a diventare il primo partito dei migranti del nostro Paese, dall’altro l’imponente macchina propagandistica di un partito di governo: la Lega. In mezzo, Facebook che avrebbe deciso di eliminare alcuni post del partito di Salvini.

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Un passo indietro. Stephen Ogongo è un giornalista 44enne, originario del Kenya. È arrivato in Italia per motivi di studio 25 anni fa, ha insegnato all’università Gregoriana, ha due figlie, è caporedattore di 10 testate del gruppo “Stranieri in Italia”. Con la sua redazione ha lanciato a ottobre scorso un nuovo movimento: “Cara Italia”. Oggi ha 11mila adesioni su facebook. A breve dovrebbe varare uno statuto per darsi una forma politica. Insomma, un partito per «per dare voce a chi non ce l’ha, ai tanti delusi della mancata riforma della Bossi-Fini, dello Ius soli e delle politiche razziste dell’attuale maggioranza».

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I miti dell’estate… da sfatare

Ven, 08/02/2019 - 15:00

Come tutte le stagioni l’estate porta con sé i classici consigli per contrastare il caldo e per come comportarsi al sole e in spiaggia. Ma tutte le perle di “saggezza popolare” sono vere? Ne abbiamo controllate alcune relative all’alimentazione.

Bisogna aspettare tre ore dopo mangiato per fare il bagno?

A quanto pare si tratta proprio di un mito. Sul sito del Centro Medico Sant’Agostino di Milano si affronta la questione con un occhio soprattutto ai bambini, quelli che si annoiano di più ad aspettare per fare il bagno. E in effetti viene fuori che si tratta di un mito, che prima di tutto riguarda il tempo: le “tre ore” sono un lasso puramente indicativo, molto diverso dai reali tempi di digestione, che dipendono da ciò che si è mangiato. 

“I carboidrati, per esempio, vengono digeriti in circa un’ora, come anche latte scremato e formaggi freschi. Anche per il pesce è necessario attendere 60 minuti. Un succo di frutta richiede invece 20 minuti, la frutta e la verdura cruda circa 30-40 minuti e le patate 60. Per una bistecca di manzo servono invece 3 o 4 ore, mentre per il maiale circa 5. Anche iformaggi stagionati impiegano circa 4-5 ore per essere digeriti”, riporta l’articolo a cura del dottor Paolo Minelli, specialista in pediatria.

Il timore dei genitori è quello di una congestione che però non è dovuto di per sé all’impatto con l’acqua ma allo sbalzo termico repentino. Sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità si scrive:In genere il termine congestione è comunemente usato per definire un blocco digestivo (blocco intestinale da freddo o congestione dello stomaco). Dopo i pasti, infatti, per svolgere la funzione digestiva e i processi chimici che permettono la trasformazione del cibo ingerito, stomaco e intestino necessitano di molto ossigeno che viene loro trasportato in gran quantità attraverso il flusso sanguigno. Un improvviso cambiamento della temperatura può provocare una diminuzione della quantità di sangue che arriva all’addome causando il rallentamento, o il blocco, dei processi digestivi con la conseguente comparsa di malessere”. La congestione digestiva può però avvenire anche fuori dall’acqua, con l’assunzione di bevande troppo fredde, oppure anche d’inverno, se si prende freddo durante la digestione.

Il consiglio che viene dato anche dall’Istituto Superiore di Sanità è quello di usare il buonsenso: “Se si è consumato un pasto abbondante, ricco di grassi difficili da digerire, è preferibile aspettare 2-3 ore prima di fare il bagno; se, invece, il pasto è stato composto da cibi molto leggeri o da uno spuntino a base di frutta o di verdura (un panino non troppo ‘farcito’, un frutto, un’insalata, ecc…) si può fare il bagno anche immediatamente”.

Bisogna continuare a usare il buon senso anche quando si è in acqua: “È importante in ogni caso ascoltare il proprio corpo e saper valutare la condizione fisica del momento: se ci si sente appesantiti è meglio aspettare prima di fare il bagno e, in ogni caso, non allontanarsi mai troppo dalla riva da soli. Inoltre, vanno valutate la propria capacità di nuotare, le condizioni del mare, la presenza di personale esperto che controlli la riva o la piscina. Un consiglio utile è quello di entrare in acqua gradualmente, bagnarsi prima polsi e tempie, per abituare il corpo alla diversa temperatura, ed evitare il cosiddetto shock termico che è la causa principale della congestione”. Il rischio che si corre se si verifica una congestione mentre si è in acqua è quello di non riconoscere i primi segnali del malessere in tempo e, quindi, di non essere in grado di ritornare a riva. In questo senso va prestata attenzione ai bambini, poiché spesso non si accorgono della comparsa dei primi disturbi.

D’estate bisogna bere tanto?

È vero, ma dipende da cosa. Fondazione Veronesi ha stilato un decalogo su come nutrirsi in estate e sconsiglia le bevande zuccherine e gassate: “Le bevande gassate hanno come principali ingredienti acqua e zucchero”. Si tratta di calorie prive di nutrimento, in grado di aumentare la quantità di zuccheri assunta nella giornata senza un reale beneficio. In un solo bicchiere di bevanda gassata, ci può essere una quantità di zucchero paragonabile a sei cucchiaini, ben il 40 per cento di tutto lo zucchero che dovremmo consumare in un giorno.

Meglio quindi bere acqua e ricordare inoltre che i liquidi stanno anche negli alimenti. Quanta? Il consiglio di Valeria del Balzo, dell’Unità di Ricerca Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione presso l’università Sapienza di Roma, intervistata sul sito della Fondazione Veronesi, è di ragionare in termini di bilancio fra l’acqua che si perde e quella che si assume, calcolando che oltre alla sudorazione eliminiamo i liquidi anche con feci e urine. «Ogni giorno un adulto perde circa 600-1000 ml di acqua fra vapore acqueo che satura l’aria espirata e l’acqua persa attraverso la cute per espirazione. Un aumento della temperatura corporea di 2°C aumenta l’evaporazione del 50%, l’innalzamento della temperatura esterna da 24°C a 31°C raddoppia la perdita di acqua tramite la perspiratio (vapore acqueo e sudore). Il meccanismo della sete, regolato dall’ipotalamo, insieme al riassorbimento dell’acqua nei reni mantiene l’equilibrio idrico. La sete regola la quantità di acqua da ingerire ma spesso interviene solo quando la perdita di acqua è già stata tale da provocare i primi effetti negativi». Il consiglio è quindi di non aspettare la sete e di ricordarsi di bere anche durante i pasti, per aiutare la digestione.

D’estate di può pranzare col gelato?

Si può fare, ma non tutti i giorni, e meglio se non si mangia solo un gelato, altrimenti ci tornerà la fame. Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e membro della supervisione scientifica della Fondazione Umberto Veronesi consiglia prima di tutto di scegliere un gelato artigianale, di cui possiamo scegliere i gusti e che non dovrebbe contenere conservanti e coloranti. Va tenuta d’occhio la frequenza: «Va bene se, nel corso dei mesi estivi, questa scelta viene adottata una o due volte alla settimana – spiega la dottoressa Dogliotti nel magazine di Fondazione Veronesi -. Non di più, perché il rischio è quello di esagerare con gli zuccheri. E comunque, come ripetiamo sempre, una dieta è tanto più sana quanto più varia». Per far in modo che non torni la fame dopo poche ore però sarebbe meglio che il gelato non sia l’unico elemento del pasto: «L’ideale sarebbe consumare una piccola insalata soltanto con verdure crude e un filo d’olio, per avere qualcosa di masticabile». Una combinazione equilibrata per un piatto è che per metà sia composto da frutta e verdura, per un quarto carboidrati e per un quarto proteine. «Scegliendo un gusto alla frutta si può contare su una buona quantità di zuccheri semplici, una piccola componente di fibre vegetali e altri elementi naturali di qualità, come per esempio la farina di carrube. Il consiglio è quello di abbinare sempre un gusto alla frutta con uno alla crema: in questo modo si assumono anche proteine e grassi e si riduce il carico glicemico, in modo da evitare che la fame torni troppo in fretta».

Photo by Alexandre Perotto on Unsplash

Il mondo oscuro delle salviette monouso

Ven, 08/02/2019 - 12:11

C’è un mondo di qualche metro immerso tra i km di scaffali dei supermercati, coinvolgente, semplificante, efficiente, di cui noi consumatori sappiamo veramente poco, ma che può riservare qualche sorpresa in termini di gravità per il suo impatto ambientale: è il mondo delle salviette umidificate che puliscono il corpo e sporcano il mondo attraverso la plastica di cui sono costituite.

Ci sono quelle per i neonati, per l’igiene intima, per gli animali da compagnia, per il cibo, per uso professionale, per aiutarci in casa o solo rinfrescarci durante gli assolati percorsi estivi in barca come in montagna. Ma quali sono i volumi di tale business globale? quali i punti di forza e quelli di impatto ambientale? Che cosa sono per la legge? E cosa sono per il consumatore? Ma soprattutto cosa sono per il Pianeta?

Internet aiuta poco e in modo filatelico: occorre raccogliere francobolli di notizia sparsi per il web e provare a incollarli; in altri casi ricerche più professionali esigono ”esborsi di soldi consistenti, o password riservate ai membri di associazioni che assomigliano più a lobbies e che se li possono permettere. Sembra che il consumatore non debba sapere, importante sappia solo usare senza chiedersi perché.

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Brutti, sporchi e cattivi: puntata 18

Ven, 08/02/2019 - 09:29

Energia: 10 consigli ENEA per ridurre i consumi dei condizionatori

Ven, 08/02/2019 - 08:00

L’arrivo del grande caldo con temperature superiori ai 30 gradi fa spesso scattare la corsa ai condizionatori. Per facilitarne un uso efficiente, ottimizzando il raffrescamento e salvaguardando il comfort senza surriscaldare le bollette, ENEA fornisce 10 indicazioni pratiche che consentono di ottenere benefici ambientali e risparmi fino al 7% sul totale della bolletta elettrica.

Attenzione alla classe energetica – Il primo suggerimento per l’uso ‘intelligente’ dell’aria condizionata nasce dalla scelta del condizionatore: sono da preferire i modelli in classe energetica A o superiore, che comportano un risparmio sulla bolletta elettrica e una riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera. Un nuovo condizionatore di classe A consuma all’anno circa il 30% in meno rispetto a un vecchio modello di classe C, con una riduzione equivalente di emissioni di CO2.

La tecnologia inverter – Questo tipo di climatizzatori dovrebbe essere la prima scelta nell’acquisto quando si prevede di tenere accesa l’aria condizionata per molte ore di seguito, in quanto la potenza si adegua all’effettiva necessità riducendo i cicli di accensione e spegnimento. Sono modelli più costosi di quelli dotati di tecnologia on-off, ma consumano meno energia.

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I vent’anni del Lucania Film Festival di Pisticci

Ven, 08/02/2019 - 07:00

Pisticci è un luogo molto cinematografico. In queste contrade che osservano vertiginosi Calanchi lunari e il mar Jonio, e che furono attraversati da Luchino Visconti per i sopralluoghi di “Rocco e i suoi fratelli”, da vent’anni si svolge un festival cinematografico nato come scommessa di resistenza e oggi punto cardinale della Basilicata che del cinema ha fatto un momento di forza della sua industria culturale.

Era un pomeriggio di pioggia autunnale quando Rocco (il nome più diffuso nelle anagrafi di Lucania) Massimiliano e un gruppo di amici tenevano un dialogo da Basilischi.  Dopo l’estate la maggior parte dei coetanei era partita per le università e le città del mondo, e la tristezza scendeva nei loro cuori. Perché non adoperarsi a organizzare un qualcosa legata al cinema? Un sogno, una speranza di riscatto. Suggestivo il luogo di elaborazione. L’androne della vecchia fabbrica dell’Amaro Lucano nato proprio a Pisticci e oggi drink dal sapore internazionale con storico claim immagazzinato nell’immaginario collettivo (Che cosa vuoi più dalla vita? Un Lucano).

I giovani cinefili volevano affermare la loro resistenza al non si può fare. E concepiscono una rassegna di cortometraggi da tenersi tra Natale e Capodanno quando tutti gli amici tornano. Da allora sono andati veloci come il vento, per citare il titolo di un film di successo girato anche a Pisticci con la loro esperta supervisione.

Le sedi cambiano, il pubblico cresce, il Lucania Film Festival fortifica brand e autorevolezza. Quando arriva a Rione Dirupo esplode la sua potenza. A ridosso della festa patronale, nel cuore del centro storico, migliaia di persone sciamano fino all’alba, vedono film e corti, assistono a dibattiti e concetti. Arriva gente da tutto il mondo e si forma una comunità estiva allegra e impegnata per un decennio.

Quando si cresce si determinano mutamenti e anche scissioni. Oggi il Festival è approdato a Marconia con orientamenti più cinefili e professionali nel Cineparco del Centro Tilt. Un’area dismessa pubblica e riconvertita con finanziamenti pubblici in un luogo creativo che permette di vivere a chi fece la scommessa di non lasciarsi tutto alle spalle, e che oggi accoglie cineturismo scolastico in numero sempre più crescente insieme a una miriade di attività strettamente connesse al territorio.

Tutto è pronto per festeggiare il ventennale dal 7 all’11 agosto. Sono circa 40 i film, soprattutto corti e lunghi, selezionati tra le 5000 proposte giunte come sempre da ogni parte del mondo. Ma non solo la giuria professionale assegnerà i premi finali. Originale e partecipata anche la Giuria Pop del festival. Sono  oltre 50 appassionati, che si sono formati in questi mesi presso il Cineparco Tilt attraverso una serie di incontri finalizzati a fornire tutti gli strumenti per una corretta valutazione delle pellicole. La formazione del giurato popolare allarga partecipazione e interesse.

Scalda i motori il patron della manifestazione, Rocco Calandriello, che ha sempre un cappello in testa ma soprattutto le idee molto chiare: «Vent’ anni di Festival – ha spiegato il direttore artistico Rocco Calandriello – consentono di consegnare alla nostra comunità e al mondo del cinema nazionale e internazionale un bilancio storico sui profondi cambiamenti espressivi e tecnologici che hanno significativamente caratterizzato il Cinema e i mezzi di comunicazione audiovisivi.»

Come nelle recenti edizioni a Pisticci non mancheranno grandi nomi che attireranno grande pubblico: sul palco del Lucania Film Festival le risate intelligenti di Carlo Verdone e le lezioni del maestro Dario Argento. Se siete da quelle parti fate un salto. Il divertimento è assicurato

Per il programma del Festival http://www.lucaniafilmfestival.it/ 

Inventore settantenne risolve la fimosi senza intervento chirurgico

Gio, 08/01/2019 - 18:00

Ho incontrato un imprenditore over 70 che ha pensato a una soluzione per un problema di noi maschietti

Si può essere imprenditori a ogni età della vita: Charles Goodyear, per esempio, scoprì il processo della vulcanizzazione della gomma a 40 anni che, per gli standard dell’epoca (1800), equivale a circa 70 anni di oggi. Essere imprenditori non è un fatto di età, ma d’intraprendenza. Spesso l’imprenditoria nasce da una necessità: pensiamo a AirBnb. I fondatori si accorsero che non c’erano soluzioni valide per spendere poco e avere un letto comodo. Con un po’ di esperimenti nacque AirBnb.

Certo, in America è tutto più semplice: mercato grande, finanziatori disponibili insomma un tessuto fiscale, legale e commerciale ideale. In Italia le cose sono più complicate, ma anche qui ci sono casi di successo. Se combiniamo imprenditorialità, curiosità e risoluzione di problemi troviamo Carlo Boschetto, inventore da sempre (quasi 100 brevetti all’attivo, fra cui una lavagna per ipovedenti, un motore lineare senza bielle, un sistema di evacuazione dai grattacieli senza elettricità) e imprenditore a più di 75 anni.

La domanda a cui Carlo ha voluto dare una risposta è: cosa fare per la fimosi? Ecco cosa è la fimosi. Funziona cosi: il pene di un uomo è funzionale quando riesce a operare bene in bagno e nelle attività sessuali. Tranquilli non siamo su YouPorn. Ora succede che se il prepuzio (insomma la pelle che protegge le parti più interne di un pene) non permette una completa emersione del glande abbiamo un problema serio. 

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Promuovere l’allattamento al seno salva 820.000 vite l’anno

Gio, 08/01/2019 - 15:00

Uno spot ironico per divulgare il messaggio che ogni donna deve sentirsi libera di allattare sempre e ovunque, anche in pubblico o nei luoghi di lavoro

Promuovere l’allattamento al seno a livello mondiale potrebbe salvare 820 mila vite l’anno. Avete capito bene: 820 mila decessi in meno tra neonati e bambini nella prima infanzia grazie al solo latte materno. A stimare la cifra è uno studio condotto dall’Organizzazione mondiale della Sanità in collaborazione con l’Unicef (l’agenzia delle Nazioni Unite per la protezione dell’infanzia) “Protecting, promoting and supporting Breastfeeding in facilities providing maternity and newborn services: the revised baby-friendly hospital initiative”, da cui emerge anche che estendere questa tipologia di alimentazione (che poi non è solo alimentazione, ma anche relazione e contatto, con tutti i benefici che da questi derivano) a tutti i neonati del mondo comporterebbe ogni anno un risparmio a livello globale di circa 300 miliardi di dollari.

I benefici per il bimbo

Il latte materno non è un semplice alimento, ma un tessuto vivo che modifica nel tempo la sua formula adattandosi alle specifiche esigenze del bambino: possiede tutti i nutrienti necessari nella prima fase della  vita dei neonati e contiene sostanze in grado di proteggerli dalle infezioni e di favorirne il corretto sviluppo anche oltre i due anni di vita, rinforzando il sistema immunitario.

Non solo nutrimento

Non solo nutrimento. L’allattamento materno è anche la prima forma di immunizzazione del bimbo: i piccoli allattati al seno sono infatti meno soggetti a malattie respiratorie, gastroenteriti, otiti e allergie e allo sviluppo nella vita futura di patologie croniche come diabete e obesità. Poppare il latte dal seno favorisce inoltre un più corretto sviluppo della bocca (struttura mandibolare e arcate dentarie) del bambino.

I benefici per la mamma

A guadagnarci dall’allattamento al seno è anche la mamma. Tanto per iniziare, allattare al seno rafforza il legame col piccolo e stimola il rilascio di endorfine, neurotrasmettitori coinvolti nella sensazione di benessere. Inoltre la suzione al seno praticata da parte del neonato appena dopo la nascita favorisce la contrazione dell’utero, facilitando il suo ritorno alle dimensioni pre-gravidanza e prevenendo le emorragie. Allattare al seno, poi, accelera la ripresa dal parto e riduce il rischio di depressione post parto; nel lungo termine riduce nelle mamme il pericolo di sviluppare l’osteoporosi in età avanzata e il tumore alla mammella e all’utero; facilita la ripresa del peso-forma, poiché la produzione di latte da parte dell’organismo materno comporta un notevole dispendio di calorie.

Cosa dice l’Oms

Il latte materno è l’alimento migliore per soddisfare i bisogni alimentari del bambino e l’allattamento al seno è il modo migliore per soddisfare i bisogni emotivi del piccolo: per questo l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda il latte di mamma come unica forma di alimentazione per i primi sei mesi di vita (fino cioè a 26 settimane compiute), senza aggiungere  neanche l’acqua, e consiglia di proseguire nell’allattamento fino a quando la mamma e il bambino lo desiderano, anche oltre i due anni, integrando gradualmente la dieta con altri cibi a partire dal compimento dei sei mesi di vita del bimbo.

Dati ancora bassi

Nonostante le raccomandazioni dell’Oms, però, a livello mondiale la percentuale di bambini allattati al seno in modo esclusivo per i primi sei mesi di vita è ancora bassa – solo 4 su 10 – e nel nostro Paese la strada da fare è ancora lunga: se, infatti, nei primi giorni dopo il parto circa il 90% delle neomamme italiane allatta al seno il proprio piccolo, già alla dimissione dall’ospedale la percentuale scende al 77% per crollare al 30% a 4 mesi, e solo il 10% delle mamme continua ad allattare oltre i 6 mesi (leggi la nostra inchiesta).

Allattare al seno “È naturale!”

Per promuovere l’allattamento al seno e divulgare, in chiave ironica, il messaggio che ogni donna deve sentirsi libera di allattare, anche in pubblico o nei luoghi di lavoro, “sempre e ovunque“, il ministero della Salute ha lanciato la campagna “È naturale!“, uno spot da alcuni giorni in onda sulle reti Rai – ma che andrà anche sulle reti Mediaset (Canale 5 e Italia 1) e sul web con una versione più breve da 15 secondi – che ha come testimonial i comici Nuzzo&DiBiase. La scelta del ministero della Salute di pubblicizzare l’allattamento materno, spiega Maria Vicario, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (Fnopo), «è d’aiuto agli innumerevoli inviti che ostetriche, ginecologi, neonatologi e pediatri rivolgono da tempo ma che non sempre è facile seguire». L’appello alle neomamme «è di non scoraggiarsi davanti alle prime difficoltà e di chiedere consiglio alle ostetriche che sapranno aiutare, anche nei casi in cui, per specifiche situazioni, si dovesse optare diversamente».

Ambiente, migranti, scuola: le ricette dei «giovani saggi» per cambiare il mondo

Gio, 08/01/2019 - 11:00

Con questo intento 190 giovani leader si sono incontrati nella città cinese di Dalian in occasione del 16 esimo Summit, the Forum of Young Global Leaders, organizzato dal World Economic Forum. Tra loro Cristina Pozzi, 37 anni, imprenditrice sociale e divulgatrice nonché unica Young global leader per l’Italia. Per lei fondatrice della no profit Impactscool , insieme ad Andrea Dusi, è stata l’occasione di confrontarsi con una community internazionale che ha lanciato una serie di progetti per salvare il pianeta. «Un’esperienza unica e un gruppo misto: ho conosciuto membri di organizzazioni non governative , imprenditori, manager e scienziati da tutto il mondo e con idee pazzesche su come risolvere i problemi del pianeta». Tra i temi toccati le migrazioni, l’istruzione e la mobilità.

La questione rifugiati

Uno dei temi che i giovani leader hanno deciso di affrontare è quello dei rifugiati. Ed esiste già una proposta che punta a semplificare e la vita delle persone in fuga dai loro Paesi. «Sta nascendo un progetto molto pratico e concreto. Una piattaforma in grado ‘di collegare’ i rifugiati all’economia globale. L’idea arriva da alcuni ragazzi che hanno visitato Kakuma in Kenya dove esiste un enorme campo per rifugiati», spiega Pozzi.

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Cosa cercare nel cielo di agosto, tra pianeti luminosi e le stelle cadenti più attese dell’anno

Gio, 08/01/2019 - 10:22

Difficile per il mese di agosto confrontarsi con la settimana astronomica più ricca dell’anno: quella del 20 luglio, con un’eclissi di luna, il cinquantesimo anniversario dallo sbarco sulla Luna e la partenza di Luca Parmitano verso la Stazione spaziale internazionale. Ma sappiamo bene che le notti d’estate, soprattutto per chi è in ferie, difficilmente lasciano a bocca asciutta.

E allora armiamoci di mappe stellari, bussola e, per i più pro, di telescopio, e andiamo a caccia di fenomeni luminosi. Non dimentichiamo, d’altronde, che questo è il mese delle Perseidi, le stelle cadenti più attese dell’anno.

La Luna nera
No, nessuna strana minaccia all’orizzonte: gli astronomi chiamano Black Moon (Luna nera, appunto), il fenomeno per cui nell’arco di un unico mese cadono due notti di Luna nuova, cioè quando il nostro satellite non è visibile nel cielo (in quanto solamente la faccia opposta a noi viene illuminata). Succede agli estremi di agosto, in data 1 e 30 del mese, che sono dunque ottime occasioni per l’osservazione indisturbata degli altri oggetti luminosi del cielo. La notte di Luna piena invece sarà proprio quella di Ferragosto, il 15 del mese

Le costellazioni dell’estate
Le avrete notate, nelle vostre passeggiate serali in riva al mare: tre luci più intense delle altre, in alto rispetto all’orizzonte, a definire un enorme triangolo proprio sopra la vostra testa. Si tratta del cosiddetto Triangolo estivo: ai suoi vertici, Vega, Altair e Deneb, le stelle più brillanti di queste notti di agosto.

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Foto di Kristendawn da Pixabay 

Brutti, sporchi e cattivi: puntata 17

Gio, 08/01/2019 - 09:29

Ecofuturo 2019: Biogas Channel intervista Fabio Roggiolani e Jacopo Fo

Gio, 08/01/2019 - 09:10

Una giornata al festival Ecofuturo 2019: la voce di chi crede in un futuro ecosostenibile…
Fonte: BiogasChannel

Mamma anatra e i 76 anatroccoli: meraviglia della natura

Gio, 08/01/2019 - 08:00

“La seguivano sempre, ovunque andasse”.

Tenera, inusuale e meravigliosa: l’immagine di una mamma anatra seguita da 76 piccoli anatroccoli sta facendo il giro della rete per la sua bellezza. L’ha scattata Brent Cizek, fotografo amatoriale, mentre stava facendo un piccolo reportage naturalistico nel lago Bemidji nel Minnesota (Usa).

E’ una foto unica: è infatti difficilissimo vedere una mamma di smergo maggiore con così tanti piccoli. Un motivo c’è: “Non possono essere tutti suoi” ha spiegato la National Audubon Society, associazione per la conservazione della natura. Questa specie di anatra infatti spesso si prende cura dei piccoli di altri, formando un vero e proprio asilo nido. Difficilmente però una sola anatra può essere la madre di dozzine e dozzine di pulcini.

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Turismo di massa? No, grazie!

Gio, 08/01/2019 - 07:59

In questa infografica alcuni tesori nascosti della nostra meravigliosa penisola. Avete già deciso dove andare questa estate?

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Senza il verde, la città non si vive ma si subisce

Gio, 08/01/2019 - 07:00

Molto, e i Sindaci possono davvero fare la differenza: a partire dal considerare il verde urbano investimento e non spesa.

Una lungimirante pianificazione e programmazione del verde e della sua manutenzione può fare la differenza tra vivere bene in una città o vivere male. Per tanti aspetti: relativi alla salute, alla vivibilità, alla socialità, all’aumento della resilienza delle città, ovvero della capacità che può avere un’area urbana di reagire a fenomeni climatici sempre più irruenti e distruttivi.

Anche nei più illuminati piani urbanistici la vegetazione in città, fino ad ora, ha avuto per lo più funzioni simboliche, ornamentali, al massimo termoregolatrici, e solo recentemente il verde, in alcune città con amministrazioni illuminate, è tornato ad essere inserito in un ragionamento più complesso e funzionale di un rapporto fra aree da destinare a parchi, aiuole, o orti e aree da cementificare nei piani regolatori.

Si è, si spera, chiusa la fase in cui la natura era stata relegata a una funzione puramente decorativa, anche perché abbiamo accumulato un ritardo nel nostro braccio di ferro con il pianeta che impone decisione, interventi in grande scala, impiego di tecnologie rinnovabili e una visione a lungo termine in tutti questi contesti, nelle città grandi prima di tutto, ma anche nei contesti più piccoli.

E sono gli stessi cittadini sempre più spesso a chiedere di poter essere coinvolti nella gestione del verde, nella sua cura e manutenzione, come ad esempio negli ‘orti sociali urbani’, o nei giardini e orti condivisi, o anche semplicemente nella gestione delle aiuole, delle piste ciclabili, dei parchi cittadini, attraverso i patti di collaborazione  pubblico-privato.

Non solo i dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) confermano che l’Italia è tra i Paesi maglia nera in Europa per lo smog, ma è evidente in tanti studi come la mancanza del contatto con la natura abbia effetti negativi sulla salute, soprattutto nelle fasi della crescita.

Il contatto con il verde urbano e con la biodiversità cittadina è spesso l’unica occasione per vivere la natura nel quotidiano: parchi e giardini hanno un ruolo fondamentale nel contrastare il ‘deficit di natura’ che, purtroppo, influenza in modo sempre più determinante la vita di ragazzi e bambini che vivono nelle nostre maggiori città.

Alla luce di tutte le ricerche che documentano l’importanza del verde nei sistemi urbani per la salute e il benessere dei cittadini (in particolare per il sequestro del carbonio e la cattura di particolato come Pm 10 e Pm 2,5 nonché del protossido di azoto e di anidride solforosa), è evidente che questo capitale naturale debba essere arricchito e correttamente gestito in tutte le aree urbane.

Ne abbiamo parlato con un esperto, il Prof. Francesco Ferrini, ordinario di Arboricoltura e Coltivazioni Arboree all’Università di Firenze con incarichi e ruoli di prestigio nel settore della Arboricoltura: è membro del Board della International Society of Arboriculture e attuale chairperson dell’Institute for Arboricultural Studies di Hong Kong, è stato Presidente della Scuola di Agraria dell’Università di Firenze.

Prof. Ferrini, come si può stabilire, e verificare, se un centro urbano ha “sufficiente verde” per garantire ombra, limitazione di inquinanti, resilienza agli eventi climatici, ecc.? I parametri attuali presenti negli strumenti urbanistici sono sufficienti?

«Il parametro più utilizzato è l’indice di copertura arborea che misura la percentuale di superficie urbana occupata dagli alberi all’interno di una città. Questo indicatore funge anche da variabile per lo spazio verde – la presenza fisica della vegetazione – all’interno dei quartieri della città. Il secondo indicatore utilizzato è la quantità di copertura arborea/abitante che valuta l’accesso di una popolazione alla sua foresta urbana, misurando l’estensione della copertura per ogni persona che vive in un’area definita.

Da questo dato è possibile calcolare la variazione di questo indicatore (Tree Cover per Capita Deficit), che viene definito come ulteriori metri quadri di copertura arborea necessaria per raggiungere i 15 metri quadrati (m2) suggeriti da UN-Habitat di copertura vegetale per abitante.

Per cui le città che hanno una quantità di verde accessibile e fruibile al di sotto della direttiva UN-Habitat dovrebbero porsi l’obiettivo di aumentarla con pianificazioni di lungo termine.  

Molte città a livello internazionale si sono poste come obbiettivo l’aumento della copertura arborea. Un esempio è Washington, che ha una copertura media delle chiome degli alberi del 38%, in calo rispetto al 50% del 1950. Tuttavia, dal 2002 (quando si è toccato il minimo), la superficie coperta da alberi è aumentata costantemente e arriverà, grazie ai nuovi impianti, al 40% circa nei prossimi anni.

Purtroppo, queste percentuali sono ben lontane da quelle medie delle città italiane, dove difficilmente si supera il 20% e spesso si rimane ben al di sotto. Secondo quanto riportato nell’ultimo rapporto ISPRA sull’ambiente, l’incidenza delle aree verdi pubbliche sul territorio comunale presenta valori inferiori al 4% in 84 delle 116 città per cui è disponibile il dato e solo in 12 città la percentuale di verde pubblico raggiunge valori superiori al 10%».

È necessario un censimento del verde o altri passi o strumenti da mettere in atto per avere le informazioni oggettive e non basarsi su “percezioni” o dati inidonei? E quali sono i passi successivi da compiere?

«La corretta gestione del verde urbano deve basarsi su un modello di pianificazione che preveda tre domande:

  1. Cosa abbiamo
  2. Cosa vogliamo
  3. Come possiamo raggiungere quello che vogliamo

 Per quanto riguarda la prima domanda è necessario dare risposte in merito alle risorse del verde urbano disponibili (censimenti, inventari), alle risorse economiche (professionalità e competenze incluse) e finanziarie disponibili, e alle aspettative della cittadinanza (interviste, customer satisfaction, etc.).

Per quanto riguarda la seconda domanda  occorre definire quali siano le finalità perseguite a livello:

  • Generale (es. paradigma della sostenibilità)
  • lungo termine (finalità ottenibili in 5 o più anni)
  • medio termine (finalità perseguibili nei 5 anni)
  • breve termine (finalità perseguibili in 2-3 anni)
  • annuali (finalità di ogni anno)

La terza domanda richiede invece una risposta che fa riferimento al quadro pianificatorio, programmatorio e regolamentativo e quindi agli strumenti che permettono di individuare gli obiettivi determinati dalle finalità prima espresse.

Questo modello, semplice, ma che spesso sfugge sia agli amministratori (ai quali non è ben chiaro che le risorse collocate alla voce “verde urbano” sono investimenti e non spese), sia ai cittadini (i quali non sempre comprendono le emergenze tecniche e economiche che le diverse Amministrazioni devono giornalmente fronteggiare) contempla un’azione di feedback che determina un’azione automatica di modifica e di adeguamento del complesso al variare di singole parti (es. incremento della superficie e conseguente modifica del quadro finanziario e programmatorio).

Seppure con la sua schematicità, il modello ci permette di sottolineare ancora una volta alcuni elementi di fragilità della filiera del verde urbano italiano, quali: l’assenza di adeguati sistemi di inventariazione, che rappresentano la base di ogni pianificazione, e la mancanza della conoscenza delle aspettative dei cittadini e del relativo grado di soddisfazione del servizio utilizzato.

Come può un ente pubblico che appalta la gestione del verde (o la esegue in proprio) dare garanzia ai cittadini che tale servizio consente di mantenere il verde in efficienza e non tagliare se non necessario? Quali danni provoca la capitozzatura delle alberature?

Solo un puntuale ed efficace controllo può garantire un’ottimale gestione degli alberi, nello specifico si parla di interventi di potatura e sostituzioni di piante con evidenti problematiche che ne rendono indispensabile la rimozione, e delle aree a prato, e in questo caso si parla di tagli regolari del tappeto erboso. Purtroppo, anche dare delle penalità economiche può non essere sufficiente ad assicurare che il lavoro venga effettuato correttamente e con le giuste tempistiche.

La capitozzatura consiste nel drastico accorciamento del tronco o dei rami principali (sbrancatura) fino in prossimità del tronco stesso. Questa operazione è una delle principali cause delle cattive condizioni in cui versano molti alberi delle nostre città. Il tronco o il ramo capitozzati presentano ampie superfici di taglio senza difese e così i tessuti iniziano a morire dalla superficie verso l’interno, Inoltre la corteccia viene improvvisamente esposta ai raggi solari, il che provoca un eccessivo riscaldamento che la danneggia. La capitozzatura è perciò un’operazione che deve essere evitata ogni volta che sia possibile.

Nel caso in cui non esistano alternative, si dovrà operare in modo da ridurre al massimo i danni per la pianta.

Le conseguenze sono la formazione di molti nuovi ricacci, mentre contemporaneamente si assiste all’alterazione del legno e alla possibile creazione di una cavità, che si sviluppano rapidamente in ampie cavità. Ma pure il taglio di un ramo laterale, se viene fatto in orizzontale e lontano da questo, è causa di danni per l’albero. Infatti, si viene a formare un moncone di legno morto, rapidamente attaccato da microrganismi e funghi, o ancora si può assistere alla morte del cambio e al distacco della corteccia anche per molti metri di lunghezza».

Come mai si continua ancora ad attuare questa “non tecnica”, peraltro dannosa?

«Tradizionalmente nelle campagne la potatura degli alberi consisteva in una periodica “riduzione della chioma”. Le piante, però, venivano “educate” fin dalle fasi giovanili e le parti tagliate avevano una dimensione non eccessiva, per cui la superficie di taglio esposta risultava molto minore. Successivamente, a seguito della produzione di nuovi germogli, si formava un ingrossamento, denominato testa di salice (in inglese “pollard”), e spesso anche un fusto di notevoli dimensioni. Ogni 1-2 anni i ricacci venivano diradati e si lasciavano crescere 3-5 nuovi rami. Questi venivano tagliati dopo 3-4 anni e sostituiti con i rami formatisi nel frattempo.

Questo modo di potare aveva una propria logica all’interno dell’azienda agraria tesa alla produzione di tutti i beni necessari alla famiglia contadina. I grossi rami ricavati dai pioppi neri venivano, per esempio, scortecciati durante l’inverno e la corteccia veniva utilizzata come alimento per il bestiame, mentre i fusti, ripuliti, costituivano la paleria aziendale. L’altro legname che si ricavava dalla capitozzatura era usato come legna da ardere o, come nel caso dell’acero campestre, per la fabbricazione degli zoccoli. Questa tecnica di potatura oggi non ha più ragione di essere, anche se nell’operato di alcuni tagliatori (faccio fatica a chiamarli potatori) è possibile vedere un atavico ricordo».

* * *

Per una corretta manutenzione delle alberature, sono tante le associazioni che sono recentemente scese in campo per chiedere una norma specifica che disciplini ed uniformi le tecniche consentite e valide.

Una coalizione di 13 tra enti e associazioni ambientaliste (tra cui Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio, Federazione Nazionale Pro Natura, Lipu – BirdLife Italia, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, Stop al Consumo di Territorio, ISDE Italia – Medici per l’Ambiente) ha inviato una lettera al Ministro dell’Ambiente e a quello dei Beni Culturali, chiedendo di emanare una norma sulle tecniche opportune per mantenere gli alberi, vietando allo stesso tempo le pratiche distruttive e controproducenti per la salute e la stabilità delle piante (e quindi pericolose per la sicurezza pubblica) quali le potature drastiche tramite capitozzatura o simili.

Nell’appello si legge «Gli alberi sono esseri viventi, fondamentali per migliorare la qualità della nostra vita. Producono l’ossigeno che respiriamo e contribuiscono a limitare gli effetti dei cambiamenti climatici. Riducendo l’inquinamento atmosferico, aiutano a prevenire decine di migliaia di morti premature per malattie respiratorie, come documentano l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la FAO delle Nazioni Unite – spiegano i promotori della coalizione – Le aree verdi sono importanti per il nostro benessere e relax, sono luoghi di incontro e per il gioco dei bambini. Parchi e giardini sono ricchi di biodiversità e, caratterizzando il paesaggio, incrementano anche il valore immobiliare dei nostri appartamenti».

E ancora: «Aumentare la presenza di spazi verdi e alberi in città promuove numerose forme occupazionali – proseguono i promotori dell’iniziativa – si tratta quindi di una grande occasione per offrire lavoro a personale sia tecnico (monitoraggi, progettazione, controlli di stabilità, ecc.) che operativo (cure agronomiche e arboricolturali, nuovi impianti, ecc.). In Italia è già operativa la Legge n.10 del 14 gennaio 2013 che si pone come un ottimo punto di partenza per sottolineare l’importanza del verde urbano; inoltre il Ministero dell’Ambiente ha prodotto documenti strategici e linee guida. Tutto questo è importante, ma non basta per assicurare un approccio moderno e corretto alla gestione degli alberi. Per questo motivo, chiediamo una legge che regolamenti seriamente la materia».

Altre fonti:

https://www.terranuova.it/News/Ambiente/No-alle-capitozzature-degli-alberi-appello-per-una-legge

Milano, “isola” di plastica sul Naviglio Pavese

Mer, 07/31/2019 - 21:00

Un ingente quantitativo di rifiuti si è accumulato all’altezza di via Sant’Abbondio, dove il Lambro meridionale incrocia il Naviglio.

Tra rami, alghe e soprattutto plastica, un enorme ammasso di spazzatura ha formato una discarica a cielo aperto. LA GALLERY

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