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Aggiornato: 1 ora 26 min fa

Intelligenza Artificiale applicata: tra mito e realtà

Sab, 08/25/2018 - 02:04

Se ne parla ovunque. Da un lato c’è chi ne parla bene, descrivendo le opportunità e i vantaggi di questa tecnologia. Dall’altro lato c’è invece chi l’accusa, sostenendo che costituirà un problema per l’umanità, perché andrà – in un certo senso – a sostituire l’uomo.

Queste opinioni contrastanti non fanno che confondere le idee a molti professionisti e aziende, che non hanno sempre chiaro se l’Intelligenza Artificiale sia solo un topic di discussione, o un qualcosa che è già possibile applicare al business, e a quale business.

Jerry Kaplan, docente alla Stanford University e maggiore esperto di AI al mondo, ha dichiarato che se l’Intelligenza Artificiale fosse stata chiamata con un nome più semplice, come ad esempio “Predictive Analytics” non sarebbe nient’altro che una tecnologia di automazione altamente avanzata che aiuta a fare cose che con i software non si riescono a fare.

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Nave Diciotti, arancini per i migranti

Ven, 08/24/2018 - 10:38

Noi Catanesi compreremo subito 177 arancini e andremo tutti insieme al porto… ad accogliere. Tutti pronti!”.
E’ l’iniziativa di un gruppo di artisti catanesi che giovedì sera hanno invitato i concittadini a presentarsi in porto di Catania per compiere un gesto di accoglienza ai 177 migranti da lunedì sera a bordo della nave Diciotti della Guardia costiera, in attesa dell’autorizzazione allo sbarco. A loro sono destinati gli arancini, espressione della gastronomia siciliana.

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Fibrosi cistica, bimbo di 8 anni scrive alla casa farmaceutica per l’Orkambi

Ven, 08/24/2018 - 05:54

Ha scritto alla casa farmaceutica produttrice del medicinale in grado di farlo stare meglio, oltre che di ridurre i giorni di ricovero ospedaliero, per chiedere di abbassarne il prezzo e di renderlo disponibile nel suo Paese attraverso il sistema sanitario nazionale. Luis Walker è un bambino inglese di otto anni affetto da fibrosi cistica, una malattia rara congenita e progressiva che fin dalla nascita altera le secrezioni di diversi organi. A subire la maggiore compromissione sono i bronchi e i polmoni: al loro interno il muco tende a ristagnare, generando infezione e infiammazione ingravescenti che nel tempo tendono a portare all’insufficienza respiratoria. Per questa malattia attualmente non esiste cura,  ma l’assunzione di alcuni farmaci può migliorare i sintomi e la qualità di vita dei pazienti: uno di questi, prodotto dalla Vertex Pharmaceuticals di Boston (Stati Uniti), si chiama Orkambi e sortisce ottimi effetti sul piccolo Luis, ma purtroppo il giovane paziente non può usufruirne perché il sistema sanitario inglese non ha ancora trovato con la casa farmaceutica statunitense un accordo economico che gli consenta di distribuire il farmaco.

La lettera ai vertici dell’azienda farmaceutica

Così Luis ha preso in mano un pennarello celeste e un foglio di carta e ha scritto direttamente alla vice presidente della Vertex, Rebecca Hunt: “Cara signora Hunt – si legge nella lettera riportata dalla Bbc – avete la medicina che può farmi stare molto meglio e che potrebbe evitarmi di trascorrere tanto tempo in ospedale. Vi prego vendetela al mio paese. Se vostro figlio avesse la fibrosi cistica so che mi capireste ed abbassereste il prezzo di Orkambi”. “E’ un messaggio molto semplice – spiega la madre di Luis, Christina -. Non dice altro che: ‘Per favore abbassate il costo del farmaco così il sistema sanitario nazionale inglese può permettersi di acquistarlo’”.

La risposta

La risposta della Vertex non si è fatta attendere (ma forse il piccolo Luis sperava in qualcosa di più): “Condividiamo la frustrazione di Luis e delle migliaia di persone in Inghilterra che attendono per avere accesso a questo farmaco – ha affermato Hunt -. Abbiamo impiegato ogni giorno dei mille giorni da quando l’Orkambi è stato approvato cercando di portarlo a tutti i pazienti che ne hanno bisogno; sollecitiamo nuovamente l’amministratore delegato del servizio sanitario nazionale inglese, Simon Stevens, a unirsi al nostro tavolo affinché i pazienti inglesi non debbano aspettare oltre”.

 

Fonti imm: https://twitter.com/cfholidayfund e itv.it

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Allarme microplastica, anche le lenti a contatto possono inquinare i nostri mari

Ven, 08/24/2018 - 02:48

D’ora in poi, fateci caso. Così impalpabili, leggere e trasparenti, le lentine possono rappresentare una minaccia per i nostri mari.

A dirlo un gruppo di ricercatori americani che per la prima volta ha indagato il “destino” delle lenti a contatto dopo l’uso e ha scoperto che quando finiscono negli scarichi delle acque reflue vengono frammentate e rischiano di arrivare nell’ambiente come microplastica.

Lo spunto è arrivato dall’esperienza personale. “Ho sempre indossato occhiali e lenti a contatto per buona parte della mia vita. A un certo punto mi sono chiesto se qualcuno avesse mai studiato quello che accade a queste lenti di plastica” spiega Rolf Halden, direttore del Centro di ingegneria per l’ambiente e la salute dell’università dell’Arizona. Quando Halden e colleghi – Charlie Rolsky e Varun Kelkar – hanno scoperto con un certo stupore che in letteratura sull’argomento non c’era nulla, hanno deciso di ampliare il lavoro già avviato da tempo sull’inquinamento da plastica.

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Cosa succederebbe se saltassimo tutti insieme?

Ven, 08/24/2018 - 02:24

Nell’estate del 2006, qualcuno mise in piedi un sito per promuovere il World Jump Day: il 20 luglio gli organizzatori invitavano gli abitanti dell’emisfero occidentale terrestre a saltare per due minuti, in modo da spostare il pianeta Terra dalla sua orbita su una nuova, il che avrebbe risolto i problemi del riscaldamento globale.

L’iniziativa scherzosa ebbe il suo momento di celebrità in diverse parti del mondo, Italia inclusa, ma il giorno previsto per il salto, fissato alle 11.39 e 13 secondi secondo l’orario di Greenwich, passò naturalmente senza conseguenze per il pianeta. La domanda, però, rimane, uno di quei quiz fisici oziosi che almeno una volta vengono in mente a tutti: che cosa succederebbe se tutti gli esseri umani della Terra si radunassero nello stesso posto e saltassero contemporaneamente?

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Ecologia: come un buon cittadino smaltisce le cartucce della stampante

Ven, 08/24/2018 - 02:06

In un mondo che guarda sempre di più all’ecologia, alla produzione dei prodotti nel rispetto dell’ambiente e del pianeta e al corretto smaltimento dei rifiuti, è fondamentale che il cittadino si muova in questa direzione. Se ogni persona facesse attenzione ad acquistare da aziende che operano quanto più possibile in modo green e a smaltire correttamente i propri rifiuti speciali, come le cartucce della stampante, ci sarebbero meno problemi di sfruttamento del pianeta e meno inquinanti in circolazione.

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Case di legno, vetro e acciaio – tra design ed ecosostenibilità

Ven, 08/24/2018 - 02:00

Una rassegna di realizzazioni abitative ecocompatibili selezionate da Il Sole 24 Ore,  in Italia, ma non solo, dove la qualità dell’abitare, i materiali ed il design sono in protagonisti.

Strutture in legno senza uso di colle e metallo (chiodi), che garantiscono comunque stabilità e durabilità, materiali privi di sostanze organiche volatili, inquinanti dell’ambiente interno (composti COV).

Uso diffuso del legno, lasciato allo stato naturale anche per i rivestimenti esterni. Possibile? Sì perchè le moderne tecniche di trattamento del legname consentono di mantenerlo intatto per lungo tempo.
In una delle realizzazioni, nei rivestimenti esterni in legno è stato utilizzato, per esempio, larice temprato a fuoco proprio per aumentarne le catteristiche di durabilità. Con questa tecnica si mantiene infatti il materiale intatto nel tempo, mutandone superficie e colore.

Costruzioni quasi del tutto autosufficienti energeticamente, in alcuni casi rispondenti ai requisiti di “Casa passiva” in ambiente mediterraneo.

Strutture realizzate con telaio in acciaio e tamponatura a secco su fondazioni in calcestruzzo armato, che, grazie alla leggerezza dei materiali (di massa inferiore ai materiali canonici), possono essere progettate di massa inferiore ad un sistema tradizionale. Tempi ridotti di realizzazione, da sei mesi a nove mesi per molte di queste.

Sfide alla tecnologia: per una struttura costituita da gabbie in acciaio appoggiate ad alcuni blocchi di calcestruzzo e connesse da un ponte, in un edificio rialzato da terra, in zone a forte pendenza, per permettere anche il deflusso delle acque.

Edifici dove anche le grandi vetrate, oltre a sembrare magnifici quadri e far godere del paesaggio circostante, assolvono allo scopo di apportare quanta più luminosità possibile.

Godetevi qui gli edifici selezionati da Il Sole 24 Ore con queste caratteristiche.

Immagine di copertina: fotomontaggio di Armando Tondo, luglio 2018

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Il pesce di allevamento è più o meno sano?

Gio, 08/23/2018 - 09:35

Di questa cifra complessiva, 90,9 tonnellate provenivano dalla pesca e 80 dagli allevamenti. Mentre il pescato è diminuito di quasi il 2%, l’allevamento di prodotti ittici è cresciuto di oltre il 5%.

Il consumo per ogni persona è in continuo aumento e avrebbe appena superato i 20 chilogrammi all’anno. Secondo la Fao nei consumi finali si sarebbe già verificato il sorpasso del pesce che arriva dagli allevamenti, 10,8 chili, rispetto a quello che arriva dalla pesca, 9,6 chili.

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Nuova Zelanda: la ministra delle Donne, incinta di 42 settimane, va in bici in ospedale per partorire

Gio, 08/23/2018 - 04:47

Dimenticate (per questa volta) di auto blu e privilegi. Questa storia racconta di forza, determinazione e coerenza con quanto sempre promosso e sostenuto: la bicicletta. Domenica 18 agosto 2018, la ministra di 38 anni e alla sua prima gravidanza, ha pedalato in sella alla sua bicicletta per circa un chilometro, così percorrendo il tragitto da casa fino all’ospedale City Hospital Auckland, dove è stata ricoverata per indurre il parto e dare alla luce la sua prima bambina. Nessuna imprudenza. Il breve tragitto, per lo più in discesa, è stato percorso con una bicicletta elettrica e in totale sicurezza stradale. Come si evince dalle foto sul suo profilo Instagram postate all’entrata dell’ospedale, la donna era provvista anche del caschetto.

“Una gran bella domenica  per una passeggiata in bicicletta verso l’ospedale e partorire finalmente questa bimba” Scrive sui social la ministra “Io e il mio compagno siamo andati in bici perché non c’era posto in auto per la squadra di supporto… mi ha messo anche di ottimo umore”.

Foto di Julie Anne Genter da profilo Instagram

Non è la prima volta che le donne politiche della Nuova Zelanda fanno parlare di sé. È infatti la seconda ministra del governo neozelandese che partorisce durante l’anno del 2018. Lo scorso 21 giugno, la premier Jacinda Ardern è tornata al lavoro, dopo solo sei settimane, a seguito del suo primo parto che ha visto la nascita della bambina Neve. La stessa Ardern, eletta l’anno scorso, è la seconda donna premier al mondo a partorire mentre è in carica, dopo la pakistana Benazir Bhutto nel 1990.

La ministra delle donne ha dichiarato che si assenterà per un periodo di tre mesi dai suoi incarichi di parlamentare e sei settimane dai suoi doveri ministeriali.

Totale sintonia e supporto alla premier arriva da tutto Partito e non solo dal gentil sesso. James Shaw, vice del partito, ha dichiarato durante la conferenza del Partito: “Anne ha fatto un’impresa davvero notevole. Siamo lieti che sia arrivato un secondo bambino ministeriale. Sono molto orgoglioso di vivere in un Paese in cui due membri dell’esecutivo riescono ad avere figli conciliandoli con il loro lavoro. È una notizia fantastica.”

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La casa di paglia: mica balle!

Gio, 08/23/2018 - 04:14

Una struttura in balle di paglia che oggi è diventata uno straordinario luogo di aggregazione per la comunità.
Intervista a Emanuele Cerutti, presidente di “achilometrozero”.
Per maggiori informazioni sulla casa di paglia

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La casa più green del mondo è targata Parma

Gio, 08/23/2018 - 02:53

Lucia Filippini, architetta parmigiana a capo di un team internazionale che ha vinto in Cina un concorso dedicato alle abitazione ecologiche, è stata intervistata da 12TgParma.

FONTE:  Gazzettadiparma.it

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“Acque inquinate per il 48% delle coste italiane”

Gio, 08/23/2018 - 02:32

Secondo i dati raccolti dallʼimbarcazione che monitora il nostro mare, solo il 52% dei 261 punti campionati dai tecnici nelle 15 regioni costiere è risultato entro i limiti di legge. I mari che circondano l’Italia non godono di buona salute. A lanciare l’allarme è Legambiente al termine del viaggio di Goletta Verde, partita il 22 giugno dalla Liguria e tornata in porto domenica in Friuli Venezia Giulia con dati preoccupanti. Solo il 52% dei 261 punti campionati dai tecnici nelle 15 regioni costiere italiane, infatti, è risultato entro i limiti di legge. Il restante 48% è invece “fortemente inquinato” (39%) o “inquinato” (9%).

Dalla campagna 2018 di Goletta Verde, la barca a vela di Legambiente che ogni estate naviga lungo i 7.500 km delle coste italiane per monitorare la salute del Mediterraneo, emergono dunque dati poco incoraggianti.

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WWF: Mari “plastic free”, la petizione anche su Change.org

Mer, 08/22/2018 - 10:03
«Abbiamo 7.500 buoni motivi (tanti sono i km di costa italiani) per chiedere di tutelare i nostri mari dall’inquinamento da plastica». A dirlo Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia. «In mare e negli oceani perfino la plastica biodegradabile è una minaccia, come dimostrato da recenti ricerche. L’inquinamento da plastica è un problema globale causato dall’eccessivo consumo di plastiche e da una cattiva o mancata gestione dei rifiuti. La Petizione che stiamo rilanciando in questi giorni e che vogliamo rendere virale, mira a rendere “plastic free” il Mediterraneo a cominciare dai mari italiani con quattro richieste al Governo italiano. l’Italia ha anche un motivo in più per mantenere alta la sua capacità di intervento su questo tema, visto che a dicembre ospiteremo la riunione (COP21) delle parti contraenti alla Convenzione di Barcellona per la tutela del Mediterraneo in cui sicuramente i temi dell’economia circolare e dell’inquinamento da plastica avranno una loro centralità».

Il Wwf ha lanciato, oltre che sul sito www.wwf.it, la petizione change.org/plasticfree anche sulla piattaforme social Change.org, in cui avanza quattro richieste al Governo perché venga mantenuta e rilanciata la leadership del nostro Paese per un Mediterraneo pulito e per sostenere l’azione del ministro dell’Ambiente Sergio Costa che ha già avviato una campagna per liberare innanzitutto la pubblica amministrazione dalla plastica ed ha annunciato un testo di legge per tutelare il mare innanzitutto da questo inquinamento.

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Prima l’uovo o la gallina? Il test che ‘riscrive’ la domanda

Mer, 08/22/2018 - 09:53

E’ nato prima l’uovo o la gallina? Un test fatto con la luce indica che non ha più senso dirlo, perché cancella il prima e il dopo. L’esperimento di fisica quantistica, che descrive le leggi bizzarre che governano il mondo delle particelle, potrebbe avere applicazioni importanti nei sistemi di comunicazione del futuro, basati sulle tecnologie che sfruttano queste regole. Descritto sulla rivista Physical Review Letters, l’esperimento è stato condotto dai ricercatori guidati da Andrew White, dell’università australiana del Queensland.

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#Pontemorandi, silenzio assordante e niente selfie

Mer, 08/22/2018 - 04:55

Quando sulle macerie del Ponte Morandi è tornato a splendere il sole la scena è diventata ancora più surreale, se possibile. La cornice di colline verdi, ornate dai vecchi forti, e qualche nuvoletta bianca che sembra dipinta riescono a creare una cartolina mostruosamente armoniosa. A colpire di più è il silenzio. Nessuno si scatta selfie nei pressi della “zona rossa”, oltre la quale non si può passare ma da cui si vede molto bene il luogo esatto del disastro; a scattare foto ci sono i giornalisti e pochissimi passanti con l’atteggiamento di chi vuole immortalare con rispetto quel pezzo di storia e di città che non esiste più se non nei loro ricordi personali.

Le foto in questo articolo sono state scattate domenica 19 agosto, su uno dei ponti che attraversano il greto del Polcevera, punto di vista privilegiato per comprendere e riferire l’accaduto. Siamo in una calda giornata estiva, in cui probabilmente molti sono in spiaggia o fuori città e il traffico non è ai livelli che si teme possa raggiungere dopo il rientro, l’apertura delle scuole e quando i mezzi pesanti, percorrendo vie alternative al Ponte Morandi, potrebbero mandare il tilt l’intera viabilità cittadina. Un assaggio di caos i genovesi in auto l’hanno già avuto in questi primi giorni dopo il disastro. Un silenzio assordante ed irreale domina su tutto, qui a poche centinaia di metri dal ponte crollato.

Nei giorni immediatamente successivi al crollo, ai soccorritori e forze dell’ordine hanno fatto visita ripetutamente signore con pacchetti di biscotti, nonnine commosse per l’instancabilità e la costanza di questi “figli di Genova”, intenti a prendersi cura della città prima che di loro stessi, tenuti in piedi dalla speranza, alla ricerca di vite da salvare anche quando ormai quella speranza aveva lasciato il posto alla crudezza del conto definitivo delle vittime. Presto sono arrivati anche i panettieri con le loro teglie di focaccia calda appena sfornata. Cos’altro, altrimenti?

L’anima di Genova si è raccolta sotto il Ponte Morandi, simbolo fatiscente di una città che non dimentica ferite ancora profondamente aperte ma già dimenticate da chi starnazza sui social e tenta di tirare acqua al proprio mulino. Senza andare troppo indietro nel tempo, qui è impossibile dimenticare l’atmosfera, la violenza e gli strascichi di un G8 devastante, il crollo della torre piloti del porto a maggio 2013, le ultime alluvioni del 2014 e 2016 con le loro vittime, il cedimento di una condotta della Iplom nel 2016 proprio nello stesso torrente Polcevera. E basta voltare le spalle alle macerie del ponte, guardare verso la foce del fiume, per respirare la storia che ha contrassegnato questi quartieri: le lotte operaie all’Italsider/Ilva, l’assassinio di Guido Rossa (a cui oggi è dedicata anche la nuova strada a mare), la forza delle donne di Cornigliano che, armate di mestoli e coperchi, hanno contribuito a portare sotto la luce dei riflettori e del governo tutte le morti legate all’acciaio. E poi altre ferite aperte: tra il 2007 e il 2008 sono stati abbattuti i gasometri dell’acciaieria, simbolo di una battaglia vinta, ma ad oggi il quartiere attende ancora la concretizzazione di un progetto di riqualificazione mai davvero avviato. Anche questa è Genova, la Genova meno nota che compare a fatica sulle guide turistiche ma altrettanto affascinante.

Il 14 agosto 2018 ai genovesi non è crollato soltanto il Ponte Morandi, è crollata una parete di casa. Il primo pensiero è andato alle auto in transito, alle vittime. Poche, se vogliamo essere realisti, rispetto a quante il crollo dell’intero ponte avrebbe potuto farne contare. “E’ venuto giù il ponte di Brooklyn”: così si sono dati l’allarme i genovesi, perché soltanto così avrebbero parlato del Ponte Morandi, costringendolo da sempre ad un impietoso confronto. E poi le “case dei ferrovieri”, le case di Certosa oggi sotto osservazione costante, le case su cui sembra poggiare il ponte progettato come una gabbia per rinchiuderle. Qualcuno ha scritto che Genova sembra uscire da un disegno di Escher. In effetti è così, ma chi ci vive non cambierebbe quei labirinti e quegli incastri per nulla al mondo.

“I ponti non crollano per fatalità”, dice l’architetto Renzo Piano, genovese spesso contestato in patria, che in un’intervista a La Repubblica ha descritto una sensazione comune a tutti i genovesi: “Al di là del legame sentimentale con Genova ho provato una grande sofferenza, di quelle che arrivano all’improvviso e ti sconvolgono. A me prendono allo stomaco. Ho pensato subito alle vittime, e solo dopo alla mia città ferita, a Genova e alle sue catastrofi”.

Nel silenzio e nei toni decorosi che cercano di mantenere, gli operosi genovesi si danno ora consigli sui percorsi alternativi, si fanno coraggio a vicenda, si danno appuntamento per le fiaccolate, cercano di capire come non intralciare le operazioni di soccorso. In molti dicono di non avere ancora trovato la forza per guardare verso il ponte. Quasi tutti i genovesi conoscono qualcuno che l’ha scampata per un soffio. Attimi. Per tutti, la consapevolezza che il ponte simbolo delle partenze e dei ritorni non c’è più. Mancherà un punto di riferimento fisico, una linea anche simbolica che univa quartieri, persone, attività, che comunque pare verrà ricostruita in fretta, o almeno si spera. Ma questo è un futuro di cui ancora non si tocca nulla con mano.

Si mastica tanta tristezza. Ci si chiede cosa succederà domani, ci si chiede come non far morire una città che anche grazie a quell’arteria vitale teneva acceso il proprio porto, fulcro della vita economica. Ci si pongono domande, lontano dal ponte, per rispetto.

La polemica, come spesso accade, è montata tutta sui social, dove un minuto di silenzio in memoria delle vittime non è mai stato concesso. Si cercano i colpevoli di un crollo assurdo, si punta il dito contro chiunque possa avere anche la minima responsabilità di questa ennesima sciagura made in Italy. Si accenna alla “gronda” come rimedio a tutti i mali e, ancora una volta, appunto, si punta il dito.

L’unica verità è che il ponte di Brooklyn è crollato e ha mandato una città intera in trance. Piante le vittime, senza mai dimenticarle, non è da cinici pensare al disastro economico: senza il Ponte Morandi la città non ha più un varco da cui transitano le merci provenienti dal porto e viceversa, senza considerare che ci sono terminali del porto sia ad est che ad ovest del ponte e che l’aeroporto si trova a Ponente rispetto al resto della città. Mentre si studiano piani alternativi per far transitare il traffico pesante, i genovesi ancora una volta parlano poco e si rimboccano le maniche; real time scattano e postano online foto del traffico nelle zone più calde per darsi una mano da soli. Dopo le alluvioni il simbolo della città unita che risorge con le proprie forze sono stati gli Angeli del Fango, dopo il crollo del Ponte Morandi gli eroi della comunità sono stati da subito i Vigili del Fuoco, attivi sin dai primi momenti, senza colori politici, silenziosi ed efficienti.

Durante i funerali di stato, interrotto dagli applausi, l’Imam di Genova ha pronunciato alcune semplici parole capaci di annullare qualsiasi differenza culturale e religiosa tra le comunità che la città ospita: “Preghiamo per Genova. La Superba saprà rialzarsi con fierezza. La nostra Genova, la Zena, che in arabo significa “la bella”, che è nei nostri cuori”. Molte delle comunità straniere presenti in città hanno peraltro dato da subito piena disponibilità ad accogliere gli sfollati.

Tra le varie iniziative di solidarietà e condivisione, sabato 22 settembre alle 17 in Piazza della Vittoria i genovesi sono chiamati a raccolta per l’evento Riprendiamoci Genova, senza nessuna bandiera politica se non la Croce di San Giorgio. “Al di là delle responsabilità dei gestori e della politica, un buona parte della responsabilità morale ricade su tutti noi genovesi”, dicono gli organizzatori su Facebook, determinati a chiedere che i fondi per la ricostruzione non siano gestiti da un commissario straordinario scollegato dal territorio, ma ascoltando la comunità locale e sotto la guida di urbanisti, ingegneri e architetti che conoscono la città. L’ulteriore richiesta è quella che – come accade in altri porti europei – parte dei profitti generati dal traffico nel porto resti a Genova, così che non debba soltanto farsene carico. Poche richieste ma molto chiare e concrete.

* * *

In questo articolo, volutamente, non si è parlato di politica e politici. Le loro dichiarazioni, fuori luogo o adeguate che siano, hanno invaso il Web e potete leggerle altrove traendo le conclusioni che preferite.  

 

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Scoperte intorno alla Via Lattea alcune delle galassie più antiche

Mar, 08/21/2018 - 10:13

“E’ come aver trovato nel giardino di casa i fossili dei primi umani che hanno popolato la Terra”, dice uno degli autori dello studio.

Non lo sapevamo, ma intorno a noi ci sono alcune fra le galassie più antiche del cosmo, veri e propri “fossili” cosmici nati 13 miliardi di anni fa, quando l’Universo era ancora bambino. Secondo un nuovo studio infatti, intorno alla Via Lattea si nasconderebbe un gruppo di galassie primordiali molto più antiche della nostra. Per identificarle e risalire alla loro età, tre astronomi dell’Università di Durham e dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, hanno confrontato l’emissione luminosa delle galassie nane in orbita intorno alla Via Lattea e alla galassia di Andromeda. Lo studio, pubblicato su The Astrophysical Journalfornisce un nuovo importante campione osservativo utile per studiare le epoche più remote della storia dell’Universo.

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Maternità, la proposta in Svizzera: congedo parentale di 38 settimane per i neo-genitori

Mar, 08/21/2018 - 09:45

Trentotto settimane di congedo parentale alle coppie che hanno appena avuto un bambino, così ripartite: 14 settimane per la madre8 per il padre, e le restanti 16 da suddividere tra i due. È questa la proposta avanzata in Svizzera dalla Commissione federale di coordinamento per le questioni familiari (COFF) sulla base di un’analisi di 140 studi scientifici prodotti in tutto il mondo, tra il 2010 e il 2017. Scopo della proposta: coinvolgere maggiormente la figura paterna nella crescita del bambino e avere maggiori vantaggi economici.

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L’Italia sconvolta dal calcio su Internet

Mar, 08/21/2018 - 02:34

Oddio il calcio su Internet. Nel 2018 l’Italia si approccia al web come qualcuno che brancola nel buio. Tremolante, timoroso, completamente a disagio, in balia degli eventi. È quel che sta accadendo da qualche settimana, da quando l’obsoleto universo del pallone ha dovuto fare i conti con l’avvento di Dazn, gruppo Perform, che ha conquistato il diritto di trasmettere tre partite di Serie A alla settimana.

Restiamo fondamentalmente il Paese che fantozzianamente coniuga il calcio con la birra e il frittatone di cipolla. E il telecomando, of course. Gli spot pubblicitari mostrano sempre un gruppo di amici che seguono la partita in tv. Le prime destabilizzazioni hanno colpito le fasce più anziane del Paese, alle prese con chiavette, smart tv, nuove password. È un rito quasi secolare che va in frantumi.

Passi per Netflix che è considerata roba per giovincelli, con “La casa de papel”, “El Chapo”, persino “Better call Saul”. Da noi, gli over sessanta sono perennemente associati ai virtualmente imperituri ispettore Derrick e Signora in giallo.

Poi arriva la sera del debutto. E l’Italia che sta in vacanza, scopre che da noi Internet procede col passo di un maratoneta al trentesimo chilometro. Che la banda larga è roba per quei Paesi strani, quelli che costruiscono nuove infrastrutture, che non secretano le concessioni autostradali, che hanno sempre cantieri aperti, che non si vantano del record di movimenti no black no white no Orange e che, soprattutto, non si ritrovano a dover riflettere su una tragedia da cartoni animati. Com’è che venivano chiamati un tempo? Ah sì, Paesi occidentali.

L’Italia su Internet è un Paese – forse – in via di sviluppo. E stavolta lo sfregio non ha colpito chi fa impresa – che vuoi che sia – ma il sancta sanctorum del pallone. Serviva la Serie A per capire che non siamo attrezzati. Così come si è rivelato impreparato Dazn che non aveva fatto i conti con le richieste last minute. E così sabato sera per Lazio-Napoli ci siamo ritrovati a cercare una radio in casa, perché mentre arrivavano notizie di gol all’Olimpico noi guardavamo ancora le squadre osservare il minuto di silenzio per la tragedia di Genova.

Cristiano Ronaldo

Fallita miseramente la prova con la tecnologia – sì, da noi Internet è tecnologia – il resto della comunicazione calcistica ci ha riportati al nostro luogo d’elezione: Frittole, la città dove finiscono Troisi e Benigni in “Non ci resta che piangere”. A Frittole c’è la tv. E finalmente possiamo sapere del primo respiro di Cristiano Ronaldo, del primo starnuto di Cristiano Ronaldo, e magari di altri debutti più intimi del fuoriclasse portoghese. Che non ha segnato, ma in compenso ha mandato – involontariamente – il portiere del Chievo all’ospedale. Trentanove anni, di Cava de’ Tirreni, Sorrentino è stato l’uomo più intervistato della settimana. Il non detto era: “cosa si prova a essere il primo a subire gol da Cristiano Ronaldo?”. Lui ci aveva anche provato a dire che le partite vanno prima giocate. Ovviamente non gli avevano creduto. E invece aveva ragione lui. Ha resistito fino al 2-2. Poi ha lasciato lo stadio in ambulanza. Ha subito un colpo di frusta alla cervicale e fratture nasali. Però un giorno potrà dire che il naso gliel’ha rotto Cristiano Ronaldo.

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L’animale più pericoloso al mondo è la zanzara

Lun, 08/20/2018 - 16:35

Le malattie più trasmesse sono la malaria, la dengue e la febbre gialla.

In Italia, si contano circa 70 specie di zanzare, tra cui le più diffuse sono la zanzaracomune, la zanzara di risaia e, da ormai da diversi anni, anche la più aggressiva zanzara tigre. Il rischio di contrazione di malattie come la malaria o il virus del Nilo occidentale, però, è molto basso.

Ma non nel resto del mondo. Per questo, oggi si celebra la giornata mondiale della zanzara, che ricorda proprio la relazione con la malaria scoperta dal medico britannico Ronald Ross il 20 agosto 1897.

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Spezzare gli spaghetti perfettamente in due: dopo 80 anni il MIT svela il mistero

Lun, 08/20/2018 - 16:15

Finalmente sappiamo che gli spaghetti crudi possono essere spezzati perfettamente in due; una scoperta che, oltre a risolvere un bizzarro enigma decennale, potrebbe aiutare gli scienziati a comprendere meglio come si crepano e fratturano determinati materiali. A riuscire nell’ardua impresa un team di ricerca internazionale guidato da fisici e matematici dell’autorevole Massachusetts Institute of Techonology – meglio conosciuto con l’acronimo di MIT -, che ha collaborato a stretto contatto con i colleghi della Sibley School of Mechanical and Aerospace Engineering presso l’Università Cornell di Ithaca e dell’Università Aix Marsiglia (Francia). Se la notizia può sembrarvi assurda, per comprenderne meglio il senso potreste iniziare con un piccolo esperimento pratico. Recatevi in cucina, aprite una scatola di spaghetti, prendetene uno e flettetelo prendendolo dai due lati fino a farlo rompere; noterete che si frantumerà in più pezzi e non in due. Questo succederà con ogni spaghetto che proverete a spezzare. Gli scienziati guidati dal MIT, grazie a un apposito dispositivo che applica una forza e una torsione impossibili per le mani dell’uomo, sono invece riusciti a spezzare gli spaghetti perfettamente in due

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