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Aggiornato: 5 ore 58 min fa

Nasce la Ciclabile del Piave, 220 km dalle Dolomiti al mare

Gio, 04/25/2019 - 12:00

Da oggi, i cicloturisti hanno un itinerario in più da calcare: è la Ciclovia del Piave, 220 chilometri in territorio veneto, tra le Dolomiti e il mare.

A presentare la Ciclovia del Piave sono stati i Consorzi Bim Piave di Belluno, Treviso e Venezia. Il nuovo percorso, che si inserisce tra i Cammini o Vie/Ciclovie d’Italia, è un vero e proprio gioiello, capace di regalare scenari straordinari: si parte dalle Dolomiti – con le sue bellezze paesaggistiche, storiche e artistiche – e si raggiunge il mare, attraversando tre province venete fatte d’arte, storia e cultura millenaria.

Ad accompagnare la Ciclovia del Piave è, ovviamente, il fiume Piave. Un corso d’acqua che ha reso grande Venezia nel Quattrocento e nel Cinquecento, e che – questo percorso lungo 220 chilometri – lo accarezza. Si comincia dalle Sorgenti in provincia di Belluno e si arriva sino al Mar Adriatico, a due passi da Jesolo, dopo aver attraversato il bacino idrografico del fiume, nel territorio della provincia di Treviso.

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I cibi più ricchi di Vitamina D

Gio, 04/25/2019 - 10:23

Quali sono i cibi più ricchi di vitamina D? Scopriamo quali alimenti contengono una maggiore concentrazione di questo fondamentale principio nutritivo

Cibi più ricchi di Vitamina D

Cos’è la Vitamina D e quali sono le sue proprietà fondamentali? La vitamina D è preziosa soprattutto per le ossa e il rafforzamento del sistema immunitario. Quante volte abbiamo sentito dire che prendere il sole fa bene alle ossa? Se è vero che l’esposizione al sole riduce il fabbisogno di vitamina D, è altrettanto vero che esistono molti cibi ricchi di vitamina D in grado di darci una mano quando non è propriamente la stagione del “bagno” di sole.

Questa vitamina, molto importante per mantenere uno stile di vita sano ed equilibrato, più essere assunta in più di un modo e in diverse quantità a seconda del nostro fabbisogno giornaliero. Una eventuale carenza di vitamina D può essere rischiosa, per questo ti spiegheremo anche quali sono i sintomi per individuarla e corre ai ripari con una dieta ricca di vitamina D, abbinata a una salutare attività all’aria aperta.

I 15 alimenti più ricchi di vitamina D

  • Salmone
  • Sardine
  • Olio di fegato di merluzzo
  • Tonno
  • Ostriche
  • Gamberi
  • Tuorlo d’uovo
  • Funghi
  • Latte di soia
  • Latte di mucca
  • Farina d’avena
  • Cicoria
  • Crescione
  • Tarassaco
  • Basilico

Le maggiori fonti alimentari di vitamina D provengono dal pesce e dagli oli in esso contenuti, ma anche dalle uova, dal latte, dal burro e, in generale, da fegato e grassi animali. Ma anche il mondo vegetale presenta alimenti ricchi di vitamina Dverdure a foglia verde e cereali ne contengono buoni livelli, proprio come i funghi.

Tra i pesci più ricchi di vitamina D troviamo il salmone, ma è bene preferire la carne di salmone selvatico con livelli di tamina D più alti rispetto alla variante d’allevamento. Anche la sardina contiene una buona quantità di vitamina D, meglio sceglierla fresca per evitare di introdurre troppo sodio, di cui le sardine in scatola abbondano. L’olio di fegato di merluzzo è considerato un potenteintegratore di vitamina D, anche se il suo sapore è tutt’altro che gradevole. Ne basterebbe un cucchiaino al giorno per evitare carenza di vitamina D ma anche di vitamina A.

E se non mangiate il pesce? Arrivano in soccorso le uova, con più precisione iltuorlo che racchiude grassi, vitamine e sali minerali, lasciando le proteine all’albume. Le uova di gallina allevate a terra, all’aperto, oltre a garantire condizioni di vita più degne all’animale, contengono livelli di vitamina D molto più elevati rispetto alle uova provenienti da allevamenti di stampo industriale.

Anche il regno vegetale regala cibi ricchi i vitamina D, come i funghi in grado di sintetizzare questa vitamina con l’esposizione alla luce UV. Anche in questo caso bisogna fare un’importante distinzione: i funghi coltivati commercialmente vengono fatti cresce al buio e per questo contengono pochissima vitamina D. L’avena è una fonte sicura di vitamina D, ma si può fare affidamento anche sul latte di soia, specialmente quando è arricchito di vitamina D, come avviene per altri alimenti fortificati in commercio, corn flakes compresi.

Quali sono le funzioni della vitamina D

La vitamina D è fondamentale e per l’assorbimento del calcio e del fosforo, e anche della depositazione del calcio a livello osseo. In poche parole, assumere la giusta dose di vitamina D garantisce la salute scongiurando quasi del tutto l’insorgere di osteoporosi e altre patologie simili.

La vitamina D sembra essere davvero irrinunciabile, ma come si assume per non rischiare carenze significative? Anche se i sintomi della carenza di vitamina Dnon sono così facili da individuare, partiamo dalle sue proprietà e prepariamoci a esplorare l’universo dei cibi più ricchi della preziosissima vitamina D.

Proprietà e benefici della Vitamina D

Le proprietà delle vitamine sono molte. In particolare la vitamina D migliora la salute generale dell’organismo. Tra le sue funzioni fondamentali ci sono la protezione e il rafforzamento delle ossa, ma anche del sistema immunitario. Inoltre, la vitamina D contribuisce in maniera significativa all’assorbimento del calcio, fondamentale non solo per lo scheletro, ma anche per il mantenimento dei corretti livelli di fosforo nel sangue. Senza dimenticare che un corretto apporto di vitamina D previene in maniera efficace cancro e sclerosi multipla.

Oltre che preventiva, la vitamina D è curativa perché allevia sintomi dell’osteoporosi e cura ipertensione, diabete, psoriasi e debolezza muscolare.

Come si assume la vitamina D?

Le principali fonti di vitamina D disponibili sono due: la luce del sole e gli alimenti che ne sono ricchi. Ma come fare nelle stagioni in cui il sole scarseggia? Per prima cosa, è necessario aumentare il consumo di cibi contenenti vitamina D, ma si può prevenire la carenza futura facendo scorta di vitamina D in estate. Bastano 40 minuti al giorno in maglietta e pantaloni corti al sole per assumere vitamina D sufficiente per tutto l’anno!

Il fabbisogno giornaliero di vitamina D

Quanta vitamina D bisogna assumere al giorno? Il dosaggio varia da persona a persona, soprattutto in base all’esposizione al sole che ne incrementa la sintesi e l’assorbimento. Per una persona che espone la pelle circa un quarto d’ora al giorno alla luce del sole, 400 UI di vitamina D al giorno possono essere sufficienti. Se invece si fa una vita più sedentaria, e meno all’aria aperta, la dose andrebbe aumentata anche fino a 2000 UI.

Carenza di vitamina D

Come capire quando non stiamo assumendo abbastanza vitamina D ed è il momento di aggiustare il tiro? Un eventuale carenza viene valutata attraverso i dati degli esami del sangue e sarebbe difficile accorgersene diversamente, perché la carenza di vitamina D non ha effetti conclamati. Solo raramente si possono percepire dei dolori muscolari cronici.

I soggetti più a rischio di carenza d vitamina D sono i neonati allattati al seno, perché il latte materno ne è poco ricco; gli anziani, la cui pelle perde la capacità di sintetizzazione e le persone affette da celiachia, malattie del fegato e altre patologie specifiche. Anche i soggetti obesi potrebbero essere vittime di carenza di vitamina D perché l’eccesso di grasso corporeo trattiene la vitaminaimpedendone il passaggio nel sangue. Da ultimo, gli alcolisti, dal momento che l’alcol diminuisce le riserve di vitamina D nel fegato.

Come assumere più vitamina D

Innanzitutto, dotatevi dei cibi più ricchi di vitamina D e abbinateli fra loro, creando dei piatti salutari e gustosi. L’avena, ad esempio si sposa bene sia con il pesce che con le verdure a foglia verde. Le uova si possono accompagnare a un contorno di cicoria e del salmone, per farcire un bagel inaspettato. Ancora, un risotto d’avena ai funghi e un’insalata di tonno con avena e verdure sono delle ottime idee per fare il pieno di vitamina D. E se è estate, mangia tutto all’aperto!

Integratori di vitamina D

In caso di necessità, e per tutti quei momenti della vita in cui curare l’alimentazione sembra essere troppo oneroso, si può fare ricorso agli integratori. Ne esistono in gocce, in perle e in capsule, da assumere oralmente. In alternativa, si può puntare sugli alimenti fortificati, come i cereali per la colazione, solitamente addizionati di vitamina D2 (adatta anche ai vegani perché di origine vegetale).

FONTE: PIANETADONNA.IT

Cuore di plastica

Gio, 04/25/2019 - 08:00


Cuore di plastica: i bambini ti mostrano come le tue azioni distruggeranno il loro futuro

Prendetevi un momento per guardare questo video.I nostri figli hanno un messaggio per noi. Per il nostro e il loro futuro.

Pubblicato da Ohga su Venerdì 19 aprile 2019

Dalla Svezia arriva l’anti-Greta: chi è Izabella Nilsson Jarvandi, la 15enne antiglobalista

Gio, 04/25/2019 - 08:00

“Sono una giovane attivista politica contro il globalismo che cerca la verità e la giustizia per la mia amata Svezia”. Questa le parole che si leggono nella bio che compare sul profilo Twitter di Izabella Nilsson Jarvandi. 15 anni, Izabella è stata già ribattezzata l’anti-Greta Thunberg.

E in effetti il modo di porsi e i discorsi della giovane attivista sembrano andare esattamente nella direzione opposta rispetto a quelli dell’eroina del clima Greta. Entrambe arrivano dalla Svezia, entrambe sono in grado di catalizzare centinaia di persone con le loro idee.

A dividerle nettamente, però, è il contenuto delle loro tesi. Izabella Nilsson Jarvandi è un’antiglobalista, dove per globalismo si intende l’abbattimento di ogni confine. Lei, invece, si batte contro le migrazioni. Tra le sue convinzioni più forti c’è proprio l’idea che la sua Svezia stia morendo sotto i colpi dell’accoglienza dei migranti. Proprio lei, le cui origini sono per metà iraniane, come si evince anche dalla stessa bio su Twitter, in cui, accanto alla bandiera della Svezia, si vede quella dell’Iran.

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Fonte immagine copertina TPI.IT

La Liberazione: il 25 aprile, festa simbolo di unione e libertà, oggi divide

Gio, 04/25/2019 - 06:00

Divisi sul 25 aprile, distanti anche sul significato della festa più simbolica. Non ci sarà l’immagine del Governo gialloverde compatto alle celebrazioni per la Liberazione dall’occupazione del nazifascismo.

Il 25 aprile non è un litigio da operetta tra “fascisti e comunisti”, come qualcuno sprezzantemente si ostina a dire. È la data della sconfitta del nazifascismo, della liberazione dall’oppressione della dittatura, del riscatto di un popolo e dell’emancipazione dei più deboli. È la data che restituisce al nostro paese la libertà. È il momento fondativo della Repubblica italiana, della nostra democrazia, della nostra Costituzione.

Il 25 aprile è una data simbolo perché segnò l’inizio della ritirata dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della repubblica di Salò dalle città di Torino e Milano, dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano coordinato per riprendersi le città.

Anche se poi la seconda guerra mondiale durò ancora: l’8 maggio si arrenderanno i tedeschi e il 2 settembre, dello stesso anno, lo fecero  i giapponesi.

L’Italia dunque stava vivendo le ultime fasi della seconda guerra mondiale, gli Alleati anglo-americani risalivano dal Meridione mentre nelle regioni del Nord era ancora forte la presenza di truppe naziste e fasciste che controllavano le fabbriche, le università e i palazzi delle Istituzioni. Poi il 24 aprile 1945 gli alleati superarono il Po e il 25 aprile i soldati nazi-fascisti cominciarono a ritirarsi. A Milano era stato proclamato uno sciopero, annunciato alla radio da Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica e allora partigiano e membro del CLN Comitato di Liberazione Nazionale: le fabbriche furono occupate e presidiate.

La decisione fu presa dal Governo provvisorio (il primo guidato da Alcide De Gasperi e l’ultimo del regno d’Italia) che stabilì con un decreto che il 25 aprile dovesse essere festa nazionale. La data fu poi definitivamente confermata con la legge n. 269 del maggio 1949.

Era la festa che univa, che ridava al Paese la libertà, era la festa della democrazia, e i giornali italiani celebrarono il 25 aprile 1945 come un giorno importante; la maggior parte, non solo l’Unità, l’Avanti! e il Popolo d’Italia, ma anche il Corriere della Sera.

Prima pagina de Il Nuovo Corriere

Altre Fonti:
Corriere.it
LaNuovaProvincia.it

Immagine di copertina: tra i tanti significati che può assumere il Papavero vi è quello di essere il fiore della consolazione, anche a ricordo dei soldati caduti in guerra. Foto di Rebekka D

Che schifo questo museo!

Gio, 04/25/2019 - 02:02

Zuppa di pipistrello dall’isola di Guam, vino al topo dalla Cina, squalo fermentato dall’Islanda, testicoli di toro dagli Stati Uniti e “Casu Marzu”, il formaggio con i vermi della nostra Sardegna.

No, non è il contenuto di una pozione magica preparata da Maga Magò, ma qualcuno dei cibi che si può vedere, annusare e assaggiare – se ce la fate – nel Museo del Cibo Disgustoso, che ha aperto da qualche mese a Malmö, in Svezia.

Tra vasi con odori misteriosi da annusare e cuochi che cucinano prelibatezze che sembrano venire dal menù di un orco delle fiabe, in mostra ci sono ottanta dei cibi più disgustosi al mondo, raccolti da Samuel West, uno psicologo, che ha creato un campionario di stranezze culinarie degno degli stomaci più forti. Lo scopo non è solo ludico: West spiega che il suo museo vuole incuriosire ma anche mostrare che spesso il nostro concetto di disgusto è un fatto culturale, e che non è detto che ciò che ci appare immangiabile sia poi così “schifoso”.

Nel progetto, poi, c’è anche una nota “ambientalista”, perché, spiega West, una delle idee «è di rendere le persone più aperte, far loro conoscere anche nuove fonti di proteine più sostenibili per l’ambiente, ed è una celebrazione delle differenze e delle somiglianze culturali».

Idea encomiabile, ma la circostanza che nella zona ristorante ci sia un cartello dove vengono conteggiati i giorni che passano senza che qualche visitatore vomiti, fa pensare che abituarsi a certi gusti non sia proprio così facile!

Timelapse del futuro

Mer, 04/24/2019 - 19:00

Come finirà tutto? Questa esperienza ci porta in un viaggio alla fine del tempo, mille miliardi di anni nel futuro, per scoprire quale sarà il destino ultimo del nostro pianeta e del nostro universo. Partiamo dal 2019 e viaggiamo esponenzialmente attraverso il tempo, assistendo al futuro della Terra, alla morte del Sole, alla fine di tutte le stelle, al decadimento dei protoni, alle galassie zombie, a possibili future civiltà, a buchi neri in esplosione, agli effetti dell’energia oscura, ad universi alternativi, al destino finale del nostro cosmo – giusto per citarne alcuni.

Questa è un’immagine del futuro così come disegnata dalla scienza moderna – un’immagine che si evolverà sicuramente nel tempo mentre scaviamo alla ricerca di più indizi su come la nostra storia si svolgerà. Molta della scienza è piuttosto recente – e nuovi pezzi del puzzle stanno ancora aspettando di essere trovati.

Per me, questa vista dall’alto del tempo dà una prospettiva profonda – che stiamo vivendo dentro il lampo caldo del Big Bang, il momento perfetto per immergersi nelle viste e nei suoni di un universo nei suoi giorni di gloria, prima che tutto si dissolva. Anche se la fine verrà eventualmente, abbiamo praticamente un’infinità di tempo per giocare se giochiamo le nostre carte in modo giusto. ll futuro potrebbe sembrare cupo, ma abbiamo un potenziale enorme come specie.

Video di melodysheep

Eco cantine tra arte e sostenibilità

Mer, 04/24/2019 - 17:24

Integrarsi architettonicamente con il territorio, utilizzare tecniche costruttive tradizionali, sfruttare a pieno le risorse e le condizioni naturali locali, avvalersi per gli apporti energetici esterni di fonti rinnovabili: queste le caratteristiche principali per realizzare eco-cantine, sostenibili a 360° non solo a livello architettonico e strutturale, ma anche dal punto di vista produttivo.
Le cantine tradizionali sono degli edifici il cui spesso fabbisogno energetico è molto grande: i macchinari elettrici da mantenere in funzione, i sistemi di raffreddamento dei locali, ne fanno attività altamente energivore.
Tra gli aspetti prioritari da valutare, le eco-cantine devono considerare, oltre ai principali impatti sopra menzionati, anche gli aspetti paesaggistici, proprio perché realizzate in prossimità dei luoghi di produzione dell’uva e quindi in contesti agricoli, spesso anche di importanza paesaggistica e soggetti a tutela.
L’architettura ipogea (dal greco le parole che compongono il termine sono “sotto” e “terra”) rimanda a strutture protette e non facilmente individuabili come la tana del coniglio e le caverne dei nostri antenati primitivi, ed è oggi considerata anche una modalità del costruire che ha ampie ripercussioni (positive) su una migliore integrazione nel paesaggio, ma anche sull’uso attento delle risorse, specialmente quelle energetiche.
La struttura portante di queste cantine è inserita quasi interamente nella terra, fatta eccezione per l’ingresso ed in alcuni casi anche per le finestre della facciata principale. Si sviluppano dunque principalmente verso il basso e dentro la natura stessa, scomparendo in questo modo quasi del tutto alla vista (dissoluzione della forma architettonica) o uniformandosi in modo quasi naturale all’andamento del terreno.
L’inserimento quasi completo nel terreno permette di sfruttare il suo naturale isolamento termico e, non essendoci neppure l’esposizione ai venti, con una struttura ipogea si può risparmiare fino all’80% sui costi energetici rispetto ad un edificio comune. Queste caratteristiche garantiscono che in tutti gli ambienti interni ci sia una temperatura ottimale in ogni stagione: fresco in estate e caldo in inverno.
La cantina Antinori, realizzata nel 2005 a Bargino (San Casciano Val di Pesa) tra Firenze e Siena, nelle dolci colline della campagna toscana, ne è un esempio: la necessità di integrazione qui era rilevante, come era importante mantenere la giusta temperatura per le cantine. “Lo stesso scavo – afferma Marco Casamonti di ARCHEA, la società che l’ha progettata – è derivato dalla necessità di prendere energia dalla terra per raffrescare il vino, che va conservato ad una temperatura di 17-18° costanti, di farlo così in modo naturale, senza sistemi impiantistici, grazie agli spazi voltati”.
La sua struttura è quasi invisibile dall’esterno, l’edificio si rivela attraverso due tagli nella terra: due fenditure orizzontali (segni ispirati dalle opere del pittore e scultore Lucio Fontana) che individuano i terrazzamenti, da sempre caratterizzanti il paesaggio coltivato a viti. Al di sotto di questo tetto giardino si sviluppano tutti gli ambienti di lavoro dell’opificio e gli spazi ricreativi.
Il tetto giardino è stato pensato come un elemento iconico necessario a recuperare la superficie sottratta alla natura e a ridurre il consumo effettivo di suolo; il terreno è stato destinato a vigneto didattico coltivato con la varietà tipica del Chianti, il Sangiovese insieme alle altre che storicamente gli vengono affiancate: il Canaiolo, il Ciliegiolo, il Colorino, la Malvasia nera, il Mammolo.

La sede operativa delle cantine Antinori doveva configurarsi come un edificio multifunzionale, che accogliesse al suo interno gli uffici e gli ambienti di lavoro, ma anche i visitatori esterni, con l’intento di renderli partecipi della storia della famiglia e della produzione vitivinicola. Ed è nato così il progetto della doppia articolazione altimetrica. Da un lato segue il percorso produttivo discendente (per gravità) delle uve – dall’arrivo, ai tini di fermentazione fino alla barriccaia interrata, mentre dall’altro è inverso il percorso del visitatore: di risalita dai parcheggi verso la cantina e i vigneti, attraverso zone produttive ed espositive che vanno dal frantoio, alla vinsanteria, al ristorante, fino al piano che ospita l’auditorium, il museo, la biblioteca, le sale di degustazione e la possibilità di vendita diretta.

Nella cantina gravitazionale dunque la vinificazione si sviluppa “per gravità”, procedendo dall’alto verso il basso per facilitare travasi e spostamenti del prodotto con il minimo consumo di energia e garantire in modo naturale la temperatura ideale per la produzione e la conservazione del vino grazie alle ottimali condizioni termo-igrometriche di questi ambienti più sotterranei. La sala barrique è situata proprio nel cuore della cantina, dove la luce fatica ad entrare e dove il vino matura nelle barriques: una serie di gallerie voltate lunghe 75 metri che custodiscono le preziose botti al loro interno e sulle quali si affacciano le sale di degustazione, volumi in vetro- cristallo e corten (un acciaio particolarmente resistente alla corrosione atmosferica) simili a palchi teatrali da cui si può osservare il lavoro di operai ed enologi.

La facciata dell’edificio è distesa orizzontalmente sul pendio naturale percorso dai filari delle viti che ne costituiscono, con la terra, il sistema di “rivestimento”. Queste finestrature e la successione di corti interne che prendono luce attraverso fori circolari disposti variamente sul vigneto-copertura danno luce agli uffici e alle parti amministrative e direzionali, ubicate al piano superiore e un accorto sistema di canalizzazione della luce arriva a portarla anche ai piani più bassi.

Difatti l’unico spazio vetrato presente è quello affacciato sul vigneto, dove arriva la luce naturale proveniente dalla campagna, tanto da farci domandare come sia possibile non ricorrere all’illuminazione artificiale nei piani ipogei. Tutto ciò è reso possibile grazie alle aperture zenitali, ulteriori fori circolari posti anche nei pavimenti del piano terra convogliano la luce verticale nei piani più bassi. I quasi 50 cerchi, rivestiti in corten sono un richiamo al cerchio rinascimentale dell’homo ad circulum di Leonardo da Vinci oltre che un riferimento alle botti.

I materiali e le tecnologie sono stati scelti in base alla tradizione e condizione locale; tradizione ricercata nell’uso della terracotta e nel calcestruzzo rosso mentre le condizioni climatiche ipogee sono state sfruttate appieno per raffrescare e coibentare la cantina realizzando le condizioni climatiche, di temperatura ed umidità, necessarie e ottimali per la produzione del vino.
Altro materiale ricorrente, come abbiamo visto, è il corten, metallo dal colore rossastro della “terra di Siena” presente in molteplici forme e superfici (rivestimenti, infissi, balaustre, decorazioni), ma soprattutto protagonista assoluto di una scala monumentale che collega i tre piani della struttura.

Un progetto molto bello, con basso impatto nel paesaggio e consumi energetici ridotti rispetto ad una cantina tradizionale, uno dei progetti di innovazione architettonica ed ecologica che sempre più cantine importanti stanno sviluppando in Italia.

Se per molti vale il motto “il vino vale il viaggio”, in certi casi si può aggiungere “anche una visita alla cantina può valerlo”. Le due cose insieme, ovviamente, ancor meglio.

Per maggiori info sulle Cantina Antinori: https://www.antinori.it/it/tenuta/tenute-antinori/antinori-nel-chianti-classico/ e sul progetto: http://www.archea.it/cantina-antinori/

Milano, 7mila piante di marijuana in regalo: “Io non sono una droga”

Mer, 04/24/2019 - 16:00

Sono 7mila le piantine di cannabis light, con il messaggio ‘Io non sono una droga’, distribuite nei giorni scorsi in città per l’iniziativa di guerrilla marketing ideata per promuovere l’edizione 2019 del 4.20 Hemp Fest, il festival della canapa in programma dal 3 al 5 maggio agli East End Studios di via Mecenate. 

“L’operazione è andata molto bene – hanno commentato gli organizzatori – e le piantine sono andate letteralmente a ruba. L’attività di distribuzione delle piantine di Cannabis Light è stata accompagnata dalla campagna di comunicazione promossa in città, incentrata sullo slogan ‘Io non sono una droga’. Questo claim e gli altri slogan sono stati ideati per spiegare i molteplici utilizzi di questa pianta e servono sicuramente a diffondere un messaggio chiaro e forte sulle proprietà e sulla grande utilità della canapa”.

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Questo è il primo terremoto marziano mai sentito (forse)

Mer, 04/24/2019 - 15:00

Ora i ricercatori della NASA stanno cercando conferme per escludere altre cause.

InSight, il lander della NASA che dallo scorso novembre si trova su Marte, ha rilevato il primo probabile terremoto marziano mai registrato nella storia dell’esplorazione del pianeta. La scossa, rilevata da uno dei suoi strumenti principali, è stata troppo debole per fornire informazioni utili sulla composizione rocciosa di Marte, ma ha permesso ai ricercatori di verificare il funzionamento della sonda e dà speranze sulla possibilità di rilevare nuovi terremoti nei prossimi mesi.

La NASA è al lavoro per confermare i dati ed escludere che si sia trattato di una falsa rilevazione causata dal vento marziano o da qualche movimento inatteso del lander. (Un lander è un robot che atterra e resta fisso in un punto di un pianeta, al contrario di un rover che è invece libero di muoversi sulla sua superficie.)

InSight ha raggiunto Marte alla fine dello scorso novembre, dopo un viaggio interplanetario di mezzo miliardo di chilometri. Come per gli altri robot inviati sul pianeta, la parte più complessa della missione era farlo arrivare intero al suolo evitando il peggio. Ora che si trova sulla superficie marziana, il lander ha un compito relativamente semplice: restarsene immobile e rimanere in ascolto per rilevare possibili terremoti marziani.

Per farlo, InSight è dotato di un sismometro estremamente sensibile (SEIS), racchiuso all’interno di un contenitore sottovuoto realizzato per conto della NASA dalla CNES, l’agenzia spaziale francese. Utilizzando un piccolo braccio robotico e una carrucola, InSight ha delicatamente depositato il sismometro al suolo il 19 dicembre scorso, avviando poi le rilevazioni per identificare le prime scosse.

Dopo mesi trascorsi a tarare e valutare l’andamento di SEIS, il 6 aprile scorso i ricercatori della NASA hanno ricevuto i primi dati compatibili con la rilevazione di una lieve scossa sismica su Marte. Nei giorni seguenti, InSight ne ha rilevate altre tre, tutte più deboli della già lieve scossa di inizio aprile e quindi poco utili per studiare le caratteristiche sismiche di Marte. Anche se mantengono qualche cautela e riserva, i ricercatori dicono di essere quasi certi che si sia trattato di terremoti marziani e non di una rilevazione errata da parte di SEIS, dovuta per esempio a interferenze causate dal vento marziano o dai movimenti del braccio robotico di InSight.

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Salario Minimo Garantito!

Mer, 04/24/2019 - 15:00

Secondo l’articolo 36 della Costituzione a ciascun lavoratore dovrebbe essere garantita una retribuzione “proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Secondo l’OCSE in Italia un lavoratore su 4 non ha un contratto collettivo che lo garantisca. Precari, tirocinanti, lavoratori della Gig economy, milioni di persone che hanno compensi al di sotto della soglia di povertà.

Questa tragedia sociale è stata generata dall’incapacità delle organizzazioni sindacali di adeguarsi ai mutamenti del mercato del lavoro, lasciando senza rappresentanza lavoratori autonomi, precari… e allo stesso tempo dalla deregulation introdotta in anni recenti dai vari Governi del Paese nei rapporti tra datori di lavoro e dipendenti, a tutto vantaggio dei primi. La giustificazione era che inserendo molta “flessibilità” sarebbero aumentati i posti di lavoro e sarebbe cresciuta l’economia e il benessere collettivi. Questi anni hanno dimostrato che non è così.

La storia di Marta

Marta riesce a rispondere anche a cento chiamate in quattro ore, sempre con grande cortesia e mantenendo la calma anche di fronte all’insistenza di una moglie sospettosa che pretende di conoscere il traffico telefonico del marito. Marta mette a frutto la sua esperienza precedente nella Croce Rossa quando i suoi «clienti» erano tossicodipendenti e vittime della tratta della prostituzione. E’ laureata in Psicologia clinica con 110 e lode. Il suo stipendio è di seicento euro mensili, quando va bene arriva a 650. Ci spiega che è l’unico introito familiare da quando il ministero delle Pari Opportunità ha deciso di non rinnovare il contratto con la Croce Rossa e lei si è trovata disoccupata. “Mia madre pianse quando seppe che firmai per Almaviva Contact, non certo per l’azienda, ma perché sapeva che in cambio di questo mezzo pezzo di pane non avrei più cercato il mio lavoro, e così è stato”.

I working poor e il reddito di cittadinanza

Con l’introduzione del reddito di cittadinanza tra l’altro si è introdotto un nuovo paradosso per i “working poor”, i “poveri con un lavoro”. Che spesso guadagnano meno del reddito di cittadinanza “pieno” (780 euro) riconosciuto ai disoccupati. E, secondo Eurostat, i “working poor” in Ialia sono il 12%, una delle percentuali più alte d’Europa dove la media è del 9%.

Il salario minimo in Europa

Servirebbe una norma che definisca il salario minimo garantito. In Europa è presente in 22 Paesi su 28, l’Italia è uno dei 6 dove manca. Secondo l’Istat introducendo un meccanismo analogo a quello applicato negli altri Paesi ne beneficerebbero 3 milioni di lavoratori in Italia.

Di recente il Primo Ministro francese Macron ha proposto l’introduzione di un salario minimo europeo che tenga conto ovviamente Paese per Paese del differente potere d’acquisto. Il premier italiano Conte si è detto favorevole. Allora perché non introdurlo in Italia, senza aspettare un improbabile soluzione europea?

Due proposte di legge molto simili in Italia

Al Senato giacciono due proposte in tal senso, la prima a firma di Mauro Laus (PD), la seconda a firma di Nunzia Catalfo (M5S). Sono molto simili come sistema, quella del PD prevede un salario minimo orario di 9 euro netti, quella del M5S di 5 euro lordi. Al di là di questo non ci sono differenze significative tra le due.

Ci sarebbero i presupposti per una approvazione della legge

PD e M5S anche da soli avrebbero i numeri per farlo ma non si mettono d’accordo. Ragioni di competizione elettorale si direbbe…

Tra i contrari al salario minimo garantito i sindacati

Temono che la sua introduzione potrebbe ridurre il loro potere contrattuale. Di recente il segretario della CGIL Landini ha avanzato l’idea, alternativa al salario minimo garantito, di estendere i contratti nazionali collettivi a tutti ma la sua proposta è passata inosservata nel mondo della politica.

Nel frattempo il Parlamento Europeo…

Il parlamento Europeo intanto si muove, almeno limitatamente ad alcuna categorie precarie e nel campo dei diritti (salute, ferie…). Il 16 aprile ha definito un sistema per assicurare i diritti minimi per i lavoratori della “gig economy”, la cosiddetta “economia dei lavoretti”, che tuttavia per molti driver di Uber o fattorini di Deliveroo o JustEat rappresenta l’unica fonte di reddito. Il provvedimento si rivolge a tutti i lavoratori finora inquadrati come “liberi professionisti” e che quindi non godono di nessuno dei diritti riconosciuti agli impieghi regolari: un approccio che le società definiscono “flessibilità” ma che il più delle volte fa rima con sfruttamento. La nuova legge stabilisce un livello minimo di diritti per ogni persona che lavori un minimo di 3 ore settimanali o 12 ore in quattro settimane, inclusi i lavoratori saltuari, intermittenti, pagati a voucher o iscritti a una piattaforma, i lavoratori a chiamata e chi sta svolgendo un tirocinio retribuito. Ma gli Stati membri, Italia compresa, hanno tempo fino al 2022 per approvarla…

Fonti:
Ec.europa.eu/eurostat?
Istat.it
Oecd.org
Corriere.it
Emergenzacultura.org
It.businessinsider.com
Youtrend.it

Foto di Peter Stanic

Salvini e Di Maio giocano con il 25 aprile

Mer, 04/24/2019 - 12:00

«Se sarà premier parteciperà ai festeggiamenti per il 25 aprile?», chiedeva il Corriere della Sera a Matteo Salvini alla vigilia delle ultime elezioni. E lui rispondeva: «Sì, certo. Sarà mio dovere essere presente». Premier non lo è diventato, ma vice sì e smentendosi alla prima occasione ha deciso di non partecipare a nessuna cerimonia pubblica per la Liberazione. Domani, proprio domani, inaugurerà un commissariato di polizia a Corleone. Perché «fascismo e comunismo non ritornano» e «i pericoli reali oggi sono la mafia e il terrorismo».

Salvini spinge al massimo il suo relativismo, aggiungendo che non sarà «in corteo qua o là». Perché impegnato, tagliando un nastro, «nella lotta contro la mafia che non conosce festivi o prefestivi». A ciascuno, bontà sua, il diritto di «festeggiare vestito e colorato come meglio crede». Lui starà lontano, lo aveva già detto, «dai fazzoletti rossi, fazzoletti verdi, neri, gialli e bianchi». Tutti i colori uguali, tutti uguali, il 25 aprile, fascisti e comunisti. Il revisionismo dall’alto, da palazzo Chigi, è così completo. Ma, ribatte subito l’associazione partigiani con una dichiarazione che è soprattutto una speranza, «nessuno riuscirà a cancellare la festa del 25 aprile». Nemmeno «chi cerca di negarla, paragonandola a uno scontro tra fascisti e comunisti, mentre fu lotta vincitrice del popolo italiano contro il nazi-fascismo».

Di questi, Di Maio non ne lascia passare una al compagno di governo, e per questo decide di vestirsi da resistente. «Leggo che qualcuno oggi arriva persino a negare il 25 aprile», scrive sul suo diario pubblico: i due vice presidenti del Consiglio infatti si parlano via facebook. «Lo trovo grave – aggiunge il capo 5 Stelle – con il menefreghismo non si va da nessuna parte». L’affondo contro Salvini non si ferma, più avanti Di Maio aggiunge: «È curioso che coloro che oggi negano il 25 aprile siano gli stessi che hanno aderito al congresso di Verona, passeggiando mano nella mano con gli antiabortisti». Se l’identikit di Salvini è preciso, il legame tra le due vicende risulta un po’ oscuro se non che tutto fa brodo per attaccare l’alleato.

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Fonte immagine copertina Investireoggi

Governo e Sindacati, raggiunto accordo scuola: incremento stipendi e meno precariato

Mer, 04/24/2019 - 11:34

Più risorse per il rinnovo contrattuale nella prossima legge di bilancio e soluzioni per il precariato, questi tra i punti cardini dell’accordo siglato tra il Governo e sindacati a palazzo Chigi tra la notte di martedì 23 e mercoledì 24 aprile. Presenti i sindacati rappresentativi della scuola (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda) , il ministro dell’Istruzione Bussetti e il premier Conte.

La dichiarazione del premier: “Consapevole di dover investire di più in questo settore, pur in un quadro di finanza pubblica che purtroppo ci pone dei vincoli il governo si è impegnato a individuare le risorse necessarie per il rinnovo dei contratti, assicurando un congruo incremento degli stipendi. Le retribuzioni degli insegnanti devono essere adeguate alla responsabilità che ricoprono. L’accordo con i sindacati ha riguardato anche altri temi, tra i quali la definizione degli strumenti per superare il problema del precariato. Andiamo avanti sulla via del dialogo, con l’obiettivo di superare le vertenze di un comparto troppo a lungo trascurato dai precedenti governi. Il nostro obiettivo è rilanciare e far ripartire il sistema Italia. Continuerò a visitare le scuole italiane, nella consapevolezza del ruolo fondamentale che esse svolgono, in una prospettiva inclusiva e solidale, nella costruzione di un futuro migliore, più umano e più giusto, per il nostro Paese.” Qui i dettagli dell’accordo.

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Scuola, accordo nella notte tra governo e sindacati: “Più risorse per il rinnovo contrattuale e soluzioni per precariato”. L’accordo è stato siglato a notte fonda, dentro Palazzo Chigi, teatro fino a poco prima dello scontro tra Lega e M5s. I sindacati del mondo della scuola e il governo – presente con il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Istruzione Bussetti – hanno trovato l’intesa attorno alla promessa di più risorse per il rinnovo contrattuale e soluzioni per il precariato. I sindacati – erano presenti i comparti scuola di CgilCislUilSnals e Gilda – e il governo hanno convenuto sull’opportunità di avviare l’iter del rinnovo del contratto collettivo di lavoro, scaduto nel dicembre scorso e il ministro Bussetti si è impegnato a garantire il recupero graduale nel triennio del potere di acquisto delle retribuzioni dei lavoratori. Conte e Bussetti, inoltre – era presente anche il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano – si sono impegnati, a nome del governo, a reperire ulteriori risorse finanziarie da destinare specificamente al personale scolastico in occasione della prossima legge di Bilancio proprio per avviare un percorso che permetta un graduale avvicinamento dei docenti italiani e del personale Ata alla media degli stipendi di quelli europei. Continua a leggere…

Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT

Revocato lo sciopero generale nella scuola del 17 maggio (Bussetti Soddisfatto). Il governo ha raggiunto nella notte un accordo con i sindacati del settore dell’istruzione e della ricerca che porta alla revoca dello sciopero generale del mondo scuola, università, Afam e ricerca già organizzato per il 17 maggio con una grande manifestazione a Roma. Due i punti essenziali dell’intesa: un “congruo incremento degli stipendi” dei docenti da prevedere nel rinnovo contrattuale 2019-2021; un piano di stabilizzazione dei prof. precari con almeno tre anni di servizio, secondo un principio di riconoscimento della esperienza maturata. “Istruzione e ricerca sono un comparto strategico per il nostro Paese e una priorità di questo governo”, ha scritto in un post sulla sua pagina Facebook il premier Giuseppe Conte. Continua a leggere…

Fonte: ASKANEWS.IT

Insegnanti, 1000 euro in meno all’anno di stipendio rispetto a 10 anni fa. Mille euro in meno all’anno di stipendio rispetto a dieci anni fa. Questo è il conto salato per gli insegnanti italiani. Passando per diversi governi, da Berlusconi a Conte, i professori hanno sempre e solo perso reddito. E nessuno sembra ancora rendersi conto di quanto questo sia un lavoro fondamentale per la società: è qui che si formano le nuove generazioni e se la scuola è in crisi, vuol dire che lo Stato è in crisi. […] Sugli stipendi questa è la ricaduta: dieci anni fa guadagnavano 29.280 euro, nel 2017 l’importo è stato pari a 28.440 euro. Un docente italiano di scuola superiore ad inizio carriera guadagna 7.231 euro l’anno in meno rispetto al collega spagnolo, mentre al culmine della carriera la distanza è di 6.417 euro. Se si prende come termine di paragone un docente tedesco la distanza a inizio carriera è addirittura di 28.227 euro l’anno e al culmine della carriera è di 37.877 euro. Continua a leggere…

Fonte: BUSINESS.IT

Malaria in Africa, ecco il vaccino

Mer, 04/24/2019 - 09:38

Al via in Malawi la sperimentazione sui bambini. L’Oms: «Grande passo in avanti». Il vaccino ha richiesto trent’anni di ricerca. Ed è l’unico che si è dimostrato efficace

Un test rivoluzionario che potrà cambiare — questa è la speranza dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) — la vita di milioni di bambini africani. Il Malawi, uno dei Paesi più poveri del continente, ha avviato una campagna su vasta scala per vaccinare contro la malaria i bambini sotto i due anni di vita, i soggetti più a rischio. È la prima volta che il «Rts,s» o «Mosquirix», questo il nome del vaccino più avanzato nella lotta a questa malattia dagli effetti potenzialmente letali, viene inoculato in un numero così importante di piccoli, dopo una prima fase dagli esiti promettenti su scala ridotta. Ghana e Kenya introdurranno la misura nelle prossime settimane.

L’Oms — afferma un comunicato pubblicato a Ginevra — «accoglie con favore il lancio da parte del governo del Malawi del primo vaccino contro la malaria nell’ambito di un programma pilota storico». L’Africa è la zona della Terra più colpita ed ogni anno oltre 250 mila bambini muoiono a causa di questa malattia che è trasmessa da una specie di zanzare (del genere Anopheles) con le loro punture. Per il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il vaccino contro la malaria «potrebbe salvare la vita a decine di migliaia di bambini». «Negli ultimi 15 anni — dice ancora — abbiamo fatto passi in avanti nella lotta alla malaria grazie all’uso delle zanzariere ed altre misure, ma in alcune aree i progressi sono stagnanti e persino diminuiti».

Il vaccino ha richiesto trent’anni di ricerca. Ed è l’unico che ha dimostrato di ridurre significativamente la malaria tra i bambini. Negli studi clinici, questo vaccino ha potuto prevenire circa quattro casi su dieci, inclusi tre casi di malaria «grave» potenzialmente letale. Il progetto pilota di vaccinazione contro la malaria, coordinato dall’Oms, mira a raggiungere circa 360 mila bambini all’anno nei tre Paesi africani. Nasce da una vasta collaborazione con i ministeri della salute di Ghana, Kenya e Malawi e vari partner nazionali e internazionali, tra cui l’Appropriate Technology for Health (Path — organizzazione non profit), e l’azienda farmaceutica Gsk che dona fino a 10 milioni di dosi per questo progetto.

Anche i finanziamenti per il programma pilota risultano da una collaborazione senza precedenti tra tre principali agenzie di finanziamento della salute globale: la «Gavi Alliance» (l’Alleanza globale per i vaccini), il Fondo globale per la lotta all’Aids, la tubercolosi e la malaria e l’Unitaid.

L’azione principale del vaccino è quella di allenare il sistema immunitario affinché sia in grado di attaccare il parassita della malaria, trasmesso da punture di zanzare. I primi esperimenti hanno dimostrato che nei bambini in cui il vaccino è stato inoculato — tra 5 e 17 mesi di età — il numero di episodi è diminuito del 39%, fino a 5 anni di vita. L’esito del programma è cruciale in un contesto di nuova impennata nel numero di casi di malaria registrati in Africa, dopo un decennio di remissione. Secondo dati diffusi dall’Oms, nel 2017 in Africa si sono registrati 219 mila decessi da malaria, il 90% del totale dei casi mondiali. Tra questi i bambini sotto i due anni di età sono i soggetti più a rischio. «Un vaccino efficace al 90% non è ora all’ordine del giorno. Ma oggi questo rimedio dimostra che un vaccino antimalarico può essere fabbricato. Ha un ruolo da pioniere», ha spiegato Mary Hamel dell’Oms.

FONTE: CORRIERE.IT


Consigli per neo-genitori, per usare la tecnologia senza eccessi nel primo anno di vita del bambino

Mer, 04/24/2019 - 08:00

Il primo sorriso, la prima volta che afferra un giocattolo, fino ai primi passi traballanti alla scoperta del mondo. Il primo anno di vita di un bambino è pieno di momenti emozionanti a cui tanti genitori non possono e non vogliono rinunciare. Per questo motivo il loro fidato smartphone è sempre pronto a immortalare ogni piccola novità con un video o una foto da rivedere tutte le volte che si vuole.

Non solo, sono pronti a condividerlo subito sui profili social in attesa di ricevere qualche “Mi Piace” o “Commento” da parte di parenti o amici, per non parlare degli album creati su Cloud da condividere con i nonni.

Il fatto che la tecnologia sia così profondamente radicata nella vita moderna fa emergere nuove considerazioni per i genitori: come può la tecnologia aiutarli durante il primo anno del bambino?

Trovare il giusto equilibrio tra la quotidianità dei genitori e i loro dispositivi digitali può aiutare a definire le giuste basi per intraprendere una sana interazione tra familiari e tecnologia negli anni a venire. Ecco cosa dicono gli esperti.

La prima volta davanti a uno schermo

Secondo l’American Academy of Pediatrics (AAP), i genitori dovrebbero attendere fino ai due anni prima di esporre i bambini ai media-digitali.In altre parole, lasciare tuo figlio di soli 8 mesi a guardare la televisione o con un tablet in mano per far passare il tempo non è una scelta giusta. Non è ancora chiaro se le “App educative” abbiano davvero dei benefici sull’educazione dei più piccoli, ma il suggerimento è quello di usare sempre il buon senso nello stabilire dei confini “digitali”.

Infatti, alcuni studi sostengono che non tutto il tempo trascorso davanti a uno schermo sia dannoso.

Si fa riferimento al tempo che incoraggia l’unione e l’interazione tra genitore/infante, che può effettivamente essere vantaggioso per l’apprendimento iniziale. Alcune attività come la videochiamata, in cui i bambini comunicano virtualmente con un genitore o con un’altra persona, sono state trovate utili per aiutarli ad imparare.

Nello stabilire i benefici dell’uso della tecnologia in famiglia, l’American Academy of Pediatrics suggerisce un “approccio equilibrato” ai dispositivi in casa. Prova a considerare quale sia l’uso quotidiano della tecnologia e sii consapevole di ciò a cui il bambino viene esposto, poiché a 9 mesi imita già i gesti e il comportamento degli adulti.

Quindi cerca sempre di dare il buon esempio: niente cellulari a tavola durante l’ora del pasto, utilizza i dispositivi con cura e interagisci con gli assistenti digitali (Alexa, Google Home, Siri) usando un tono educato e rispettoso, concludendo le richieste con “Per favore” o “Grazie” per far capire l’educazione ai più piccoli.

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Ormoni della crescita e antibiotici nella carne: possono esserci ancora?

Mer, 04/24/2019 - 06:01

Sono due. La prima riguarda i contaminanti ambientali, cioè quelli che arrivano alla carne dall’ambiente esterno e su cui non c’è un intervento volontario dell’allevatore. Per fare un esempio, se c’è una zona di combustione vicina all’allevamento, gli animali finiscono per mangiare alimenti o bere acqua contaminati da diossine. Queste sostanze passano poi inalterate nella carne, nel latte o nelle uova dell’animale.

La seconda categoria riguarda sostanze che l’allevatore somministra volontariamente ai propri animali. Possono essere illecite, come gli ormoni e altri anabolizzanti, o lecite, come cortisonici, antibiotici o altri farmaci che vengono usati per curare l’animale. Queste ultime sono permesse solo a fini di cura, terapia e profilassi, sono dunque soggette a prescrizione e al rispetto di dosi e tempi di somministrazione che devono essere studiati in modo da non avere residui significativi dopo la macellazione, al momento del consumo.

Ormoni

Nell’Unione Europea, l’uso di promotori di crescita ad azione ormonale, quali ormoni sessuali e corticosteroidi, è vietato dal 1996. La constatazione dei rischi correlati all’uso di queste sostanze ha portato l’UE ad adottare alcune direttive per regolamentare in modo uniforme la materia, ovvero la direttiva n. 96/22 CE e la 96/23 CE concernenti il divieto di utilizzazione di sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze beta antagoniste nelle produzioni di carni animali. Ma non è sempre stato così.

In passato gli ormoni erano usati a scopo anabolizzante, con lo scopo di far crescere l’animale più velocemente, di creare più masse muscolari che depositi di grasso – visto che gli ormoni modificano il metabolismo – e per contribuire ad avere una carne più tenera. In certi casi questa operazione diventava una vera e propria truffa, perché ormoni come gli estrogeni causano anche ritenzione idrica nell’animale: in questo modo veniva trattenuta più acqua nella muscolatura, quindi nella carne, e questa andava a pesare di più.

In Europa questi provvedimenti sono stati presi soprattutto dopo le crisi alimentari, in primis quella della mucca pazza negli anni Novanta. Ma anche dopo che l’uso incontrollato di ormoni negli anni Sessanta e Settanta, e quindi il consumo di carni piene di ormoni, venne riconosciuto come causa dell’aumento di alcuni tumori.

Al contrario negli Usa, in Canada e in alcuni altri Paesi, gli ormoni approvati possono essere acquistati senza ricette ed essere utilizzati senza la supervisione di veterinari. Come conseguenza in Europa è proibito importare carne proveniente dagli Stati Uniti, almeno quella che non rispetta le nostre leggi. La carne proveniente dagli USA in Italia però si può ugualmente trovare, almeno su internet è facilmente reperibile.  Per cui conviene comunque fare attenzione con la carne extra UE.

Antibiotici

Sono utilizzabili solo quelli preventivamente autorizzati dalle Autorità sanitarie e per motivi di cura dell’animale. Gli antibiotici utilizzati a scopo preventivo sono invece vietati in Europa dal 2006.

La prescrizione del farmaco deve garantire che nella carne, al momento della macellazione, non vi sia un valore della sostanza superiore al MLR (limite massimo residuale). Questa soglia di sicurezza è stata definita per assicurare residui minimali che non hanno effetto sulla salute umana neppure se fossero ingeriti ogni giorno. Se la soglia non viene rispettata, allora, siamo di fronte a un reato.

Efficacia dei controlli

Non è possibile, nonostante il divieto, escludere che ci siano comunque tentativi illegali per trattare gli animali con ormoni, che si possono trovare sul mercato nero; è per questo che i controlli sono fondamentali per rilevare o escludere ogni illecito. A oggi i controlli sugli ormoni sono regolamentati e prevedono una prima fase da effettuarsi in azienda, seguita da quelli al macello e in fase di vendita; gli ormoni fanno crescere alcune ghiandole all’animale che, per ogni singolo animale, vengono controllate da un veterinario ASL al momento della macellazione e, poi, c’è un controllo finale in sede di vendita.

Ogni Stato Membro, allo scopo di verificare l’ottemperanza al divieto imposto, predispone annualmente un piano di controllo (PNR), per la ricerca nei tessuti e nelle matrici biologiche, mediante metodi chimici quali-quantitativi, di residui di sostanze che si presume possano essere utilizzate illecitamente. Questo metodo di analisi però presenta delle carenze perché non riesce a tracciare la presenza di ormoni illegali dopo diversigiorni dai trattamenti.

Gli strumenti sono sensibili alla ricerca di una molecola specifica, ma per ottenere lo stesso effetto l’allevatore può usarne un’altra che lo strumento non riconosce. Altrimenti, c’è l’utilizzo di cocktail di molecole diverse in bassissime concentrazioni dove i singoli principi attivi non possono venire rilevati perché presenti in dosi minime.

Per quanto riguarda i bovini, è stato recentemente preso in considerazione un metodo di screening più innovativo, l’esame istopatologico, poiché è in grado di rilevare le gravi lesioni provocate dai trattamenti ormonali a carico degli organi bersaglio, che permangono per un tempo abbastanza lungo da poter essere svelate al momento della macellazione. Anche dopo 2 o 3 mesi dall’illecito, ma, per contro, tale approccio, ha lo svantaggio di non consentire un’identificazione a livello di singola molecola.

La carne rossa europea e italiana, quindi, non è a rischio zero, sia per gli ormoni immessi illegalmente e sfuggiti ai controlli sia per gli altri farmaci residuali (superiori al MLR) benché legali; ma secondo recenti analisi sono allarmanti i dati sugli allevamenti avicoli e ittici, dove è stato riscontrato un altro problema: l’antibiotico-resistenza nelle carni nonostante l’etichetta riportasse la dicitura “allevato senza uso di antibiotici”.

L’indagine in questione è realizzata da Altroconsumo: su 42 campioni di carne di pollo “senza antibiotici” acquistata a Milano e Roma sottoposti al test, erano presenti i geni tipici dell’antibiotico-resistenza. L’antibiotico-resistenza è la capacità sviluppata dai microrganismi (i batteri) di sopravvivere e moltiplicarsi, nonostante la somministrazione dell’antibiotico. Quando il microrganismo è un patogeno – cioè pericoloso per l’uomo – e sviluppa nel tempo un meccanismo di resistenza, il farmaco antibiotico risulta inefficace per la cura.

In quali animali potrebbero essere utilizzati illegalmente gli ormoni?

Gli animali più a rischio sono i bovini. Sono animali a crescita piuttosto lenta, la carne tenera ha un pregio e ogni animale ha un grande valore economico. Altri animali a rischio sono i suini, che sono però interessati meno dei bovini dagli ormoni e hanno una crescita meno lenta. I cavalli possono essere interessati dagli ormoni, ma di fatto solo quelli che possono essere macellati clandestinamente, senza che vengano effettuati controlli nel momento della macellazione, altrimenti verrebbero scoperti. I cavalli trattati con ormoni sono quelli sportivi, che per legge non possono essere macellati; per recuperare qualche soldo, però, potrebbero essere macellati illegalmente, ed arrivare sempre illegalmente in tavola. Infine, gli avicoli, così come ovini e caprini, non sono interessati dagli ormoni nella carne. Questo perché crescono già velocemente e l’ormone non darebbe alcun vantaggio se fosse somministrato.

Quali sono questi ormoni e quali i principali rischi per la salute se utilizzati illegalmente?

Vediamo quali sono i principali ormoni e quali possono essere i loro effetti sulla salute umana, iniziando dal fatto, essenziale, che i più colpiti dal problema sono i bambini, perché gli ormoni della carne interferiscono con il processo di crescita, che negli adulti non c’è. Infatti l’esposizione eccessiva agli ormoni, tra le potenziali conseguenze avverse per la salute umana, produce alterazioni nei riguardi delle ghiandole endocrine nella fase puberale, del sistema immunitario e può avere effetti genotossici e carcinogenici.

Estrogeni (estradiolo, zeranolo), progestinici (progesterone, melengestrolo), androgeni (testosterone, trombolone) possono dunque, a seconda dei casi, avere effetti deleteri sulla salute umana.

Le prove esistenti sono sufficienti a dimostrarlo, anche se riguardano livelli diversi e i dati disponibili non consentono una valutazione quantitativa dei rischi, che sono comunque reali anche in caso di impiego di piccole dosi. Infatti, per nessuno di questi ormoni è possibile stabilire una soglia critica.

Dunque gli ormoni nella carne, in base alla normativa attuale, non ci devono essere e difficilmente si trovano, a causa dei controlli che gli animali devono subire prima e durante il processo di macellazione. L’unica possibilità di trovarne è nell’illegalità, ovvero laddove non si seguano le norme o si eludano i controlli.  In ogni caso, la legislazione vigente, in caso di sospetto trattamento illecito, prevede la disposizione di ulteriori controlli analitici, a sondaggio, sugli animali presenti in azienda, sugli alimenti a loro destinati e sull’acqua di abbeveraggio.

Quali sono le regole da seguire che possono dare maggiore sicurezza possibile?

Ci sono alcune regole che non andrebbero mai dimenticate quando si ha a che fare con la carne; queste regole valgono tanto per il problema degli ormoni quanto per altri problemi simili da altri contaminanti, come gli antibiotici, per essere sicuri di mangiare carne più sana possibile. In particolare il gruppo più a rischio è costituito dai bambini e dai ragazzi fino alla pubertà. Per cui le maggiori precauzioni devono essere prese per loro.

  • In linea generale, i bambini non dovrebbero mangiare spesso carne bovina e dovrebbero  evitare la carne di vitello. Una volta o due alla settimana va bene, ma negli altri giorni è da preferire il consumo di altri tipi di carne (di qualità), più digeribile e in cui c’è meno probabilità di trovare ormoni immessi nell’animale in maniera illegale.
  • Cercare di acquistare carne di qualità superiore, da produttori o fornitori che propongo un prodotto di qualità elevata (e controllabile). Meglio mangiare la carne una volta in meno, ma che sia di buona qualità. Inoltre è indispensabile leggere sempre le etichette che devono riportare la provenienza delle carni, ossia dove l’animale nasce, viene allevato e macellato. Se ci si affida anche ai prodotti DOP e IGP, si è probabilmente più sicuri in quanto il produttore è obbligato a seguire un preciso disciplinare di produzione.
  • Attenzione alla carne importata o a mangiare la carne all’estero (ma solo se per lunghi periodi), soprattutto in quei paesi dove è legale l’uso di ormoni (come Stati Uniti o Canada), in particolare evitare quanto più possibile di farla mangiare ai bambini.
  • L’allevamento biologico è in linea generale una garanzia in più per poter evitare gli ormoni che potrebbero essere presenti nella carne. Infatti, nell’allevamento biologico i trattamenti terapeutici con farmaci tradizionali (esclusi omeopatici e fitosanitari) sono molto limitati nel corso dell’anno. Difficilmente, quindi – pena la perdita della qualifica di biologico – verranno somministrati farmaci.

Queste semplici regole permettono, in generale, di limitare l’ingestione degli ormoni e di residui provenienti da farmaci legali provenienti dalle carni, e garantiscono quindi, insieme ai controlli sanitari statali e allo sviluppo di tecniche di rilevazione sempre più precise, che la carne che mangiamo sia quanto più possibile sicura.

Altre Fonti:

https://www.cibo360.it/alimentazione/chimica/contaminanti/ormoni_negli_alimenti.htm

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/lesperto-risponde/carne-con-ormoni-mito-o-realta

http://www.maurolombardo.it

http://www.medicitalia.it/02it/notizia.asp?idpost=54410

Il 15% della carne bovina italiana è trattato con ormoni e sostanze vietate. Il dato emerge dalle analisi istologiche del Centro di referenza nazionale sugli anabolizzanti

https://www.repubblica.it/cronaca/2019/03/08/news/alimentazione_pollo_senza_antibiotici_l_etichetta_non_basta-220972168/?ref=fbpa&fbclid=IwAR2HZm9OtIed-OvO3kGb21KBWlfcnTCIqQ8MhlkuAPQv9j94iz7bmzIKV0s

Italia Sicilia Gela, web serie terzo episodio: Sandra

Mer, 04/24/2019 - 05:46

Terza puntata della webserie Italia Sicilia Gela, regia di Iacopo Patierno. Conosciamo Sandra La Terra, imprenditrice con una grande passione: fare kitesurf… a Gela naturalmente.
Da sette anni è organizzatrice del Kite Festival del Golfo di Gela, un’evento che porta in città sportivi da tutto il mondo.

Prossimo episodio: 1 maggio 2019!

Per approfondire visita Gela Le Radici Del Futuro

INDICE EPISODI

Ep01 Don Lino
Ep02 Elisa
Ep03 Sandra
Ep04 Silvia (online dal 1 maggio 2019)
Ep05 Giuseppe (online dall’8 maggio 2019)
Ep06 Francesco (online dal 15 maggio 2019)
Ep 07 Tiberio, Dalila e Viola (online dal 22 maggio 2019)

È il capitalismo che sta uccidendo la natura, non l’umanità

Mar, 04/23/2019 - 19:00

L’ultimo rapporto Living planet del WWF è una lettura piuttosto dura: la fauna selvatica è diminuita del 60% dal 1970, alcuni ecosistemi stanno collassando e c’è una buona possibilità che la specie umana non abbia vita lunga. La relazione sottolinea continuamente come la colpa di questa estinzione di massa sia da attribuire all’uomo e a ciò che consuma, e i giornalisti si sono precipitati a diffondere questo messaggio. Il Guardian ha titolato: “L’umanità ha distrutto il 60% delle specie animali”, mentre la Bbc ha scelto: “Il consumismo ha causato una grossa perdita di fauna selvatica”. Non c’è di che stupirsi: nelle 148 pagine del rapporto la parola “umanità” appare 14 volte, e “consumismo” 54 volte.

C’è un termine, però, che non compare nemmeno una volta: capitalismo. Si potrebbe dire che, ora che l’83% degli ecosistemi di acqua dolce stanno collassando (un’altra delle statistiche inquietanti del rapporto), non abbiamo tempo di disquisire di semantica. Eppure, come ha scritto l’ecologista Robin Wall Kimmerer, “trovare le parole giuste è il primo passo per iniziare a capire.”

Nonostante il rapporto del WWF si avvicini al concetto, parlando del problema come di una questione culturale, economica e di modello produttivo insostenibile, non riesce a identificare il capitalismo come ciò che lega in maniera cruciale (e a volte casuale) tutte queste cose. In questo modo ci impedisce di vedere la reale natura del problema e, se non lo nominiamo, non possiamo affrontarlo perché è come puntare verso un obiettivo invisibile.

Il rapporto del WWF fa bene a evidenziare “il crescente consumo da parte dell’uomo”, e non la crescita della popolazione, come la causa primaria dell’estinzione di massa, e si sforza in maniera particolare di illustrare il legame tra la perdita di biodiversità e il consumismo. Però si ferma lì, non dice che è il capitalismo a imporre questo modello sconsiderato di consumo. Questo –  in particolar modo nella sua forma neoliberista – è un’ideologia fondata sull’idea di una costante e perenne crescita economica, spinta proprio dai consumi: un assunto semplicemente fallace.

L’agricoltura industriale, il settore che il rapporto identifica come il responsabile primario della perdita di specie animali, è stata marcatamente costruita su principi capitalisti. Prima di tutto perché impone che abbiano valore solo quelle specie “mercificabili”, e secondo perché, nel cercare solo il profitto e la crescita, ignora tutte le conseguenze – come l’inquinamento o la perdita di biodiversità. Il rapporto, invece di richiamare l’attenzione sull’irrazionalità del capitalismo, che considera priva di valore la maggior parte della vita su questo pianeta, non fa altro che supportare la logica capitalista usando termini come “beni naturali” e “servizi dell’ecosistema” per riferirsi al pianeta vivente.

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Asos, storia di un’azienda attenta ai diritti umani

Mar, 04/23/2019 - 16:00

I figli di Anders Holch Povlsen, un bambino e due adolescenti, si trovavano in vacanza nel paese per le festività pasquali e pochi giorni prima della strage uno di loro aveva pubblicato su Instagram una foto dal resort che li ospitava. La notizia ha suscitato grande commozione in tutto il mondo.

Holch Povlsen, 46 anni [chi è], è l’uomo più ricco della Danimarca e il secondo maggior proprietario terriero privato nel Regno Unito (primo in Scozia). La rivista Forbes lo piazza al 252esimo posto tra le persone più ricche del mondo, con un patrimonio stimato in 7,9 miliardi di dollari.

Un portavoce ha confermato che tre dei figli del patron di Asos sono morti negli attentati in Sri Lanka, ma per rispetto della famiglia non ha fornito ulteriori dettagli.

Asos è un sito web britannico che vende online capi di abbigliamento, calzature e prodotti di cosmesi. Il sito è presente anche in Italia dal 2011. Asos commercializza oltre 850 marchi, tra cui il proprio.

Nel 2018 l’azienda, che conta circa 3.500 dipendenti, ha registrato un fatturato di 2,4 miliardi di sterline.

Asos si caratterizza come brand giovane e attento al tema dei diritti e alla lotta alle discriminazioni sessuali, religiose e di genere.

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Fonte immagine copertina The Independent

Sri Lanka: Isis rivendica, rimangono però molti dubbi

Mar, 04/23/2019 - 15:17

Mentre i feriti sono oltre 500, sale a 321 il bilancio dei morti negli attentati di domenica in Sri Lanka, dove l’esecutivo ha decretato lo stato di emergenza. Un’emergenza che stando alle ricostruzioni poteva essere evitata. Risulta infatti evidente il fallimento dei servizi di intelligence dello Sri Lanka, avvisato lo scorso 4 aprile dall’India e dagli Stati Uniti sulla possibilità di attacchi terroristici per mano del semisconosciuto gruppo terroristico islamista National Thowheeth Jama’ath.

Il ministro della Difesa dello Sri Lanka, Ruwan Wijewardene, ha riferito in Parlamento che secondo le indagini preliminari gli attentati di domenica «sono stati compiuti come ritorsione dopo gli attentati di Christchurch», la strage compiuta dal 28enne australiano islamofobo e neofascista che il 15 marzo ha ucciso 50 persone e ne ha ferite altrettante prima nella moschea di Al Noor, poi nel centro islamico di Linwood. In entrambi i luoghi le persone erano intente a pregare e il terrorista ha trasmesso l’attentato con una diretta video via Facebook.
Dunque l’attentato contro i fedeli cristiani sarebbe una vendetta in risposta all’attentato contro i fedeli musulmani, quasi a un mese esatto. Lo scenario rimane tuttavia confuso.

Come ha scritto il giornalista Jason Burke sul Guardian, gli analisti sono concordi nel ritenere che compiere attentati suicidi contro sei o più obiettivi richiede mesi di pianificazione e una notevole capacità logistica: «Gli attentatori possono anche avere detonato i loro dispositivi da soli, ma probabilmente hanno avuto bisogno di una gestione attenta da parte dei loro leader nei giorni e nelle settimane precedenti agli attentati. Potrebbero essere state necessarie grandi quantità di esplosivo di tipo militare, così come rifugi sicuri e laboratori per fabbricare le bombe».

In altre parole, si profila la responsabilità di una fitta rete di attori internazionali che avrebbe appoggiato il National Thowheeth Jama’ath.

Ipotesi avvalorata dallo stesso governo, secondo il quale il National Thowheeth Jama’ath è stato aiutato da organizzazioni terroristiche internazionali, senza peraltro fornire ulteriori informazioni.

L’ISIS ha diffuso la rivendicazione tramite la sua agenzia semi ufficiale Amaq, ma in attesa di prove che ne dimostrino la veridicità il clima in Sri Lanka è teso e la memoria va alla storia del Paese, attraversato dal 1983 al 2009 da guerre civili nelle quali hanno perso la vita circa 100mila persone. Tigri Tamil, il movimento separatista della minoranza tamil formata per lo più da induisti, ripeté negli anni la tattica degli attentati esplosivi, ma il governo rappresentante dell’etnia singalese, a stragrande maggioranza buddista, riuscì a sconfiggerlo nel 2009.

Il National Thowheeth Jama’athd in passato si è distinto per avere danneggiato alcune statue buddiste, non è affiliato alle frange estreme induiste ma jihadiste, inoltre le informazioni che lo riguardano sono poche e risalgono al novembre 2016, quando la polizia srilankese arrestò uno dei leader del gruppo che «incitava alla disarmonia religiosa» durante una protesta. La guerra civile che ha dilaniato lo Sri Lanka nulla ha a che fare né con la militanza islamica violenta né con la persecuzione dei cristiani. dunque il sospetto è che gli aiuti, evidentemente indispensabili per un attacco terroristico della portata di quello avvenuto la settimana scorsa, provengano da fuori dal Paese.

Tanto più che all’indomani della fine della guerra civile, in Sri Lanka si sviluppò una forte retorica anti-islamica da parte dei leader nazionalisti buddisti, che attraverso la propaganda diffusa sui social media hanno ripetutamente accusato i musulmani di reclutare bambini e sposare donne buddiste per rafforzarsi.

In questi giorni in Sri Lanka è lutto nazionale e vige lo stato di emergenza, che prevede il coprifuoco dalle 8 di sera alle 4 del mattino e il potere, da parte della polizia dei militari, di arrestare e interrogare i sospetti senza l’ordine di un tribunale, potere che non era stato più usato dalla guerra civile. Ad oggi le forze dell’ordine hanno arrestato 40 persone sospettate di avere avuto un ruolo nell’organizzazione degli attentati. Accanto al National Thawheed Jamaat, il cui nome è circolato subito, ora spunta anche quello di Jamiyyathul Millatu Ibrahim. La domanda però rimane: perché l’intelligence srilankese non ha ascoltato l’allarme comunicato dai servizi segreti indiani e americani?

«Gli attacchi terroristici di domenica in Sri Lanka non sono stati un fallimento dei servizi segreti del Paese, ma una mancanza di circolazione interna delle informazioni a persone capaci di agire», si è giustificato in un’intervista il ministro delle Riforme economiche e della distribuzione pubblica dello Sri Lanka Harsha De Silva. Giustificazione, oggi, assai debole.

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