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Vado a vivere su un castagno!

3 ore 48 min fa

Nella riserva naturale dei Monti Pelati, nel Canavese, a una cinquantina di km da Torino, c’è un ecovillaggio molto particolare. Sono tutte case sugli alberi di castagno a 7 metri di altezza.
E’ il primo villaggio “arboricolo” d’Italia, i lavori sono iniziati nel 2002, e non è un posto da eremiti o figli dei fiori. E’ abitato da professionisti e manager ed è dotato di tutti i confort: tv, internet, telefono. Le case sono realizzate in legno con le più innovative tecniche di bioedilizia e collegate tra loro con passerelle, scale e ponti, c’è l’acqua corrente e l’elettricità. In una casa c’è perfino un idromassaggio. Il primo paese è lontano appena 4 km.
Il suono di una conchiglia avverte che è pronto da mangiare, i pasti sono condivisi per ridurre gli sprechi e passare del tempo in compagnia.
Vi abitano 12 adulti e una bambina ma il villaggio sugli alberi è in continua espansione.
Il monte dove sorge il villaggio si chiama Bella Addormentata, ovviamente…

Scrive Antonio Gregolin su Xl.Repubblica.it: “A sentire il popolo del bosco, i problemi non sembrano essere diversi da quelli di chi vive in montagna in una normale casa. A parte le borse della spesa tirate su con una carrucola. E le castagne. Sì, le castagne che ti cadono sul tetto, una “pioggia” a cui bisogna abituarsi. «Ma tutti noi ormai, senza il bosco faremmo davvero fatica a vivere», esclama Giorgio, appena rientrato dal suo turno d’infermiere, «l’energia che respiriamo ci nutre ogni giorno».
Il bosco sembra accettare bene i suoi inquilini: «Fino a due anni fa, questa zona che ci circonda», spiega Maria Pia, «era impoverita dall’eccessivo sfruttamento forestale. Ma rispettando l’ambiente, il numero delle specie vegetali, dagli alberi alle erbe spontanee, sta pian piano crescendo: la natura ritrova il suo equilibrio».”

Volete provare l’emozione di dormire su un albero? Qui 4 hotel sugli alberi in Piemonte

Fonti:

http://www.eticamente.net/41020/il-villaggio-sugli-alberi-piemonte.html

http://canavesenews.it/news/il-primo-villaggio-sospeso-tra-gli-alberi-sorge-nei-boschi-dei-suggestivi-monti-pelati/

http://xl.repubblica.it/dettaglio/39101

Immagine di copertina: fotomontaggio di Armando Tondo

Fotomontaggi di Armando Tondo

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Calcolata la velocità della morte: due millimetri l’ora

7 ore 1 min fa

Misurata la velocità della morte: un gruppo di studiosi della Stanford University (California, Stati Uniti) ha calcolato che la morte di una cellula ha una velocità precisa: trenta millesimi di millimetro al minuto, ovvero due millimetri all’ora. La scoperta, spiegano gli autori dello studio, sebbene possa apparire bizzarra potrebbe invece avere in futuro importanti implicazioni per la cura di malattie come il cancro e l’Alzheimer.

Lo studio
I ricercatori si sono concentrati sullo studio delle uova di rana della specie Xenopus laevis che, per tenere sotto controllo il numero di cellule e contribuire a un sano sviluppo dell’organismo, vanno incontro a morte programmata (processo noto in linguaggio scientifico con il termine di apoptosi). I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Science.

La morte programmata delle cellule
La morte programmata delle cellule, detta anche apoptosi cellulare, è un processo che avviene in modo ordinato ed è importante per il corretto sviluppo dell’organismo. A volte, però, i meccanismi cellulari possono andare incontro a malfunzionamenti, inducendo l’eliminazione di cellule che dovrebbero continuare a vivere e, al contrario, mantenendo in vita cellule che sarebbero destinate alla morte. Per questo, spiegano gli autori dello studio, tanto più sono conosciuti i processi di morte cellulare, tanto più si possono studiare modalità per intervenire nei processi stessi.

Cose incredibili per cancro e Alzheimer?

Come hanno spiegato i due autori dello studio Xianrui Cheng e James Ferrell al The Guardian, “se conosciamo la velocità con cui le cellule muoiono, o più precisamente il modo in cui muoiono, possiamo fare cose incredibili per malattie come il cancro o l’Alzheimer. Ad esempio, curare il cancro incoraggiando cellule cancerose ad autodistruggersi, oppure fermare la degenerazione cellulare nei pazienti a rischio Alzheimer”.

 

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Se incontrate un orso, parlategli con calma!

Sab, 08/18/2018 - 08:49

Durante le scampagnate estive può capitare di incontrare un orso. Il Wwf, sulla sua pagina Facebook, pubblica un importante decalogo su come comportarsi. Tra i tanti consigli utili ne spuntano alcuni che…

6. Se vi imbattete casualmente in un orso a distanza ridotta e l’orso si allontana, non seguitelo.
Sempre un ottimo consiglio. Tipo: “Tanto va la gatta al lardo…”

7. Se l’orso vi nota e rimane fermo, allontanatevi parlando con voce calma.
Ma se riuscite a stare zitti è ancora meglio!

8. Se l’orso vi nota e si alza sulle zampe posteriori per studiare la situazione, fermatevi e parlate con calma.

9. Se l’orso dovesse seguirvi o avvicinarsi, mantenete la vostra posizione parlando con calma.

E’ chiaro che al Wwf ci tengono molto al fatto di parlare all’orso con calma. Il rischio, probabilmente, è di essere fraintesi o di dire cose che in realtà non pensi.
Orso… ma io e te, che cazzo se dovemo dì! (Grazie Corrado Guzzanti!)

Anche parlandogli con calma in alcuni casi l’orso attacca:

10. Nel caso in cui l’orso dovesse attaccarvi, stendetevi a terra a faccia in giù coprendovi il collo con le mani. Rialzatevi solo quando l’orso non sarà più nei paraggi.
A questo punto potete anche parlare nervosamente.

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Salviamo Riace!

Sab, 08/18/2018 - 05:40

Riace è un comune della Locride (Calabria) noto per il ritrovamento nel 1972 dei Bronzi. Di quella scoperta Riace non ha tratto alcun beneficio. I Bronzi sono stati portati altrove. Riace ha continuato ad essere un paese di emigrazione e a spopolarsi anno dopo anno.

Poi, nel 1998, la svolta con lo sbarco a Riace Marina di duecento profughi provenienti su un veliero dal Kurdistan. L’associazione Città Futura decide di ospitare i migranti appena sbarcati nelle vecchie case abbandonate del paese e il paese progressivamente si rianima.

Da allora, Riace è riuscito a dare ospitalità ai rifugiati (ora 400 in tutto il paese) mantenendo in vita servizi di primaria importanza come la scuola e finanziando il piccolo comune con micro attività imprenditoriali legate all’artigianato.

Grazie alle politiche di accoglienza del Sindaco Domenico Lucano il paese ha concesso ospitalità a richiedenti asilo provenienti da venti diverse nazioni, integrandoli nel tessuto culturale cittadino e inserendoli nel mondo del lavoro, ridando di fatto alla città di Riace una nuova vita.

Ora tutto questo rischia di finire perché lo Stato italiano non eroga da 2 anni i fondi che l’Unione Europea ha assegnato per Riace.

A Riace si trovano laboratori tessili e di ceramica, bar e panetterie, la raccolta differenziata porta a porta garantita da due ragazzi extracomunitari e trasportata con asini.

L’integrazione dei migranti è assicurata da circa settanta mediatori culturali assunti dal Comune e facenti parte del sistema Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), nato proprio per proporre, oltre le misure di assistenza e di protezione ai singoli beneficiari, il processo di integrazione sociale ed economica di cui Riace si fa promotrice.

A Riace assieme all’euro circola una moneta esclusiva del posto (i bonus Riace), utilizzata ogni giorno dai migranti nei negozi riacesi per l’acquisto di cibo, vestiti, ricariche telefoniche. “Il ministero ci accreditava queste risorse con molto ritardo, ci siamo inventati un’idea di moneta spendibile solo a Riace con riscontro positivo dell’economia locale”, spiega il Sindaco. Una pratica virtuosa che dovrebbe essere un modello per tutti, perché oltre a favorire l’autonomia degli ospiti evita la gestione centralizzata di grandi acquisti, quella parte della filiera economica dell’accoglienza dove si annidano corruzione, collusione e infiltrazioni della criminalità organizzata.

Nel 2016 la rivista Fortune ha inserito il sindaco di Riace tra i 50 leader più influenti al mondo.

Il modello Riace rischia però di dissolversi a causa dei mancati pagamenti dei fondi necessari per l’accoglienza.

Dal maggio 2016 non riceviamo un euro dalla Prefettura. Abbiamo un sistema che funziona, ma iniziamo a pensare che dia fastidio. Da troppi anni siamo abbandonati” dice il Sindaco Domenico Lucano. Versamenti che sono stati invece regolarmente effettuati ai paesi limitrofi della Locride che gestiscono altre strutture di accoglienza.
I problemi sono iniziati con un’ispezione inviata dalla prefettura che ha prodotto un verbale che giudica inadeguate le condizioni di vita dei migranti ed irregolari i sistemi di assegnazione degli incarichi alle cooperative che gestiscono i servizi.

La nostra opinione è che le osservazioni critiche a questo progetto siano di minimo rilievo. Sono osservazioni di carattere procedurale e formale che non hanno nulla a che vedere con la qualità del servizio”, spiega Gianfranco Schiavone vice presidente dell’ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) “Certo, la qualità del progetto è andata diminuendo per carenza di fondi. Non si possono erogare servizi se non ci sono i soldi. Anche io ci vedo un disegno di chiusura che va avanti nel tempo“.

Secondo il Sole 24 Orerischia di saltare il più virtuoso ed efficace modello di integrazione che ha rigenerato il tessuto sociale in un’area intera della Calabria ravvivando l’economia”.
A Riace intanto è stato dichiarato lo stato di dissesto finanziario ed il Sindaco ha iniziato uno sciopero della fame.

In una conferenza stampa congiunta, il presidente della Regione Mario Oliverio e Domenico Lucano hanno denunciato l’esistenza di un chiaro disegno politico per chiudere l’esperienza Riace.

Ma perché Riace fa tanta paura?
Perché dimostra che è possibile. Hanno anche impedito la messa in onda sulla RAI del film girato qui a Riace. Perché?”, si chiede il Sindaco Lucano, che aggiunge: “La ragione è che 7-8 milioni di persone avrebbero visto che a Riace è possibile. E’ possibile in una delle zone più depresse d’Italia, dove l’accoglienza non si limita ad una dimensione etica ed umana ma diventa anche la soluzione al problema dello spopolamento”.
Il film, “Tutto il mondo è Paese”, è stato bloccato dalla Rai. Qui le dichiarazioni del protagonista del film, Beppe Fiorello.
Riace sta ricevendo la solidarietà di tanti sindaci: tra gli altri Luigi De Magistris (Napoli), Federico Pizzarrotti (Parma), Remi Pagani (Ginevra), Ada Colau (Barcellona). “A Riace sono riusciti a fare quello che in tanti diciamo di voler fare. Noi lo diciamo, loro l’hanno fatto”, ha dichiarato Ada Colau, la sindaca di Barcellona. “Qui si vede che l’accoglienza non è solo una questione morale, legale o di diritti umani ma un’opportunità per tutti. Così, quando arrivi qui a Riace, ti chiedi chi è che sta salvando e chi viene invece salvato. Stiamo salvando i rifugiati o sono loro che stanno salvando l’Europa? Riace stava perdendo la sua popolazione e oggi, grazie al coraggio e alla capacità di chi ha dato vita a un progetto esemplare, la gente è più felice, il paese è pieno di bambini e ha ricominciato a sorridere. Riace è il simbolo di un’Europa della speranza”.

Giovanna Marini ha trasmesso una lettera-appello, di seguito un estratto dei passi salienti:

Carissimi, vi scrivo per questo problema di Riace che mi tiene sveglia la notte per la rabbia e l’impotenza.

E’ un paese modello, Riace; grazie all’accoglienza, ora pieno di neonati e adulti che erano neonati quando sono sbarcati a Riace e accolti da un sindaco intelligente che con loro ha ricostruito e ricreato un paese morente.

Ora il sindaco fa lo sciopero della fame. Lo dicono solo i social e “Il sole 24 ore” che Il Ministero degli Interni nega a Riace i soldi, quasi 2.000.000, mandati dall’Europa per Riace, e nega anche la sovvenzione del primo semestre 2018 che ha dato a tutti i paesi. Lo Stato taglia i fondi al sindaco di Riace perché è un paese modello.

C’è una sorta di consegna del silenzio su Riace, la gente non ne sa nulla, solo i pochi che vanno spulciando qua e là sui social qualcosa hanno capito.

Hanno capito che Riace, che nel mondo è conosciuta come un’esperienza pilota che andrebbe seguita dai tanti paesini morenti in Italia, è invece destinata con tutto il suo carico di famiglie ormai salvate, felici, operative e anche di locali, a una lenta morte per estinzione del paese bollato da Salvini come culla di clandestini.

E’ una cosa che rivolta la coscienza, non ci si dorme su un’ingiustizia così stupida e crudele, perciò è venuto in soccorso il RECOSOL Rete di Comuni Solidali, che si è messa a disposizione col proprio IBAN per aiutare il paese, per sconfiggere il razzismo inconsulto e sfrenato…

Dal RECOSOL, dopo nemmeno 48 ore della sua apertura, sono arrivati 10.000 euro…

Tutto questo è accaduto pochi giorni fa, la decisione e la diffusione, ora tocca a tutti noi diffondere. E’ il momento di dimostrare che non siamo tutti razzisti e menefreghisti come spera Salvini. Ci sono coscienze che forse lui nemmeno immagina, ma che muovono il mondo meglio delle non-coscienze mosse solo da paura e ignoranza e stupidità. Un tris mortale.

Vi abbraccio tutti fortissimo, stiamo vicini “statti cu’ mia, ca sinnò cadimme “. La mando a voi perché la mandiate a tutti e vi ringrazio infinitamente
Giovanna Marini

Per partecipare alla raccolta fondi con una una donazione unica o periodica: RECOSOL, IBAN: IT92R0501801000000000179515, causale Riace.

E se siete in vacanza in Calabria, dalle parti di Riace, andate a vedere questa esperienza e magari fate un po’ di shopping lì. Anche questo è un modo per aiutare Riace.

 

Fonti:
comune-info.net
tpi.it
www.ilsole24ore.com
www.asgi.it
comunisolidali.org

Foto
Copertina, fonte: ilsalto.net
Prima immagine, fonte: RiaceinFestival
Seconda immagine: nella foto, tratta da www.lentelocale.it, il sindaco di Riace Domenico Lucano, con la sindaca di Barcellona Ada Colau, padre Alex Zanotelli e abitanti di Riace

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Che cos’è il Movimento della Transizione?

Ven, 08/17/2018 - 02:54

Cosa faremo quando, prima o poi, crisi economica, riscaldamento globale, cambiamenti climatici, crisi delle risorse, faranno a pezzi la nostra economia e le nostre comunità?
Il Movimento della Transizione nasce proprio per prepararci a questa fase, cambiando radicalmente l’idea di sfruttamento delle risorse, di economia e di rapporti tra cittadini.
Intervista a Davide Bochicchio, Medico Veterinario con un Dottorato in alimentazione.

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Link di approfondimento: http://transitionitalia.it/

Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

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Ponte crollato: per favore risparmiatemi le lacrime dei tg!

Gio, 08/16/2018 - 04:13

Ogni volta che c’è una scossa di terremoto che altrove non produrrebbe un solo crollo e che invece da noi fa una strage, dobbiamo ascoltare i soliti discorsi: quelli fatti quando crollò la diga del Vajont, quando l’Arno allagò Firenze, quando il Sarno esondò facendo una strage, quando, sempre a Genova, un torrente impazzì e travolse la gente per strada, quando una slavina devastò un hotel e quando crollarono, recentemente, un paio di cavalcavia schiacciando qualche auto…

E c’è sempre qualcuno che l’aveva detto. Qualcuno che non è stato ascoltato. Qualche legge infranta, qualche lentezza burocratica, un bosco tagliato, un argine cementificato, qualcuno che ha messo la sabbia di mare nel cemento per risparmiare nella costruzione della Casa dello Studente come all’Aquila o un torrente intubato da un deficiente.

E c’è subito il meraviglioso balletto di incravattati che spiegano che loro non c’entrano niente, qualcun altro doveva controllare, progettare, prevenire e loro chiedono, insistentemente, che sia fatta luce, che si accertino le responsabilità, che la giustizia faccia il suo corso.

Intanto gli ingegneri che hanno manifestato preoccupazione sono stati allontanati dall’università, licenziati dall’ufficio edilizia, espulsi dalle commissioni, rovinati, col matrimonio a pezzi e il rischio di un ricovero coatto in un reparto per pazzi. E se vanno all’anagrafe a chiedere un certificato di permanenza in vita gli dicono, sorridendo cortesemente: “Scusi ma non lo sa che lei è già morto?

L’italiano dovrebbe averlo capito che c’è un sistema da riformare dalle radici, a partire dalla burocrazia delirante che rende impossibile l’ovvio e procrastina l’urgente. Una gabbia di formalismi isterici e in malafede che premia i furbi con i commercialisti e gli avvocati più abili e fotte chi non è capace di stare al gioco, misterioso e iniziatico, che regola l’esistenza in questo Paese…

Poi arriva sempre qualche coglione che grida che sì, lo sfoltimento della burocrazia e controlli veri sono importanti, ma la priorità è un’altra (abbassare le tasse, più gnocca per tutti, abolire le intercettazioni telefoniche, cambiare la costituzione, sterminare gli immigrati) e la maggioranza italica va dietro la nuova Maria Vergine Salvifica…

E allora io sogno un tg che dica: “Crollato il ponte a Genova, una strage, ma siccome non è una novità parliamo d’altro: sapete con chi ha fatto sesso Belen ieri sera?”

Si verticalizza l’audience e non solo quella.

NB: L’architetto Morandi, progettista del ponte di Genova è un genio. In Libia, il ponte progettato da lui sul Wadi al-Kuf, è stato chiuso nell’ottobre del 2017 perché cadeva a pezzi.

Il ponte sull’Arno, tra Empoli e Spicchio di Vinci, è crollato nel 1966. Il ponte di Maracibo, gemello di quello di Genova, è crollato per 600 metri nel 1964, quando fu urtato da una petroliera.

E il viadotto di Agrigento è stato chiuso perché sta cedendo.

Fonte: Corriere.it

Immagine: fonte Performgroup.com

 

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E un giorno hanno deciso: attraversare l’Africa in bicicletta

Gio, 08/16/2018 - 02:00

Il 25 settembre montano in sella decisi ad attraversare tutta l’Africa in bicicletta. Partenza da Città del Capo, estremo sud del continente, arrivo a Roma.

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Ponte Morandi, Italia: di fronte al disastro

Mer, 08/15/2018 - 14:50
  1. In Italia negli ultimi 5 anni sono crollati 6 ponti. Non si può parlare di caso o di fatalità. 2014: Saxa Rubra e Ponte Lungo a Ceto; 2015 Palermo-Agrigento; 2016 Annone Brianza; 2017 Fossano; e ora, 2018, Genova.
  2. Ci sono ponti che sono stati costruiti negli anni ’60, come Ponte Morandi, per condizioni di traffico radicalmente diverse da quelle attuali ma anche ponti crollati (è il caso di quello sulla Palermo-Agrigento) meno di una settimana dopo l’inaugurazione. Quindi si intrecciano due questioni: riprogrammare la rete viaria alla luce delle nuove esigenze; controllare che le cose siano fatte bene.
  3. La rete viaria italiana è in sofferenza (ciascuno di noi lo vede) per l’enorme flusso di trasporto su gomma delle merci. Bisogna adottare misure per ridurre questo flusso, attraverso sistemi di trasporto alternativi, altrimenti ogni adeguamento della rete viaria rischierà di diventare rapidamente obsoleto.
  4. Bisogna dirsi con franchezza che il “No a qualsiasi cosa” non è una posizione ecologica. Se ci sono opere inutili o dannose ce ne sono altre necessarie.
  5. Basta con i politici “piacioni”, quelli che per non scontentare nessuno non prendono mai una posizione definita rispetto alle cose, che rinviano qualsiasi decisione tanto poi ci sarà qualcun altro a decidere in futuro… Abbiamo bisogno di politici coraggiosi, capaci anche di decisioni che i sondaggi giudicano impopolari. Se no cambino mestiere, è meglio per tutti.
    La questione “gronda” a Genova (il percorso alternativo al ponte crollato) è in discussione da 34 (trentaquattro!) anni.

Foto di Piero Cruciatti/AFP pubblicata su www.ilfattoquotidiano.it

Immagine copertina: RadioSantaCruz

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La Lega censura: “Siamo tutti sulla stessa barca”

Mer, 08/15/2018 - 05:14

Secondo il vice sindaco di Trieste Paolo Polidori, leghista, il manifesto realizzato da Marina Abramović in occasione del 50° anniversario di Barcolana è un’opera “orribile, nonché strumentalmente politica”. Il manifesto, che non è stato commissionato dal Comune, risale però a gennaio 2018.

Nata nel 1969 Barcolana è una prestigiosa regata velica che dal 1969 si svolge annualmente nel Golfo di Trieste. La manifestazione, che quest’anno compie 50 anni, avrà luogo tra il 5 e il 14 ottobre, con l’appoggio di importanti sostenitori, fra la cui famiglia triestina Illy. Da sempre molto sensibili al mondo dell’arte, i membri della famiglia Illy hanno voluto dare un prestigio internazionale alla regata commissionando la realizzazione del manifesto a Marina Abramović.

Perennemente bersagliata dall’accusa di mainstream – icastico il ritratto che ne fa il regista Paolo Sorrentino in La grande bellezza – Marina Abramović, piaccia o no, è una delle figure più influenti della contemporaneità, non soltanto nell’ambito delle arti performative. La sua popolarità, sempre in bilico tra etica interiore e uso estremo del proprio corpo, la rende perfetta in termini di comunicazione e di marketing.

Il manifesto della discordia
Il manifesto di Barcolana50 è giocato sui colori del bianco e del rosso, colore caro all’artista e presente nel logo Illy. Al centro si staglia la figura di Marina Abramović, in una posa chiaramente engagé, che richiama La libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix e si rifà a tutta un’iconografia otto-novecentesca. Tiene alta una bandiera con scritto: “WE ARE ALL IN THE SAME BOAT” (Siamo tutti sulla stessa barca). Un messaggio semplice, immediato, quasi ecumenico, efficace sia in inglese che in italiano. “Siamo rimasti affascinati da questo messaggio, che si associa perfettamente alla nostra regata: duemila barche vivono l’emozione di essere sulla stessa linea di partenza e vivono un’esperienza unica di condivisione” ha dichiarato Mitja Gialuz, presidente della Società velica di Barcola e Grignano.

La proposta è nata dal direttore creativo Illycaffé Carlo Bach, e tra gennaio e febbraio 2018 Marina Abramović ha realizzato il manifesto, in seguito prodotto dall’art director di Barcolana Matteo Baroli, responsabile della grafica. Durante la conferenza stampa tenutasi lo scorso luglio gli organizzatori hanno spiegato la vocazione universale del messaggio:

“Anche a bordo di barche diverse, anche quando competiamo per il miglior risultato, navighiamo tutti sullo stesso pianeta, che va custodito e protetto giorno dopo giorno. Per farlo dobbiamo lasciare da parte gli individualismi e comportarci come fossimo parte di un unico equipaggio che sta affrontando una regata. Un messaggio che, applicando gli schemi e il linguaggio dell’arte, diventa universale: che si tratti di sport, di salvaguardia del pianeta o di azioni globali, dobbiamo fare squadra ”.

“Quel manifesto deve sparire”

Città sofisticata, mitteleuropea, Trieste è famosa per avere accolto gran parte degli intellettuali del Novecento – James Joyce vi rimase quasi 16 anni – e per avere dato i natali a ingegni del rango di Umberto Saba, Gillo Dorfles, Roberto Bazlen, Italo Svevo, Claudio Magris, e molti altri. Dal 2016 Trieste è amministrata dal centrodestra.
“Quel manifesto deve sparire. Via dai pieghevoli, dagli inviti e dalle brochure ufficiali. Proibito a Trieste e nel resto del mondo” ha dichiarato il neo vice sindaco Paolo Polidori, assessore ai Grandi Eventi di Trieste. “Con gli organizzatori sono stato chiaro: o sparisce quell’orrore, o salta la convenzione con il Comune. Significa stop a 30 mila euro di finanziamenti, Frecce Tricolori, permessi per l’occupazione del suolo pubblico, sicurezza”. Il sindaco Roberto Dipiazza ha dichiarato che la manifestazione va avanti.

Come da prassi sono seguite polemiche, dichiarazioni, smentite (“MINACCE PERALTRO MAI AVVENUTE!!!” ha tuonato via Facebook Paolo Polidoro l’11 agosto) e comunicati congiunti da parte degli organizzatori di Barcolana50 e del Comune di Trieste, che proprio grazie a Barcolana ogni anno prospera, godendo di altri quattrocento eventi secondari, coinvolgendo un centinaio di altre associazioni e ospitando migliaia di turisti da tutto il mondo. Poco probabile che a Barcolana servissero i 30 mila euro del Comune di Trieste. Molto probabile, come del resto sarebbe per qualunque Comune, che a Trieste serva Barcolana.

Ancora non si sa se a Trieste il manifesto potrà circolare liberamente, di nascosto, o se a livello locale verranno preferite le bandiere del Gran Pavese Barcolana in onore delle tradizioni dei porti bretoni e nordici citate da Gillo Dorfles, autore del manifesto di Barcolana del 2016. Al di là del provincialismo di ridurre l’immagine di un’artista internazionale per un evento internazionale a questioni sovraniste, l’oggetto del contendere, ancora una volta, è la libertà dell’arte.

La libertà dell’arte di essere (anche) politica
Non è escluso che l’immagine di Marina Abramović si riferisca anche al fenomeno della migrazione e che contenga un significato anche politico. Anche perché condicio sine qua non dell’arte è proprio la polisemia, la capacità comunicare più cose su più piani contemporaneamente. Criticare o peggio censurare un manifesto perché lo si ritiene politico, anche quando non incontra il proprio gusto, significa non capire che l’arte (concettuale, astratta, eccetera) fa parte della vita sociale, al pari di ogni altra attività umana. Molti si stupirebbero nel sapere che I Girasoli di Van Gogh scandalizzarono i benpensanti del tempo, che tacciarono il dipinto come troppo “politico”. Dei girasoli in un vaso furono in grado di minacciare uno scardinamento dell’allora società borghese. Forse il manifesto di Marina Abramović non scardinerà nulla, ma coltivare il dubbio, se proprio non agevola la fruizione artistica, migliora la società civile. Sempre.

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: il racconto

Mer, 08/15/2018 - 02:07

Questa è una domanda a cui non avremmo saputo rispondere prima di partire… ma adesso che siamo tornati abbiamo capito tante cose su un paese di cui sapevamo solo quello che c’è nei sussidiari sul Regno Persiano!

Abbiamo visto moschee fantastiche in ogni città, i palazzi degli Shah a Teheran ed a Isfahan, le torri del vento a Yazd, le dune del deserto, un lago salato, il deserto roccioso, i bellissimi bazar pieni di gente e di mercanzie… ma queste sono cose che forse col tempo dimenticheremo… quello che ricorderemo sempre, invece, saranno le tante persone che abbiamo incontrato.

E’ di loro che vogliamo parlare, per farvi conoscere un paese magnifico.

Siamo arrivati a Teheran la mattina presto, ancora col buio. Ci è venuto ad accogliere Barbod e ci ha portato a casa sua con un tipo di macchina che noi non avevamo mai visto. Sono macchine che fanno in Iran e che non sono tanto belle! Fortuna che avevamo poco bagaglio… altrimenti non ci sarebbe stato in quel bagagliaio cosi’ piccolo!

Barbod era un ragazzo molto gentile, che il nostro papà aveva conosciuto su internet. Era un ingegnere, ma aveva deciso di smettere perché non riusciva a guadagnare abbastanza. Ora ospita i turisti a casa sua. Lui ed il nostro papa sono diventati proprio amici: alla sera bevevano il vino che faceva Barbod… anche se il papà diceva che era il vino più cattivo che avesse mai assaggiato. Gli alcolici in Iran non si possono bere, allora si arrangiano come possono! A volte bevevano anche la vodka russa che veniva dal mercato nero!

Barbod viveva solo, ma ha detto al nostro papà che aveva un sacco di fidanzate: ne aveva ben cinque! Le incontra alle feste che fanno a casa, dove le donne si possono togliere il velo perché in pubblico è obbligatorio che si coprano.

Barbod ci ha aiutati a pianificare la visita in Iran. Infatti noi avevamo deciso di non organizzare niente perché scoprire un paese un po’ allo sbaraglio ci sembrava una cosa più bella, proprio perché bisogna affidarsi alle persone che si incontrano per caso!

Grazie a Barbod, che era sempre disponibile e sorridente, abbiamo scoperto tanti cibi buoni: un pane sottile ed enorme, di forma ovale allungata, cotto in un forno speciale con dei sassi infuocati che lo sbucherellavano, la marmellata di rosa, una crema di sesamo buonissima. Ci ha fatto anche assaggiare il the’ alla rosa, che aveva un profumo mai sentito prima.

Noi bimbi a Teheran siamo stati tutti male, ma erano dei batteri che ci eravamo portati dall’Italia. Questo ce lo ha detto il medico all’ospedale, che ci ha dato un sacco di medicine. Barbod però ci ha fatto scoprire anche una loro tradizione per quando stanno male. Prendono delle rape rosa che tagliano a metà e le mettono a bollire. Poi ci si mette con la testa sopra alla pentola con una coperta e si respira il vapore che esce dalla pentola. Quando l’abbiamo fatto ci sembrava di stare alle terme! Poi siamo guariti e abbiamo preso un aereo per attraversare tutto il deserto ed andare a Shiraz.

Appena arrivati a Shiraz siamo andati a cercare la nostra casa tra i vicoletti costruiti con l’argilla e la paglia. All’angolo della strada c’era un bambino seduto in alto che ci ha detto: “Hallo! Who are you? What’s your name?” Era molto simpatico e ci urlava la stessa frase ogni volta che passavamo di li’…forse quelle erano le uniche parole in inglese che conosceva! Vicino a Shiraz c’è Persepolis, ma ci si mette più di un’ora in macchina. Allora il nostro papà ha cercato una macchina con un autista. Ha trovato un ragazzo giovane e tutto vestito bene, con una bella macchina moderna… però dopo poco ci siamo resi conto che quel tizio non era tanto sveglio, allora lo abbiamo chiamato “Pesce Lesso”! Pesce lesso ci stava sempre appiccicato, anche quando visitavamo Persepolis. Lui ed il papà e la mamma facevano un po’ fatica a capirsi… ma alla fine ci siamo affezionati a lui e gli abbiamo chiesto di portarci anche a Yazd.

A Yazd ci sono delle moschee bellissime. Quella più bella è la Moschea Rosa. Quando eravamo nella piazza principale, ci si è avvicinato un vecchietto tanto simpatico, tutto abbronzato e con I baffetti brizzolati. Ha chiesto al papà se volevamo che ci facesse da autista. Ci siamo messi d’accordo per andare a visitare i centri zoroastriani il giorno dopo. Il vecchietto aveva un nome difficile, allora noi bambini abbiamo pensato di chiamarlo Ali Babà! Ogni volta che ci fermavamo, Ali Babà’ preparava il the per mamma e papà. Era sempre gentile e sorridente e durante il viaggio cantava sempre: “Italia-Italia… Espagna-Espagna”… e poi si metteva a ridere! Poi ce l’aveva sempre con i camionisti che guidavano male e gli gridava sempre degli improperi come “Yazzz” o una cosa del genere… che noi pensavamo significasse: “Sei pazzoooo”.

Ali Babà ci ha portati a vedere le dune del deserto che è un posto dove gli iraniani vanno a fare il pic-nic. Noi ci siamo tolti le scarpe e ci siamo divertiti un sacco a giocare sulla sabbia finissima. Non faceva neanche tanto caldo, perché era inverno e poi eravamo a quasi 2.000 metri di altitudine.

A Yazd abbiamo incontrato un Imam dentro ad una moschea. Ci ha chiesto se avevamo delle domande ed il nostro papà ci ha discusso tanto. Hanno parlato della libertà religiosa e dello Stato. Noi non abbiamo capito molto, ma ci sembrava che l’Imam fosse buono. Aveva degli occhi belli ed un bel sorriso. Alla fine il papà gli ha stretto la mano e gli ha augurato tanta fortuna!

Con Ali Babà siamo anche andati ad Isfahan. Lui è stato molto gentile perché ha portato una copertina e un cuscino per il più piccolo di noi che doveva stare davanti con papà… e si doveva abbassare ogni volta che incontravamo la polizia!

Isfahan è una città molto moderna. Ci sembrava di essere tornati in Europa! Lí c’è il palazzo dello Shah Abbas e delle moschee bellissime! Stanno tutte su una piazza enorme.

Ad Isfahan siamo stati a casa di un ragazzo un po’ strano. Era magro, magro ed aveva gli occhi grandi. Noi lo abbiamo chiamato Nosferatu! Anche lui era molto gentile: veniva a portarci la colazione ogni mattina e cercava di darci dei suggerimenti sulle cose da visitare anche se quando cominciava a parlare non la finiva più!

Al bazar di Isfahan abbiamo comprato un baule di latta che abbiamo riempito con un sacco di cose belle e buone! Abbiamo anche comprato un tappeto persiano da un signore molto simpatico: ci ha offerto un pacco intero di biscotti e aveva anche la macchina per il caffè espresso che ha offerto a mamma e papà. Era l’unico iraniano che parlava italiano perché lui andava ogni anno alla fiera a Milano!

Yousef era un ragazzo giovane con dei bellissimi occhi azzurri che ci ha fatto visitare il museo della musica. Abbiamo suonato tanti strumenti che non conoscevamo ed abbiamo scoperto che molti degli strumenti nostri vengono proprio dalla Persia, come la chitarra, l’arpa ed il mandolino.

Nosferatu aveva una bella macchina e si è offerto di portarci a Kashan. E poi da lì ci ha portato all’aeroporto di Teheran, da dove siamo ripartiti per l’Italia.

Abbiamo conosciuto anche tante altre persone gentili. Sono persone in parte diverse da noi, ma anche molto simili. Alla fine hanno tradizioni e usanze diverse, ma sono sempre esseri umani! Ogni giorno facevamo un video per raccontare ai nonni la nostra esperienza. Quando siamo tornati in Italia, lo abbiamo fatto vedere anche ai nostri compagni di scuola che hanno scoperto anche loro tante cose sulla Persia. E’ piaciuto tanto anche ai nostri insegnanti.

Grazie a questo viaggio abbiamo capito tante cose, ma la cosa più importante è che il mondo è magnifico ed è molto più grande di quello che pensavamo noi!

Piero, Rocco e Romeo, rispettivamente 12 anni, 9 anni e mezzo, 8 anni

Qui la lista completa dei video

 

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Ferragosto: dal riposo delle mucche al falò in spiagga

Mar, 08/14/2018 - 03:38

Forse non tutti lo sanno ma questa giornata di mezza estate vede le sue origini in tempi antichissimi e, ad oggi, non sospetti.

Quali sono le origini del Ferragosto?
Il Ferragosto, oggi sinonimo di grigliate, gavettoni e gite fuori porta con gli amici, venne istituito duemila anni fa, nel 18 avanti Cristo, dal primo imperatore romano Ottaviano Augusto. La storia narra che l’imperatore decise di concedere questo giorno come un momento di riposo dalle attività lavorative. Il termine, che trova le sue origini nel calendario pagano, deriva dal latino Feriae Augustalis (o Augusti) e tradotto letteralmente significa riposo di Augusto.

Inizialmente istituito come periodo di riposo e festeggiamenti che si svolgevano nella prima parte del mese di agosto, vede la sua origine nella tradizione dei Consualia, due feste pagane che celebravano la fine dei lavori agricoli dedicate al dio Conso, dio della terra e della fertilità.  In tutto l’Impero venivano organizzate feste e celebrazioni dove al centro dell’attenzione erano posti gli animali da tiro che, esentati eccezionalmente dai lavori agricoli, venivano adornati di fiori e ghirlande. Era anche usanza che, durante i giorni di festeggiamenti nell’arco del mese di agosto, i contadini porgessero gli auguri ai proprietari dei terreni, ricevendo in cambio, dagli stessi, una mancia. Nessuno lavorava, uomini e animali avevano la possibilità di riposarsi, poiché i contadini, con l’indispensabile contributo della forza animale, avevano già provveduto a raccogliere i frutti della terra nei loro campi.

L’adozione della festività pagana da parte della Chiesa cattolica
L’antica ricorrenza fu assimilata intorno al VII secolo dalla Chiesa cattolica, che fissò al giorno del 15 agosto la celebrazione dell’Assunzione di Maria in cielo. L’istituzionalizzazione di questa celebrazione ne permise la diffusione, seppur non in modo omogeneo, in tutti i paesi cattolici.

Come festeggiare in modo Green il nostro Ferragosto?
Pochi punti di seguire per festeggiare in modo ecologico, sostenibile e attento all’ambiente questa festa tanto attesa:

1) Se decidi di passare questo giornata in compagna di amici e parenti con un picnic fuori porta assicurati di utilizzare stoviglie e piatti compostabili e/o di ceramica in alternativa a quelli usa e getta. Inoltre, al termine della giornata dedica qualche minuto per controllare di non aver dimenticato i rifiuti della scampagnata. Ricorda: differenziare la spazzatura è sempre possibile e doveroso!

2) Se di abitudine festeggi questa giornata con l’accensione di un tradizionale falò, assicurati di farlo nel rispetto delle leggi vigenti e in totale sicurezza. Ricorda che all’interno dei boschi non è possibile accendere fuochi laddove non vi sia un’area attrezzata. Inoltre, anche questa estate siamo stati testimoni di terribili incendi in tutta l’Europa e nel mondo, assicurati di non dimenticare rifiuti infiammabili e non gettare mai mozziconi di sigaretta in un ambiente naturale.

3) Il Ferragosto coincide con l’inizio delle tue ferie estive o hai deciso di cogliere l’occasione per dedicarti un giorno di relax lontano da casa? Trova delle soluzioni alternative al viaggio in macchina o, se proprio non puoi farne a meno, condividi il tuo tragitto sui siti appositi offrendo (o ricevendo) un passaggio, più economico e sostenibile rispetto a un viaggio in solitaria!

 

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: in cima al mondo!

Mar, 08/14/2018 - 02:47

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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Prossimo e ultimo video domani!

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Grande Vittoria per la petizione #BastaAmianto

Lun, 08/13/2018 - 04:45

Un entusiasmante percorso quello intrapreso alcuni mesi fa da Annalisa Corrado di Kyoto Club, figura di grande impegno in ambito energetico e ambientale dell’associazionismo e della politica italiana, che proprio nei giorni scorsi ha consegnato al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa le oltre 55.000 firme raccolte, dopo che lo stesso Ministro, insieme al Presidente della Commissione Industria del Senato Gianni Girotto, si erano impegnati a ripristinare l’incentivo per chi bonifica le superfici in amianto installando impianti fotovoltaici, come chiesto dalla petizione.

Infatti sembra proprio che nel decreto FER che incentiverà le rinnovabili elettriche per il triennio 2018-2020 sarà inserita una premialità per chi sostituisce i tetti di amianto con pannelli solari fotovoltaici.

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Il turismo sostenibile piace, se lo fanno gli altri…

Lun, 08/13/2018 - 04:38

Un’anticipazione dei risultati dell’VIII rapporto “Gli italiani, il turismo sostenibile e l’ecoturismo” realizzato da Ipr Marketing per la Fondazione Univerde, che sarà presentato completo il prossimo 27 settembre a Roma, rivela che sempre più italiani (78% contro il 76% del 2017) conoscono la definizione di turismo sostenibile, inteso come vacanza che rispetta l’ambiente, cerca di ridurre i consumi di energia e di risorse del territorio ma pochi lo praticano veramente (solo il 20% contro il 18% del 2017). Il 41% lo considera eticamente corretto e il 28% vicino alla natura.
Il rapporto riguarda anche l’ecoturismo (o turismo responsabile), dove alla sostenibilità ambientale si unisce anche il rispetto delle popolazioni locali. Il 64% (contro il 62% nel 2017) degli intervistati conosce la definizione di ecoturismo. Il turista responsabile, per fare un esempio, rifiuta che i profitti dell’attività turistica rimangano in mano ai proprietari o ai gestori senza un vero guadagno per la popolazione locale, situazione molto diffusa in alcuni Paesi in via di sviluppo.

Turismo Sostenibile
(Definizione adottata dall’Organizzazione Mondiale del Turismo)
Il turismo sostenibile è definito come quella forma di turismo che soddisfa i bisogni dei viaggiatori e delle regioni ospitanti e allo stesso tempo protegge e migliora le opportunità per il futuro.

Turismo Responsabile
(Definizione adottata dall’Associazione Italiana turismo Responsabile)
Il turismo responsabile è il turismo attuato secondo i principi di giustizia sociale ed economica nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture. Riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio. Opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori.

Qui 8 percorsi di trekking in Italia. Il trekking è la forma di turismo sostenibile più in voga

 

Fonti:

http://www.viaggiarelibera.com/turismo-sostenibile-e-responsabile/

http://www.adnkronos.com/sostenibilita/tendenze/2018/06/26/turismo-sostenibile-agli-italiani-piace-pochi-praticano_0gMXqDPcrVb0it1Mte8MhK.html

Immagine di copertina: disegno di Armando Tondo, luglio 2018

 

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: dei Ritmi e degli Armeni

Lun, 08/13/2018 - 02:40

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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Prossimo video domani, poi uno al giorno fino al 15 agosto, continuate a seguirci!

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La Svezia raggiunge gli obiettivi rinnovabili del 2030 con 12 anni di anticipo

Lun, 08/13/2018 - 02:39

La Svezia, tenendo conto del numero di turbine eoliche già costruite e gli investimenti previsti per il resto dell’anno, raggiungerà nel 2018 gli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili previsti per il 2030 con 12 anni di anticipo sulle previsioni.

Nel 2012 Svezia e Norvegia hanno siglato un accordo per aumentare la loro produzione di energia eolica di 28,4 terawattora (TWh) entro il 2020, ma non contenta Stoccolma, che da sempre ha sfruttato le rinnovabili soprattutto grazie all’idroelettrico e alle biomasse, ha deciso di pianificare altri 18 TWh di sviluppo eolico entro il 2030.

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Viaggiare rende felici. Lo dice la scienza!

Dom, 08/12/2018 - 04:42

Secondo uno studio dal titolo “A Wonderful Life: Experiential Consumption and the Pursuit of Happiness” pubblicato dal Journal of Consumer Psychology, viaggiare rende felici, una felicità che dura nel tempo, a differenza dello shopping di cose materiali che rende felici a breve termine.
Lo studio ha coinvolto 17.000 persone di 17 Paesi diversi e il 70% dei partecipanti ha confermato che spendere soldi per un viaggio rende più felice che comprare qualsiasi altro bene materiale.
L’emozione di un viaggio inizia quando si prenota e in pratica non finisce mai, rimane indelebile nella nostra personalità. Viaggiare aumenta l’autostima, migliora le relazioni personali (il contatto con una popolazione straniera potenzia la flessibilità cognitiva), rende più bravi a risolvere i problemi (lo ha dimostrato uno studio su studenti che vivono all’estero pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology), aumenta la tolleranza e diminuisce i pregiudizi razziali, favorisce i cambiamenti (spezzano la routine e ci fanno esaminare le nostre abitudini).
Uno studio di Businessweeek dimostra che i Paesi in cui si hanno più giorni di ferie sono i più produttivi nel lavoro.
Infine secondo una ricerca condotta dagli studiosi del Baylor College of Medicine di Houston viaggiare altera la percezione del tempo, rallentandola. Quindi si ha l’impressione di vivere più a lungo.

Fonti:

https://siviaggia.it/notizie/viaggiare-rende-felici-10-motivi-scientifici-dal-dna-alle-statistiche/125964/

https://www.grazia.it/stile-di-vita/viaggi/viaggiare-rende-felici

Immagine di copertina: fotomontaggio di Armando Tondo, luglio 2018

 

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Essere bilingue allena la mente e la mantiene giovane

Dom, 08/12/2018 - 02:43

“La mente se adeguatamente sollecitata può non invecchiare”. Lo ha detto il medico e ricercatore Roberto Pili, a Pula a Casa Frau, alla presentazione di Fidelidade: favola bilingue, in italiano e sardo, inserita nel progetto scientifico di medicina narrativa Pro.me.te.o. “Così come nutriamo il nostro corpo, rinforziamo i muscoli, dobbiamo esercitare il cervello e il parlare più lingue è un’efficacissima palestra mentale“, ha spiegato.

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: Russeau vs Khomeini

Dom, 08/12/2018 - 02:35

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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