Intervento di Dario Fo alla Camera del Lavoro di Milano

In occasione dell’assemblea dei comitati cittadini, a teatro gremito.

(Rivolto agli oratori che l’hanno preceduto, rappresentanti dei comitati cittadini) Vi ringrazio per ciò che mi avete insegnato stasera con i vostri interventi. Ne avevo proprio bisogno. Mi hanno illuminato e anche vieppiù depresso.

Infatti stasera mi sento piuttosto abbattuto. In questi giorni ho girato molto per Milano, tanto nel centro che in periferia. Sono mesi, ormai, che vado intorno, mi informo, ascolto: è come andassi a scuola. Ho avuto sempre con me un operatore che ha ripreso ogni incontro o dialogo e ha registrato le immagini degli sventramenti per la costruzione di palazzi e parcheggi, case fatiscenti, folle ai mercati e cittadini che salgono e scendono dai tram e dai treni.

Io sono stato qui proprio come uno studente, ad ascoltare delle lezioni. Le vostre testimonianze sono state una conferma di quello che ho elencato nella mia memoria, delle cose che ho visto intorno che mi hanno addolorato, angosciato e mi hanno fatto ritrovare come dentro una ragnatela, per cui mi chiedevo “Come risolvere questa disperata situazione? Come ti tiri fuori da questa immensa trappola di smog, frastuono, traffico e ingorghi, macchinamenti e truffalderie? Come disfare l’impianto incancrenito su cui sopravvive questa città?”

In più stasera da tutti quelli che hanno preso la parola ho sentito ribadire le ragioni storiche e strutturali di questa situazione con termini più precisi, direi geometrici. Stasera per me è stata veramente una grande lezione, ma sono sicuro anche per il pubblico che vi ha ascoltati.
Ero vicino ai miei compagni… come dire di cordata… – State attenti a non intendere questo termine nel significato ormai convenzionale…– Guardavo anche i loro visi… erano stupiti della precisione e dell’essenzialità con cui venivano esposte le infamie e del coraggio con cui si indicavano i responsabili: tutti.

Perché molte volte si è ripetuto: “La destra è veramente colpevole di infamia, di brutalità, di arraffo, di superficialità, di imbecillità in certi momenti, di buffoneria proprio oltre il limite.”
Ma quante colpe ha anche la sinistra? Profonde colpe, che durano da tanto tempo. Cioè il fatto di non aver seguito fino in fondo, di non aver tenuto, come si dice, il fiato sul collo a tutta questa gente, incalzandoli, e di aver accettato dei compromessi, quanti compromessi! (applausi del pubblico) quanto lasciar correre per anni, anni, anni…

Molto tempo fa mi ritrovavo alla Palazzina Liberty a Milano, mettevamo in scena degli spettacoli ed erano spettacoli feroci, denunce forti, che oggi si accettano, perché ormai sono stati sciolti dal tempo. Ma che difficoltà in quel momento farli passare, specie da parte di certi dirigenti della sinistra che non accettavano che si andasse fino in fondo. Il loro tormentone era smorzate i toni, siate cauti.

Noi si gridava: “Le stragi sono di Stato”. Loro ribadivano: “Calma, lasciate che la giustizia faccia il proprio corso”. E aggiungevano rivolti ai giudici e al Governo: “Fate luce”. Non: facciamo noi luce, ma loro!, i governanti, che spostavano i processi contro le stragi in Puglia, Calabria, come in un carosello da polverone.

E abbiamo molto sofferto di questo. Abbiamo perso la presenza, abbiamo perso la cadenza, abbiamo perso la giusta caparbietà che bisogna tirar fuori per far rispettare i propri diritti. Non te li danno! Non te li regalano mai i diritti! Devi prenderteli!

Abbiamo sentito parlare di leggi… quante volte: applicare la legge, l’ordine, bisogna seguire le regole. Ma quando mai le leggi hanno fatto la storia degli uomini? È stato il combattere quasi sempre contro certe leggi imposte che ha liberato il cammino degli uomini (applausi), leggi fatte passare di prepotenza per abbattere, per distruggere, per abbassare la nostra volontà di essere, di esistere, di collettività e di legame agli interessi collettivi e non andarsene ognuno per il proprio campo.

E poi ribadisco: l’eterno ricorrere ai compromessi. Noi siamo maestri di compromessi, diceva qualche grande filosofo, ma il gesto più coraggioso, che ci leverebbe nella credibilità, è proprio quello di sfuggire al compromesso, assolutamente non accettarlo. Quando pensi che uno degli uomini politici tenuto in molta considerazione dal nostro presidente del Consiglio, un certo Lunardi, specialista di trafori e ponti, ha dichiarato: “La mafia c’è e con la mafia bisogna imparare a convivere”. Prego, gradisce un caffè? Un semplice contatto, l’inizio di un dialogo…
E non è forse questo un altro percorso, sostituendo il termine obbrobrioso di mafia, molto simile a quello che alcuni maestri della politica realistica caldeggiano per un prossimo futuro, compreso quello della direzione di questa nostra una città? “Bisogna convivere con il potere – ti dicono – con coloro che gestiscono la finanza, convivere con i furbi, le forze, o meglio i poteri forti della città.”

Allora, questa sera abbiamo sentito ripetere esplicitamente questo stesso problema da voi dei comitati che mi avete preceduto su questo palco, e di questo coraggio io vi ringrazio immensamente. Avete ribadito che non basta avere idee chiare, non basta proporre delle soluzioni drastiche, non basta dire “Blocchiamo le gigantesche costruzioni che deturpano l’assetto della città, blocchiamo lo scempio dei parcheggi a più piani che ingoiano migliaia di macchine, le stesse che troveremo invadere le strade adiacenti, causando ingorghi da giudizio universale…”.

Bisogna cancellare tutto questo obbrobrio non solo dalle carte progettuali, ma anche dal territorio. Dobbiamo urlare perentori: “Non ci devono essere più”. Bisogna veramente toglierli di mezzo, torri, tunnel, garage a grappoli, perfino sotto la darsena dei navigli. Ma c’è subito il coro dei moderati che ansimando ti chiede: “Ma scusa, ma delle strutture già in atto, dei tunnel già a metà traforati, delle basi dei grattacieli, degli alberi mozzati, che ne facciamo? Ormai ce li abbiamo, ci conviene tenerli. Sono soldi…” No!!! Non si tengono! Perché è da lì che si ritorna da capo: “Mettiamoci una pietra sopra, anche più di una, ormai abbiamo spesi dei quattrini, è un peccato buttarli.”

No, mi spiace ma giacché voi parlate sempre di leggi allora vi diciamo che è proprio per rispetto alle leggi civili che si deve togliere di mezzo questo orrore. Siete voi a voler uscire dalla legge: fuori legge, a danno della salute pubblica, della onestà, della sicurezza. Noi dobbiamo cercare assolutamente di non permettere che questi progetti vadano avanti. Ma non avete fatto caso allo scatto da centometristi, eseguito in questi ultimi giorni da tutti i dirigenti della destra al potere pur di arrivare a mettere il piede sul nastro di partenza dei lavori, per poter posare “le mani sulla città” e bloccare ogni impedimento, così da proseguire fino alla fine nell’issare pareti fino all’ultima colata di cemento.

E di nuovo le leggi e le regole che bisogna ingoiarsi con il solito accompagnamento della manata sulle spalle… lascia correre… lascia fare… non piantiamo grane.
Ecco la mia tristezza. Il mio timore ossessivo, ma ho scoperto stasera che questo dubbio lo sto dividendo con tutti i comitati qui presenti, è che chi sarà scelto a salire sul podio del Comune alla fine sarà spinto a seguire questa soluzione.

Noi temiamo che il vincente non avrà la determinazione di tener fede fino in fondo a quello che ha promesso, noi testimoni, a proposito della difesa di questa grande trasformazione: l’impegno assoluto di voler ad ogni corso liberarci dall’aria malsana, dal caos del traffico, la volontà di costruire case non per speculare come sempre ma per dare rifugio ai cittadini, aiuto e sicurezza ai bambini e agli anziani, spaccare la logica di una Milano fatta di un centro, isola di benessere e una periferia dormitorio e palestra di criminalità…

Insomma cambiare pagina, cambiare linguaggio, cambiare sistema, cambiare cultura, buttare all’aria la logica del compromesso, dell’accettazione… del tiriamo a campare… e del chi ce lo fa fare di aver contro quelli che contano! (applausi).
Ma mi chiedo: erano solo belle parole quelle che tutti noi candidati alle primarie abbiamo snocciolato per giorni e giorni davanti a platee diverse? Noi l’abbiamo promesso questo radicale cambiamento. Bisognerebbe fare come nei grandi riti della storia antica: un solenne giuramento con il fuoco, con le mani levate in aria, davanti ai bambini, giurare davanti a tutte le donne della comunità, davanti alle madri che gridano in coro: “Se ci tradirai, dovrai ucciderti davanti a noi.”

Ma siamo fuori da questo tempo, ormai i giuramenti si fanno soprattutto in politica e non sei tenuto a rispettarli. Così tutto diventa una seria buffonata. Ed è questo che non sopporto. Odio il mondo del compromesso. (applausi)
Io ho avuto una grande fortuna nella mia vita e ho affrontato situazioni davvero pesanti, difficili, da tremare, non ho dormito le notti. Non so se voi potete immaginare che cosa significhi debuttare a New York, per esempio, in uno dei più grandi teatri del mondo oppure a Parigi, oppure metter su un’opera con 250 persone da dirigere e coordinare, rischiando capitali enormi, costretto al successo ad ogni costo, evitando il crollo, non solo finanziario. Se lo spettacolo fallisce, rischia di fallire anche il teatro, rischi di fallire tu stesso, la tua storia, tutto quello che hai fatto in una vita.

Ebbene, vi assicuro che non è niente rispetto alla tensione che ho all’idea che potrei anche essere eletto sindaco (applausi). Ci sono dei giorni in cui mi dico: “Speriamo mi vada male” (risata). Perché quello che ci aspetta, che aspetta ad ognuno di noi candidati se vincente, è un impegno mastodontico di fatica, di forza, di tenacia e di coraggio.
Parliamoci chiaro: la città che ci lasciano sembra una banca dopo un assalto di rapinatori, una città che ha subito un bombardamento come fosse Baghdad.

Ma, in mezzo a tanta angoscia, questa sera ho vissuto un momento di grande conforto. Era bello sentire parlare delle persone, soprattutto delle donne, ognuna di un quartiere con una propria storia, esporre con forza e passione, con coscienza e conoscenza, scoprire la sapienza che emanavano nei loro discorsi.
Allora forse la soluzione è proprio questa: che siate voi a dirigere questo paese, questa città. Non è una boutade (applauso): dovete essere voi! Il sindaco deve essere soprattutto un coordinatore di intelligenze, giacché qui noi questa sera le abbiamo viste chiare.
Basta così.



Dario Fo, 18 gennaio 2006

Appello per un voto - di Lodo Meneghetti

Cerco di non pensare, ma poi penso, ai principi che contraddistinguevano la posizione della sinistra tanti anni fa, sia quando ci accingevamo alla lotta per la conquista di un Comune, sia quando esercitavamo, per così dire, il potere nell’amministrazione municipale: potere che peraltro doveva misurarsi con determinate forti limitazioni oggi sconosciute. Anzi oggi, a seguito delle norme varate unanimemente dai partiti anni fa, i poteri di sindaci e giunte (di presidenti e giunte di Regione) sono talmente ampi e spesso non confutabili da suscitare preoccupazione in merito all’esercizio della democrazia.

Da un lato, allora, le assemblee comunali erano luoghi e tempi reali del dibattito e nulla, nessun problema, nessun progetto poteva essere sottratto alla discussione pubblica e al controllo democratico dei Consigli; da un altro lato l’occhiuta rappresentanza locale del governo, il prefetto, più che verificare l’ammissibilità legale delle deliberazioni, cercava ogni modo per interdire le scelte democratiche adottate dalle amministrazioni di sinistra quando tali scelte, distinguibili per essere “qualcosa di sinistra” (come richiese il regista Moretti ai dirigenti diessini di dire durante una famosa manifestazione dell’opposizione), non erano gradite al governo centrale e, specificamente, al Partito democratico cristiano locale.

Altri tempi, altre condizioni si dirà. Vero, ma chi ha agito nelle battaglie politiche di allora e nel confronto consiliare secondo principi che non sono stati travolti dalla corrente della storia giacché principi moralmente alti, deve oggi sopportare un doppio disagio: per l’eccesso di poteri concentrati in persone e gruppi ristretti, di destra o di sinistra che siano; per essere ricorso, il centrosinistra a Milano, a un ex prefetto quale candidato a sindaco. Attenzione: l’ex prefetto milanese Ferrante, per quanto si conosce, è una persona ed è stato un funzionario statale estraneo ad atteggiamenti e azioni scorretti. Ma: è sorprendente e tristissima cosa che i due maggiori partiti del centrosinistra abbiano dovuto rivolgersi al di fuori della cultura progressista dopo l’affossamento della candidatura dell’uomo di scienza Veronesi; è imbarazzante, per me e tanti altri, dover per così dire negare il sentimento del passato come arcaico rottame per accedere al “nuovo” presente. Forse sarà Ferrante il prescelto alla fine, soprattutto dopo l’ esplicito invito (un ordine per gli iscritti) dei dirigenti Ds, irriguardoso verso gli altri candidati, a votarlo alle primarie del 29 gennaio. Tuttavia, per non ridursi a uno stupido rito, l’occasione di tale votazione può essere colta al meglio, vale a dire non trascurando l’apporto di tutti i designati a illustrare e poi attuare il programma per un’altra Milano da quella odierna dominata da finanzieri, immobiliaristi, commercianti, personaggi e classi rispecchiate perfettamente nell’attuale amministrazione e senza dubbio da una temuta futura giunta Moratti.

Così, propongo di votare alle primarie Dario Fo, che, a parte il sostegno direi ovvio di Rifondazione comunista, rappresenta l’alternativa più autentica agli attuali amministratori. Questi, pericolosi decisionisti illiberali per parte loro o spettatori verso l’appropriazione della città da parte dei detti personaggi e classi, l’hanno ridotta a quel coacervo di abbandono produttivo, invasione commerciale, dissoluzione sociale, disordine urbanistico e bruttezza ambientale che può valutare solo chi ha conosciuto l’affabile Milano d’antan e oggi può illustrarla ai giovani inesperti e disattenti.

Dario Fo, conoscitore della nostra città come pochi altri, non ha bisogno di essere raccontato, lui il più grande narratore esistente in Italia, premio Nobel meritato per eccellenza d’arte letteraria e d’impegno sociale, spesso offeso dai piccoli quaracquacqua di qui, raduna nelle sue proposte elettorali (che sono già note, anche per la passione con cui le ha diffuse) ciò che la sinistra culturale, in mancanza di una forte dedizione di quella politica, ha dichiarato necessario attuare, per risolvere le attuali difficoltà vitali di gran parte dei cittadini, non solo quelli a minor reddito. Qualora sortisse Ferrante come rivale di Letizia Moratti, a quel momento gli altri candidati del centrosinistra e noi tutti lo sosterremo. Ma il voto per Dario Fo, a mio parere, può rappresentare molto di più che un gesto amicale e sentimentale; potrà servire per spingere la futura formazione di centrosinistra se al governo della città a pensare e a realizzare quel ”qualcosa di sinistra”, appunto, con tutto ciò che questo oggi significa, che tanti non ne possono più di aspettare.


Milano, 18 gennaio 2006

Miracolo a Milano

Fo sindaco di Milano sarebbe un miracolo.
Una di quelle cose che succedono ogni tanto nella vita, una cosa bella.
Uno squarcio di luce nello smog, nella politica-economia, nell'apatia, nella mancanza di coraggio.

Un’alternativa al candidato intercambiabile di destra e di sinistra.
Al candidatopatinatoordinatoligioalpartito.
Alla candidatapatinatatruccataligiaalpartito.
Ai grattacieli e ai parcheggi.

I miracoli stanno già avvenendo nel mondo, in Cile con l’elezione della Bachelet e in Liberia con l’elezione di Ellen Johnson Sirleaf.
Milano deve tornare a sorprendere, a farci sognare.

Fo è una persona onesta e l’onestà deve essere la discriminante per le scelte politiche oggi in Italia.
Non ce ne restano altre.

Con Fo abbiamo la possibilità di entrare in Europa, di fare di Milano una città europea, con le biciclette per le strade, con i parchi per i bambini, con il ritorno alla gioia di vivere, con le mostre, con il cittadino al centro di ogni scelta per l’acqua, l’energia, la rete.

Fo fa paura alla destra e ai suoi immobiliaristi, alla sinistra e ai suoi equilibri interni di potere ammuffito.

Fo fa paura.
Di Fo non si parla.

Allora ne parlo io, attraverso le sue parole, con il suo bellissimo discorso elettorale: "Io non sono un moderato", che vi invito a diffondere.

Beppe Grillo

Assenza a Telelombardia

Alcuni amici, a proposito della mia decisione di non presenziare martedì sera al dibattito sulle primarie svoltosi a Telelombardia, mi hanno criticato: non è stile certo elegante né dimostrazione di spirito democratico il rifiutare qualche giornalista in ragione della sua appartenenza a un giornale piuttosto che ad un altro.

Al che credo mi basterà proporvi questo fatto.
A Milano sette, otto anni fa, durante uno scontro fra giovani del cosiddetto movimento e la polizia, un gruppo di sconsiderati tra i manifestanti diede fuoco ad alcune macchine parcheggiate lungo un viale. Qualche giorno dopo, sul quotidiano “Il Giornale” (o l“Indipendente”) diretto da Vittorio Feltri, lo stesso che oggi dirige “Libero”, fu pubblicata una lettera di un operaio, il quale, rivolgendosi direttamente a me, così si esprimeva: “…Durante quei disordini andò bruciata la mia macchina. Quel mezzo mi serviva per raggiungere ogni mattina il mio posto di lavoro alla periferia della città. Ora io, Signor Fo, le chiedo ‘cosa mi resta da fare?’. Lei che è un uomo della sinistra, vicino tanto agli studenti rivoluzionari che agli operai, dimostri coi fatti di essere solidale con chi ha sofferto un disastro che lo porta alla disperazione. Mi devo alzare alle cinque del mattino per raggiungere il luogo dove lavoro. Sarò prevenuto, ma non credo che lei vorrà davvero aiutarmi. Ad ogni modo attendo fiducioso. Lettera firmata.”
Quella lettera, è ovvio, mi ha lasciato piuttosto amareggiato, sconvolto. Ho telefonato immediatamente alla redazione del quotidiano, chiedendo di conoscere il nome dell’operaio danneggiato. Mi hanno risposto che il responsabile della pagina delle lettere non era presente e che sarei stato raggiunto telefonicamente il giorno appresso. Due giorni appresso mi rifaccio vivo, ma mi rispondono che la busta sulla quale erano il nome e l’indirizzo era andata perduta. Decido di rivolgermi alla polizia. Chiedo a un maresciallo se è in grado di fornirmi il nominativo del proprietario della vettura bruciata. In un primo momento il graduato mi risponde che non gli era possibile svelare il nominativo del danneggiato, ma appresso, quando gli leggo la lettera dell’operaio apparsa sul quotidiano, si decide a darmi qualche informazione: “I mezzi andati in fiamme sono tre: uno è un camioncino, l’altro è un furgone, la terza vettura non corrisponde ai dati da lei forniti e il proprietario della medesima è stato già rintracciato. È una donna impiegata al Comune. Mi dispiace per lei ma è evidente che quella lettera ha tutta l’aria di essere un falso.”
Scrivo al giornale per comunicare il risultato delle mie indagini. Mi rispondono in calce che la redazione non ha nessuna responsabilità della beffa pubblicata. “Se dovessimo indagare sull’autenticità di ogni missiva saremmo costretti ad assumere una nutrita squadra di investigatori.”
Nessuno mi può togliere dal cervello che in verità la lettera in questione sia stata architettata in redazione al solo scopo di buttarmi addosso fango a volontà.
Ecco perché credo di avere tutto il diritto di non sentirmi a mio agio all’idea di dover dialogare con un inviato del quotidiano diretto da Vittorio Feltri.
Non sto a elencare altri episodi egualmente scorretti e sgradevoli accaduti in questi ultimi anni.

Dario Fo, 18 gen. 06

Perché siamo a fianco di Dario Fo

perché è stato al nostro fianco contro la strategia della tensione
che ha insanguinato il paese iniziando da Milano il 12 dicembre 1969

perché è stato al nostro fianco nelle lotte operaie degli anni ’70-80 portando la sua generosa solidarietà nelle fabbriche occupate e alle lotte per il lavoro

perché è al nostro fianco contro tutte le forme di razzismo:
della pelle, della religione, del sesso, dei sani contro i disabili

perché è al nostro fianco contro la guerra militare e contro la guerra
di civiltà, per una Europa dei diritti per tutti e non dei privilegi per pochi

perché è al nostro fianco contro le condizioni inumane delle carceri,
luogo di abbrutimento e non di reinserimento nella società

perché è al nostro fianco contro una cultura impoverita e un’informazione che deforma, contro la mercificazione dei saperi, per una scuola e una cultura per tutti

perché è al nostro fianco contro una gestione scellerata del territorio e dell’ambiente, per una città respirabile, restituita ai bambini e agli anziani

perché è al nostro fianco contro la privatizzazione dei servizi pubblici, per la difesa e la inalienabilità dei beni comuni - aria, acqua, terra, per consumi equi e solidali

perché è al nostro fianco per una città senza centro e periferie,
senza ghetti per emarginati dal benessere e senza centri di reclusione per migranti

perché è al nostro fianco contro la precarietà del lavoro e della vita
che scaccia i giovani dalla nostra città, per offrire loro sicurezza sociale
(dalla formazione alla casa) e speranza nel futuro

perché è al nostro fianco per costruire una prospettiva di unità della
sinistra che si riconosce in questi obiettivi e in questi valori

Silvano Agosti, regista;
Mario Agostinelli , Capogruppo Prc in Regione
Alessandro Amadori, esperto di comunicazione;
Luigi Allegri, docente;
Marco Baliani, attore Intervista;
Stefano Benni, scrittore;
Ferruccio Bertini, docente;
Rossana Bettinelli, Vicepresidente Italia Nostra;
Stefano Bini, architetto;
Claudio Bisio, attore;
Paolo Bolognesi, presidente Ass. familiari vittime della strage di Bologna;
Achille Bonito Oliva, critico;
Bruno Bosco, economista; Intervista
Sergio Brenna, urbanista;
Felice Cappa, regista;
Paolo Cento, Coordinatore Verdi; Intervista
Roberto Cerati, Presidente Casa Editrice Einaudi;
Nicola Cimmino, lavoratore della Scala;
Sergio Cusani, associazione Liberi;
Erri De Luca, scrittore;
José Luis Del Roio, Forum mondiale delle alternative;
Aldo Ferrara, docente; Intervista
Paolo Flores d'Arcais, giornalista;
Massimilano Fuksas, architetto;
Alfredo Galasso, avvocato;
Corrado Giannone, esperto di organizzazione Intervista;
Peter Gomez, scrittore;
Beppe Grillo, autore;
Sabina Guzzanti, autrice attrice;
Franco Laera, produttore;
Oreste Lionello, attore;
Ken Livingstone, sindaco di Londra; Intervista
Daniele Luttazzi, autore attore;
Curzio Maltese, giornalista;
Ferruccio Marotti, Dip. Arte e Scienze dello Spettacolo - La Sapienza, Roma;
Predag Matvejevic, scrittore;
Gianni Minà, giornalista;
Federica Morrone, scrittrice;
Giuseppe Natale, Comitato città metropolitana; Intervista
Maurizio Pallante, esperto di risparmio energetico; Intervista
Pancho e Maria Pardi, docenti Intervista;
Fabio Parenti, operatore sociale;
Massimo Pillera, giornalista
Francesco Piscopo, avvocato
Simona Pognant, Sindaco di Borgone (Valsusa)
Giorgio Riolo, presidente Associazione culturale Punto Rosso;
Margherita Rubino, docente;
Mauro Russo , Sindaco di Chianocco (Valsusa)
José Saramago, Premio Nobel per la Letteratura;
Paola e Donato Sartori, Museo delle maschere;
René Scheu, giornalista
Oliviero Toscani, fotografo; Intervista
Germano Trovato, tranviere;
Bruno Zanardi, docente.

Amici di Beppe Grillo;
Associazione culturale FareAnima
Associazione culturale Punto Rosso;
Associazione Liberi;
Associazione mamme antifasciste del Leoncavallo;
Lavoratori autorganizzati del teatro alla scala
Miracolo a Milano;
Partito della Rifondazione Comunista;
Radicali di sinistra;
Scuola di clown di Milano;
Verdi per Fo.