Vacanze estive alla Libera Università di Alcatraz

Meno male che c' è Dario Fo

A volte mi chiedo dove siano finite tutte le energie che avevamo - noi della
sinistra - tutta la voglia di combattere, tutto quel furore politico … che
ci faceva stare alzati fino all' alba …seduti sul marciapiede del bar già
chiuso, a discutere, a litigare, a parlare.
Parlare. Perché non si parla più? Perché si parla troppo e troppo di niente?
Che fine ha fatto quel "genio del cuore" che qualche volta ci faceva
sembrare anche un po' ridicoli, quando - noi della sinistra - non volevamo
bere la coca cola per non sovvenzionare la guerra del Viet Nam, quando
pensavamo che l' unica cosa che non avremmo mai perso era la coerenza.
Quanti di noi si sono persi? … e hanno cominciato a chiamare "equilibri"
tutti i compromessi che ci passavano sotto il naso?
Forse eravamo meglio prima quando "abbaiavamo alla luna", quando tutto
doveva succedere, quando bastava chiudere gli occhi per riuscire a dormire.
E invece abbiamo dormito con gli occhi aperti, pur di non avere la
responsabilità di intervenire: abbiamo assistito – noi della sinistra -
troppo indifferenti, troppo tiepidi, forse anche un po' vigliacchi ... allo
sfacelo che si consumava proprio qui, intorno a noi.
Noi siamo qui, …. ma la sinistra?
Credo che non abbiamo più alibi, credo che lo stato delle cose sia oltre
ogni più triste previsione, credo che ci fosse bisogno di qualcuno che ci
svegliasse….
Meno male che Dario Fo c' è!
E noi ci siamo, con lui.

Oggi mi sento fortunata e orgogliosa di essere milanese (un po' meno di
essere milanista!), di essere di sinistra, di essere radicale, nel modo
giusto e nel modo vero e non mercenario, di essermi rimessa in gioco per un
progetto di sinistra che non c' è più, i radicali di sinistra.
E anche di aver spento la televisione, perché non fanno altro che parlare di
madonne e di preti.
Ci sono. Ci siamo.


Prima mondiale: "Madre Pace" di Dario Fo e Franca Rame

All'international Peace Conference, organizzata da Stop the war coalition (www.stopwar.org.uk) ore 21 presso la Pimlico School (Lupus Street, Pimlico, London SW1V 3AT) verrà rappresentato in prima mondiale il testo che Dario ha scritto per Franca: "Peace Mom" ispirandosi alle lettere inviate a Bush, articoli, giornali, cronologia di Cindy Sheehan, madre di un soldato ucciso in Iraq, tradotto dal prof. Tom Behan, uno dei traduttori inglesi, che ha già trodotto altri testi di Dario e con la regia di Michael Kustow.

Il monologo recitato da Franca Rame
Il monologo "Madre Pace" (Italiano)
The monologue "Peace Mom" (English)

Per la traduzione negli Stati Uniti stiamo contattando Michael Moore.
In Italia verrà rappresentato prossimamente.
Il testo è visibile anche da alcatraznews.com


Dario Fo a Londra

Per un mondo di pace e città a misura d’uomo

Per promuovere una cultura della pace e manifestare il loro dissenso nei confronti di tutte le guerre, in particolare del conflitto iracheno, Dario Fo e Franca Rame saranno a Londra per partecipare alla International Peace Conference, meeting di portata mondiale indetto a Londra per il 10 di dicembre da Stop the War Coalition (ROYAL HORTICULTURAL HALL
80 Vincent Square, London SW1P 2PE, 10am - 8pm).
In questo contesto, grande rilevanza avrà la presentazione, in prima mondiale, del monologo “Peace Mom”, che verrà recitato dalla famosa attrice inglese Francis De La Tour. Il testo, scritto a quattro mani da Franca e Dario, è ispirato alla straordinaria storia di Cindy Sheehan, soprannominata in America “madre coraggio” per la caparbietà con cui ha preteso una risposta dal presidente degli Stati Uniti sulla morte del figlio Casey, ucciso in Iraq: “Perché hai mandato a morire mio figlio laggiù?” Cindy Sheehan sarà presente sia allo spettacolo, sia alla conferenza.

Durante il loro viaggio londinese, Dario Fo e Franca Rame incontreranno anche gli urbanisti dello staff di Ken Livingstone, il sindaco di Londra, per confrontarsi sul tema: una città senza traffico è possibile.


Scelte coraggiose

Mail di un sostenitore

Bravo Dario Fo!
sono appena rientrato dall’incontro che Lei ha organizzato al Teatro Smeraldo di Milano al quale sono venuto per sapere e per capire.
Nelle sue parole c’è un grande entusiasmo e la voglia gentile ma ferma di andare fino in fondo.
Ho fiducia nella sua correttezza intellettuale e nel suo essere una persona perbene. E sono contento che finalmente persone come lei si facciano avanti, con quel senso imperativo ma al tempo stesso sereno di impegno civile, per la gente e con la gente, consapevoli che la rinascita della società umana può partire solo dalla base, da ciascuno di noi.
Autentico il suo appello, che ho davvero apprezzato, quando a fine serata ha chiesto sinceramente che non venga a mancarle l’aiuto di tutti. Perché ciò che lei intende fare è enorme, e lei, come i suoi avversari, ne è consapevole: vincere a Milano, vincere con Milano, significa far emergere un modello di governo e di sviluppo alternativo che potrebbe diventare esempio non solo per il nostro Paese.
Ma occorrono scelte coraggiose, Signor Fo. Scelte che forse collimano poco con la popolarità ma che possono dare il senso di quanto la misura sia stata superata in modo allarmante.
Qui non si tratta solo di risparmiare il 4 o il 5 per cento di energia, coibentando le pareti delle case o passando all’uso di lampadine a basso consumo. Si tratta di diventare capofila di una energica inversione di cultura e di mentalità. L’uomo non è più al centro dello sviluppo della nostra società da un pezzo, e Milano ne costituisce solo uno dei tanti esempi. Come motore di ogni azione o attività, ormai vi è solo un interesse economico spersonalizzato, che tutti indistintamente misurano e leggono negli indicatori come il PIL o il disavanzo pubblico. E questo è davvero preoccupante, da destra e da sinistra, perché da il senso di quanto la politica si sia abissalmente allontanata dalle persone.
Il benessere della società umana, inteso come lo stare bene, l’essere felici e sereni, è ormai assai disgiunto da questi parametri che invece sono diventati il termometro di qualsiasi azione politica.
Bene Signor Fo, mi piacerebbe che tra i suoi bizzarri strumenti vi possa essere il “sorrisometro” o il “sognometro”, e che questi strumenti, man mano che il progetto prenderà corpo, grazie alla sua visione innovativa, “insolita”, atipica (per non dire “positivamente folle”) possano finalmente cominciare a segnare dei positivi fondo scala. Non si lasci convincere anche lei troppo dall’ipnotismo dei numeri. Ma piuttosto contagi chi le sta intorno con quel virus che le ha pervaso il sangue, dandole la capacità di suscitare riflessivi e consapevoli risate. Contagi coloro che cercheranno il compromesso, li contagi perché perdano il senno e l’aiutino a compiere quelle scelte clamorose che ridaranno un volto ed un ruolo positivo a questa città.
Faccia di Milano un faro per un mondo, perché ha un disperato bisogno di speranza.


Te lo do io l'Ambrogino

Dal comunicato stampa dei Lavoratori della Scala

"Con tutta sincerità, anzichè conferire l'Ambrogino d'Oro ai Lavoratori del Teatro alla Scala, per cui, tra l'altro le motivazioni non sono ancora chiare, sarebbe stata più utile una più decisa e unitaria posizione del Consiglio Comunale a sostegno della cultura e contro le strumentalizzazioni sul Teatro alla Scala, patrimonio innanzitutto della Città di Milano."


Comunicato stampa sulla Val Susa

“Stamattina presto ho ricevuto una telefonata dalla Val di Susa. Nella voce della ragazza, sul fondo si sentivano urla, grida… si sentiva soprattutto una grande disperazione.
Che cosa è successo? La polizia ha caricato, si è scatenata contro i valligiani senza distinzioni, a colpi in faccia e manganellate. Ci sono stati anche dei vecchi picchiati, delle donne. Pare che ci sia qualcuno ferito molto duramente.
E tutto perché? Perché questa gente si permette di resistere, non vuole accettare l’ordine di sgomberare e di andarsene. Perché difende la propria terra. Non vogliono essere inquinati dall’amianto, non interessa loro che qualcuno abbia grandi profitti sulla loro pelle. Questo naturalmente porta irritazione.
La polizia, forse gli agenti non lo sanno, sta difendendo il diritto di pochi di farsi i propri affari, di far cassa. E tutto si dipinge con la solita frase: “E’ il progresso. Non ci si può opporre al progresso, è da retrogradi!” Anche se c’è pericolo grave di inquinamento…, si sa, il progresso vuole le sue vittime. E questa volta di vittime ce ne sono state: “Ordine per dio!”.
La gente si indigna ma non cede. Combatte per non diventare vittima di un sistema che fa i quattrini, che fa gli affari, e che non guarda in faccia nessuno. E se guarda in faccia, è per colpirli con una mazza.
Bisogna smascherare l’ipocrisia dei politici che si nascondono dietro la retorica delle grandi opere, che non guardano ai bisogni reali delle popolazioni e soprattutto non vogliono capire che la terra, come l’aria e come l’acqua, è un bene comune e come tale va protetto prima di tutto insieme con i cittadini che devono essere coinvolti in ogni decisione che li riguarda.
Oggi a Milano, alle 18 in Via Vivaio angolo Corso Manforte, si terrà un presidio contro l’uso inconsulto della forza contro chi vuol far sentire la propria voce. Non solo vi parteciperò ma invito tutti coloro che credono che la democrazia sia partecipazione reale alle scelte collettive, a essere presenti.”

Dario Fo