DARIO FO RACCONTA LA FANTASTICA STORIA DI MARC CHAGALL A BRESCIA IL 16 GENNAIO 2016

Un eccezionale ed emozionante racconto da non perdere: il 16 gennaio, al Teatro Grande di Brescia, il premio Nobel porta per la prima volta sul palcoscenico la vita del grande pittore russo.

Ho scoperto la pittura di Marc Chagall a Parigi quando, appena dopo la guerra, ci sono arrivato che avevo vent’anni. Anche Chagall ai primi del secolo, per la prima volta, arrivò nella capitale francese a quell’età: aveva vinto una borsa di studio in Russia che gli permetteva di vivere dignitosamente nella cosiddetta capitale dell’arte e di studiare i grandi maestri dell’Impressionismo e di tutti gli altri nuovi movimenti pittorici.

Nel tempo in cui mi trovavo a Parigi ho avuto la fortuna di poter assistere alla più grande mostra di Chagall del dopoguerra. C’erano dipinti come la passeggiata del pittore che tiene per mano la moglie, Bella, così si chiamava, che vola un po’ più in alto nell’aria con un’espressione soddisfatta e un sorriso deliziato.

C’era il ritratto dei due innamorati che si baciano con tenerezza e un nudo della sua compagna davvero splendido che, a quel tempo, avevo riprodotto.

Dario Fo

Fondazione Brescia Musei in collaborazione con Fondazione del Teatro Grande di Brescia, a corollario della mostra MARC CHAGALL – Anni russi 1907-1924, organizzano un evento straordinario che vedrà protagonista il Premio Nobel Dario Fo.

Il 16 gennaio alle 21.00 Dario Fo porta in scena per la prima volta in assoluto il suo personale racconto della vita di Marc Chagall. Dove? A Brescia, nel magnifico Teatro Grande.

Autore ed attore straordinario, Fo propone al pubblico una lezione spettacolo in cui la vita di Marc Chagall e dello stesso Dario Fo, si fondono idealmente sul palcoscenico, pur senza essersi mai toccate nella realtà, in un eccezionale incontro poetico.

Una narrazione nata dalla mostra MARC CHAGALL, Anni russi 1907-1924 che sta emozionando l’Italia intera al Museo Santa Giulia di Brescia, dove il Premio Nobel guida lo spettatore attraverso la vita di Chagall con contributi visivi e testuali in un percorso in diciotto tappe appositamente realizzato per l’occasione.

Un racconto, disponibile fino al 15 febbraio, e possibile grazie a ben 35 opere preziose, tra cui straordinari capolavori e rari dipinti da collezioni private russe.

(Per maggiori informazioni clicca qui)

Da sabato 19 dicembre sarà possibile acquistare i biglietti per l’imperdibile spettacolo di Dario Fo su Marc Chagall sia presso la biglietteria del Teatro Grande sia online sul sito www.vivaticket.it.

 

 

 


Diario d'artista: Ritratti di Dario Fo scattati dal fotografo Giovanni Caccamo

Foto di Giovanni Caccamo scattate a Dario Fo durante i giorni Romani in occasione della presentazione dello spettacolo CALLAS durante l'intervista con Massimo Giletti.

 

L'omaggio di Fo a Chagall: "Nella poesia dei suoi clown ritrovo la mia lingua dei sogni" (Corriere della Sera 21/11/2015)

 

 Servizio pubblicato sul Corriere della Sera il 21/11/2015

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Dario Fo: Contro il terrore dell'Is come contro le stragi degli anni '70 (Intervista adnkronos.com)

 "Negli anni '70 in Italia saltavano in aria treni e stazioni ma non ci arrendemmo alla paura, se lo avessimo fatto, se ci fossimo chiusi in casa, se avessimo sospeso gli spettacoli, avrebbe vinto la strategia della tensione. Adesso bisogna fare lo stesso".

 

 

Con oltre 50 anni di palcoscenico alle spalle, fra i quali l'intensissima e drammatica stagione degli anni '70, il premio Nobel Dario Fo ammonisce così, conversando con l'AdnKronos, artisti e spettatori a non lasciarsi sopraffare dalla legittima paura dopo i sanguinosi attacchi terroristici a Parigi, in particolare quello al Bataclan mentre era in corso il concerto degli 'Eagles of Death Metal'.

Proprio negli anni '70, e poi per parte degli '80, la Compagnia Dario Fo - Franca Rame andava in scena con cautele particolari, dovute al clima dell'epoca, alla forte valenza politica, militante, dei lavori rappresentati e al personale impegno politico di Franca e Dario:

"Recitavamo solo davanti a pubblico perquisito e dopo che gli spazi erano stati controllati - ricorda Fo- e questo perchè c'erano stati dei tentativi di far saltare in aria lo spazio di Milano dove lavoravamo, la Palazzina Liberty, e nel sud era stato dato alle fiamme un cinema dove ci saremmo dovuti esibire".

"Oltre a questo c'era la situazione nazionale spaventosa, lo stragismo. Capimmo che se ci fossimo fermati avrebbero vinto loro, avrebbe vinto chi voleva che non facessimo più spettacoli, che le persone non si incontrassero, non dibattessero. La strategia era di fermare la vita pubblica, far arroccare tutti nella propria casa, isolare le persone con la paura. Invece c'è stata la reazione: nessuna compagnia si è fermata, nessun tour è saltato per questo".

Le parole di Fo rimandano al tragico bilancio dello stragismo di quegli anni, i cui capitoli più noti, ma non gli unici, furono Piazza Fontana (12 dicembre 1969), diciassette vittime; Peteano (31 maggio 1972), tre carabinieri uccisi; Questura di Milano (17 maggio 1973), 4 morti; Piazza della Loggia (28 maggio 1974), 8 morti; Italicus (4 agosto 1974), 12 morti; Stazione di Bologna (2 agosto 1980), 85 morti.

"Le persone erano perennemente allarmate e il nostro pubblico quando veniva perquisito all'entrata, cosa che facevamo 'in proprio' non con l'ausilio delle forze di polizia, forse si allarmava ancora di più ma capiva anche che in quello spazio sarebbe stato al sicuro", ricorda Fo che tratta anche questa parte della sua vicenda artistica nel libro 'Nuovo manuale minimo dell'attore', da poco in libreria per Chiarelettere.

"Le risate erano la nostra forza, quando riuscivamo a farle esplodere erano liberatorie, capovolgevano le castronate che si tentavano di imporre alla gente", prosegue Fo, ricordando poi che nelle sue messe in scena la compagnia addirittura 'giocava' con la tensione che era nell'aria:

"Fingevamo un'interferenza nei nostri microfoni, la voce di un poliziotto che ci intimava di lasciare libero il canale, innescando un 'botta e risposta'. Fingevamo che mentre lo spettacolo era in corso fuori stesse avvenendo un colpo di stato, altra concreta paura di quegli anni, con telefonate, persone che portavano notizie da fuori la sala, un alternarsi di conferme e smentite".

"La grande forza dell'Italia, degli italiani, fu il non cedere alla paura al terrore, al clima di impossibilità di condurre una vita normale: loro tentavano di creare il dramma totale, continuo, noi dimostrammo che sfidando, anche con un po' di incoscienza, la logica della paura si cambiavano le cose, e in tutto questo il pubblico non mancava anzi riempivamo gli stadi", conclude Dario Fo.

Fonte: pubblicato il 18/11/2015 alle 15:29 su  www.adnkronos.com 

 

Di seguito il video dell'intervista integrale andata in onda su Radio Cusano Campus, ripubblicata in parte sul sito del Fatto Quotidiano: