Aggregatore di feed

Canapa Legale: cosa ne pensano gli italiani?

People For Planet - Mar, 07/10/2018 - 02:27

Il controverso tema della Cannabis light è ormai ricorrente in Italia; recentemente è stato ripreso dai media e discusso sui social per l’improvviso colpo di scena da parte del CSS (Consiglio Superiore di Sanità) che ha portato un clima di incomprensione e incertezza sul futuro di questo, ormai, business da milioni di euro. Ma andiamo con ordine:

Con la Legge 242 del 2016, viene autorizzata in Italia la coltivazione e creazione della filiera agroindustriale della cannabis sativa, purché essa:

  • Abbia un valore di THC non superiore allo 0,6%
  • Rientri tra le qualità ammesse dalla normativa europea (art. 17 direttiva 2002/53/CE del 13 giugno 2002).

Nel giro di poco tempo abbiamo assistito letteralmente a un boom, un’esplosione di una vera e propria New canapa economy”, un nuovo settore che vede coinvolte più di mille aziende, agricole e commerciali. Ad oggi, si contano circa 1300 ettari coltivati in Italia, numero tre volte superiore rispetto ai dati del 2013 e destinato a crescere. Stando ai dati, alla domanda e offerta del mercato italiano, si può affermare che siamo testimoni di un giro d’affari con un potenziale altissimo sia in termini economici che di posti di lavoro.

Cannabis light legale da fumare, ma anche olii al CBD, estratti e resine, cristalli, tisane, trinciati di canapa, aromi e liquidi per sigarette elettroniche… una scelta vastissima di prodotti disponibile non solo nei punti vendita ad hoc, ma anche online (come EasyJoint pioniere in Italia), e in tabaccherie e farmacie che si stanno recentemente affacciando a questo tipo di commercio.

A giugno 2018, dal CSS, organo di consulenza tecnico-scientifica del Ministero della salute, arriva un colpo ferale per un mercato in pieno boom. Un parere negativo sulla vendita della marijuana light, che mette in crisi consumatori e venditori e divide l’opinione pubblica.

Cosa pensano gli italiani della libera possibilità di vendere e acquistare Canapa Legale da punti vendita ufficialmente autorizzati?

Glielo abbiamo chiesto.

Nel mese di giugno, prima della divulgazione del parere espresso dal CSS, abbiamo pubblicato un sondaggio sulla pagina Facebook di People For Planet con la seguente domanda:

La Cannabis Light ha conquistato l’Italia a un anno dalla legge che ne ha legalizzato la vendita.
Sei d’accordo o è un rischio?

Dei quasi 200 utenti che hanno risposto il 90% del totale si è definito in accordo con la legalizzazione di questo commercio. Un campione piccolo, è vero, ma che rilascia un esito  significativo e decisamente schierato. A seguito di questo risultato, abbiamo deciso di approfondire chiedendo direttamente e in modo casuale alle persone.

Così mi sono recata per strada, vicino all’ingresso di uno shop autorizzato alla vendita di prodotti contenti CBD e THC, e senza fare troppe selezioni di genere e età ho deciso di fermare i passanti chiedendo di rispondere alla seguente domanda: Sei d’accordo con la vendita della Canapa Light?

A mia sorpresa ho riscontrato una buona informazione sul tema: “molti shop autorizzati hanno al loro interno materiale informativo, inoltre su internet trovi di tutto”- mi informa, ad esempio, una studentessa universitaria. Sulla base di questi sondaggi e ricerche, ho cercato di tirare le somme per riassumere quello che è il pensiero degli italiani a riguardo. Cosa è emerso?

Chi è d’accordo con la commercializzazione della Canapa Light ne fa un discorso per lo più di sicurezza del mercato, sia in termini di possibilità di conoscere la provenienza della filiera produttiva e quindi sapere dove viene coltivata e com’è trattata, sia in termini di efficace contrasto al mercato illegale.

I già consumatori della canapa illegale sono passati a quella venduta regolarmente anche per una maggiore facilità di reperibilità del prodotto e per non cadere nell’illegalità: “questa (indicando la busta appena acquistata) la compro sotto casa e non rischio nulla. Ti pare poco?”

Un argomento emerso in modo ricorrente è proprio quello del contrasto al mondo illegale, alle mafie che si arricchiscono dagli stupefacenti spesso alterati con altre sostanze estremamente nocive: “fumo saltuariamente Canapa legale perché non contiene sostanze psicoattive che ti sballano”- mi racconta Andrea, sulla trentina, libero professionista – “mi piace rimanere lucido, ma ogni tanto mi concedo una serata dove fumo per rilassarmi”.

Chi dice no invece ne fa una questione di salute: “non si ha la certezza di quali danni fisici, celebrali e comportamentali si possono avere, inoltre siamo sicuri non provochi dipendenza?”. Tra alcuni intervistati, è comune l’opinione che anche le forze dell’ordine potrebbero essere in difficoltà: “come si può riconoscere una bustina di erba legale da una non legale? Il lavoro diventa più complesso e il sistema si ingolfa di pratiche per accertamenti” riporta una coppia di mezza età. (Guarda lo sketch di People For Planet tra un carabiniere e un consumatore).

“Non sono d’accordo sul fumare in generale figurati se sono d’accordo sul fumare Cannabis. Ma ognuno è libero di fare quello che vuole e in più ormai per molti questo mercato è diventato un lavoro” – le ultime parole di una donna intervistata, la più anziana.

Sono diverse dunque le opinioni degli Italiani, a favore o contro, riguardo al tema della legalizzazione della Cannabis Light, e tutte sottolineano interessanti punti che meritano un approfondimento. Ma il dato che rimane è che questo commercio, della Canapa ad uso non solo ricreativo, ma anche medico, agricolo, ambientale, edile…  ha introdotto un vero e proprio nuovo business che, oltre a portare oggi nuovo lavoro, potrebbe portare in futuro nuove opportunità.

Fonti:

Wired.it
Inchiesta People For Planet

 

The post Canapa Legale: cosa ne pensano gli italiani? appeared first on PeopleForPlanet.

Commercial project: Poseidon

People For Planet - Lun, 07/09/2018 - 12:20

Un ragazzo di città prende un giorno libero per andare al mare, ma si dimostra troppo pigro per fare la cosa più semplice e naturale: buttare la spazzatura nel cestino. Ogni azione ha una conseguenza e quello che succede vi farà cambiare idea sui rifiuti.
POSEIDON è prodotto dall’ONG danese Plastic Change International, realizzato in diciassette settimane da un gruppo di studenti di animazione del secondo anno al The Animation Workshop.

 

The post Commercial project: Poseidon appeared first on PeopleForPlanet.

Islanda, scatta la parità di salari obbligatoria per legge

People For Planet - Lun, 07/09/2018 - 10:43

E’ scattata in Islanda la legge, la piú severa al mondo, che impone a istituzioni pubbliche e private, aziende, banche e a qualsiasi datore di lavoro con piú di 25 dipendenti di assicurare pari retribuzione alle donne a pari qualifica con gli uomini.
E Reykjavík, governata da una Grande coalizione a guida verde il cui premier è una donna, Katrin Jakobsdóttir, fa i primi bilanci.

CONTINUA A LEGGERE SU REPUBBLICA.IT

The post Islanda, scatta la parità di salari obbligatoria per legge appeared first on PeopleForPlanet.

In autunno il varo dell’sola di plastica sul lago di Iseo

People For Planet - Lun, 07/09/2018 - 09:29

Si continua a parlare dell’isola di plastica riciclata sul lgo di Iseo. Leggi qui il progetto.

Leggi l’articolo online

 

The post In autunno il varo dell’sola di plastica sul lago di Iseo appeared first on PeopleForPlanet.

Via il monouso dalle mense: più salute, più ambiente, più soldi

People For Planet - Lun, 07/09/2018 - 04:38

Inquinano in modi non del tutto noti, e – non da ultimo – sono un grave spreco di denaro pubblico.
Perché fare lo sforzo di dotare scuole e ospedali di una lavastoviglie, e inserire negli appalti pubblici la clausola di servire le pietanze delle mense di scuole e ospedali nella ceramica, vetro e acciaio?

C’è un enorme risparmio di denaro pubblico. Marco Storchi, Direttore Servizi alla persona del Policlinico S. Orsola di Bologna, che ha introdotto i piatti in ceramica nel 2015, ha calcolato che solo riorganizzare la mensa, eliminando i piatti di plastica, e reintroducendo la ceramica e la lavastoviglie, si è ottenuto un risparmio che varia dai 60 ai 70mila euro in un anno. Solo per un ospedale.

Inoltre, con la ceramica c’è la sicurezza di un materiale sano, che non rilascia sostanze chimiche con le alte temperature; c’è la certezza di ridurre l’inquinamento da microplastiche, un dramma che ha ulteriori risvolti negativi per la salute pubblica. E poi si limita lo spreco di materie prime, la produzione e le relative emissioni di carta e plastica, il loro trasporto, mentre si riduce ovviamente anche la produzione e lo smaltimento di rifiuti.

Ci sono inoltre altri aspetti da non sottovalutare, che potremmo chiamare psicologici ed educativi: nelle scuole montessoriane – paradossalmente più diffuse all’estero che in Italia– il piatto in ceramica e il bicchiere di vetro si usano per responsabilizzare il bambino, aiutarlo a conoscere e capire il mondo che lo circonda sin dall’asilo nido, accrescere la sua autostima e renderlo autonomo. In più, usare un piatto lavabile educa le prossime generazioni al riuso, al rispetto dell’ambiente, allontanandole dalla cultura dell’usa-e-getta. Negli ospedali, il piatto in ceramica è una coccola, dà una sensazione di “casa” e di “bello” al paziente.

Eppure, ad oggi, nidi, primarie, elementari e ospedali hanno quasi sempre (pochissime le eccezioni, tipo Parma e altre piccole realtà) piatti e posate monouso, a volte in materiali compostabili, più spesso in plastica.

Serve un altro motivo per preferire la ceramica? E’ già successo – ed è successo a Roma – che piatti e bicchieri di plastica distribuiti nelle mense scolastiche fossero di qualità talmente scadente da sciogliersi completamente davanti agli occhi dei bambini.

Mentre si attende che tutto questo venga valutato a livello centrale – come ha fatto la Francia, che ha bandito l’usa e getta entro il 2020 – o imposto dall’alto anche a noi (L’Unione europea sta pensando di dimezzare entro il 2030 il consumo di plastica usa e getta) piccoli passi avanti li facciamo grazie ad amministrazioni e fornitori virtuosi. Tra gli ultimi c’è Poggibonsi, che si prepara a diffondere ovunque l’uso dei piatti di ceramica e bicchieri di vetro. La novità è stata introdotta nel servizio di mensa scolastica nell’ambito degli investimenti a cura di Cir Food, come previsto nel capitolato di gara. La spesa è ridicola rispetto ai vantaggi e comprende anche il rinnovo delle cucine del Comune (in totale 260mila euro) che saranno ripagati in breve tempo dal risparmio sull’acquisto di usa e getta (e comunque i costi sono per la ditta appaltante, come da accordi col Comune).

E poi c’è chi si è rifiutato di cambiare, di assecondare la “tentazione” di semplificare le cose, ma solo all’apparenza. Il Comune di Parma ha sempre mantenuto la “vecchia” tradizione delle mense scolastiche con piatti in ceramica, e oggi ne gode le conseguenze, anche di immagine. L’assessora Ines Seletti, alla Scuola e al Servizio di Integrazione Scolastica, è recentemente stata intervistata da Rai3, per un servizio che – come il nostro – ha potuto sottolineare l’attenzione ambientalista della giunta pizzarottiana, che non solo è uno dei più grandi Comuni a scegliere il riuso nelle mense scolastiche, allargandola agli ospedali, ma vi ha anche portato l’acqua in caraffa. Qualcosa che, di nuovo, permette ampi risparmi economici e ambientali e che è anche preferibile per la salute. L’acqua del rubinetto è generalmente più controllata di quella in bottiglia, accusata recentemente di nascondere microplastiche al suo interno. “Abbiamo assunto allo scopo una tecnologa – mi spiega l’assessora Seletti – che decide i tempi di sedimentazione dell’acqua e i controlli necessari, che mette in atto l’Asl come minimo una volta al mese”. Controlli serratissimi: ad esempio a Milano, dove pure si serve acqua in caraffa nelle scuole (ma piatti, posate e bicchieri sono interamente monouso), i controlli non sono previsti dall’amministrazione comunale. E’ la ditta che fornisce i pasti – Milano Ristorazione – a controllare sua sponte, ma solo una, due volte l’anno, l’acqua che eroga ai bambini.

“Abbiamo a Parma un procedimento preciso – mi spiega Annalisa Fortini, la tecnologa comunale, esperta in scienze e tecnologie alimentari. L’acqua viene raccolta dal rubinetto dopo averla lasciata scorrere per almeno 5 minuti. Poi deve evaporare almeno 15 minuti, meglio mezz’ora, che è il tempo di evaporazione del cloro. Il procedimento segue il capitolato d’appalto, e comprende anche regole come quella di svitare il frangiflutto, il piccolo filtro all’estremità del rubinetto, e lavarlo ogni giorno, perché è lì che più spesso si annidano le impurità, il calcare e i batteri. Tra le altre norme, bisogna far scorrere di più l’acqua dopo la chiusura delle scuole, controllarla ogni mese, su ogni scuola, con l’analisi di circa 15 parametri fisici, chimici e microbiologi. Se ci sono anomalie, viene sospesa l’erogazione in caraffa, si contatta la asl e si rifanno le analisi, si incrociano i risultati e si capisce se il problema è a valle o a monte. Questo in teoria, finora non ne abbiamo mai avuta la necessità, viste le regole preventive”.

Tornando alla questione piatti in ceramica, Fortini ci conferma che la soluzione è migliore anche dal punto di vista della salute. “C’è un range di temperature all’interno del quale usare piatti e posate di plastica, ammesso che si tratti di materiale a norma, non crea problemi di contaminazione del cibo. Al di fuori di queste temperature esiste un rischio che la plastica rilasci sostanze dannose“.

Oltre alle scuole, Parma ha portato piatti e posate di ceramica anche nel proprio ospedale. Ma ci sono ancora altri programmi a favore dell’ambiente e dell’economia. “Ad esempio abbiamo programmi per insegnare alle classi un uso corretto del cibo e l’abitudine a non sprecare”, ci dice Seletti. Caso più unico che raro, a Parma poi i bambini si servono da soli: decidono la quantità in base all’appetito, imparano l’autogestione ai fini anti-spreco e imparano come si impiatta con cura. “Inoltre il cibo in avanzo è dato alle mense dei poveri e all’emporio solidale, che potremmo chiamare il supermercato per non abbienti. Abbiamo programmi in partenza a settembre per imparare poi cosa è bene mangiare per stare in salute, mentre un equipe di genitori – che seguono un corso di preparazione apposito – fa sopralluoghi nelle mense per valutare scarti e freschezza del cibo. Il menù è totalmente bilanciato tra cereali e proteine vegetali. Per questo la qualità del nostro menù scolastico e ospedaliero ha un’ottima posizione nei ranking nazionali. Abbiamo un bando molto restrittivo, che prevede solo biologico e km zero, e siamo contro la logica di altre città che valutano solo la spesa economica quando scelgono la ditta che produce e distribuisce il cibo nelle mense. I nostri pasti ci costano 6.90 euro l’uno: una cifra che parla da sola rispetto a una media per le altre città che punta al ribasso e si attesta sui 3.5 euro a pasto mediamente”.

Qualità, e qualità che ripaga, nel breve e nel lungo periodo. L’Europa vuole ridurre entro il 2030 il monouso perché ogni anno sono 25 milioni le tonnellate di rifiuti che produciamo, solo noi europei, mentre ne ricicliamo appena il 30% (14% a livello mondiale). La Francia ha già organizzato il bando dell’usa-e.getta, il Regno Unito ha posto una tassa sui bicchieri monouso per disincentivarli, e si riscoprono servizi come il lattaio a domicilio che consegna in vetro e ritira i vuoti a perdere. Sistema che la Germania da tempo usa anche per festival e sagre: niente monouso ma vuoto a rendere.

“Si sa che le plastiche possono essere interferenti endocrini – ha spiegato a Rai3 Maurizio Simmaco, docente di Biologia Molecolare all’Università Sapienza di Roma, parlando proprio del caso-Parma – possono liberare sostanze che alterano i segnali alle cellule e il funzionamento di alcuni enzimi. Inoltre le plastiche disperse nell’ambiente si diffondono come microplastiche, inquinano le falde entrano nella catena alimentare e si accumulano nell’organismo. Non si conosce del tutto il loro effetto, ma è ben noto per esempio il danno alla fertilità maschile e femminile. Ci sono tanti studi in merito, e tutti arrivano alla stessa conclusione: è difficile capire quanta plastica viene rilasciata dai contenitori in plastica agli alimenti che contengono: non sappiamo quanto fa male, ma per un principio di cautela conviene considerarla qualcosa a rischio”.

 

The post Via il monouso dalle mense: più salute, più ambiente, più soldi appeared first on PeopleForPlanet.

Consigli per la scelta della Pensione Complementare

People For Planet - Lun, 07/09/2018 - 02:36

La settimana scorsa abbiamo introdotto il tema della gravissima situazione in cui si trova il nostro sistema pensionistico e della necessità del ricorso a forme di previdenza complementare. Vista infatti la situazione in cui versa il nostro sistema pensionistico pubblico, per cercare di mantenere un livello di tenore di vita decoroso anche dopo il collocamento a riposo, i lavoratori devono guardare alla previdenza complementare come una valida soluzione. Nonostante esista da quasi 20 anni, il bilancio complessivo dell’introduzione del cosiddetto “secondo pilastro” non può essere considerato soddisfacente. Ma non voltiamoci indietro. Più che addentrarsi sulle cause della modesta adesione dei lavoratori, è forse più importante cercare di capire quali sono oggi i fattori rilevanti da valutare per una adesione consapevole e proficua.

Perché, ricordiamo, si tratta di districarsi in una giungla di offerte, istituti di credito, compagnie di assicurazioni, bancari e promotori.

Cominciamo dal ‘fattore tempo‘, che può essere vissuto dal potenziale aderente talvolta come un ostacolo, tralaltro come un vantaggio. Tenendo ben presente che, mentre da un lato il lavoratore ha la tendenza a non decidere rinviando la scelta («tanto c’è tempo» è il pensiero più diffuso quando si parla di previdenza complementare), dall’altro andrebbe ben considerato che il timing è la variabile più importante. Aderire da giovani a un fondo pensione consente di impegnare modeste risorse poco per volta e sfruttare la rivalutazione dei mercati finanziari, ottenendo così importi più rilevanti al termine della propria vita lavorativa. Lo stereotipo del risparmiatore previdenziale è quindi un “giovane” lavoratore, costante, tenace, consapevole e che vuole essere più protagonista del suo futuro. E qui per “giovane”, visto l’allungamento della età pensionabile, intendiamo un lavoratore con età massima di 50-55 anni e che quindi ha ancora a disposizione un periodo di tempo di almeno 10-15 per poter integrare la pensione pubblica.

Un’altra regola basica da tener presente nella scelta dei piani previdenziali si basa sul concetto che più si è lontani dalla pensione e più è necessario accettare il rischio. I fondi pensione sono particolarmente adatti alla calmierazione del rischio attraverso un’ attenta diversificazione imposta per legge. Da non sottovalutare al riguardo, visto quanto avvenuto per i risparmiatori di Etruria &Co, il fatto che i capitali investiti sono totalmente separati dai capitali (e i relativi rischi) delle società proponenti. A tal proposito l’approccio più corretto è il cosiddetto Life Cycle. Si tratta di un modello che rimodula nel tempo le varie componenti di attivo in base all’orizzonte temporale, diminuendo progressivamente la parte azionaria, fino ad arrivare a scadenza con il portafoglio investito al 100% sul mercato monetario. In sintesi, il rischio del portafoglio previdenziale andrà diminuito con l’avvicinarsi del momento della percezione della prestazione.

Per questo consigliamo specifici programmi pensionistici che vengono proposti dagli intermediari con l’offerta di fondi multicomparto che consentano a questa tecnica di sviluppare tutte le sue potenzialità. Nel Fondo pensione multicomparto sono previste più linee d’investimento (o comparti) che offrono differenti profili di rischio e di rendimento. I comparti sono classificati in base alle seguenti categorie:
– obbligazionario puro (solo obbligazioni con esclusione dell’investimento in azioni);
– obbligazionario misto (è consentito l’investimento in azioni, che assume carattere residuale e comunque non superiore al 30 per cento);
– azionario (almeno il 50 per cento del comparto è investito in azioni);
– bilanciato (in tutti gli altri casi).

Il lavoratore ha la possibilità di scegliere il comparto cui aderire in funzione del proprio profilo di rischio-rendimento, delle sue esigenze e dell’orizzonte temporale di permanenza nel fondo. Ricordiamo ai consulenti e promotori che, cosi come scritto in occasione del mio esordio a People for Planet, l’aggettivo possessivo «proprio» identifica il profilo originale del richiedente e non quello modificato secondo le esigenze commerciali della banca/assicurazione. L’imminente introduzione della normativa Mifid III imporrà ancor più che in passato gli operatorii di mercato a obblighi di trasparenza ex ante ed ex post vendita dovendo, attraverso i loro professionisti, verificare costantemente l’adeguatezza tra profilo di rischio del cliente e portafoglio d’ investimento, evitando così storture che sono quotidianamente sotto i nostri occhi.

Il risparmio fiscale è un’ altra importante opportunità; lo Stato infatti favorisce l’adesione a programmi di previdenza complementare attraverso la progressiva riduzione della pressione fiscale sulle prestazioni finali. Le aliquote applicate sono inversamente proporzionali agli anni di partecipazione al fondo pensione, passando da un massimo del 15% a un minimo del 9%. Più anni ci rimani, meno paghi di tasse.

Importante incentivo alla adesione a forme di previdenza complementare viene anche dalla deducibilità degli accantonamenti annui, fino ad un tetto massimo annuo di € 5.164 dal proprio reddito, secondo l’aliquota marginale Irpef (la più alta). Così come non è da trascurare il fatto che, in caso di scelta di una rendita vitalizia in luogo di un capitale in unica soluzione al momento del collocamento in pensione, questa non costituirà ulteriore reddito, rimanendo tassata solo per la parte della sua rivalutazione annua.

Per i lavoratori dipendenti poi va considerato un altro aspetto positivo: in Italia vanno in pensione almeno un anno prima degli autonomi e mediamente con pensioni superiori. Oltre a un’ aliquota contributiva previdenziale che mediamente è di un terzo in più, hanno a disposizione altri due strumenti importanti per potenziare il loro secondo pilastro previdenziale: il Tfr, che può essere convogliato verso il fondo pensione e, nel caso in cui venga stipulato un accordo collettivo aziendale, un contributo dell’azienda frutto della contrattazione;unitamente al contributo del lavoratore l’accantonamento annuo potrà così aggirarsi attorno al 10% della retribuzione lorda annua. Abituiamoci nella finanza previdenziale a ragionare in termini percentuali più che in valori assoluti. Si tratta di un altro elemento di accortezza che salvaguarderà la prestazione finale dagli effetti carsici dovuti all’inflazione.

Una pensione di 2.000 euro, oggi prevista per il 2032 e considerata coerente con il proprio stile di vita, potrebbe non avere lo stesso valore reale al momento della erogazione. Infine, una scelta così importante, una volta fatta, richiede anche un monitoraggio costante che non consiste solo nella rendicontazione annuale (peraltro in molti casi approssimativa), ma soprattutto dell’aiuto di seri professionisti che rappresentino società di provata tradizione in materia, che sappiano avvalersi di società di gestione con respiro internazionale e che tengano conto dei continui mutamenti normativi e finanziari, facendo dell‘innovazione anti obsolescenza il loro core-business.

Occhio quindi ai bancari (ma anche ai promotori finanziaria) che vogliono fare gli assicuratori (cosi come agli assicuratori che vogliono fare i bancari). Tutto ciò ovviamente ha un costo e i risparmiatori più consapevoli sanno che un servizio è buono quando funziona ed è accessibile ad un costo ragionevole.

Ne parliamo prossimamente.

The post Consigli per la scelta della Pensione Complementare appeared first on PeopleForPlanet.

Una balena di plastica grande come un grattacielo

People For Planet - Lun, 07/09/2018 - 02:31

Il cetaceo sintetico si chiama Skyscraper e dà la dimensione del fenomeno: è stata costruita con 5 tonnellate di rifiuti in materiale plastico raccolti tra Pacifico e Atlantico da Studiocka, in collaborazione con Hawaii Wildlife Fund, in occasione della Triennale 2018 dedicata al tema “Liquid City”.

CONTINUA A LEGGERE SU REPUBBLICA.IT

 

The post Una balena di plastica grande come un grattacielo appeared first on PeopleForPlanet.

Spiagge italiane in cui sono ammessi i cani

People For Planet - Dom, 07/08/2018 - 02:36

Quando arriva l’estate, tutti hanno voglia di spiaggia e di mare, compresi i nostri cari amici a quattro zampe. Anche i cani amano correre liberi sul bagnasciuga, tuffarsi, nuotare o semplicemente camminare nell’acqua. In questo articolo di AnimalPedia vogliamo aiutare tutti gli amanti dei cani e del mare elencando quali sono le spiagge italiane in cui sono ammessi i cani (elenco aggiornato al 2018).

CONTINUA A LEGGERE SU ANIMALPEDIA.IT

The post Spiagge italiane in cui sono ammessi i cani appeared first on PeopleForPlanet.

Benvenuti all’Eni Experience Store

People For Planet - Dom, 07/08/2018 - 00:17

Si trova in Corso Buenos Aires (angolo Via Felice Casati), a Milano, il primo Eni gas e luce Experience Store. Un luogo dove e possibile toccare con mano alcuni esempi di Smarthome, tecnologie che rendono la casa intelligente, più sicura, più confortevole e riducono i consumi di energia. Un’esperienza da provare!
Intervista a Mauro Fanfoni, Responsabile strategia e innovazione Eni gas e luce.

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_161"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/161/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/161/output/Eni_experience_store_def_grafiche.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/161/Eni_experience_store_def_grafiche.mp4' } ] } })

 

The post Benvenuti all’Eni Experience Store appeared first on PeopleForPlanet.

Il Teatro come strumento di informazione sanitaria (in Mozambico)

People For Planet - Dom, 07/08/2018 - 00:17
flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_160"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/160/output/thumb2.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/160/output/Video-Mozambico-Pemba-sott.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/160/Video-Mozambico-Pemba-sott.mp4' } ] } })

 

Pemba, Mozambico… Dopo il successo del progetto Il Teatro Fa Bene nella zona di Palma il regista  Iacopo Patierno e l’autore teatrale Felix Mambucho approdano a Pemba, poco più a sud, per un corso di formazione su riprese e montaggio video e sulle tecniche di comunicazione attraverso il teatro.
In una sola settimana gli attori della compagnia Novos Horizontes della Casa Provincial da Cultura di Cabo Delgado, riescono a preparare, portare in scena e riprendere un flash mob al mercato di Pemba.
Tema: conoscenza, prevenzione e cura del colera, un grave problema sanitario in Mozambico. Protagonisti due virus del colera, che riconoscerete facilmente: prima seguono la venditrice che non presta attenzione alla conservazione degli alimenti e poi la ragazza che, convinta, acquista i prodotti, li mangia e si sente male. Solo l’acqua pulita lanciata sui virus riesce a sconfiggerli!
Dopo il successo di questa prima esperienza ora continuano a lavorare per conto del Ministero della Sanità mozambicano per realizzare video su temi sociali.
Il progetto è stato realizzato da Jacopo Fo srl (Gruppo Atlantide) con il sostegno ideativo, organizzativo e finanziario di Eni Foundation.
Prendetevi qualche minuto per guardare il video… Il teatro può essere uno straordinario strumento di informazione, in questo caso sanitaria, ma si presta a qualsiasi settore. Perché il Teatro fa Bene, davvero!

 

The post Il Teatro come strumento di informazione sanitaria (in Mozambico) appeared first on PeopleForPlanet.

Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità

People For Planet - Sab, 07/07/2018 - 04:04

E’ l’iniziativa promossa da Libera e Gruppo Abele, Arci, Legambiente, ANPI e dal giornalista Francesco Viviano, alla quale stanno aderendo in queste ore moltissime associazioni, comitati, e singoli cittadini.

Un appello che viene dal prete presidente e fondatore di Libera, la rete di associazioni contro le mafie, un invito a rallentare, a calmare gli animi, a ragionare seriamente sulla situazione per cercare soluzioni al problema dei migranti che tengano conto dei bisogni di tutti, di chi dovrebbe accogliere e di chi ha necessità di essere accolto.

La maglietta rossa è stata scelta come simbolo, perché il rosso è il colore che ci invita a fermarci per strada, ma è anche il colore di cui erano vestiti i bambini migranti morti in mare in questi giorni. Fermarsi a riflettere sui discorsi di odio, sui rimpalli della politica, mettendosi anche nei panni degli altri per riflettere – ancora una volta – su cosa è accaduto perchè queste persone partissero, sulle crisi e le guerre che hanno devastato interi Paesi e su chi ha contribuito a causarle.

Insieme all’iniziativa simbolica ci sarà anche una manifestazione, proprio questo sabato 7 luglio, a Roma in Piazza Immacolata a San Lorenzo a partire dalle 11. Saranno presenti Luigi Ciotti, Presidente nazionale Libera e Gruppo Abele e Giuseppe Demarzo, coordinatore della rete di Numeri Pari.

Ecco il testo dell’appello, dal sito di Libera:

L’appello
Una #magliettarossa per #fermarelemorragia di umanità
Indossiamo una maglietta rossa per un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà

Rosso è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche.
Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.

Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura.
L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità.
Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

Per adesioni: organizzazione@libera.it

The post Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità appeared first on PeopleForPlanet.

In Costa d’Avorio la prima centrale elettrica a cacao

People For Planet - Sab, 07/07/2018 - 02:25

L’impianto utilizzerà le biomasse di scarto ottenute dalla lavorazione di semi e frutti della pianta, di cui il Paese africano è uno dei primi produttori al mondo.
A darne l’annuncio è lo stesso Governo che chiarisce come l’iniziativa – del valore di 273 milioni di dollari – avrebbe ricevuto il via libera proprio in questi giorni.
Yapi Ogou, a capo della Société des énergies nouvelles (Soden) e responsabile del progetto, ha illustrato il piano: l’obiettivo è realizzare e mettere in funzione entro il 2023 una centrale da 60-70 MW di potenza, che faccia da test per un ulteriore sviluppo elettrico in questa direzione. Se il progetto dovesse convincere, infatti, il Paese potrebbe costruire altre 9 centrali elettriche alimentate con gli scarti della lavorazione del cacao.

CONTINUA A LEGGERE SU RINNOVABILI.IT

The post In Costa d’Avorio la prima centrale elettrica a cacao appeared first on PeopleForPlanet.

Oggi è il World Kiss Day 2018!

People For Planet - Ven, 07/06/2018 - 08:22

Il 6 luglio è la Giornata Mondiale del Bacio, il World Kiss Day che dal 1990 celebra un gesto che è simbolo universale di amore.

 

The post Oggi è il World Kiss Day 2018! appeared first on PeopleForPlanet.

Stati Uniti, l’Fda approva il primo farmaco derivato dalla cannabis

People For Planet - Ven, 07/06/2018 - 04:04

E’ uno sciroppo a base di cannabis per curare due rare forme di epilessia ed è il primo farmaco derivato dalla canapa a ricevere negli Stati Uniti l’approvazione, avvenuta alcuni giorni fa, della Food and drug administration, l’ente governativo statunitense per la regolamentazione degli alimenti e dei farmaci. “Questo via libera – ha dichiarato in una nota il Commissario della Fda, Scott Gottlieb – serve a ricordare che portare avanti programmi di sviluppo che valutino correttamente gli ingredienti attivi contenuti nella marijuana può portare a importanti terapie mediche”.

Il farmaco

Il farmaco, che si chiama Epidiolex ed è prodotto dalla GW Pharmaceuticals, è a base di cannabidiolo (Cbd), una sostanza presente nella  Cannabis sativa. La sua efficacia è stata testata in tre studi clinici che hanno coinvolto 516 pazienti affetti da due rare forme di epilessia, la sindrome di Lennox-Gastaut e la sindrome di Dravet, da cui è risultato che Epidiolex, assunto insieme ad altri farmaci, è efficace nel ridurre la frequenza delle convulsioni rispetto al placebo.

La sindrome di Lennox-Gastaut

Le persone con la sindrome di Lennox-Gastaut iniziano ad avere attacchi frequenti di convulsioni nella prima infanzia, di solito tra i 3 e i 5 anni. In più di tre individui affetti su quattro le convulsioni sono toniche, ovvero causano contrazioni incontrollate dei muscoli. Quasi tutti i bambini con la sindrome di Lennox-Gastaut sviluppano problemi di apprendimento e disabilità intellettiva.

La sindrome di Dravet

La sindrome di Dravet è una condizione genetica rara che compare durante il primo anno di vita con frequenti attacchi di febbre (convulsioni febbrili). Successivamente si verificano altri tipi di convulsioni, comprese le convulsioni miocloniche (spasmi muscolari involontari). Inoltre nei soggetti affetti da questa condizione può verificarsi uno stato potenzialmente letale di attività di convulsione continua che richiede un trattamento medico di emergenza. I bambini con sindrome di Dravet in genere hanno uno scarso sviluppo del linguaggio e delle capacità motorie, iperattività e difficoltà relazionali.

Lotta ai prodotti non approvati

“Continueremo a sostenere una rigorosa ricerca scientifica sui potenziali usi medici dei prodotti derivati ​​dalla Cannabis – precisa in una nota Gottlieb – e lavoreremo con gli sviluppatori di prodotti interessati a offrire ai pazienti prodotti sicuri, efficaci e di alta qualità. Ma, allo stesso tempo, siamo pronti a contrastare il marketing di prodotti contenenti cannabidiolo con affermazioni mediche non dimostrate. La commercializzazione di prodotti non approvati, con dosaggi e formulazioni incerti, può impedire ai pazienti di accedere a terapie appropriate e riconosciute per il trattamento di malattie gravi e persino fatali”.

 

INDICE INCHIESTA CANAPA

Stati Uniti, l’Fda approva il primo farmaco derivato dalla cannabis

Cannabis per uso ricreativo, il Canada dice sì

Ma quindi non ti sballa?!? (VIDEO)

Cannabis “legale” e “terapeutica”: facciamo chiarezza

Cannabis light “bocciata” dal Consiglio superiore di sanità

Ma questa è marijuana?!? Sì ma senza THC! (VIDEO)

Cannabis per uso terapeutico: realtà dal 2006. Ma serve la prescrizione medica

Tetraidrocannabinolo e cannabidiolo: come agiscono

Lo giuro, non è una canna vera! (VIDEO)

Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

Canapa legale: cosa dice la circolare del Ministero sulla cannabis

Le proprietà nutritive della canapa (VIDEO)

Le stupefacenti proprietà nutritive della canapa nell’alimentazione quotidiana

 

The post Stati Uniti, l’Fda approva il primo farmaco derivato dalla cannabis appeared first on PeopleForPlanet.

Dopo le pecore tosaerba a Roma arrivano le api antismog

People For Planet - Ven, 07/06/2018 - 02:18

Una rete di alveari dislocata in punti strategici di Roma per monitorare la qualità dell’aria. A illustrare la nuova iniziativa del Campidoglio è stato Edgar Meyer in rappresentanza dell’assessorato all’Ambiente presso la sede dei Carabinieri forestali di Roma insieme alla Federazione Apicoltori Italiani.
Non è la prima volta che il Comune a 5 Stelle si rivolge agli animali per la cura della città in un ottica ambientalista: prima delle api erano state le pecore a essere tirate in causa come tosaerba in alcuni grandi aree verdi di periferia.

CONTINUA A LEGGERE SU HUFFINGTONPOST

 

The post Dopo le pecore tosaerba a Roma arrivano le api antismog appeared first on PeopleForPlanet.

Chi è pronto a sparare al lupo?

People For Planet - Ven, 07/06/2018 - 02:13

“Scappa Cappuccetto, scappa Cappuccetto…io non ho paura e il cacciatore sparerà!”
Quando mio figlio canta questa canzoncina di ritorno dal nido, in genere non mi arrabbio: come diceva Marta Graham, bisogna conoscere la danza classica, prima di sfidarla e superarla con la danza contemporanea. Tuttavia devo sbagliarmi, ed è forse davvero troppo nascosta negli anfratti della nostra coscienza la paura di questo grande predatore: ancora una volta, su questa paura giocano – e vincono – le lobby della politica facile, degli allevatori, degli albergatori. E il gioco sembra arrivato a un punto di svolta: i consigli provinciali di Trento e Bolzano stanno per approvare il disegno di legge proposto e già approvato nelle rispettive giunte, e il Piemonte ha già alzato la voce per fare lo stesso: sparare a lupo e orso anche solo per proteggere le colture dalla loro presenza. Sarà una valanga e cancellerà in pochi mesi quello che faticosamente si è costruito in 40 anni? Cioè un progetto di reinserimento di successo che, per una volta, fa vanto all’Italia rispetto al resto del mondo?

Fortunatamente, sembra di no. “Una regione o una provincia non possono autonomamente decidere di aprire la caccia o modificarne le regole – mi spiega Luigi Boitani, il maggior esperto di reintroduzione di lupi nel nostro Paese -. Queste sono cosette elettorali: dato che andranno al voto a ottobre, i politici locali alzano la voce su temi più “sentiti” dall’elettorato. Ma certamente una leggina locale non può superare la legge europea, la direttiva Habitat. C’hanno provato più volte anche altre regioni, l’Abruzzo per esempio, tanti anni fa, per poi scoprire che non era fattibile. Quindi, anche se il governo italiano ammettesse quanto chiedono Trento e Bolzano, la cosa, resterebbe quello che è: impossibile”.

La legge europea infatti da 25 anni regola le azioni di conservazione in Europa, e grazie ad essa sono state create 2.500 aree protette in Italia. “Se un animale selvatico attacca una persona, da sempre, si può sparare. Se fa danni alle colture o agli allevamenti si può sparare comunque, ma solo se si rispettano precise regole, abbastanza stringenti e difficili da riassumere”. Basti sapere che si sta facendo tanto rumore per nulla, seguendo il principio che l’importante è sollevare confusione, almeno in politica.

Eppure il testo votato da Trento e Bolzano ha già sollecitato – come detto – l’interesse di Confagricoltura Cuneo, che ha già chiesto di ottenere la stessa cosa, cioè niente.

Nel corso delle audizioni della giunta della Provincia autonoma di Trento ha parlato anche lo stesso Boitani, in qualità di esperto di lupo del Centro Grandi Carnivori dell’Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Marittime e della Regione Piemonte. Boitani si occupa di lupo da 40 anni, “dal primo decreto dell’allora ministro Marcora del ‘71. Ho seguito l’espansione del lupo su tutto l’Appennino, l’avvistamento sulle Alpi nel ‘92 e la più recente espansione nell’arco alpino: e ogni volta che il lupo arriva in un posto nuovo rivedo la stessa storia”. Lo sbandamento dell’opinione pubblica, di chi fa pastorizia, della gente comune. Si tratta, ha spiegato, di costruire due barriere nei confronti dei problemi principali: “una verso l’opinione pubblica, ovvero fare informazione e distruggere tutte le informazioni false ‘alla Cappuccetto Rosso’: dal 1700 ad oggi, infatti, non si conta neppure un attacco provato del lupo all’uomo, tranne alcuni rarissimi casi che non fanno certo testo, in Alaska“.
“Il lupo attraversa tutte le notti i paesi nell’Italia centrale, abbiamo 100 lupi nel parco d’Abruzzo, un branco che ha la tana sulla rete dell’aeroporto di Fiumicino, ma nessuno è allarmato perché in realtà non è mai successo nulla. Quindi tutta questa paura è assolutamente infondata”.

L’altra barriera sono i reali danni alla pastorizia. “Il suggerimento alle amministrazioni è quello di fare due conti sull’importanza e sulla realtà del danno nella consapevolezza che la prevenzione è la misura migliore. Certamente è un lavoro in più per il pastore e il compromesso va trovato. Il lupo è una specie con dinamiche di popolazione che lo possono far crescere anche del 30% all’anno, ma si sposta su grandi territori. Al secondo anno d’età il lupo lascia la famiglia e si sposta anche di 1000-1500 km. Questo significa che gestire il lupo e trovare un serio compromesso non lo si può fare a scala di Provincia o di Regione, in questo caso va fatto in un’ottica di arco alpino, sostenendo la possibilità di qualche rimozione chirurgica dove dovesse servire. Al di fuori di quest’ottica, siamo fuori dalla direttiva Habitat”, ha concluso.

Anche a noi, anche alla luce della nostra inchiesta sulla caccia, e sulle opportunità che contiene e che potremmo sfruttare in positivo, ampiamente spiegate qui, pare che l’irrazionalità emotiva che ricopre la questione caccia e grandi predatori possa eludersi solo impegnandosi a conoscere la situazione reale. A proposito, cosa ne pensa Boitani dell’attuale emergenza cinghiali e ungulati? Si può pensare di affrontarla con l’aiuto dei cacciatori, oppure, come sostengono le associazioni ambientaliste, bisogna far fare tutto a Madre Natura?

“I cinghiali sono animali opportunisti, mangiano di tutto e vanno dove trovano cibo. Sulla Cassia, a Roma, che ne è piena, fino in Vaticano, tutti si lamentano e poi trovi le vecchiette che gli danno da mangiare. Così a Genova, e ovunque (vedi gallery). Detto questo, è chiaro che se continua a esserci spazzatura non raccolta in strada, i cinghiali arrivano. In ambiente selvatico si può e si deve intervenire aumentando le quote di caccia. In città vanno tolti con le trappole e poi tenuti a bada nel loro ambiente. In Italia, un paese così densamente abitato, l’unico modo per risolvere il problema è chiaramente la caccia, come già si fa anche nei parchi nazionali: l’anno scorso la Toscana ne ha tolti mille dai suoi, con abbattimenti da parte delle guardie e personale selezionato. Siamo 60milioni di persone: se vogliamo la coesistenza non possiamo riempire l’Italia di predatori…”.

The post Chi è pronto a sparare al lupo? appeared first on PeopleForPlanet.