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Progetto UE per la mobilità sostenibile a Vicenza

People For Planet - Sab, 12/22/2018 - 01:06

Veloce fa parte del progetto Solez, finanziato dall’Unione Europea in partenariato con 8 paesi della durata di tre anni e prevede la consegna di merci con mezzi esclusivamente elettrici nelle zone ZTL della città.

Il Comune di Vicenza, partner italiano del progetto, mira a sviluppare buone pratiche per la mobilità cittadina incentivando chi arriva in centro dalle zone periferiche o dalla provincia a usare i parcheggi scambiatori, cioè i parcheggi che offrono un servizio navetta con il centro storico della città riducendo così le emissioni di gas fossili.

Inoltre, e qui sta la novità del progetto Solez, gli acquisti fatti nei negozi convenzionati vengono recapitati al cliente direttamente al parcheggio. Con mezzi elettrici, ovviamente.

È come avere un maggiordomo ecologico: la famiglia acquista e poi c’è Veloce che porta al parcheggio. Se gli date la mancia ve li posiziona anche nel portabagagli.

Nel mese di novembre ai cittadini veneti che lavorano nel centro storico è stato inviato un questionario per valutare le loro esigenze e quindi approntare al meglio i servizi dei parcheggi di interscambio: “Questa indagine – afferma l’assessore alle infrastrutture Claudio Cicero – consentirà un importante monitoraggio della mobilità cittadina, fornendo informazioni utili per una migliore analisi degli spostamenti casa-lavoro.”

Fonte:
http://www.vicenzapiu.com/leggi/progetto-solez-per-la-valorizzazione-di-veloce-e-mobilita-sostenibile-cicero-analisi-degli-spostamenti-casalavoro

Informazione online: il «tutto gratis» ha un prezzo altissimo

People For Planet - Ven, 12/21/2018 - 08:40

Immaginate di frequentare un ristorante e di scoprire che ha deciso di dare ai suoi clienti cibo, servizio e coperto tutto gratis. Non solo: il ristorante aprirà un punto vendita a ogni angolo, quindi potrete abbuffarvi senza sosta a qualsiasi ora, visto che è sempre aperto. Come è possibile? Guardate le tovagliette, le scritte e le immagini sui muri: sono tutte pubblicità con cui il ristorante pensa di riuscire a sostenersi. Giorno dopo giorno però le cose cambiano. La qualità del cibo si abbassa fino a mandare in ospedale qualcuno. Non si esclude che il cibo sia scaduto o che vengano serviti avanzi di altri commensali. I locali diventano sporchi e malandati. Quanto può durare un sistema del genere?

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Liberty, carrozzina per disabili (Photogallery)

People For Planet - Ven, 12/21/2018 - 01:24

Liberty, carrozzina per disabili con movimentazione elettrica e alzata verticale che può essere eseguita manualmente con joystick o automaticamente con impostazione da interfaccia. Foto di Armando Tondo, Maker Faire 2018, ottobre 2018.

E’ stata progettata dagli studenti dell’ITS Academy Meccatronico Veneto di Treviso. Foto di Armando Tondo, Maker Faire Roma, ottobre 2018.

Liberty si è aggiudicata il “Premio per l’idea” del Maker Faire. Foto di Armando Tondo, Maker Faire Roma, ottobre 2018.

Foto copertina: Facebook

 

Don Luca Favarin: “Siamo ancora democristiani, scelgo il Vangelo e Gino Strada”

People For Planet - Ven, 12/21/2018 - 01:23

Tra Gino Strada e Papa XII scelgo Gino Strada”. Risponde senza esitazione don Luca Favarin, finito alla CNN inglese  per via delle polemiche  scaturite dal posto di Facebook: “Quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni… Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri…”. Non è nuovo a simili dichiarazioni il sacerdote padovano da anni al servizio dei poveri e dei migranti in quella meravigliosa terra di artisti, cattolici e amministrazioni leghiste che è il Veneto, la cui Regione ha stanziato 50mila euro per premiare le scuole che per prime hanno fatto il presepe.

Proprio con l’amministratore Massimo Bitonci, oggi sottosegretario al Mef e nel 2015 sindaco di Padova, don Luca Favarin si scontrò in occasione della fiaccolata antiprofughi che raccolse 250 manifestanti. Per contro ne scesero 2500 al motto “Padova accoglie”. L’anno successivo Bitonci inviò una decina di agenti a pattugliare l’ingresso delle cucine popolari gestite, schedando a campione chi entrava. In quel caso scese in campo il vescovo don Claudio Cipolla, perché “ne ha bisogno suor Lia (la organizzatrice, ndr) e ne hanno bisogno i poveri”. L’ottobre successivo l’amministrazione leghista cadde.

“Politicizzato”, “provocatore”, “vergogna della Chiesa”, questi e altri gli epiteti affibbiati a don Favarin, eppure non c’è traccia di politica nelle risposte che ci dà al telefono. Parole semplici e concetti lapalissiani, com’è tipico delle persone pratiche, nemmeno quando gli si fa notare che a parlare di presepe, ma per motivi opposti, è Giorgia Meloni, don Luca Favarin si lascia andare a polemiche: “Non sono qui per giudicare lei né nessuno”. Poi aggiunge: “Certo è che il tanto criticato ‘buonismo’ è più comodo davanti al presepe anziché con persone in carne e ossa. Paradossale”.

A confortarlo molti atei e agnostici, che “pur estranei alla fede, riconoscono il messaggio del Vangelo e del presepio”. Poco l’appoggio dal mondo cattolico, e in vista del suo prossimo libro Razzismo e religione se ne aspetta ancora meno.

“Come si permette don Luca Favarin di dire certe cose”, hanno detto in molti.

Mi permetto eccome. Guai se non lo facessi, non sarei coerente. Il vero scandalo è che siamo troppo pochi a dire che il cristiano non può non vivere di accoglienza. Scandaloso è chi smette di dire “bastardi negri tornate a casa vostra” solo davanti al presepio per magari recitare “Gloria e pace a Dio” e “siamo tutti fratelli” in maniera vuota, formale.

Come mai siete così in pochi a dirlo?

L’atteggiamento è spesso democristiano, del tipo “ascoltiamo tutti, non dividiamo la comunità, troviamo una via di mezzo”.

Siamo ancora democristiani?

Sì. Ancora paurosi di schierarci, presi da mille compromessi da tenere in equilibrio, compromessi che significano piaceri, riconoscimenti… che ci impediscono di essere liberi. Una delle cose più belle che ci dona il Vangelo è proprio la possibilità di essere liberi.

Si sente frainteso?

Mi fa rabbia che passi l’idea che io stia dicendo un pensiero mio sulla base di una mia interpretazione del Vangelo. I comunicati ufficiali di varie chiese sulle mie dichiarazioni si appellano al fatto che “non possiamo ingabbiare il presepio a una sola interpretazione”. Ebbene, qual è l’altra? Se qualcuno ritiene che il Vangelo abbia messaggi diversi, lo dica.

Forse l’obiettivo è tornare a rifare il presepe.

“Fate il presepio anche senza attenervi al suo significato, ma fatelo”, significa rendere il presepio una scatola chiusa, vuota, disattendere totalmente il suo messaggio di apertura.

Intanto le messe si svuotano e le piazze si riempiono.

Questo è un problema significativo che rivela dove sta andando la gente. Una religiosità che si limita a esteriorità non dura nel tempo. Il problema non è con la fede, ma con la religione, che ha a che fare con la dimensione umana e sociale. La gente ha bisogno di qualcosa che riempia il cuore.

Quindi Salvini sta riempiendo il cuore degli italiani.

Forse sì, perché crea passione.

Che cos’è la passione?

È una forza che ti nasce nel cuore per una parola, per un ideale, per una persona, che ti trascina. Non si sceglie di aderire a una passione, si viene presi da passione, e non si trova pace finché non si agisce per quella passione. Il presepio è passione. Facendo il presepio, il cristiano dovrebbe sentire dentro il proprio cuore un impulso talmente forte che le braccia si spalancano, le case si spalancano.

In un suo libro, Animali da circo. I migranti ubbidienti che vorremmo, parla di una sorta di schizofrenia insinuatasi fra i cristiani.

Dentro in chiesa mi affido a parole che invitano al servizio delle persone, esco, e vivo esattamente il contrario. Il rischio di un gesto religioso, o meglio, di una religiosità gestuale che non corrisponde a una fede, questo intendo con ‘schizofrenia religiosa’.

Dunque Giorgia Meloni è una credente non religiosa.

Non sono qui per giudicare lei né nessuno, ci mancherebbe, ciò non può esimermi dal riflettere sulle espressioni e i gesti che invece che unire mettono distanze.

Però è surreale che a parlare di presepe siate voi due per motivi opposti.

È inquietante, sì.

Cosa risponde a chi la accusa di fare politica?

È una questione di teologia, di visione ecclesiale, non di politica. Chi mi accusa di fare politica di solito è del mondo cattolico e vorrebbe una scappatoia rispetto alla costrizione posta dal Vangelo. Il Vangelo mi costringe alla fratellanza, se non mi costringesse a schierarmi dalla parte degli ultimi, dei senza-diritti, degli emarginati non sarebbe un libro sacro. Seguire il Vangelo e accogliere il prossimo non è una scelta, la scelta sta a monte. Nel momento in cui scelgo di essere cristiano accetto conseguenze e oneri.  Ma il Vangelo in questo momento storico può essere un grimaldello.

E della teologia della liberazione cosa dice?

Dico che è un’esperienza straordinaria, seppur difficile e complessa, di un legame tra Vangelo e società. Io credo moltissimo, e non può che essere così, nel valore sociale del Vangelo. Il contesto in cui è nata la teologia della liberazione ha permesso questo legame, anche se con dei limiti.

Quali?

Limiti comunicativi. Quando è stata tacciata di essere troppo politica, non è stata capace di spiegarsi sul suo vero significato.

Vedrebbe di buon occhio una esperienza simile in Italia ora?

Vedo di buon occhio la liberazione, non soltanto dal male, ma dalle ideologie, dai totalitarismi, dalla xenofobia, dal fascismo che sta tornando. Sarei favorevole a una coniugazione italiana della teologia della liberazione in grado di liberare il cuore e la mente delle persone.

E agli atei cosa sente di dire?

Di andare all’origine. Dal momento che Dio è amore, tutti parliamo lo stesso linguaggio. L’amore si coniuga in altruismo, legalità, compassione… nella parola ‘amore’ tutti ci riconosciamo, ci troviamo. Ecco perché il presepio è così straordinario, perché attinge a un linguaggio universale.

Il futuro non promette bene quanto a universalità.

Vedremo le nostre città affollarsi di disperati agli angoli delle strade ancora più di adesso. C’è da mettersi in movimento per tempo. Io l’ho fatto non perché mi piaccia o non abbia altro da fare nella vita, le assicuro che non è piacevole passare le giornate nei centri migranti, nei tribunali, e al fianco di donne vittime di tratta… Lo faccio perché lo ritengo giusto, e una cosa giusta va al di là del piacere, del buono o non buono. Noi non facciamo le cose perché “buoni”, perché “buonisti”. Semplice giustizia, solo questo.

Immagine di copertina: pagina Facebook di Luca Favarin

Quali frutti e verdure sono di stagione in Inverno? (VIDEO)

People For Planet - Ven, 12/21/2018 - 01:13

Dopo Primavera, Estate e Autunno scopriamo quali sono i frutti e le verdure di stagione nei mesi invernali. Lo abbiamo chiesto al nostro agronomo di fiducia, Francesco Beldì, ma come sempre siamo andati anche per strada a vedere cosa ne sanno le persone. Come è fatta la pianta del carciofo?

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Per vedere tutti i video con l’agronomo Francesco Beldì clicca qui https://www.peopleforplanet.it/tag/agronomo/

Patatine, biscotti e cereali: attenzione all’acrilammide

People For Planet - Ven, 12/21/2018 - 01:02

Studi condotti sugli animali hanno confermato che la sua assunzione induce mutazioni genetiche, tumori ed effetti nocivi sul sistema nervoso. Sebbene le ricerche sugli uomini non riportino ancora dati certi, l’Agenzia europea per la sicurezza degli alimenti mette in guardia i consumatori e consiglia di proteggere soprattutto i bambini

L’acrilammide presente negli alimenti può aumentare il rischio di sviluppo di cancro (al rene, all’endometrio e alle ovaie) nei consumatori di tutte le fasce d’età e, poiché questa sostanza è presente in un’ampia gamma di cibi di consumo quotidiano, l’allarme riguarda tutti i consumatori ma in particolare i bambini che, in base al ridotto peso corporeo, rappresentano la parte di popolazione più esposta. È questa la conclusione cui è giunta l’Efsa (European food safety agency), l’agenzia europea per la sicurezza degli alimenti, dopo aver condotto una valutazione dei rischi per la salute connessi al consumo di acrilammide presente negli alimenti.

Cos’è l’acrilammide

L’acrilammide è una sostanza chimica che si forma naturalmente nei cibi contenenti amido cotti ad alte temperature, per lo più a partire da zuccheri e aminoacidi (principalmente un aminoacido chiamato asparagina). Non solo quindi la tanto deprecata frittura, ma anche le cotture al forno e alla griglia, oltre alle lavorazioni industriali a più di 120° centigradi in presenza di scarsa umidità sono alla base della formazione di questa sostanza. Il processo chimico che ne consente lo sviluppo è noto come “reazione di Maillard”, ed è quello che conferisce agli alimenti l’aspetto di “abbrustolito” che li rende croccanti e gustosi.

I cibi che la contengono

I prodotti alimentari che contengono acrilammide sono diversi e molto diffusi, e interessano trasversalmente tutti i consumatori: prodotti fritti a base di patate, biscotti, cracker, diversi tipi di pane croccante, pane morbido e caffè. A seconda dell’età del consumatore è possibile stilare una sorta di classifica degli alimenti che comportano l’assunzione di maggiori quantità di questa sostanza: negli adulti, ad esempio, i prodotti fritti a base di patate (comprese le patate fritte a bastoncino, le crocchette e le patate al forno) sono responsabili fino al 49% dell’esposizione media, seguiti da caffè (34%) e pane morbido (23%), mentre nei bambini e negli adolescenti i prodotti a base di patate fritte (tranne patatine e snack) sono responsabili fino al 51% dell’esposizione alimentare complessiva e il pane morbido, i cereali da colazione, i biscotti e altri prodotti a base di cereali o patate possono contribuire fino al 25%. L’Efsa precisa che “anche se alcune categorie di alimenti, come per esempio, ‘patatine e snack’ e ‘succedanei del caffè’ contengono livelli relativamente elevati di acrilammide, il loro contributo complessivo all’esposizione alimentare è limitato se ci si attiene a una dieta normale/variata”.

Attenzione ai bambini

Da mettere in evidenza è l’esposizione a questa sostanza dei neonati, che insieme ai bambini piccoli rappresentano la parte di popolazione più esposta per via del ridotto peso corporeo: l’Efsa riporta nel suo documento che in questi giovani consumatori contribuiscono fino al 60%, 48% e 30% dell’esposizione all’acrilammide rispettivamente le categorie “alimenti per bambini diversi da quelli trasformati a base di cereali“, “altri prodotti a base di patate” e “alimenti trasformati per bambini a base di cereali” (soprattutto fette biscottate e biscotti).

Studi da accertare sull’uomo

La scoperta della presenza dell’acrilammide negli alimenti risale ai primi anni del 2000: da allora sono stati svolti molti studi per indagare gli effetti nocivi sulla salute – cancerogeni e non solo – di questa sostanza. A oggi, sebbene sia stato scientificamente accertato che la sua assunzione nei topi induca mutazioni genetiche, tumori ed effetti nocivi sul sistema nervoso, le ricerche condotte sugli uomini non hanno invece riportato associazioni statisticamente significative.

Disturbi al sistema nervoso

Anche gli esperti dell’Efsa precisano che occorre effettuare ulteriori ricerche sulle conseguenze per la salute umana: come si legge nel documento, se da una parte “i risultati di studi effettuati sull’uomo forniscono prove limitate e discordanti di un maggior rischio di sviluppare il cancro in associazione con l’esposizione alimentare all’acrilammide”, dall’altra però l’agenzia europea precisa che “studi su lavoratori esposti all’acrilammide per motivi professionali evidenziano un accresciuto rischio di disturbi del sistema nervoso”.

Impossibile stabilire la “dose tollerabile”

L’acrilammide una volta ingerita viene assorbita dal tratto gastrointestinale, distribuita a tutti gli organi e metabolizzata. Da questo processo metabolico uno dei principali metaboliti che ha origine è la glicidammide. Sia l’acrilammide che la glicidammide sono cancerogene e genotossiche (in grado di danneggiare il Dna) e poiché qualsiasi livello di esposizione a una sostanza genotossica ha potenzialmente la capacità di danneggiare il Dna e di far insorgere il cancro, gli scienziati dell’Efsa hanno concluso di non poter stabilire una dose giornaliera tollerabile di acrilammide negli alimenti.

Il “livello di allarme” per la salute

Al contrario, gli scienziati sono però riusciti a calcolare l’intervallo di dosaggio entro il quale è probabile che l’acrilammide causi una lieve ma misurabile incidenza di tumori o di altri potenziali effetti avversi (neurologici, ad esempio), definendo il cosiddetto “livello di allarme per la salute”, che fornisce un’indicazione del livello di allerta per la sanità pubblica in merito alla presenza di una sostanza in un alimento, senza quantificare il rischio. Il limite inferiore di questo intervallo viene detto “limite inferiore dell’intervallo di confidenza relativo alla dose di riferimento”: per i tumori gli esperti hanno individuato il limite inferiore pari a 0,17mg/kg per peso corporeo al giorno, mentre per gli altri effetti il limite inferiore della presenza di questa sostanza sale a 0,43 mg/kg per peso corporeo al giorno.

Immagine di copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo

Cannabis terapeutica: ok dell’Olanda a maggiori scorte. Grillo “Una svolta per i pazienti”

People For Planet - Gio, 12/20/2018 - 13:47

Grillo: “Il 2019 dovrebbe finalmente segnare l’anno della svolta per i pazienti in trattamento, poiché per la prima volta le disponibilità effettive dovrebbero superare la tonnellata, a fronte dei 350 kg del 2017 e dei circa 600 kg del 2018, rispondendo in maniera più adeguata alle aumentate richieste di prescrizioni mediche”

19 DIC – “The Ministry of Health gives the OMC a positive reaction on your request to increase the amount of medicinal cannabis imported from the Netherlands to 700 kg in 2018/19. Best regards”. Con una lettera di poche righe, il ministro della Salute olandese, Hugo De Jonge, ha comunicato all’omologo italiano, Giulia Grillo, di aver accolto la richiesta di aumentare i quantitativi di cannabis flos per l’anno 2018 e 2019, portando così il totale fino a 700 kg all’anno. Lo rende noto il Ministero della Salute.

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La solita storia di Natale degli imprenditori che cercano lavoratori ma non li trovano

People For Planet - Gio, 12/20/2018 - 09:54

Si avvicina il Natale, periodo in cui i politici pensano ai presepi e alle feste di fine anno negli asili, gli italiani alla busta paga e a come far quadrare i conti e le imprese a lamentarsi di non riuscire a trovare personale. Non tutte, naturalmente ma c’è una particolare casistica di imprenditori che si diletta a scrivere ai giornali per cercare addetti, operai, pizzaioli, cuochi o spazzacamino. La storia si ripete sempre uguale, con qualche variante tanto da costituire un vero e proprio genere letterario: quello dell’imprenditore volenteroso che è disposto ad assumere ma – chissà perché – nessuno risponde agli annunci.

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Laurea ad honorem a un golden retriever

People For Planet - Gio, 12/20/2018 - 09:00

Laurea onoraria, con tanto di tradizionale cappello nero, per Griffin, un golden retriever di 4 anni che ha assistito la venticinquenne Brittany Hawley nel suo percorso di studi per un master in terapia occupazionale alla Clarkson University di New York. Alla cerimonia era al suo fianco per ricevere un diploma ad honorem, per aver “dimostrato uno sforzo straordinario, un impegno costante e una dedizione totale per il benessere e il successo dello studente, si legge nelle motivazioni del riconoscimento.

“Ho insistito perche’ si laureasse anche lui sin dal primo giorno, ha fatto tutto quello che ho fatto io”, ha spiegato la ragazza, che usa una sedia a rotelle per spostarsi e soffre di dolori cronici. Il cane la aiuta ad aprire le porte, ad accendere le luci e le porta gli oggetti che lei gli indica con un puntatore laser. Ma la cosa più importante è la vicinanza e il conforto che le offre ogni giorno tra dolori senza tregua, che causano depressione e ansia.

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Economia circolare e trattamento dei rifiuti (Infografica)

People For Planet - Gio, 12/20/2018 - 04:45

Entro il 2025 tutti i Paesi dell’UE dovranno riciclare almeno il 55% dei rifiuti urbani e il 65% degli imballaggi. Si stima si avranno così 600 miliardi di euro di risparmi annui per le aziende, 140mila posti di lavoro in più e molto altro…

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

 

Povertà energetica: quest’anno 9 milioni di italiani rinunceranno al riscaldamento

People For Planet - Gio, 12/20/2018 - 01:49

Aumentano infatti le persone che non riescono a pagare le bollette energetiche e rinunciano a scaldare in maniera adeguata la propria casa. Secondo dati Istat, in Italia saranno 9 milioni le persone che resteranno al freddo. Eppure la povertà energetica non è un fenomeno nuovo. Se ne conoscono anche bene i responsabili: la fuel poverty è frutto del mix letale tra l’aumento delle tariffe di gas e luce e l’inadeguatezza delle abitazioni, ben lontane dagli standard di efficienza energetica auspicabili.

Sulle bollette energetiche è quasi impossibile risparmiare

I dati relativi al 2016 mostrano che il 16,5% delle famiglie italiane non è in grado di riscaldare l’abitazione in cui vive. Se consideriamo 2,3 unità per nucleo familiare e 25,9 milioni di famiglie in totale, il dato finale delle persone che vivono in povertà energetica è di 9,4 milioni.

Le spese energetiche non sono comprimibili: è complicato, quasi impossibile, tentare di risparmiare sugli importi in bolletta se non decidendo di spegnere del tutto il riscaldamento. Per qualche ora, per giornate intere, questo dipende dal grado di disagio delle famiglie in difficoltà, che appunto però continuano a crescere di numero, mettendo in luce un quadro preoccupante.

Dagli stessi dati Istat si evince che la quota di spesa destinata all’energia è il 4,4% per le famiglie non in povertà assoluta e dell’8,0% tra quelle in povertà assoluta. Spese non contenibili, appunto, che incidono maggiormente sul portafoglio delle famiglie più in difficoltà.
Per le famiglie che non sono in povertà assoluta l’energia elettrica pesa per l’1,9%, il gas per il 2,1%, mentre per quelle in povertà assoluta l’energia elettrica rappresenta il 4,4% della spesa media mensile e il gas rappresenta il 3,2%.

Ue: energia accessibile per tutti. Ma solo sulla carta

Il fenomeno non è certamente nuovo, tant’è vero che l’Istat diffonde questi dati facendo riferimento ai Sustainable Developement Goals, i 17 obiettivi che nel 2015 sono stati adottati dall’Assemblea delle Nazioni Unite e di cui il settimo riguarda proprio l’energia pulita e accessibile, indispensabile per una vita dignitosa. 

La Commissione Ue nello stesso anno lanciava l’allarme – troppe famiglie non sono in grado di pagare le bollette dell’energia – e ribadiva la connessione tra la fuel poverty, l’indebitamento e le conseguenze sulla salute delle persone. Purtroppo, la Commissione evidenziava anche una problematica cruciale alla quale si è tentato di far fronte: la mancanza di indicatori comuni tra i vari Paesi per compiere un’analisi quantitativa omogenea.

Povertà energetica: bollette troppo alte e case inadeguate

La povertà energetica flagella l’Europa intera, un’Europa che non presenta comunque problemi di approvvigionamento acuti e può vantare infrastrutture abbastanza moderne. I responsabili del disagio sono infatti differenti. Da un lato, il prezzo dell’energia al consumatore finale, dall’altro le condizioni degli edifici esistenti. A seguito della crisi finanziaria le bollette sono lievitate e, in parte, hanno inciso anche le politiche di incentivazione delle energie rinnovabili, che purtroppo hanno finito con il penalizzare le famiglie a basso reddito. Se guardiamo al prezzo più elevato delle bollette elettriche, Italia e Irlanda sono al terzo posto, dietro a Danimarca e Germania. Stessa posizione sul fronte delle bollette del gas, stavolta insieme alla Spagna e dietro a Svezia e Portogallo. Non solo. Siamo sesti quando si parla di abitazioni umide, che presentano perdite e necessitano di riparazioni a tetti e infissi (23%).

Lo scorso maggio una sessantina di Ong europee ha inviato una lettera ai leader Ue con l’appello di porre fine alla povertà energetica, sottolineando come 1 persona su 4 in Europa si trovi in questa situazione e che dal 2008, a partire cioè dalla crisi finanziaria, le bollette sono triplicate. Non solo: 80 milioni di persone in Europa vivono in abitazioni inadeguate, impossibili da riscaldare o rinfrescare. Secondo le stime questo è causa di 100 mila morti all’anno per malattie all’apparato respiratorio e cardiovascolare, oltre che causa di disagi mentali. In inverno – scrivono le Ong – 50 milioni di persone non riescono a tenere calda la propria casa, mentre in estate i cambiamenti climatici hanno reso le abitazioni ancora più roventi, e le morti legate alle ondate di calore sempre più intense potrebbero aumentare di 50 volte entro la fine del secolo, con i Paesi dell’Europa meridionale a subire le conseguenze peggiori.

Ambiente: il bonus auto (e scooter) ci fa risparmiare

People For Planet - Gio, 12/20/2018 - 01:46

Attaccata da mille critiche, soprattutto provenienti da una stampa che ha posto l’accento più sulla tassa che sul suo scopo (tagliare emissioni che hanno reso l’Italia la patria europea dei morti per smog, secondo l’Oms), la normativa che vuole incentivare le auto elettriche e ibride, e la relativa tassazione sulle auto invece più inquinanti, ha portato a casa una serie infinita di modifiche. Adesso il testo sembra più o meno pronto, e così si presenta in commissione Bilancio al Senato.

Avremo un bonus fino a 6mila euro per acquistare un’auto meno impattante, rottamando un vecchio veicolo, e un malus da 1.100 a 2.500 euro per chi ne sceglie una tra le più inquinanti a partire dal primo marzo 2019. Il malus ovviamente è pensato per finanziare il bonus, ma anche per realizzare colonnine di ricarica senza le quali incentivare le auto elettriche non avrebbe senso.

Previste 4 soglie, che toccano anche macchine non di lusso: e giustamente. Chi vorrà comprare un’utilitaria avrà comunque la possibilità di scegliere tra le meno inquinanti e dunque non colpite dalla tassazione. Per i veicoli che emettono da 161 a 175 Co2 g/km (la soglia minima è stata alzata proprio a seguito delle critiche ricevute), l’imposta sarà di 1.100 euro. Contributo che sale a 1.600 euro se le emissioni vanno da 176 a 200 Co2 g/km, per raggiungere i 2mila euro per la fascia 201-250 Co2 g/km. Il conto più salato è per i veicoli che superano i 250 Co2 g/km ed è pari a 2.500 euro.

Secondo un elenco stilato da Quattroruote nella prima fascia di veicoli rientrano anche i modelli Qubo, Doblò e la 500 L Cross della Fiat. Sarà cura della nostra industria automobilistica aggiornare i modelli prodotti: anche a questo serve l’incentivazione. Presenti nella lista anche la Giulietta Alfa Romeo, alcuni modelli Bmw, Jaguar e Ford.

Da sottolineare, per un paese che è primo mercato europeo per moto e scooter, il bonus fino a 3 mila euro previsto per gli scooter elettrici, anche considerato che i veicoli a due ruote tradizionali hanno emissioni proporzionalmente molto più elevate delle auto (si stima che gli scooter e le moto contribuiscano per il 30% al totale delle emissioni da strada).  Per l’acquisto di motorini elettrici o ibridi ci saranno fino a 3mila euro di “sconto”, se si rottama un veicolo di cui si è “proprietari da almeno 12 mesi”. Per la precisione è previsto un contributo pari al 30% del prezzo di acquisto fino a un massimo di 3mila euro nel caso in cui il veicolo consegnato per la rottamazione sia della categoria euro 0,1,2″.

Se la stampa italiana (specialmente quella specializzata, come ad esempio la pagina Motori de Il Messaggero, dove il giornalista arriva a mettere in dubbio che la CO2 sia un inquinante) ha usato la politica degli incentivi per attaccare il governo, vorremmo per parte nostra sottolineare che politiche simili sono in corso in tutto il mondo, dagli Usa all’Olanda. Il Paese europeo vuole eliminare entro il 2030 tutti i veicoli che producono emissioni inquinanti e anche gli olandesi stanno discutendo in questi giorni quale politica di incentivi e disincentivi possa aiutare a raggiungere lo scopo. Oltre a un contributo di 6mila euro per i veicoli elettrici, questi godranno anche dell’eliminazione di tutte le tassazioni, compresa l’Iva, a partire dal 2025, mentre partiranno iniziative per potenziare il mercato dell’usato. Le tasse sulle auto a benzina, già alte, saranno ulteriormente aumentate. Del resto come avrebbe potuto l’Olanda, altrimenti, diventare il Paese più pulito d’Europa da questo punto di vista? Da molti anni, come dovrebbe succedere ovunque, guidare l’auto è in Olanda un lusso molto caro.

Strade simili sono state imboccate anche nel Regno Unito, Francia, Norvegia, Spagna, Danimarca e Germania. Noi no: le mosse da fare per raggiungere questi Paesi sono ancora davvero molte per noi ma diciamo che questa normativa potrebbe aiutarci a fare un buon passo avanti.

Del resto abbattere il numero di veicoli inquinanti è qualcosa di indispensabile a salvaguardare la salute pubblica, specialmente nelle grandi città, ed è anche qualcosa che ci viene non a a caso imposto dall’Unione europea, che ci ha chiesto di tagliare le emissioni fossili da traffico stradale del 37.5% in dieci anni. Per la nostra stampa, invece, sembra che l’uomo italiano sia stato fatto a misura della Panda e che l’utilitaria sia un diritto inalienabile. Colpa in parte anche di un vecchio vizio della politica italiana, che impone senza accompagnare gli interventi con un piano di comunicazione adeguato. Per raggiungere obiettivi così ambiziosi come l’Europa e l’Oms ci chiedono, dovremmo prima di tutto imparare a far capire le stringenti ragioni che li motivano.

Ricette di Natale: Liquore al caffè

People For Planet - Mer, 12/19/2018 - 10:36

Ingredienti

250 grammi di caffè della moka
350 g di zucchero
200 g di alcol
350 g di acqua

Preparazione

Mettete in un contenitore di vetro a chiusura ermetica il caffè e l’alcool e lasciate macerare per una settimana.
Passato il tempo indicato, in una casseruola a fuoco basso sciogliete lo zucchero nell’acqua e lasciate bollire per 5 minuti.
Togliete dal fuoco e quando lo sciroppo sarà freddo unite la miscela di alcol e caffè.
Mescolate con cura e imbottigliate tappando bene le bottiglie.

 

 

 

120 convivenze, ecco l’Italia che apre le porte ai migranti

People For Planet - Mer, 12/19/2018 - 10:15

L’idea di partenza, dice Laura Pinzani, “era fare qualcosa, essere attivi e accoglienti. E’ così che ci siamo fatti avanti e abbiamo aperto la porta di casa a Sahal”. Il giovane somalo arrivato da solo era in una casa di accoglienza e nel suo destino ha trovato questa donna energica che, dice all’ANSA, vuole “evitare i paternalismi” di questo ambiente ma offrire con il suo esempio una testimonianza viva.
Laura e Sahal sono uno dei casi virtuosi di Refugees Welcome Italia, l’associazione che tra il 2016 ed il 2018, ha messo in contatto italiani e migranti, aiutando a realizzare 120 convivenze in Italia. E’ l’Italia delle porte aperte: 31 sono attualmente in corso, di cui 8 sono diventate a tempo indeterminato. Oggi a Roma hanno presentato un primo rapporto in cui viene fuori che le regioni che hanno accolto di più sono il Lazio e la Lombardia, mentre la città più ospitale è stata Roma, con ben 30 convivenze attivate. Le persone accolte sono per la maggior parte titolari di protezione umanitaria (58%), seguiti da rifugiati (20%) e titolari di protezione sussidiaria (16%): mediamente erano in Italia da quasi 3 anni al momento dell’inserimento in famiglia.

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Consigli utili su come sbarazzarsi dei propri vecchi Raee

People For Planet - Mer, 12/19/2018 - 01:46

Come funziona in Italia lo smaltimento e il riciclo dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche)?
Ce lo spiega Gianluca Martelliano dell’Ufficio Stampa di COBAT, un consorzio specializzato nella gestione di questa particolare tipologia di rifiuti. Se vengono smaltiti nel modo sbagliato possono essere molto pericolosi per l’ambiente.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

Per approfondire leggi anche Rifiuti elettronici: cos’è il Decreto 1 contro 0
https://www.peopleforplanet.it/tag/raee/

Strasburgo e la zebiba dell’attentatore

People For Planet - Mer, 12/19/2018 - 01:25

“Vorrei essere, adesso, semplice e chiaro” avverte Toni Capuozzo a principio del suo editoriale pubblicato via Facebook l’altro ieri con il titolo “Il male accovacciato nell’Islam”, e in effetti lo è stato. Si può non essere d’accordo con un giornalista come Toni Capuozzo, ma difficilmente gli si potrà negare onestà intellettuale, anche quando scrive di volersi tirare fuori da quelli che:

“davanti all’orrore jhadista, davanti alle esecuzioni di persone inermi in una strada a Strasburgo, dicono: non è Islam, questo. Non è, per fortuna, l’Islam di milioni di musulmani”, prosegue, “dei curdi che si sono battuti al posto nostro, le donne libere in prima fila, contro i tagliagole dello Stato Islamico. Non è l’Islam di tanti musulmani che ho conosciuto, cui ho voluto e voglio bene […] Ma è Islam, e lo è innanzitutto in una lettura portata alle estreme conseguenze dei testi sacri, e in una continua ricerca di legittimazione nella storia islamica”.

C’è un fatto, che Cheriff Chekatt, l’attentatore di Strasburgo, nella foto che lo ritrae e che circola in internet, ha la zebiba. La zebiba è una specie di callo, un bernoccolo che si forma sulla fronte del fedele musulmano particolarmente zelante che si prostra a terra 5 volte al giorno in segno di sottomissione ad Allāh. L’equivalente cristiano potrebbe essere la genuflessione, pratica ormai quasi in disuso, i cui segni sulle ginocchia, meno visibili, persino fraintendibili, al coperto dei vestiti, sfuggono allo sguardo dei farisei che amano studiarsi reciprocamente e valutare lo zelo religioso dell’uno e dell’altro. Il volto non è mica un ginocchio. Scriveva il filosofo Emmanuel Lèvinas:

“Quando mi riferisco al volto, non intendo solo il colore degli occhi, la forma del naso, il rossore delle labbra. Fermandomi qui io contemplo soltanto dei dati, ma anche una sedia è fatta di dati. La vera natura del volto, il suo segreto sta altrove: nella domanda che è al contempo una richiesta di aiuto e una di minaccia”.

“Dove ho sbagliato” si chiede l’uomo engagé di sinistra guardando il volto di Cheriff Chekatt, in che “modo avremmo potuto aiutarlo perché non si radicalizzasse?” (qualunque cosa significhi ‘radicalizzazione’). “È tutto sbagliato” pensa quello invece contrario al Global Compact, “come abbiamo fatto a non ‘deradicalizzarlo’ prima?” (qualunque cosa significhi ‘deradicalizzazione’). Dal momento che l’animo di una persona è imperscrutabile e il cuore ha più stanze di un bordello, entrambi fissano la zebiba di Cheriff Chekatt.

“Ma c’è qualcosa che dovreste avere imparato, in mezzo a noi”, esorta Capuozzo rivolto presumibilmente agli islamici “moderati”, ed è “la bellezza del dubbio, della libertà del giudizio individuale, della spregiudicatezza, del coraggio di dissentire. Sono cose che valgono più di un permesso di soggiorno, più di una cittadinanza, più di un posto di lavoro”. Senza documenti né lavoro si ha tendenzialmente poca voglia di parlare, figuriamoci di parlare a nome di chi fa terrorismo in nome di una lettura estremizzata del proprio credo religioso, ma certo è un tema ricorrente, e in parte da affrontare, quello del mancata lotta da parte della comunità islamica rispetto al terrorismo che proprio con l’Islam vorrebbe legittimarsi. Poniamo che Toni Capuozzo abbia ragione, che il desiderio di legittimazione da parte dell’Islam esacerbato negli atti terroristici sia anche Islam. La legittimazione a cui fa riferimento il giornalista sarebbe, forse, da intendere come il filosofo René Girard, il quale, intervistato da “Le Monde” a pochi giorni dall’11 settembre, disse:

l’errore di sempre è di ragionare secondo le categorie della ‘differenza’, mentre invece la radice dei conflitti è piuttosto quella della ‘concorrenza’, la rivalità mimetica fra gli esseri, i Pesi, le culture, la concorrenza, ossia il desiderio di imitare l’altro per ottenere la stessa cosa che ha lui, all’occorrenza con la violenza […] Senza dubbio il terrorismo ha radici in un mondo ‘differente’ dal nostro, ma ciò che suscita il terrorismo non è da ricercare in questa ‘differenza’ che lo allontana sempre più da noi rendendocelo inconcepibile. È al contrario da ricercare in un desiderio esasperato di convergenza e rassomiglianza. I rapporti umani sono essenzialmente dei rapporti di imitazione, di concorrenza”.

Secondo il filosofo e antropologo francese nato ad Avignone il 25 dicembre del 1923, guardando da presso la stagione del terrorismo in Occidente inaugurata dall’11 settembre, vediamo in atto una rivalità mimetica innescata dal terrorismo, che anziché differenziarsi dall’Occidente vorrebbe invece convergere con esso, somigliargli, innescando così un rapporto mutuale di imitazione-odio tra soggetto desiderante (il terrorismo) e modello (Occidentale) fatalmente votato a confondere o addirittura abolire le differenze preesistenti tra i due. Forse allora, oltre alla zebiba, bisognerebbe osservare il taglio della giacca, i capelli di Cheriff Chekatt.

Non è poi da escludere l’ipotesi che questa new wave del terrorismo non abbia più nulla né religioso, né ideologico, né di economico, ma sia soltanto la cornice più adatta, qui e ora, a canalizzare rigurgiti nichilisti. Di rigurgiti nichilisti la storia è piena, e sempre ce ne saranno, soltanto che prima (con le grandi guerre, i centri psichiatrici di detenzione coatta, eccetera) venivano catalizzati in un punto e fatti scomparire nel medesimo. Quale che sia il male che Capuozzo invita a guardare, il nulla ha diverse forme e gradazioni, nessuno è esente da rigurgiti nichilisti.

I ciclisti sono i pendolari che respirano meno smog

People For Planet - Mar, 12/18/2018 - 10:31

ROMA – I ciclisti sono i pendolari in città che respirano meno gas tossici e polveri sottili, perché sono quelli che si muovono più rapidamente e quindi sono meno esposti allo smog. Lo rivela una ricerca svolta a Leeds in Gran Bretagna dalla locale università. I ricercatori hanno preso in considerazione quattro tipi di pendolari: in auto, autobus, bicicletta e a piedi. Ciascuno è stato dotato di un rilevatore dell’inquinamento ed ha percorso 4 km nelle ore di punta sui percorsi dei pendolari per entrare ed uscire da Leeds.

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La borsa fotovoltaica

People For Planet - Mar, 12/18/2018 - 01:55

Alzi la mano quella donna che non ha mai avuto difficoltà quando al buio deve cercare le chiavi di casa dentro la borsa.

Se siete di quelle signore organizzate e precise che mettono chiavi, cellulare, fazzolettini, portafoglio, portadocumenti, rossetto, sigarette e accendino, caramelle, spiccioli, medicine, libro, agenda… insomma tutto in un posto ben preciso allora questo articolo non fa per voi.

Se non siete un cyborg ma cacciate tutto dentro la borsa più o meno a casaccio, ecco che la ricerca di quello che ci serve in quel momento, specie di sera, diventa un’avventura che sfiancherebbe anche Indiana Jones.

Da oggi il problema è risolto! E anche in modo ecologico, perché no. All’ultima edizione del Maker Faire di Roma l’Istituto di Istruzione Superiore “U. Pomilio” di Chieti, e più precisamente gli studenti del corso Moda e del corso Elettrico/elettronico, presentavano una wearable technology veramente rivoluzionaria: la Sun in The Bag.

In pratica, come potete vedere dalle foto, si tratta di una borsa capace di illuminarsi all’apertura grazie all’energia sviluppata da un micro pannello solare posto all’esterno.

Ed è pure bella ed elegante, oltre che pratica e ampia abbastanza da contenere tutto quello che serve. L’interdisciplinarietà tra tecnici e stilisti ha creato un accessorio che speriamo di vedere presto nelle migliori boutique.

 

 

Qualità della vita: Milano al top ma secondo quali criteri?

People For Planet - Mar, 12/18/2018 - 01:03

E’ di questi giorni la tradizionale classifica del Sole 24 Ore che decreta la città con la migliore qualità della vita. E quest’anno a sorpresa vince Milano.

Al secondo posto Bolzano e al terzo Aosta. L’ultima è Vibo Valentia e nelle posizioni finali molte sono province del Sud.

La notizia probabilmente lascerà perplessi molti. C’è da chiedersi su che basi, con che criteri venga fissata questa classifica. Il dossier del Sole 24 ore inquadra la questione del benessere tramite 42 indicatori riferiti al 2017 e suddivisi in 6 macroaree: ricchezza e consumi, affari e lavoro, giustizia e sicurezza, cultura e tempo libero, ambiente e servizi, demografia e società.

Milano è prima per i depositi bancari procapite e consumi medi in beni durevoli, è la migliore SmartCity, è solo seconda per il prezzo medio delle case anche se è ultima per il costo degli affitti (nel senso che sono i più cari di Italia). Se il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni è al 69,5% è anche vero che Milano è una delle città meno sicure d’Italia – seconda solo a Napoli per le rapine.

Insomma, se volete scegliere dove andare a vivere vi conviene vedere le aree tematiche una per una. Se Milano spicca per ricchezza e consumi con il pil procapite più alto, è Bolzano la migliore per affari e finanza con al secondo posto Ascoli Piceno. Grosseto registra il maggior numero di imprese registrate.

Vi interessano ambiente e servizi? Meglio andare a Trieste mentre Ferrara e Ravenna spiccano per avere i tribunali più rapidi. Volete vedere gente giovane intorno a voi? La città migliore è Napoli dove nascono più bambini.

Per cultura e tempo libero primeggiano Rimini, Firenze e Roma.

E la qualità dell’aria? Non si sa, non pervenuta: probabilmente c’era troppa nebbia, o era smog? Perché – lo ricordiamo – Milano è una delle città più inquinate d’Europa

Le classifiche sono sempre un po’ parziali e tagliate un po’ con l’accetta… non conosciamo le aree verdi di ogni città, quante biciclette e conseguentemente quante sono le piste ciclabili, la qualità e il numero degli asili nido, e perché no, la quantità di sorrisi prodotta al giorno e così via.

Il concetto di “qualità della vita” forse è diverso per ognuno di noi, prendiamo queste notizie come una delle decine di resoconti di fine anno.