Aggregatore di feed

Maggiore il numero delle donne ai vertici, minore la corruzione

People For Planet - Mer, 06/20/2018 - 02:11

Quote rosa? Per alcuni è “no grazie”. Il Governo Conte si piazza terzultimo per la presenza delle donne ma il tema rimbalza tra retorica politically correct e retorica anti-politically correct.

L’indagine cross-country condotta su oltre 125 paesi e pubblicata sul Journal of Economic Behavior and Organization  ha rilevato che la corruzione è più bassa negli Stati dove la percentuale della presenza delle donne in Parlamento è maggiore. Un trend che si riconferma nella gestione della politica locale.  

Il Journal of Economic Behaviour and Organization pubblica studi multidisciplinari che indagano le decisioni economiche, l’organizzazione e il comportamento in relazione a tutti gli aspetti dell’economia mondiale. Numerose sono le collaborazioni con testate altrettanto autorevoli, come quella con Helyion, rivista open source di Elsevier. Ma lo studio gode di un’ulteriore garanzia. I ricercatori si sono avvalsi di variabili di controllo (incluse quelle economiche, culturali e istituzionali) e della cosiddetta ‘analisi delle variabili strumentali’, una tecnica statistica che tiene conto di un fattore importante nella lettura dei dati: la casualità.

Secondo uno dei ricercatori, Sudipta Sarangi, professore di economia e capo dipartimento del  Virginia Tech, lo studio «sottolinea l’importanza dell’empowerment delle donne, la loro presenza nei ruoli di leadership e la loro rappresentanza nel governo».

Quante sono le donne nel Governo Conte?
11 donne su 64 membri. La percentuale femminile dell’attuale legislatura giallo-verde è 17,9% contro il 27-29% (dati Openpolis) della scorsa legislatura del PD, che ha registrato l’esecutivo più “rosa”: 8 ministri su 16 erano donne.

‘Quote rosa’ è una di quelle espressioni che si dice sorridendo, stringendo un po’ gli occhi. Con fiducia, se si fa parte dei femministi ortodossi, vecchio stampo. Con sufficienza, se si rientra in quel femminismo contemporaneo e un po’ atipico, diremo eterodosso, contrario alle quote rosa perché insofferente al politically correct di cui sono intrise. (Sul ‘rosa’, del resto, i clichés si sprecano). 

Così è per Matteo Salvini, che in una recente intervista per la rivista Grazia ha dichiarato di non amare le quote, di essere «contrario al concetto stesso di riserva che sia per le donne, gli uomini o i bambini», di avere troppo rispetto per le tutte le donne per riservare loro quote speciali.

Non distante Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e alleata (per lo meno durante la campagna elettorale) di Salvini:

«Già nel verbo riservare c’è una resa culturale: non siamo una riserva, considero le quote rosa un’offesa alle donne. Anzi, siamo l’avanguardia della società. Facciamo la rivoluzione del merito, saranno gli uomini ad avere bisogno delle quote azzurre».

Prima che la legge bipartisan sulle quote rosa fosse approvata nel 2011, la situazione era la seguente: nel 2010 si registravano 4.346 membri degli organi sociali delle aziende quotate, di cui il 92,4% erano uomini. Sebbene la situazione sia migliorata, le quote rosa non sono bastate a garantire alle donne un miglioramento in termine di qualità del lavoro e di potere decisionale all’interno delle aziende. (Molto, inoltre, si potrebbe dire a proposito del fatto che la supremazia maschile sul lavoro viene combattuta nei Cda e non in altre sedi lavorative).

La rivoluzione passa (anche) dal diritto alla mediocrità
Su un piano sociale, mediatico, c’è della verità nelle parole della Meloni, ma questo vale soprattutto per la pars destruens della retorica del politically correct, ossia la tendenza a trattare la donna come esemplare di una minoranza vessata.

Tendenza errata, perché le donne non sono affatto una minoranza (in Italia il rapporto è di 94,9 uomini ogni 100 donne).

Tendenza pericolosa, dal momento che il complesso di sentirsi parte di una categoria minoritaria o svilita troppo spesso inibisce il pensiero libero e instilla l’ossessione della meritocrazia. E qui subentra la retorica dell’anti-politically correct, perché difficilmente si troverà un’affermazione più claustrofobica, competitiva e insopportabilmente declamatoria del «Facciamo la rivoluzione del merito, saranno gli uomini ad avere bisogno delle quote azzurre».  

Perché mai una donna dovrebbe sentirsi in dovere di fare la rivoluzione?
E perché una donna dovrebbe volere adempiere alla propria professione nel miglior modo possibile per ragioni che non pertengano esclusivamente alla sua volontà, sua soltanto, di fare ciò che vuole? Dare il meglio, competere, crescere, oppure dimostrarsi mediocre. Né più né meno.

È ormai ovunque il messaggio che se soltanto si desse l’opportunità alle donne di agire, agirebbero meglio degli uomini, messaggio tanto più avvilente quanto più motivato da un anelito di giustizia. Come se la legittimità del diritto di una donna ad avere le stesse opportunità di un uomo dipendesse dalla qualità con cui essa eserciterebbe tal diritto e dai risultati che dimostrerebbe.

Niente di più ricattatorio.

The post Maggiore il numero delle donne ai vertici, minore la corruzione appeared first on PeopleForPlanet.

Yosemite. Riapre Mariposa Grove

People For Planet - Mar, 06/19/2018 - 09:58

Il sito ospita 500 esemplari dell’albero gigante: era chiuso da 3 anni. Interventi per ridurre l’impatto ambientale del turismo: ora si posteggia a 2 miglia. Piantate migliaia di specie vegetali native per ricreare il sottobosco dove c’era il cemento.

CONTINUA A LEGGERE SU REPUBBLICA

The post Yosemite. Riapre Mariposa Grove appeared first on PeopleForPlanet.

Tutto quello che credi di sapere sui rom è falso

People For Planet - Mar, 06/19/2018 - 09:22

Quanti sono in Italia? Cosa significa la parola “rom”? Sono davvero nomadi? Quanti soldi gli “regaliamo”?
Commenti sul blog di Salvini, fatti di cronaca (a volte manipolati) e disinformazione a parte, forse gli italiani sanno poco dei rom. Eppure secondo un rapporto del 2014 del Pew Research Center i rom sono la minoranza più discriminata d’Europa. Non c’è alcun dubbio che il vecchio continente, infatti, abbia un’idea negativa delle minoranze, Italia in testa. Dove secondo il Terzo Libro bianco sul razzismo gli atti discriminatori contro i rom sono passati da 11 episodi nel 2011 a 171 nel 2014.

CONTINUA A LEGGERE SU WIRED

The post Tutto quello che credi di sapere sui rom è falso appeared first on PeopleForPlanet.

Domotica, tra sogno e realtà (Infografica)

People For Planet - Mar, 06/19/2018 - 03:08

Sapevi che puoi far aprire e chiudere automaticamente le finestre? Regolare la temperatura degli ambienti? Accendere a distanza l’impianto di irrigazione? E’ la nuova frontiera della casa domotica.
In questa infografica mostriamo alcune applicazioni pratiche.

Clicca qui per vedere l’infografica più grande

The post Domotica, tra sogno e realtà (Infografica) appeared first on PeopleForPlanet.

Un’isola di plastica grande 3 volte la Francia

People For Planet - Mar, 06/19/2018 - 02:39

È grande tre volte la Francia ed è formata da oggetti risalenti anche agli anni ’70. Servizio di Caterina Dall’Olio.

 

The post Un’isola di plastica grande 3 volte la Francia appeared first on PeopleForPlanet.

È pronta a salpare la prima rivoluzionaria macchina per pulire gli oceani dalla plastica

People For Planet - Mar, 06/19/2018 - 02:33

La visione di Boyan Slat è diventata realtà. Sono passati cinque anni da quando Slat, appena diciannovenne, ha lasciato gli studi in ingegneria aerospaziale per dedicarsi alla sua missione, pulire gli oceani dalla plastica. Il ragazzo prodigio olandese ha fondato la ong Ocean Cleanup e ha progettato una macchina per raccogliere rifiuti plastici dal mare sfruttando le correnti oceaniche. Dopo uno studio di fattibilità e una campagna di raccolta fondi di successo, il macchinario chiamato Ocean Array Cleanup è pronto per essere testato sul campo.

CONTINUA A LEGGERE SU LIFEGATE

The post È pronta a salpare la prima rivoluzionaria macchina per pulire gli oceani dalla plastica appeared first on PeopleForPlanet.

Gli esseri umani costituiscono lo 0,01% della vita sulla Terra…

People For Planet - Mar, 06/19/2018 - 02:08

Spero che questo studio possa fornire alle persone una prospettiva sul ruolo dominante che l’umanità ora ricopre sulla Terra

Dal recente studio The biomass distribution on Earth” emergono dati e previsioni allertanti. Condotto da un gruppo di ricercatori con a capo il professor Ron Milo del Weizmann Institute of Science di Israele, e pubblicato anche sulla celebre rivista Pnas, lo studio si prefigge un obiettivo ben preciso: riportare la prima analisi completa della distribuzione della biomassa di tutti gli organismi del pianeta, inclusi i virus, basandosi sulla massa della sostanza vivente, ovvero il peso che ogni organismo ha sul pianeta.

I dati

Secondo questo studio, gli attuali 7,6 miliardi di persone presenti sulla Terra rappresentano solo lo 0,01% di tutti gli esseri viventi. Malgrado ciò, da quando l’uomo si è manifestato sul Pianeta, ha provocato la scomparsa dell’83% di tutti i mammiferi selvatici e della metà delle piante, dominando inoltre su larghissima parte di bestiame, componente quotidiana della nostra alimentazione. In termini di vita sulla Terra siamo insignificanti, eppure possediamo completamente il nostro Pianeta tanto da distruggerlo o ridisegnarlo secondo i nostri piaceri e bisogni.

Considerando che gli umani arrivano appena allo 0,01%,la restante vita sulla Terra è così suddivisa: l’82% degli esseri viventi è composto da piante (7.500 volte di più degli esseri umani), il 13% da batteri e il  5% da animali (insetti, funghi, pesci e altre specie). Dai risultati dello studio, emerge che  l’86% della vita si è manifestata sulla terra, l’1% negli oceani ed il 13% nel sottoterra, con un’ampia componente di batteri.

Il risultato? Comparando il totale della massa degli umani troviamo che i virus sono 3 volte di più, i vermi sono 3 volte di più, i pesci 12 volte di più e insetti, ragni e crostacei 17 volte di più. Ma l’impatto dell’uomo sul mondo della natura rimane immenso e ad influire sono anche le scelte alimentari che hanno un’enorme ripercussione sull’habitat di animali, piante e altri organismi, oltre ad avere ripercussioni dirette ed indirette sul cambiamento climatico.

La drammatica verità sui mammiferi

Altro dato interessante è quello che riguarda la composizione dei mammiferi sul nostro Pianeta, così suddivisi:

  • Il 60% sono bestiame (per lo più bovini, pecore e suini da allevamento e poche altre specie)
  • Il 36% sono umani
  • Il 4% sono mammiferi selvatici 

Sì, il 4%: questo è il dato stimato che indica la presenza di animali selvatici quali giraffe, leoni, rinoceronti, orsi, tigri, scimmie o qualunque altro mammifero vi stia venendo in mente.

Anche i dati che riguardano i volatili sono impressionanti, tanto che lo stesso autore dello studio ha dichiarato: “Questo è piuttosto sconcertante perché nei documentari sugli animali selvatici, vediamo stormi di uccelli, di ogni tipo, in grande quantità, e poi quando invece siamo andati a fare una vera analisi completa, abbiamo scoperto che gli uccelli addomesticati sono molto di più di quelli che vivono liberi”.

  • Il 70% degli uccelli sono polli ed altri volatili di allevamento
  • Il 30% sono uccelli selvatici

Distruzione dell’habitat naturale, urbanizzazione incontrollata, agricoltura selettiva, monoculture diffuse, disboscamento e sviluppo industriale sono tra i fattori che hanno portato all’inizio di quella che molti scienziati considerano la  sesta estinzione di massa della vita. Un ulteriore studio ha stimato che circa la metà degli animali esistenti sulla Terra si sia estinta negli ultimi 50 anni a causa dell’uomo, un cambiamento così profondo che ha portato gli scienziati ad essere vicini a dichiarare una nuova era geologica: l’Anthropocene.

Da quando è cominciata la civiltà umana, è scomparso  l’83% dei mammiferi selvatici:

  • Si è estinto l’ 83% dei mammiferi selvatici
  • Si è estinto l’80% dei mammiferi marini
  • Si è estinto l’50% delle piante
  • Si è estinto il 15% dei pesci

A dispetto del titolo di specie dominante che l’uomo si è assegnato da solo, il nostro peso è davvero irrilevante e il nostro impatto troppo distruttivo per essere sostenibile nel lungo periodo.

Scelte alimentari, abitudini quotidiane e più consapevolezza sono le uniche armi che ci rimango per la salvaguardia del nostro Pianeta che, dobbiamo renderci conto, solo nostro non è.

Immagine di copertina: “L’unica crescita sostenibile è la decrescita”

The post Gli esseri umani costituiscono lo 0,01% della vita sulla Terra… appeared first on PeopleForPlanet.

Conoscete Andreas Wannerstedt?

People For Planet - Lun, 06/18/2018 - 11:35

Le sue animazioni sembrano superare i principi della fisica. Ipnotico!

The post Conoscete Andreas Wannerstedt? appeared first on PeopleForPlanet.

Detersivi e saponi più sicuri

People For Planet - Lun, 06/18/2018 - 09:22

Si tratta di sostanze chimiche nocive per il sistema ormonale dell’uomo con cui veniamo ogni giorno a contatto. Contenuti nei detergenti per il corpo e per la casa, sono accusati di provocare diabete, obesità e malattie cardiovascolari. Dal 7 giugno scorso sono off limits in tutti i prodotti in commercio nell’Ue.

CONTINUA A LEGGERE SU REPUBBLICA.IT

 

The post Detersivi e saponi più sicuri appeared first on PeopleForPlanet.

Cannabis per uso terapeutico

People For Planet - Lun, 06/18/2018 - 03:32

Come si legge sul sito del ministero della Salute è da quell’anno che nel nostro Paese i medici possono prescrivere preparazioni magistrali (ovvero preparati realizzati in farmacia dal farmacista  sulla base di una determinata prescrizione per uno specifico paziente) utilizzando una sostanza attiva vegetale che si ottiene dalle infiorescenze della cannabis coltivata dietro autorizzazione di un Organismo nazionale per la cannabis, essiccate e macinate, da assumere sotto forma di  decotto o per inalazione con apposito vaporizzatore. Dal 2013, inoltre, è anche prescrivibile dai neurologi un prodotto registrato come medicinale a base di estratti di cannabis  per ridurre gli spasmi dolorosi nella sclerosi multipla.

Produzione di cannabis per uso medico

Fino al 2016 per la realizzazione delle preparazioni magistrali con prodotti vegetali a base di cannabis venivano importati in Italia solo i prodotti commercializzati dall’Office of Medicinal cannabis (organismo olandese per la cannabis) del Ministero olandese della Salute. Dal 2016, invece, il nostro Paese ha avviato una produzione nazionale di cannabis per uso medico presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (SCFM), in modo da garantire l’accesso a tali terapie a costi adeguati e in modo sicuro: si tratta del prodotto Cannabis FM-2 (contenente tetraidrocannabinolo o Thc 5% – 8% e Cannabidiolo o Cbd 7,5% – 12%).

Quando è possibile prescriverla

Nel nostro Paese la prescrizione di cannabis per uso medico viene effettuata quando le terapie convenzionali o standard sono inefficaci e mira a lenire, secondo il DM 9/11/2015, il dolore cronico e quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale; la nausea e il vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per l’HIV (il virus dell’immunodeficienza umana); la perdita dell’appetito dovuta a cachessia, anoressia, cure oncologiche, anoressia nervosa, AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita); l’effetto ipotensivo nel glaucoma; la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di  Tourette.

INDICE INCHIESTA CANAPA

Cannabis per uso terapeutico: realtà dal 2006. Ma serve la prescrizione medica

Tetraidrocannabinolo e cannabidiolo: come agiscono

Lo giuro, non è una canna vera! (VIDEO)

Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

Canapa legale: cosa dice la circolare del Ministero sulla cannabis

Le proprietà nutritive della canapa (VIDEO)

Le stupefacenti proprietà nutritive della canapa nell’alimentazione quotidiana

The post Cannabis per uso terapeutico appeared first on PeopleForPlanet.

L’effetto disposizione è controllato psicologicamente dalle banche

People For Planet - Lun, 06/18/2018 - 02:42

Cosa gli hanno insegnato nei corsi di formazione sulla psicologia economica?

Il comportamento del nostro consulente si basa sul seguente assioma: noi non siamo felici o infelici in termini assoluti e nemmeno in funzione di quello che abbiamo guadagnato o di quello che abbiamo perso, bensì in funzione della differenza tra quello che abbiamo fatto e quello che avremmo potuto fare. In altri termini quando gli eventi del mondo innescano in noi un sentimento di rimpianto non siamo felici. Lo siamo invece quando abbiamo motivo di orgoglio per qualcosa che abbiamo fatto.

Questo meccanismo di soddisfazione o insoddisfazione non in termini assoluti ma rispetto a un determinato punto di riferimento personale si spiega con l’effetto disposizione, per effetto del quale i bancari sono preparati e allenati a sfruttare la tendenza a separare gli investimenti in comparti differenti (non parliamo del rendimento del tuo portafogliocomplesssivo, ma analizziamo singolarment i diversi investimenti) e a ragionare all’interno di bilanci mentali.

Facciamo un esempio
Avete giocato al Lotto gli stessi numeri ogni settimana per un mese. Non sorprendentemente, non avete mai vinto. Un amico vi suggerisce una serie diversa di numeri. Li cambiate?
Ovviamente la probabilità che vincano i nuovi numeri è la stessa dei vostri vecchi numeri (il Lotto non ha memoria).  A seconda di quello che accadrà potete innescare due tipi di rimpianti diversi.
Il rimpianto può sorgere in voi nel caso in cui continuiate a giocare i vecchi numeri e, per caso, i nuovi numeri suggeriti dall’amico vincano.
Questo è un rimpianto da omissione: non avete fatto un’azione che avreste potuto fare.
Potrebbe invece, altrettanto casualmente, succedere che voi passiate ai nuovi numeri e che invece vincano i vecchi: ecco un rimpianto da commissione innescato dall’aver fatto un’azione che fa sorgere spontaneo pensare: «Bastava continuare come si era fatto prima senza cambiare nulla».
In questo secondo caso il rimpianto è più forte che nel primo caso: avevate fatto un investimento cognitivo ed emotivo nella scelta iniziale, l’avete buttato via e per di più vi è a andata male.
Evitare rimpianti e andare orgogliosi per quel che si è fatto è un atteggiamento sano, che ci rende felici e sicuri di noi stessi.
Questo è un passaggio fondamentale del percorso relazionale banca-cliente e soprattutto è una conditio basica del ragionamento degli squali della finanza.
Ma, fatta la premessa, vediamo che rapporto c’è tra i diversi tipi di rimpianto e le decisioni di investimento.

Un gruppo di ricercatori agli inizi degli Anni 90 ha cercato di rispondere a questa domanda per spiegare l’effetto disposizione, un comportamento psicologicamente comprensibile, ma razionalmente non giustificabile.
Provate a confrontare due amici, Tizio e Caio, che hanno la stessa quantità di risparmio e che nel corso dello stesso periodo di riferimento si trovano in queste condizioni.
Tizio ha investito tutto sulla azione A.
Dopo aver perso il 10% passa a B che a sua volta perde il 10%. Nel frattempo l’azione A perde anche lei il 10%.
Caio ha investito tutto sull’azione A. Se la tiene e perde il 20%.
Entrambi partono dallo stesso punto e si ritrovano nello stesso punto di arrivo: perdono il 20%.
Chi sarà più infastidito?
Molto probabilmente Tizio, perché la sua perdita dipende da una sua decisione personale e il rimpianto per commissione ferisce di più di quello per omissione.
Come spieghiamo questa differenza?
L’origine psicologica della differenza sta nella nozione di controllo.
Tizio ha reagito più di Caio.
Cercava di tenere gli eventi sotto controllo mentre Caio, più fatalista o pigro, non ha fatto nulla e prova meno rimpianto.
Quindi quanto più l’impatto di qualcosa di negativo può venire attribuito a eventi che sono fuori dal nostro controllo, tanto più la forza dell’impatto si riduce.
Infatti se il nostro portafoglio perde in un mercato che è calante, noi tendiamo ad attribuire la nostra inefficacia a una sfortuna comune. Se invece perdiamo in un mercato crescente, il nostro disagio è maggiore.

Il bancario è abituato a ragionare all’interno di queste trappole mentali, fissando gli opportuni sistemi di riferimento su cui stabilire le ancore mentali del cliente in modo che queste inneschino dei contro-fattuali che gli arrechino soddisfazione o insoddisfazione.
Quindi a Tizio si dirà: «Mi dispiace ma lei, signor Tizio, ha voluto puntare sull’azione B», spostando l’asse delle responsabilità, mentre a Caio, meno insoddisfatto, si dirà: «Mi dispiace, signor Caio, ma lei doveva puntare a una diversificazione», sfruttando invece l’errore come opportunità di cross-selling.
Tutto questo è studiato.

The post L’effetto disposizione è controllato psicologicamente dalle banche appeared first on PeopleForPlanet.

La danza d’amore del Ragno pavone costiero

People For Planet - Lun, 06/18/2018 - 02:27

Bellissima e coloratissima danza di corteggiamento del maschio Maratus speciosus (Ragno pavone costiero), che abita le dune costiere vicino a Perth, nell’Australia occidentale.
Voi non vi innamorereste?

 

The post La danza d’amore del Ragno pavone costiero appeared first on PeopleForPlanet.

Dall’atlante a Google Earth e al mondo visto in 3D

People For Planet - Dom, 06/17/2018 - 04:28

Una volta a fantasticare su mete lontane ci aiutavano l’atlante, il mappamondo, le enciclopedie o i romanzi d’avventura. Oggi sognare è ancora più facile grazie alla tecnologia. Bastano un computer o uno smartphone e tutto il mondo è a portata di occhi. C’è chi non può viaggiare per motivi economici, di tempo, di salute, c’è chi semplicemente si lascia trasportare dalla fantasia, c’è chi cerca informazioni per poter pianificare al meglio il prossimo tour: indipendentemente dalle ragioni, le app e i dispositivi più comuni consentono ormai di fare davvero il giro del mondo restando seduti comodamente sul nostro divano.

Il primo atlante e Sandokan
Tra il 1817 e il 1823 fu dato alle stampe lo Stielers Handatlas, il primo atlante universale. Lo scopo era quello di raccogliere tutte le carte geografiche in maniera ordinata, precisa, e in un formato pratico. Ad avere questa intuizione fu Adolf Stieler, da cui l’atlante prese il nome.

In Italia dobbiamo aspettare il 1922 per l’uscita dell Grande Atlante Geografico dell’Istituto Geografico De Agostini di Novara e il 1927 per la prima edizione dell’Atlante Internazionale del Touring Club Italiano. L’intento dei primi atlanti era soprattutto quello di fornire un supporto ai professionisti, ma sicuramente hanno alimentato la voglia di scoperta dei ragazzini di tutti i tempi, almeno fino a quando, negli ultimi decenni, sono stati scalzati da prodotti più tecnologici.
E come dimenticare i romanzi d’avventura? Sandokan e i protagonisti delle storie di Salgari hanno fatto sognare mondi inesplorati e volti esotici. Poi ci hanno pensato le riviste di viaggio a diventare l’habitat perfetto per i racconti di viaggio e a raccogliere gli itinerari migliori da scoprire; oggi quelle sopravvissute agli attacchi del Web convivono con blog o siti Internet di professionisti o semplici viaggiatori, o hanno trovato proprio nella loro versione Web la chiave per mostrare in maniera ancora più efficace gli angoli più remoti del Pianeta.

Oltre le mappe: Google Earth e Google Street View
Quando vogliamo esplorare un luogo la prima risorsa che viene in mente è Google con tutti i suoi strumenti, accessibili da un computer o da uno smartphone, ovunque ci troviamo. Tutto può essere scoperto, perlustrato e ammirato, con il vantaggio di ottenere informazioni e contenuti sempre aggiornati e gratuiti.
Il caro vecchio mappamondo è diventato digitale e appare sui nostri schermi in qualche secondo grazie a Google Earth. Questo software restituisce immagini virtuali del Pianeta grazie a immagini satellitari ottenute integrando i dati del telerilevamento terrestre, fotografie aeree e dati topografici memorizzati in una piattaforma GIS. Ognuno di noi può inserire altre informazioni, l’aggiornamento è continuo e i contenuti permettono di avere un’idea completa di qualsiasi luogo. L’utilizzo è elementare: si può esplorare una zona inserendo le sue coordinate, oppure spostandosi con il mouse fino a raggiungerla, o inserendone l’indirizzo. Bastano pochi secondi per vedere comparire strade, case e persino automobili, come se davvero stessimo camminando. Non solo. Dal 2017 Google ha aperto le porte al 3D: ora alcuni luoghi si possono vedere come se li stessimo sorvolando. Per sognare alla grande, c’è anche una funzione che permette di lasciarsi trasportare nel globo.

Volete provare un’alternativa meno nota? Cliccate su Marble, altro software gratuito, basato sulla cartografia della NASA.

Il più popolare Google Street View è invece una caratteristica di Google Maps e Google Earth. Permette di visualizzare panoramiche a 360° gradi in orizzontale e a 160° in verticale. E’ come se, rimanendo con i piedi per terra, stessimo camminando per le strade spostandoci di 10-20 metri alla volta. Il modo più rapido per accedervi se stiamo utilizzando Google Maps è trascinare l’ometto arancione che vediamo sulla mappa direttamente là dove vogliamo “farlo camminare”. Anche in questo caso, gli utenti possono caricare le proprio foto panoramiche.

Siamo a corto di idee? Google e la sua funzione Voyager ci suggeriscono parecchi luoghi. Perché, ad esempio, non fare un tour del mondo alla scoperta dei graffiti di Banski? Se ci piacciono i grandi spazi espositivi invece potremmo regalarci una visita gratuita al Musée d’Orsay di Parigi. Oppure potremmo restare in Italia e goderci lo spettacolo dei fuochi d’artificio di Venezia durante la Festa del Redentore. Esiste un intero Grand Tour d’Italia tra passato, presente e futuro.


I social network
Come da definizione, i social network sono nati per consentire di condividere contenuti. E’ semplice allora ricavare informazioni su una destinazione grazie a foto, video e testi pubblicati da utenti comuni o su profili e pagine ufficiali di città e luoghi d’interesse. Su Instagram, ad esempio, è possibile esplorare curiosando tra le immagini scattate in un certo luogo: basta utilizzare un “#” (hashtag) al momento della ricerca specificando il luogo sognato per veder apparire in pochi secondi tutto ciò che è stato pubblicato. Piatti tipici, spiagge, attrazioni, strade, pezzetti di vita di persone che aiutano ad avere un’idea chiara su cosa ci aspetta se stiamo per metterci in viaggio o, semplicemente, per fantasticare.

YouTube è sicuramente tra i più efficaci a livello di marketing per svelare dettagli imperdibili di una destinazione. Il potere di un video è innegabile, basta dare un’occhiata al canale di Italia.it, il portale che promuove il nostro Paese e mostra i nostri tesori ai potenziali turisti anche grazie a video di luoghi simbolo.

Se siamo alla ricerca di informazioni più autentiche, non costruite per attirare ma soltanto per condividere, possiamo allora guardare i video di semplici viaggiatori e i loro racconti di viaggio. Meno professionali ma certamente realistici. Autentici quanto un cumulo di rifiuti che potrebbe scorrere all’improvviso davanti ai nostri occhi mentre camminiamo per le vie di una grande città come Roma con Google Street view.


Droni e smartphone
Questo connubio è irresistibile. Se i classici video girati con uno smartphone hanno già appeal da vendere, i video girati da videocamere o smartphone montati su droni sono ancora più ipnotici. Eventi, città, angoli remoti: le visuali dall’alto conferiscono un tocco di magia che i video girati dal basso o con le telecamere più sofisticate non riuscirebbero mai a eguagliare. Queste sono le cascate del Niagara.

Realtà virtuale e 3D
I tour virtuali e le panoramiche a 360° sono un’ottima soluzione per immergersi completamente in un’esperienza di viaggio senza uscire da casa. Ma si può andare oltre. Occorre però dotarsi di un equipaggiamento particolare – un visore o degli occhiali appositi – per entrare letteralmente in un determinato ambiente o rivivere una situazione perfino “toccando oggetti senza toccarli realmente”. Di fronte ad un torrente è possibile immergere i piedi senza bagnarsi, in un mercato è possibile afferrare frutta e verdura senza che si materializzino in salotto, in spiaggia è possibile sentire le onde infrangersi sugli scogli e sostare al sole senza scottarsi.
Alcune destinazioni, grazie alla realtà virtuale, riescono a trasmettere ai turisti quanto il passato ancora pervada le vie delle città. Bruges ha fatto del suo Historium una delle attrazioni imperdibili della città: entrati, si ripercorre insieme ad un personaggio di fantasia la storia della città, si sentono profumi e suoni del passato, infine la VR fa viaggiare il visitatore attraverso i canali cittadini dei secoli scorsi, solcati dalle imbarcazioni e popolati di mercanti.

La VR, tanto utilizzata nel gaming, è l’ideale per avere la sensazione di viaggiare davvero e vedere luoghi che tanto ci attirano. Utilissima anche per rendersi conto in anticipo, magari prima di prenotare un volo costosissimo, di cosa ci attende una volta atterrati. Purtroppo non si tratta di tecnologie di massa, o almeno non ancora. L’era dei cataloghi non è del tutto superata.
Google, cogliendone le potenzialità, ha anche pensato di offrirla come supporto agli insegnanti. Esplorazioni è lo strumento didattico confezionato per insegnare in maniera alternativa, facendo esplorare agli studenti il mondo grazie ad un kit senza mai uscire dalla classe.

 

Copertina: Disegno di Armando Tondo

The post Dall’atlante a Google Earth e al mondo visto in 3D appeared first on PeopleForPlanet.

Il terreno è inquinato? Fitorimedialo!

People For Planet - Dom, 06/17/2018 - 02:01

Per meglio conoscere questa tecnica abbiamo intervistato la dottoressa Elisabetta Franchi, dell’unità Tecnologie Ambientali del Centro Ricerche Eni per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente, biotecnologa ed esperta di Phytoremediation.

Che cos’è la Phytoremediation e perché si usa?
Il fitorimedio”, ci spiega la Dottoressa Franchi, “è una tecnologia di biorisanamento che presenta un’elevata sostenibilità ambientale. Molte specie vegetali, oserei dire la maggior parte delle specie vegetali, sono in grado, attraverso l’apparato radicale, di assorbire e immagazzinare nelle foglie molti contaminanti inorganici come possono essere, ad esempio, i metalli pesanti, oppure di degradare, con il supporto fondamentale dei microorganismi rizosferici, pressoché tutti i contaminanti organici, ad esempio i derivati del petrolio.
La Rizosfera è l’ecosistema che si crea intorno alle radici di una pianta ed è il luogo, fondamentale, dove avviene tutto il processo di metabolismo cellulare della pianta. Le radici rilasciano sostanze che nutrono i microorganismi che, a loro volta, rilasciano sostanze che aiutano la pianta a crescere in un terreno “stressato” dall’inquinamento.

In Italia ci sono molti suoli contaminati?
Sì, sono molti, si parla di tantissimi ettari…”.
La dottoressa Franchi racconta che Syndial, la società Eni che si occupa di bonifiche ambientali, gestisce oltre 50 siti, 17 dei quali di interesse nazionale (fra i quali anche siti confluiti ex-lege). La caratterizzazione ha messo in luce contaminazione da metalli pesanti (fra i quali arsenico, mercurio, piombo, cadmio, ecc.), spesso associata a derivati del petrolio.

In cosa consiste il progetto Eni nel settore del Fitorimedio?
Da diversi anni stiamo lavorando in questo campo con l’obiettivo di selezionare, studiare e sperimentare le specie vegetali più idonee per le diverse tipologie di contaminazione. Oltre alle piante vengono selezionati e caratterizzati i microorganismi rizosferici che in associazione alle piante sono in grado di aumentare le prestazioni delle piante stesse”.
In pratica: nel sito inquinato vengono isolati i batteri che negli anni si sono naturalmente selezionati sopravvivendo in un ambiente contaminato da sostanze tossiche, viene fatta la mappatura genetica del Dna, vengono eliminati i batteri potenzialmente patogeni e fra quelli rimasti vengono selezionati quelli che hanno le migliori caratteristiche per aiutare la pianta a crescere meglio. A questo punto viene fatta una sperimentazione “in vivo”, cioè sulle radici delle piante. I batteri più funzionali vengono riprodotti in laboratorio e poi inoculati sulle piante che stanno crescendo sul suolo contaminato.
Abbiamo avuto numerose evidenze sperimentali” continua la dottoressa Franchi “che indicano un effetto molto positivo di questi inoculi, con un aumento della biomassa vegetale fino al 50%, la pianta sta meglio e cresce di più, e fino all’85% circa dell’assorbimento dei metalli.

Ci sono già applicazioni pratiche?
Pratiche ancora no. In Italia purtroppo la burocrazia è molto lunga”.
Sono in corso sperimentazioni in laboratorio e in serra, e un paio di prove di campo. Una sola vera e propria bonifica è in corso, a Ravenna, su un terreno pesantemente contaminato da idrocarburi. Viene usata la tecnica del fitorimedio dopo un ciclo di biorisanamento, cioè il rimescolamento del terreno per ossigenarlo e aumentare l’attività dei microorganismi già presenti.

Quanto tempo serve alle piante per risanare un terreno?
E’ molto relativo perché dipende dalla contaminazione, dalla specie vegetale utilizzata e dall’interazione con i microorganismi rizosferici. Le piante devono adattarsi al suolo, crescere e iniziare ad asportare eventuali contaminanti, quindi diciamo da due anni in su”.

E quando le piante hanno assorbito i contaminanti che fine fanno?
Le piante possono subire diversi processi: ci possono essere casi in cui non devono essere asportate perché l’area non ha una successiva destinazione d’uso. In quel caso rimangono lì e aiutano a stabilizzare il terreno.
Se invece viene fatta la bonifica delle piante per destinare l’area ad altro uso, industriale, abitativo o qualsiasi, la biomassa eliminata può essere valorizzata come viene valorizzata la normale biomassa vergine non contaminata.
Quindi conversione termica per produrre energia o riutilizzo per la produzione di materiali.

A questo punto la biotecnologa cita la canapa, una pianta straordinaria, dice. A Priolo Eni sta portando avanti un progetto di Phytoremediation con la canapa di un terreno contaminato da arsenico. Dopo le prove in laboratorio si è ora alla fase di sperimentazione sul campo.

Sembra di capire che c’è molta sperimentazione, ma esiste un uso della Phytoremediation su larga scala?
All’estero sicuramente di più, in America soprattutto, in Europa non tantissimo, in Italia ancora meno. E’ una tecnica di cui si parla dagli anni ‘90, funziona molto bene ma ci sono ancora delle resistenze…

Che tipo di resistenze?
I tempi sono certamente più lunghi che ‘prendere e buttare via’, cioè il famoso ‘scavo e smaltimento’ che è più costoso ma in un mese fai tutto. E poi c’è il problema della biodisponibilità…

Sul concetto di “biodisponibilità” serve un paragrafo a parte. Non tutto il metallo presente nel terreno può essere eliminato perché non tutto è biodisponibile e può quindi essere assorbito dalle piante, anzi la quantità biodisponibile è molto piccola.
Abbiamo fatto delle sperimentazioni, aggiungendo dei mobilizzanti che solubilizzano questi metalli. Anche dopo successive ripetizioni di questi trattamenti, non si arriva a raggiungere quantità superiori al 10-15%. Il resto è immobile, fissato alla matrice del suolo in modo covalente”.
Chiediamo maggiori spiegazioni: la dottoressa chiarisce che, dopo ripetuti cicli di fitorimedio la quantità di metalli che rimane sul terreno non è più pericolosa. “E’ ovvio che tutte le volte bisogna fare analisi di rischio preliminare e analisi di rischio successiva alla bonifica. Se ne occupano le varie ARPA che vanno a controllare che il rischio sia nullo”.

 

Link per approfondire:

Le piante che bonificano il terreno

Copertina: disegno di Armando Tondo

The post Il terreno è inquinato? Fitorimedialo! appeared first on PeopleForPlanet.

Colazione in bicicletta

People For Planet - Sab, 06/16/2018 - 03:41

Ed ecco che a Bologna l’associazione Salvaiciclisti (https://salvaiciclisti.bologna.it/ ) di Bologna organizza il Bike breakfast lungo il percorso della pista ciclabile che si trova al centro dei viali cittadini.

Un tè, un caffè, qualche biscotto Alcenero (azienda partner dell’iniziativa) e per chi lo desidera anche un bell’abbraccio: tutto gratis, per ringraziare chi sceglie la mobilità sostenibile.

Il 26 aprile, primo giorno della prima colazione in bici, ha visto la partecipazione di molte persone. Alle 8,30 erano già passati 670 ciclisti con grande soddisfazione dell’ex assessore alla Mobilità Andrea Colombo che risponde a chi affermava che la pista ciclabile era vuota e inutile.

E invece…

Dopo il primo appuntamento, la colazione ne prevede molti altri in vari punti di Bologna così da poter servire più ciclisti possibile. Il sito dell’associazione, oltre che fornire informazioni, permette anche ai iscritti di proporsi come organizzatori.

L’Associazione Salvaiciclisti “è un movimento spontaneo e indipendente che nasce dall’esigenza urgente di aumentare la sicurezza dei ciclisti sulle strade italiane, sulle quali sono morti negli ultimi 10 anni più di 2.556 ciclisti, chiedendo interventi mirati per contrastare il senso si precarietà dell’utenza debole della strada”.

The post Colazione in bicicletta appeared first on PeopleForPlanet.

Caccia, Lipu: “Mai d’accordo, neppure se finanzia la protezione dell’ambiente”

People For Planet - Sab, 06/16/2018 - 03:31

La situazione caccia è complessa, e per questo, per tentare di sbrogliarla, abbiamo ascoltato più voci. Siamo partiti da un dato di fatto, in questa inchiesta a puntate: l’emergenza cinghiali (cresciuti a dismisura soprattutto in alcune regioni d’Italia) ha avuto un’enorme impatto negli ultimi anni, portando novità positive – la consequenziale crescita del loro predatore naturale, il lupo – e negative: gli ingenti danni all’agricoltura, che nella puntata precedente Confagricoltura ha valutato in svariati milioni l’anno, ma anche un non trascurabile problema sicurezza, soprattutto quando, d’estate, la siccità li spinge ovunque. Abbiamo capito che alla base del problema ci sono i cacciatori, che hanno anche illegalmente introdotto e foraggiato specie aliene di cinghiali, per poterli cacciare più agilmente (e con maggior profitto: un cinghiale vale alcune migliaia di euro e l’indotto, e il mercato “nero”, è ghiotto). Ma anche gli stessi agricoltori, che pigiano sull’acceleratore della protesta per chiedere una riduzione rilevante di tutte le specie selvatiche, contribuendo allo scontro. La categoria inoltre fa lobby e ha probabilmente in parte ragione, anche se non danno loro merito i casi di truffe allo Stato per aver gonfiato le pratiche, dichiarando danni inesistenti causati dai cinghiali.

Ma come si è arrivati all’attuale, e pare irrisolvibile, emergenza cinghiali?
Come abbiamo scoperto nel corso della nostra indagine, le cause sembrano diverse. Tutti d’accordo nel dire che la legge sulla caccia è vecchia e inadeguata, e soprattutto che è troppo spesso elusa. Servirebbero nuove regole e soprattutto molti più controlli, e dopo – finalmente – potremmo utilizzare la caccia, come già proficuamente avviene in altri Paesi europei, per raccogliere i soldi delle licenze e usarli a favore della conservazione?

Nel resto del mondo, anche negli Stati Uniti e in Canada, la caccia viene ammessa e regolata in modo che serva a razionalizzare il numero di esemplari di una specie in eccesso, mentre il prezzo delle licenze va a coprire i costi di gestione dei parchi, combatte il bracconaggio, finanzia progetti di reinserimento delle specie a rischio. Perché noi non riusciamo a farlo? Sembrerebbe esserci, nell’ambientalismo italiano, una chiusura ideologica verso questa possibilità: come già ci ha detto Isabella Pratesi del Wwf, non possono essere i cacciatori a risolvere un problema da loro creato (il sovrapopolamento di cinghiali).  Ma nessuno tra gli ambientalisti ascoltati, devo dire, ha proposto soluzione alternative.

Del resto, quale altro mezzo abbiamo per ridurre oggi il numero degli ungulati, dei cinghiali in special modo, che come ha messo in luce un esperto in conservazione nel corso della nostra inchiesta, desertificano il suolo e sono non solo un danno per l’economia, ma anche per la biodiversità?

Lo abbiamo chiesto al direttore generale della Lipu, Danilo Selvaggi.
“E’ bene puntualizzare che il problema ungulati riguarda solo una parte del mondo della caccia, una parte problematica. Noi, della caccia – per storia e tradizione e cultura – non siamo certamente innamorati. Per noi gli uccelli sono una meraviglia, compiono imprese meravigliose, migrano, attraversano i mari e devono combattere con già gravissimi problemi di carenza di habitat e inquinamento. Aggiungere i fucili non è bello. Poteva essere discutibile in passato, oggi no. Noi siamo culturalmente contrari”.

Anche per quanto riguarda il tema ungulati e cinghiali?

“Limiterei prima di tutto il discorso ai cinghiali, che sono il 70-80 % degli ungulati che fanno danni. Il problema è oggettivo e innegabile. Ma è altrettanto chiaro che difficilmente i cinghialai (i cacciatori dediti alla caccia al cinghiale, in contrapposizione con i migratoristi, che cacciano uccelli) abbiano un reale obiettivo di ridurre la densità dei cinghiali: il business che ci gira attorno è troppo florido. Come già ricordato, i cacciatori hanno portato l’attuale emergenza, e sono un parte in gioco troppo coinvolta per ammetterli a sanare il problema”

E quindi?

“Negli ultimi anni, almeno dal 2006, la normativa a favore della caccia al cinghiale e agli ungulati ha seguito un’evoluzione permissiva, sempre più permissiva. In Toscana la caccia al cinghiale è stata potenziata da decenni. Eppure fino a 3, 4 anni fa la caccia non funzionava e i cinghiali aumentavano. Negli ultimissimi anni, con la nuova legge toscana, sono stati probabilmente abbattuti 230mila cinghiali, eppure le denunce da parte degli agricoltori sono costantemente aumentate. Ci sono state evidenze di perizie gonfiate solo per avere rimborsi. Siamo di fronte a una malattia che, curata con l’aiuto dei cacciatori, si aggrava. Ed è logico perché c’è tutto l’interesse a lasciare alto il numero dei cinghiali. E’ un business: cacciano e vendono la carne, che vale anche 20 o 30 euro al chilo”.

Quindi siete in totale disaccordo con l’ipotesi di recuperare i soldi delle licenze di caccia a favore dell’ambiente?

“Sì, e non è una questione ideologica ma culturale. Il prelievo venatorio comporta la riduzione di un bene comune. I cacciatori pagano le licenze perché sfruttano un patrimonio collettivo. Questi soldi devono essere utilizzati per interventi ambientali, come è già previsto. Se questo non accade (come denunciano cacciatori e agricoltori) e le regioni incamerano i soldi per altri scopi, è un problema da risolvere”.

Ma se ci fosse maggiore vigilanza e migliori leggi, dareste l’ok alla caccia al cinghiale?

“No, non cambia la sostanza. L’attività venatoria non è una buona pratica di gestione dell’ambiente. Presenta troppi problemi, ambientali ed etici“.

Anche se significherebbe avere maggiori fondi per proteggere l’ambiente?

“La protezione dell’ambiente è un ambito dello Stato. Se servono fondi per proteggere una specie, ad esempio, lo Stato deve stanziarli senza bisogno di sfruttare gli introiti della caccia”.

Sembra un po’ ingenuo pensare che lo Stato debba stanziare fondi, quando i soldi non ci sono…

“La conservazione della biodiversità spetta allo Stato, che deve trovare i soldi per aiutare le specie in sofferenza”.

Ma lei crede ci sia un problema ideologico? Voglio dire: l’ambientalismo vede il cacciatore come un male peggiore di chi consuma carne comprata dalla grande distribuzione. Eppure, in fondo, cacciare specie in soprannumero è un modo per avere carne molto più sostenibile rispetto a comprare carne proveniente da allevamenti intensivi.

“La carne della grande distribuzione è un grave problema in termini di deforestazione, consumo di acqua e suolo, emissioni di gas serra. Il consumo va ridotto. Ma noi crediamo che ancora oggi chi compra è inconsapevole del problema che alimenta. Le persone dovrebbero porsi il problema e informarsi. Quanto al mondo della caccia, in gran parte i cacciatori non cacciano per mangiare: lo fanno per passione, per amore delle armi e per tradizione”.

Che i cacciatori mangino la carne che cacciano, che la mangi la loro famiglia, o che la vendano, sembra comunque a tutti gli effetti e paradossalmente un modo più “ambientalista” di vivere rispetto a chi compra dai supermercati. D’altra parte, non è affatto detto che chi mangia la carne della grande distribuzione ignori la propria impronta, vista la sensibilità mostrata dalla stampa sul tema negli ultimi anni, ma più probabilmente che semplicemente se ne freghi.

Sembra la solita battaglia che divide l’Italia in fazioni: guelfi e ghibellini, vegani e carnivori, ambientalisti e cacciatori. Nessuna possibilità di dialogo, nessuna risposta ai problemi.

 

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

Caccia, agricoltori: “Diventiamo bracconieri per necessità!“

Caccia, Lipu: “Mai d’accordo, neppure se finanzia la protezione dell’ambiente”

The post Caccia, Lipu: “Mai d’accordo, neppure se finanzia la protezione dell’ambiente” appeared first on PeopleForPlanet.

Donazioni di sangue: in Italia continuano a calare

People For Planet - Sab, 06/16/2018 - 02:47

Qualche giorno fa era il World Blood Donor Day, la giornata mondiale del donatore di sangue, istituita per celebrare coloro che, volontariamente e senza essere pagati, decidono di donare il proprio sangue per salvare le vite di altre persone.

Gli italiani sono tra i migliori donatori di sangue in Europa, tra i primi posti quanto a donazioni e tra i più fedeli, come hanno rivelato diverse indagini svolte negli scorsi anni.

In questi anni però i donatori continuano a calare: nel 2017 le donazioni sono state ben 30mila in meno rispetto all’anno precedente, un calo che continua dal 2012. I dati sono stati resi pubblici dal Centro Nazionale Sangue, che ha registrato per il 2017 oltre tre milioni di donazioni, con cui sono state effettuate oltre 637mila trasfusioni. Sono stati raccolti poi quasi 830mila chili di plasma, indispensabile per la produzione di una serie di farmaci salvavita.

Presentando la situazione, si è spiegato che il sistema di compensazione tra Regioni permette di soddisfare i bisogni di tutte le Regioni italiane, ma è necessario che ognuna continui a fare la sua parte.

Proprio in questi giorni parte la campagna “Esserci per qualcun altro”, ispirata a quella lanciata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’obiettivo è quello di sensibilizzare anche i più giovani per evitare che la popolazione dei donatori “invecchi” troppo, perché il numero dei donatori continui ad aumentare e per insegnare ai ragazzi un atto di solidarietà volontario che fa bene alla società e a ognuno di noi, che in caso di bisogno, sapremo di poter contare su qualcuno.

Nella foto, due donatori volontari dell’Avis agli albori delle pratiche di donazione negli anni ’60

Nella foto, due donatori volontari dell’Avis agli albori delle pratiche di donazione negli anni ’60

 

The post Donazioni di sangue: in Italia continuano a calare appeared first on PeopleForPlanet.

Basta cannucce di plastica a Wimbledon

People For Planet - Sab, 06/16/2018 - 02:00

Il torneo di tennis più famoso del mondo, un classico dell’estate inglese, non sarebbe lo stesso senza un sorso di Pimm’s, il cocktail più “British” che esista, da servire in un bicchierone di gin, liquore, menta, frutta e ghiaccio. Ma a Wimbledon, quest’anno dal 2 al 15 luglio, la bevanda alcolica dell’upper class farà a meno della cannuccia di plastica. Nella scorsa edizione ne sono state usate 400 mila e nel 2018 gli organizzatori hanno deciso di dire basta, scegliendo le cannucce di carta riciclabile.

Continua a leggere su Repubblica.it

The post Basta cannucce di plastica a Wimbledon appeared first on PeopleForPlanet.

Il 14 luglio si inaugura la pista ciclabile più bella d’Europa

People For Planet - Ven, 06/15/2018 - 09:54

L’hanno ribattezzata la ‘ciclabile più bella d’Europa’, con quelle curve a strapiombo sul lago di Garda. Gli appassionati di bici – che da mesi aspettano di pedalare su quella meravigliosa ciclabile – sono pronti per il 14 luglio: data di inaugurazione del primo tratto dell’anello attorno al lago, da Limone del Garda fino alla provincia di Trento.

Qui le prime foto della ciclovia

Qui l’articolo di Repubblica

 

The post Il 14 luglio si inaugura la pista ciclabile più bella d’Europa appeared first on PeopleForPlanet.

Come agiscono i principi attivi della Cannabis Sativa

People For Planet - Ven, 06/15/2018 - 03:18

Il delta-9-tetraidrocannabinolo o Thc (detto anche delta-9-Thc o tetraidrocannabinolo) e il cannabidiolo o Cbd sono due sostanze presenti nella Cannabis. Il loro funzionamento è spiegato nell’ “Allegato tecnico per la produzione nazionale di sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di cannabis” al Decreto ministeriale 9 novembre 2015, in cui si legge che le azioni farmacologiche del Thc – presente nelle estremità portanti fiori e frutti delle piante di Cannabis sativa – risultano dal suo legame con i recettori cannabinoidi CB1 e CB2, che si trovano principalmente nel sistema nervoso centrale, e nel sistema immunitario. Il Thc risulta quindi essere un agonista parziale di entrambi i recettori CB e in particolare per la sua azione sul recettore CB1 è il responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis, procurando la conosciuta sensazione di “sballo”. Inoltre allo stesso tempo agisce anche su altri recettori e su altri target (canali ionici ed enzimi) sortendo diversi potenziali effetti antidolorifici, antinausea, antiemetici e stimolanti l’appetito.

Il cannabidiolo (Cbd), invece, non ha effetti psicoattivi poiché sembra non legarsi in concentrazioni apprezzabili né ai recettori CB1 né ai recettori CB2, ma influenza l’attività di altri recettori e altri target (quali canali ionici ed enzimi) con un potenziale effetto antinfiammatorio, analgesico, anti nausea, antiemetico, antipsicotico, anti ischemico, ansiolitico e antiepilettico.

Il Thc ha effetti psicoattivi
Poiché il Thc ha effetti psicoattivi, la legge in Italia ne annovera il consumo tra le attività illecite, a meno che non sia presente una specifica prescrizione medica per il trattamento di una determinata patologia: in questo caso, però, si parla di cannabis a scopo terapeutico, acquistabile dietro presentazione di ricetta medica. L’articolo 13 della legge 162/1990 precisa infatti che “è vietato l’uso personale di sostanze stupefacenti o psicotrope tra cui i tetraidrocannabinoli e i loro analoghi”, e che “è vietato qualunque impiego di sostanze stupefacenti o psicotrope non autorizzato”, mentre “è consentito l’uso terapeutico di preparati medicinali a base di sostanze stupefacenti o psicotrope debitamente prescritti secondo le necessità di cura in relazione alle particolari condizioni patologiche del soggetto”.

Il Cbd non è uno stupefacente
Il Cdb, che non è annoverato tra le sostanze stupefacenti in quanto non ha effetti psicoattivi, sarebbe invece responsabile – per dirla in poche parole – del noto “effetto-relax” che consegue al consumo di cannabis, oltre ad avere un potenziale effetto a livello antinfiammatorio, analgesico, anti nausea, antiemetico, antipsicotico, anti ischemico, ansiolitico e antiepilettico.

Diverse linee genetiche di cannabis, diversi effetti
Le piante del genere Cannabis (comunemente conosciute anche col nome di canapa) sono conosciute da millenni. Tutte le piante di questo genere contengono in varie concentrazioni tra 400 e 750 diverse sostanze, e di queste circa 40 sono cannabinoidi, all’interno dei quali si trovano il tetraidrocannabinolo (Thc) e il cannabidiolo (Cbd). Nell’allegato tecnico per la produzione nazionale di sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di cannabis si specifica che “esistono diverse linee genetiche di cannabis che contengono concentrazioni differenti dei principi farmacologicamente attivi e, conseguentemente, producono effetti diversi; pertanto gli impieghi ad uso medico verranno specificati dal Ministero della salute, sentiti l’Istituto superiore di sanità e l’AIFA per ciascuna linea genetica”.

 

INDICE INCHIESTA CANAPA

Come agiscono i principi attivi della Cannabis Sativa

Lo giuro, non è una canna vera! (VIDEO)

Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

Canapa legale: cosa dice la circolare del Ministero sulla cannabis

Le proprietà nutritive della canapa (VIDEO)

Le stupefacenti proprietà nutritive della canapa nell’alimentazione quotidiana

 

The post Come agiscono i principi attivi della Cannabis Sativa appeared first on PeopleForPlanet.