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Risparmiatori, occhio al ciclone autunnale: consigli per le vendite

People For Planet - Lun, 08/27/2018 - 04:51

E’ un suggerimento che fornisco innanzitutto a me stesso: se avessi titoli del debito pubblico italiano e/o titoli delle banche del nostro paese (che sono i principali acquirenti di bot, btp e cct), soprattutto sotto forma di risparmio gestito (fondi, gestioni, hedge, etf, fiduciarie, ecc.), venderei tutto, lascerei i soldi sul conto e aspetterei il passaggio del ciclone autunnale.

Il pericolo di un declassamento del rating sul nostro paese nel prossimo autunno è molto probabile per vari motivi. Cosi come rilevato dal Bollettino economico della Banca centrale europea, l’Italia è il Paese nell’area dell’euro a 18, esclusa la Grecia, con i più elevati squilibri macroeconomici ed è sotto osservazione speciale. Non è sicuramente una responsabilità diretta ed esclusiva di questo governo. E’ una incapacità endemica di governare il cambiamento visto che già dalla fine del 2013 l’Italia era stata retrocessa nel club dei paesi con “eccessivi squilibri macroeconomici”, assieme a Croazia e Slovenia che, nel frattempo, sono ritornati nel gruppo dei paesi senza squilibri.

Qualcosa di determinante però sta per succedere.

Innanzitutto l’Italia perderà la protezione di San Mario Draghi.

Il governatore della BCE ha già programmato la graduale riduzione delle misure di Quantitative easing che sostanzialmente, in questi anni, ha sostenuto la domanda di titoli di stato che, in tal modo, dovrebbe essere quindi maggiormente supportata dalle banche.

Ma quella tra le banche private e lo Stato è stata finora una relazione incestuosa e pericolosa (soprattutto per noi risparmiatori).

Con il finanziamento del debito pubblico sappiamo infatti che le banche forniscono una “stampella” allo Stato. Così facendo, i governi hanno finanziato il proprio debito – anche se non gratuitamente, certo – e le banche, acquistando titoli a “rischio e rendimento zero”, attraverso indici edulcorati all’uopo, hanno raggiunto gli obiettivi di solidità patrimoniale richiesti dalla vigilanza anche a costo di impoverire maggiormente il loro bilancio.

In Sacco Bancario (Chiarelettere) mi sono chiesto: come mai così tanta generosa “accoglienza” delle banche nei confronti dello Stato? Il mio dubbio è stato fugato dalle risposte di alcuni coraggiosi top manager dei nostri istituti di credito: lungi dall’essere paladine di una causa sociale o morale, le banche sono state finora più prosaicamente interessate, per convenienza e per opportunismo, a tenere una poltrona riservata nel salotto buono delle lobby.

Patti chiari, amicizia lunga: la banca compra i titoli di Stato e in cambio lo Stato, cioè anche Bce, Banca d’Italia, Consob e commissioni parlamentari, non rompe le scatole sugli affari meno nobili, chiamiamoli così, dell’istituto.

Ma il mandato di Draghi sta per scadere e il governatore della BCE si guarderà bene dal fare mosse sospettabili di essere favori al suo Paese d’origine, soprattutto nel momento in cui finirebbero per sostenere un governo così apertamente ostile alle regole Ue.

Tra l’altro Draghi ha sempre detto che, attraverso il QE, iniettando denaro nelle banche comprava solo tempo perché senza interventi e riforme sull’economia reale la leva monetaria non sarebbe bastata. La deflazione non è stata creata dai soldi di Draghi ma dalla mancanza di domanda e di crescita.

Ecco il punto: i mercati sono in attesa di capire le mosse del governo che finora è stato percepito come incoerente e poco stabile con un ministro dell’economia dalla limitata forza persuasiva nei confronti di Bruxelles e scarsamente sostenuto dal suo esecutivo. E soprattutto pesa come un macigno la bomba Savona, ancora inesplosa, con la sua manovra da 50 miliardi, che, in caso di deflagrazione, sancirà il definitivo distacco del Paese dalla Commissione Ue.

E lo spread salirà.

Mettetevi liquidi e buon rientro dalle vacanze

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La pasticceria di New York che assume chiunque voglia lavorare

People For Planet - Lun, 08/27/2018 - 04:21

Niente curriculum, lettere di motivazione, colloqui o test di selezione. Chi arriva primo prende il posto e poi impara a lavorare. Succede a New York, nell’azienda Greyston Bakery, che sforna 16 mila chili di brownies al giorno. Al motto di “Tutti meritano una buona opportunità“, la pasticceria ha registrato il marchio “Open hiring“, una pratica di assunzioni aperte che ora vuole diffondere anche altrove.
Perché la realtà è che l’idea funziona. Fondata nel 1982, Greyston Bakery ha ora un fatturato annuo di oltre venti milioni di dollari, ha creato opportunità di lavoro per oltre 3.500 persone e impiega oggi 176 dipendenti.

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Dop? Doc?? Igp??? Cosa vogliono dire? (Infografica)

People For Planet - Lun, 08/27/2018 - 02:23

Cosa significa “Di origine controllata”? E “Indicazione geografica tipica”? Che differenza c’è con la “Denominazione di origine protetta”? Scopriamolo!

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

 

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Sigle alimentari: come orientarsi?

People For Planet - Lun, 08/27/2018 - 02:13

Dop, Doc, Igp… sono tantissime le sigle che leggiamo sulle etichette degli alimenti. Come possiamo orientarci nella marea di acronimi che arriva nelle nostre tavole? Innanzitutto bisogna sapere cosa significano e per questo trovate le principali sigle, con una breve spiegazione, nell’infografica “Dop? Doc?? Igp??? Cosa vogliono dire?“. Tutte, a prima vista, ci garantiscono qualcosa. Ma quali ci sono più utili nella scelta di un prodotto? Cosa dobbiamo controllare maggiormente? Quale sigla ci “garantisce di più”? Poiché il mondo delle sigle è molto ampio, concentriamoci al momento solo sulle indicazioni di origine, cioè le sigle che identificano una produzione e la associano a­­­ un territorio circoscritto. 

Tra le sigle associate all’origine geografica dei prodotti, quali sono quelle che ci danno più informazioni come consumatori?

Quale, quindi, è meglio cercare su una etichetta?
“Le principali sigle di riferimento in materia di indicazioni geografiche sono le DOP e le IGP. Sono entrambe riconosciute a livello europeo e sono soggette a un regime di tutela esclusivo. Nel senso che sono le uniche corroborate da un regime di controlli pubblici che deve venire garantito nell’intero mercato interno dell’Unione Europea“, spiega l’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare internazionale e fondatore di Great Italian Food Trade e del sito Fare, che contiene anche informazioni sulle regolamentazioni dei prodotti alimentari. “Ciò premesso la DOP (Denominazione di Origine Protetta) è l’unica tra le indicazioni geografiche a garantire che l’intera produzione – a partire dalla fase agricola primaria – abbia avuto luogo in un territorio circoscritto. Questo significa, sostanzialmente, che quando noi scegliamo – ad esempio – un prosciutto Dop, sappiamo che anche il luogo di nascita e di allevamento del suino è quello precisamente definito nel territorio previsto dal disciplinare di quella Dop“. Ogni Dop per essere tale deve essere dotata di un disciplinare che regolamenta la produzione e anche la provenienza delle “materie prime” con cui si crea un prodotto alimentare lavorato.

“Le produzioni che si caratterizzano invece per la sigla IGP (Indicazione Geografica Protetta), si distinguono rispetto alle Dop perché è sufficiente che una significativa parte del processo di produzione abbia avuto luogo nell’area del territorio identificato. Ad esempio: un salume IGP può avere questa denominazione perché lavorato in una determinata zona dell’Italia dove la sua produzione è caratteristica, ma può venire realizzato anche a partire da cosce di suini allevati e macellati in un altro Paese, laddove il disciplinare della relativa Igp lo consenta“.

Dop e Igp quindi sono i marchi di riferimento in Europa, ma vediamo anche molte etichette Doc, Docg, che riguardano i vini: “La denominazione Doc, Denominazione di Origine Controllata, per un vino è equivalente alla Dop di un prodotto alimentare e anche questa è riconosciuta a livello europeo. Anche la Docg, Denominazione di Origine Controllata e Garantita è riconosciuta a livello europeo e si applica ad un vino che può considerarsi una ulteriore selezione di qualità rispetto al vino Doc“, spiega l’avvocato.

Sono poi tanti altri i marchi che si trovano ancora sulle nostre tavole, ma i principali da “tenere d’occhio” sono questi, che hanno regole ferree stabilite nel disciplinare.

Cosa significa seguire un disciplinare? 

Spiega di nuovo Dongo: “La regola di base per accedere a una procedura di registrazione di una Dop o di una Igp è quella di dimostrare che si tratti di una produzione radicata sul territorio da decine di anni. Nel caso dell’Italia spesso si tratta produzioni radicate da secoli e secoli. I processi produttivi sono definiti nel disciplinare e vengono assoggettati ad apposite autorizzazioni, oltre ad essere sottoposti a controlli specifici. 

Il rispetto del disciplinare costituisce garanzia delle regole in esso previste, che in buona parte si basano sulla tradizione, ma il discorso della qualità è più ampio. Pensiamo che spesso molti disciplinari non considerano l’origine dei mangimi, né la loro natura ‘non-ogm’, con il paradosso che l’Italia è il primo produttore in Europa di soia ‘non ogm’ e tuttavia importa soia ogm per nutrire gli animali anche quelli a base di diverse produzioni Dop. Alcuni produttori aderiscono volontariamente a disciplinari o marchi che certificano ancora più nel dettaglio la qualità di un prodotto, facendo passi di ulteriore garanzia rispetto alla legge. Ma la questione è complessa e merita ulteriori approfondimenti. Il biologico, dal mio umile punto di vista, merita un apprezzamento per il minor impatto ambientale e le maggiori informazioni in etichetta per quanto riguarda l’origine delle materie prime agricole, la cui origine si può cogliere in un colpo d’occhio”. Nell’etichetta bio infatti viene indicata la provenienza da agricoltura Ue/non Ue e il luogo dove il prodotto è stato realizzato.

Tutti temi che approfondiremo al più presto, intanto un pezzetto di etichetta siamo riusciti a leggerla.

Altre info su

https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/ogm-tra-proclama-e-realtà-il-paradosso-italiano
https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/biologico-reg-ue-2018-848.

Siti di riferimento:
https://www.foodagriculturerequirements.com/
https://www.greatitalianfoodtrade.it/
https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3338

 

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In natura sopravvivono i più pigri

People For Planet - Dom, 08/26/2018 - 04:52

La forza motrice dell’evoluzione potrebbe essere la pigrizia.
A sostenerlo è uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, che ha messo a confronto una serie di molluschi che popolano l’Oceano Atlantico con i fossili dei loro antenati ormai estinti.
Nonostante il lavoro a firma della University of Kansas abbia preso in esame solo una piccola fetta del regno animale, i risultati raccolti sembrano indicativi del fatto che, in generale, “battere la fiacca” sia una strategia fruttuosa per la sopravvivenza della specie.

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L’Europa è fatta, ora bisogna (ri)fare gli europei

People For Planet - Dom, 08/26/2018 - 04:26

Da una parte la Gran Bretagna spinge per un secondo referendum sulla Brexit, dall’altra 190 milioni di cittadini europei non hanno mai visitato un Paese Ue che non fosse il proprio. Strana molto, l’Europa di oggi.

Inutile negarlo, all’intellighenzia progressista coi calzini in cashmere spesso piace trattare gli euroscettici come trogloditi privi di argomentazioni. Nel magma di posizioni talvolta deliranti, figure come Joseph Stiglitz o Armatya Sen – solo per citarne alcune – dimostrano come si possa guardare all’Eurozona con scetticismo adducendo argomentazioni intelligenti.

Oggi però euroscetticismo fa rima con sovranismo, categoria, se mai fosse possibile, ancora più complessa, perché al suo interno mischia correnti di pensiero, estetiche, ideologie e modelli economici addirittura in contrasto fra loro. Sovranisti si definiscono coloro che si rifanno a Keynes –  e sono per lo più socialisti; coloro che propugnano un liberismo fuori dall’Ue; i nostalgici dell’ex U.R.R.S.; quelli che auspicano la terza via corporatista; eccetera. In Italia spesso si parla di appartenenza all’Unione europea e di impegno a ratificare i trattati omettendo che questi fanno parte della Costituzione italiana e dimenticando, quindi, che essere europeisti o anti-europeisti non è una questione politica, ma istituzionale. Per denigrarla, incolparla o proteggere, sulle bocche di tutti c’è sempre lei, l’Europa. Ma quanti hanno visitato l’Europa?

Eurobarometro speciale 414 ha elaborato grafici dettagliati sulla mobilità dei cittadini Ue all’interno dell’Unione europea. Dai grafici emerge che i più viaggiatori sono i lussemburghesi, solo il 4% di loro non ha mai visitato un altro Paese Ue, seguiti dagli olandesi, il 78%dei quali ha varcato i confini nazionali nell’ultimo anno. Tendenzialmente i cittadini dell’Europa Occidentale viaggiano più di quanto facciano quelli dell’Orientale, ma non mancano le eccezioni: il 61% dei portoghesi non ha mai varcato i confini portoghesi, e il 59% degli spagnoli non è mai uscito dalla Spagna, al pari degli ungheresi. Situazione leggermente migliore per l’Italia: il 52% degli italiani non ha mai calpestato un altro Paese europeo (guadagnando un ex aequo con i polacchi), il 31% è uscito dall’Italia almeno una volta nella vita e solo il 16% nell’ultimo anno.

Complessivamente, il 37% dei cittadini Ue non è mai stato in un altro Paese Ue. Anche ridimensionando i dati, che sono puri, perché non rapportati alla dimensione, alla popolazione e ai confini dei singoli Stati Ue, il bilancio rimane piuttosto desolante. Come osservato in un recente articolo apparso su Il Post, in Europa sono circa 190 milioni le persone che “rimangono di fatto escluse dall’onnipresente retorica europea sulla libera circolazione dei cittadini attraverso i vecchi confini nazionali, e delle politiche che la accompagnano”. Perché mai, si chiede l’autore dell’articolo, queste persone dovrebbero interessarsi all’Erasmus, alla fine del roaming o praticità della moneta unica e dell’abolizione delle frontiere? Domanda provocatoria, lecita, che tuttavia vale anche a parti invertite.

Posto che si è liberi di ritenere sbagliato unire dei Paesi su una cultura comune millenaria, fallimentare avere una linea condivisa per competere con colossi come U.S.A., Russia e Cina, e intollerabile la libera circolazione delle persone e delle merci, perché mai, e soprattutto, su quali basi un cittadino europeo che non ha mai visitato l’Europa dovrebbe discettare dello stato di salute e delle sorti dell’Europa?

E perché un sovranista dovrebbe rifiutare l’unione fra Paesi dei quali ignora storia, legami e similitudini?

Casualità o no, i cittadini di Ungheria, Polonia, Austria e Italia, vale a dire i Paesi europei che più degli altri hanno accolto le istanze anti-europeiste negli ultimi tempi, sono quelli che meno hanno viaggiato in Europa, e che, è lecito pensare, meno conoscono l’Europa. Difficile, a queste condizioni, sentirsi europei.

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Giornata mondiale del cane: i libri con protagonisti i nostri amici a quattro zampe

People For Planet - Dom, 08/26/2018 - 02:24

Il 26 agosto è la Giornata mondiale del cane, così abbiamo deciso di festeggiare i nostri amici pelosi con una serie di libri in cui sono protagonisti o che parlano del loro mondo a quattro zampe.

Quattro zampe, tanto pelo e un’infinità di amore: il cane, ritenuto universalmente il migliore amico dell’uomo (anche se i fan dei gatti avrebbero qualcosa da ridire) festeggia il 26 agosto la giornata mondiale del cane, a lui dedicata. E qual modo migliore di celebrarlo se non una serie di lettura in cui i cani sono protagonisti? Si tratta di romanzi, racconti e qualche saggio per vedere il mondo dal loro punto di vista. Buona lettura!

  • Il richiamo della foresta
  • Io e Marley
  • L’arte di correre sotto la pioggia
  • Storie di cani
  • La porta di Merle
  • Un inverno con Baudelaire
  • Piccoli passi di felicità
  • E l’uomo incontrò il cane
  • Torna a casa Lassie

Continua a leggere su FOXLIFE e scopri  (o ritrova…) la descrizione di meravigliose storie senza tempo!

 

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Il nostro umore è crollato ma l’Italia ha un mare di opportunità

People For Planet - Sab, 08/25/2018 - 06:34

Il crollo del Ponte Morandi ha fatto passare in secondo piano il recentissimo incidente avvenuto sul raccordo autostradale di Bologna. Nella loro gravità i due disastri hanno però una cosa che li accomuna: la pericolosità e l’impatto del trasporto su gomma, soprattutto dei mezzi pesanti.

All’indomani dell’incidente di Bologna, dove un camion cisterna è esploso distruggendo un cavalcavia e causando morti e centinaia di feriti, Legambiente è tornata a denunciare come il trasporto su gomma sia tra i maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico e come in Italia sia ancora la modalità più diffusa di spostamento, sia delle merci che delle persone. Secondo un dossier del marzo 2018 della Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, l’Italia trasporta ancora l’80% delle merci su gomma, il 10% in più della media europea.

Legambiente ha sottolineato poi come dal 2002 al 2016 i finanziamenti statali abbiano premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade anziché in formule alternative di trasporto.

Riguardo al crollo del Morandi poi abbiamo sentito tutti che il traffico, soprattutto di mezzi pesanti, era nettamente aumentato su quel ponte, soprattutto in relazione a quando era stato progettato.

A marzo di quest’anno Milena Gabanelli sintetizzava bene nel suo Dataroom come sia cresciuto il “peso” del trasporto su gomma negli ultimi anni e come alcune strutture, ad esempio i cavalcavia, non fossero progettate per durare più di 50 anni e con questo tipo di carichi.

Oggi si parla di rinforzare il trasporto su ferro, ma dobbiamo ricordare che per trasportare le merci ci sono anche le navi, che potrebbero lavorare in tandem con i treni. L’Italia ha più di 8mila km di coste, è collegata a tutto il Mediterraneo e quando ha investito in questo settore qualche risultato lo ha ottenuto.

Secondo il rapporto Eurostat del 2016 l’Italia è al sesto posto con il 61% di commercio di beni con Paesi terzi effettuato via mare (di cui 66,6% importazioni e 55,9% esportazioni), dietro a Portogallo (81%), Cipro (80%), Grecia (77%), Spagna (74%) e Malta (67%).

Recentemente si è tenuto un convegno dedicato alle “Autostrade del mare“, un progetto lanciato dall’Unione Europea nel 2001. Il progetto aveva tre scopi: rilanciare il trasporto marittimo su alcuni assi, compreso il bacino del Mediterraneo, migliorare la coesione tra le regioni europee e decongestionare il trasporto via terra attraverso scambi intermodali, quindi l’unione di più tipologie di trasporto.

L’allora ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio, in occasione del convegno, aveva dato qualche numero. “Con le autostrade del mare sono state risparmiate 680 mila tonnellate di Co2, l’equivalente delle emissioni annue di una città di un milione di abitanti“.

In una recente intervista Guido Grimaldi, presidente di Alis, l’associazione logistica dell’intermodalità sostenibile, ha spiegato che in un anno e mezzo si sono tolti dalle strade, grazie a questo sistema di trasporto, 1 milione e 300 mila camion.

L’Unione Europea, per decongestionare i trasporti su strada e ridurre l’inquinamento, richiede che entro il 2030 il 30% del trasporto di merci su gomma passi ad altri modi di trasporto come la ferrovia e le vie navigabili interne e più del 50% entro il 2050. Secondo il documento emesso in occasione del lancio del progetto, questa misura, che prevede anche degli incentivi, in combinazione con altre, avrebbe l’obiettivo di diminuire del 60% le emissioni nel settore trasporti entro la metà del secolo.

La tragedia di Genova potrebbe essere la spinta per continuare a ripensare i trasporti verso un futuro più verde e meno pericoloso, con una logistica più moderna e minori impatti ambientali, non lasciamocelo sfuggire.

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Ambiente: Nuova Zelanda verso lʼaddio ai sacchetti di plastica

People For Planet - Sab, 08/25/2018 - 02:10

La Nuova Zelanda intende vietare i sacchetti di plastica usa e getta entro il prossimo anno per preservare il proprio territorio, costale e marino. La primo ministra Jacinda Ardern ha affermato che i neozelandesi usano centinaia di milioni di buste ogni anno. Le due principali catene di supermercati della Nuova Zelanda avevano già annunciato che avrebbero eliminato gradualmente le buste di plastica entro la fine di quest’anno.

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Intelligenza Artificiale applicata: tra mito e realtà

People For Planet - Sab, 08/25/2018 - 02:04

Se ne parla ovunque. Da un lato c’è chi ne parla bene, descrivendo le opportunità e i vantaggi di questa tecnologia. Dall’altro lato c’è invece chi l’accusa, sostenendo che costituirà un problema per l’umanità, perché andrà – in un certo senso – a sostituire l’uomo.

Queste opinioni contrastanti non fanno che confondere le idee a molti professionisti e aziende, che non hanno sempre chiaro se l’Intelligenza Artificiale sia solo un topic di discussione, o un qualcosa che è già possibile applicare al business, e a quale business.

Jerry Kaplan, docente alla Stanford University e maggiore esperto di AI al mondo, ha dichiarato che se l’Intelligenza Artificiale fosse stata chiamata con un nome più semplice, come ad esempio “Predictive Analytics” non sarebbe nient’altro che una tecnologia di automazione altamente avanzata che aiuta a fare cose che con i software non si riescono a fare.

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Nave Diciotti, arancini per i migranti

People For Planet - Ven, 08/24/2018 - 10:38

Noi Catanesi compreremo subito 177 arancini e andremo tutti insieme al porto… ad accogliere. Tutti pronti!”.
E’ l’iniziativa di un gruppo di artisti catanesi che giovedì sera hanno invitato i concittadini a presentarsi in porto di Catania per compiere un gesto di accoglienza ai 177 migranti da lunedì sera a bordo della nave Diciotti della Guardia costiera, in attesa dell’autorizzazione allo sbarco. A loro sono destinati gli arancini, espressione della gastronomia siciliana.

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Fibrosi cistica, bimbo di 8 anni scrive alla casa farmaceutica per l’Orkambi

People For Planet - Ven, 08/24/2018 - 05:54

Ha scritto alla casa farmaceutica produttrice del medicinale in grado di farlo stare meglio, oltre che di ridurre i giorni di ricovero ospedaliero, per chiedere di abbassarne il prezzo e di renderlo disponibile nel suo Paese attraverso il sistema sanitario nazionale. Luis Walker è un bambino inglese di otto anni affetto da fibrosi cistica, una malattia rara congenita e progressiva che fin dalla nascita altera le secrezioni di diversi organi. A subire la maggiore compromissione sono i bronchi e i polmoni: al loro interno il muco tende a ristagnare, generando infezione e infiammazione ingravescenti che nel tempo tendono a portare all’insufficienza respiratoria. Per questa malattia attualmente non esiste cura,  ma l’assunzione di alcuni farmaci può migliorare i sintomi e la qualità di vita dei pazienti: uno di questi, prodotto dalla Vertex Pharmaceuticals di Boston (Stati Uniti), si chiama Orkambi e sortisce ottimi effetti sul piccolo Luis, ma purtroppo il giovane paziente non può usufruirne perché il sistema sanitario inglese non ha ancora trovato con la casa farmaceutica statunitense un accordo economico che gli consenta di distribuire il farmaco.

La lettera ai vertici dell’azienda farmaceutica

Così Luis ha preso in mano un pennarello celeste e un foglio di carta e ha scritto direttamente alla vice presidente della Vertex, Rebecca Hunt: “Cara signora Hunt – si legge nella lettera riportata dalla Bbc – avete la medicina che può farmi stare molto meglio e che potrebbe evitarmi di trascorrere tanto tempo in ospedale. Vi prego vendetela al mio paese. Se vostro figlio avesse la fibrosi cistica so che mi capireste ed abbassereste il prezzo di Orkambi”. “E’ un messaggio molto semplice – spiega la madre di Luis, Christina -. Non dice altro che: ‘Per favore abbassate il costo del farmaco così il sistema sanitario nazionale inglese può permettersi di acquistarlo’”.

La risposta

La risposta della Vertex non si è fatta attendere (ma forse il piccolo Luis sperava in qualcosa di più): “Condividiamo la frustrazione di Luis e delle migliaia di persone in Inghilterra che attendono per avere accesso a questo farmaco – ha affermato Hunt -. Abbiamo impiegato ogni giorno dei mille giorni da quando l’Orkambi è stato approvato cercando di portarlo a tutti i pazienti che ne hanno bisogno; sollecitiamo nuovamente l’amministratore delegato del servizio sanitario nazionale inglese, Simon Stevens, a unirsi al nostro tavolo affinché i pazienti inglesi non debbano aspettare oltre”.

 

Fonti imm: https://twitter.com/cfholidayfund e itv.it

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Allarme microplastica, anche le lenti a contatto possono inquinare i nostri mari

People For Planet - Ven, 08/24/2018 - 02:48

D’ora in poi, fateci caso. Così impalpabili, leggere e trasparenti, le lentine possono rappresentare una minaccia per i nostri mari.

A dirlo un gruppo di ricercatori americani che per la prima volta ha indagato il “destino” delle lenti a contatto dopo l’uso e ha scoperto che quando finiscono negli scarichi delle acque reflue vengono frammentate e rischiano di arrivare nell’ambiente come microplastica.

Lo spunto è arrivato dall’esperienza personale. “Ho sempre indossato occhiali e lenti a contatto per buona parte della mia vita. A un certo punto mi sono chiesto se qualcuno avesse mai studiato quello che accade a queste lenti di plastica” spiega Rolf Halden, direttore del Centro di ingegneria per l’ambiente e la salute dell’università dell’Arizona. Quando Halden e colleghi – Charlie Rolsky e Varun Kelkar – hanno scoperto con un certo stupore che in letteratura sull’argomento non c’era nulla, hanno deciso di ampliare il lavoro già avviato da tempo sull’inquinamento da plastica.

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Cosa succederebbe se saltassimo tutti insieme?

People For Planet - Ven, 08/24/2018 - 02:24

Nell’estate del 2006, qualcuno mise in piedi un sito per promuovere il World Jump Day: il 20 luglio gli organizzatori invitavano gli abitanti dell’emisfero occidentale terrestre a saltare per due minuti, in modo da spostare il pianeta Terra dalla sua orbita su una nuova, il che avrebbe risolto i problemi del riscaldamento globale.

L’iniziativa scherzosa ebbe il suo momento di celebrità in diverse parti del mondo, Italia inclusa, ma il giorno previsto per il salto, fissato alle 11.39 e 13 secondi secondo l’orario di Greenwich, passò naturalmente senza conseguenze per il pianeta. La domanda, però, rimane, uno di quei quiz fisici oziosi che almeno una volta vengono in mente a tutti: che cosa succederebbe se tutti gli esseri umani della Terra si radunassero nello stesso posto e saltassero contemporaneamente?

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Ecologia: come un buon cittadino smaltisce le cartucce della stampante

People For Planet - Ven, 08/24/2018 - 02:06

In un mondo che guarda sempre di più all’ecologia, alla produzione dei prodotti nel rispetto dell’ambiente e del pianeta e al corretto smaltimento dei rifiuti, è fondamentale che il cittadino si muova in questa direzione. Se ogni persona facesse attenzione ad acquistare da aziende che operano quanto più possibile in modo green e a smaltire correttamente i propri rifiuti speciali, come le cartucce della stampante, ci sarebbero meno problemi di sfruttamento del pianeta e meno inquinanti in circolazione.

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Case di legno, vetro e acciaio – tra design ed ecosostenibilità

People For Planet - Ven, 08/24/2018 - 02:00

Una rassegna di realizzazioni abitative ecocompatibili selezionate da Il Sole 24 Ore,  in Italia, ma non solo, dove la qualità dell’abitare, i materiali ed il design sono in protagonisti.

Strutture in legno senza uso di colle e metallo (chiodi), che garantiscono comunque stabilità e durabilità, materiali privi di sostanze organiche volatili, inquinanti dell’ambiente interno (composti COV).

Uso diffuso del legno, lasciato allo stato naturale anche per i rivestimenti esterni. Possibile? Sì perchè le moderne tecniche di trattamento del legname consentono di mantenerlo intatto per lungo tempo.
In una delle realizzazioni, nei rivestimenti esterni in legno è stato utilizzato, per esempio, larice temprato a fuoco proprio per aumentarne le catteristiche di durabilità. Con questa tecnica si mantiene infatti il materiale intatto nel tempo, mutandone superficie e colore.

Costruzioni quasi del tutto autosufficienti energeticamente, in alcuni casi rispondenti ai requisiti di “Casa passiva” in ambiente mediterraneo.

Strutture realizzate con telaio in acciaio e tamponatura a secco su fondazioni in calcestruzzo armato, che, grazie alla leggerezza dei materiali (di massa inferiore ai materiali canonici), possono essere progettate di massa inferiore ad un sistema tradizionale. Tempi ridotti di realizzazione, da sei mesi a nove mesi per molte di queste.

Sfide alla tecnologia: per una struttura costituita da gabbie in acciaio appoggiate ad alcuni blocchi di calcestruzzo e connesse da un ponte, in un edificio rialzato da terra, in zone a forte pendenza, per permettere anche il deflusso delle acque.

Edifici dove anche le grandi vetrate, oltre a sembrare magnifici quadri e far godere del paesaggio circostante, assolvono allo scopo di apportare quanta più luminosità possibile.

Godetevi qui gli edifici selezionati da Il Sole 24 Ore con queste caratteristiche.

Immagine di copertina: fotomontaggio di Armando Tondo, luglio 2018

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Il pesce di allevamento è più o meno sano?

People For Planet - Gio, 08/23/2018 - 09:35

Di questa cifra complessiva, 90,9 tonnellate provenivano dalla pesca e 80 dagli allevamenti. Mentre il pescato è diminuito di quasi il 2%, l’allevamento di prodotti ittici è cresciuto di oltre il 5%.

Il consumo per ogni persona è in continuo aumento e avrebbe appena superato i 20 chilogrammi all’anno. Secondo la Fao nei consumi finali si sarebbe già verificato il sorpasso del pesce che arriva dagli allevamenti, 10,8 chili, rispetto a quello che arriva dalla pesca, 9,6 chili.

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Nuova Zelanda: la ministra delle Donne, incinta di 42 settimane, va in bici in ospedale per partorire

People For Planet - Gio, 08/23/2018 - 04:47

Dimenticate (per questa volta) di auto blu e privilegi. Questa storia racconta di forza, determinazione e coerenza con quanto sempre promosso e sostenuto: la bicicletta. Domenica 18 agosto 2018, la ministra di 38 anni e alla sua prima gravidanza, ha pedalato in sella alla sua bicicletta per circa un chilometro, così percorrendo il tragitto da casa fino all’ospedale City Hospital Auckland, dove è stata ricoverata per indurre il parto e dare alla luce la sua prima bambina. Nessuna imprudenza. Il breve tragitto, per lo più in discesa, è stato percorso con una bicicletta elettrica e in totale sicurezza stradale. Come si evince dalle foto sul suo profilo Instagram postate all’entrata dell’ospedale, la donna era provvista anche del caschetto.

“Una gran bella domenica  per una passeggiata in bicicletta verso l’ospedale e partorire finalmente questa bimba” Scrive sui social la ministra “Io e il mio compagno siamo andati in bici perché non c’era posto in auto per la squadra di supporto… mi ha messo anche di ottimo umore”.

Foto di Julie Anne Genter da profilo Instagram

Non è la prima volta che le donne politiche della Nuova Zelanda fanno parlare di sé. È infatti la seconda ministra del governo neozelandese che partorisce durante l’anno del 2018. Lo scorso 21 giugno, la premier Jacinda Ardern è tornata al lavoro, dopo solo sei settimane, a seguito del suo primo parto che ha visto la nascita della bambina Neve. La stessa Ardern, eletta l’anno scorso, è la seconda donna premier al mondo a partorire mentre è in carica, dopo la pakistana Benazir Bhutto nel 1990.

La ministra delle donne ha dichiarato che si assenterà per un periodo di tre mesi dai suoi incarichi di parlamentare e sei settimane dai suoi doveri ministeriali.

Totale sintonia e supporto alla premier arriva da tutto Partito e non solo dal gentil sesso. James Shaw, vice del partito, ha dichiarato durante la conferenza del Partito: “Anne ha fatto un’impresa davvero notevole. Siamo lieti che sia arrivato un secondo bambino ministeriale. Sono molto orgoglioso di vivere in un Paese in cui due membri dell’esecutivo riescono ad avere figli conciliandoli con il loro lavoro. È una notizia fantastica.”

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La casa di paglia: mica balle!

People For Planet - Gio, 08/23/2018 - 04:14

Una struttura in balle di paglia che oggi è diventata uno straordinario luogo di aggregazione per la comunità.
Intervista a Emanuele Cerutti, presidente di “achilometrozero”.
Per maggiori informazioni sulla casa di paglia

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La casa più green del mondo è targata Parma

People For Planet - Gio, 08/23/2018 - 02:53

Lucia Filippini, architetta parmigiana a capo di un team internazionale che ha vinto in Cina un concorso dedicato alle abitazione ecologiche, è stata intervistata da 12TgParma.

FONTE:  Gazzettadiparma.it

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