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Libri in cambio di rifiuti

People For Planet - Lun, 02/25/2019 - 10:50

Succede a Polla, un comune italiano in provincia di Salerno, dove un libraio cerca di spingere la comunità a riciclare regalando libri.

Libri in cambio di rifiuti, un modo per smaltire in maniera corretta plastica e alluminio, invitando gli abitanti a leggere. Questa è l’iniziativa che è stata messa in atto a Polla, un comune in provincia di Salerno, dove Michele Gentile, titolare della libreria Ex Libris Cafè, ha lanciato l’idea. Michele non è nuovo a progetti che mirano a sensibilizzare i propri concittadini a leggere e ad appassionarsi alla lettura. 
Nel 2002 infatti aveva proposto e messo in atto “libro sospeso”, un progetto che ha lo stesso funzionamento del caffè sospeso, tanto famoso a Napoli. I clienti della libreria possono infatti comprare due libri e lasciarne uno in negozio per regalarlo a chi non ha le possibilità economiche per acquistarlo.

Il progetto “libro sospeso” permette alla persona non solo di acquistare un libro in più e di regalarlo, ma anche di decidere se destinare il libro ad una persona qualsiasi o ai ragazzi che stanno scontando una pena in un carcere minorile. Michele Gentile dopo questa iniziativa, ancora attiva nella libreria di Polla, torna a proporre un’altra bellissima idea: Non rifiutiamoci
Un’idea semplice che prevede di regalare un libro alle persone che portino alluminio o plastica da riciclare.


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Crowdfounding: senza banca si può

People For Planet - Lun, 02/25/2019 - 02:14

Pare di sì, con il crowdfounding e il microcredito, il secondo figlio del primo.
Letteralmente si tratta di un modo per reperire finanziamenti tramite la gente (crowd, folla in inglese), una sorta di campagna di raccolta fondi che parte dal basso.
La veloce diffusione del crowdfunding è dovuta essenzialmente alla crescente espansione dei social media e alla globalizzazione geopolitica.
Oggi basta saper utilizzare il web e conoscere un po’ di lingua inglese per tentare di racimolare soldi senza limiti territoriali, da gruppi di persone con interessi comuni al fine di finanziare un progetto o un’iniziativa.
Proprio per questo è particolarmente indicato per incentivare le start up.
Grazie al crowdfunding, per esempio, la scuderia di Formula 1 Caterham F1 Team, ha trovato il denaro per partecipare al Gran premio del 2015 ad Abu Dhabi, dopo averne saltati due per mancanza di capitale.
Questo strumento ha passato una fase iniziale in sordina, ma ora sembra finalmente essere sulla bocca di tutti.
Quella a cui stiamo assistendo ora è un’ampia sperimentazione di soluzioni innovative e alternative che spiega la vasta gamma di piattaforme presenti sul mercato.
Secondo il più recente report globale sullo stato del crowdfunding pubblicato su Crowdsourcing.org, ce ne sono circa 500 attive nel mondo di cui il 50% con base in Europa.
In Italia se ne possono contare una trentina, quasi tutte nate dopo il 2011, a parte Kapipal e Produzioni dal Basso avviate nel «lontano» 2005.
In linea generale possiamo classificare le piattaforme in base al tipo di ritorno che le persone ottengono una volta che hanno donato del denaro per un progetto.
Secondo il report citato, più dei due terzi di quelle presenti al mondo sono reward-based crowdfunding: quando qualcuno effettua una donazione riceve in cambio una ricompensa o un premio, siano essi materiali – per esempio il pre-ordine del prodotto non ancora sul mercato – o più intangibili, anche un semplice «grazie» sul sito.
Alcune piattaforme sono, invece, dei veri tramiti di investimento finanziario come avvenuto ad esempio, nel caso della musica, con SellaBand e Bandstocks.
Gli iniziatori del progetto e i loro partner generalmente definiscono una scadenza entro la quale reperire una somma.
Quest’ultima viene divisa in migliaia di parti uguali offerte in forma di azioni a prezzo fisso.
Una volta raggiunto l’obiettivo inizia una fase di investimento.
Si tratta, però, di una modalità diffusa soprattutto all’estero.
In Italia i limiti imposti dalla legislazione hanno rallentato non poco lo sviluppo di piattaforme equity-based, come SiamoSoci, che comunque può già vantare alcuni successi importanti.
Anche il microcredito è una forma di crowdfunding molto utile per fare a meno delle banche.
Si tratta di una fornitura di servizi finanziari a clienti con bassi redditi, inclusi semplici consumatori e lavoratori in proprio che tradizionalmente non hanno accesso a servizi bancari.
Il denaro è raccolto da un gruppo di persone ed è gestito da un intermediario locale.
Questo è il modello seguito, per esempio, dalla popolare piattaforma Kiva.
Ricordiamo che il microcredito ha permesso all’economista bengalese Muhammad Yunus di vincere il premio Nobel per la pace nel 2006.
La sua Grameen Bank ha dato dignità e speranza a milioni di poveri oltre che uno schiaffo morale alla Banca mondiale.
Yunus, noto come «il banchiere dei poveri», ha istituzionalizzato i piccoli prestiti che hanno consentito, come dice la motivazione del premio, «di creare sviluppo economico e sociale dal basso».
Come racconta Cristina Nadotti su la Repubblica, «Yunus e i suoi collaboratori hanno cominciato battendo a piedi centinaia di villaggi del poverissimo Bangladesh, concedendo in prestito pochi dollari alle comunità, somme minime che servivano per avviare progetti imprenditoriali. Un’azione che ha avviato anche un circolo virtuoso, con ricadute sull’emancipazione femminile, poiché Yunus ha fatto leva sulle donne per creare cooperative e promuovere il coinvolgimento di ampi strati della popolazione».
La Grameen Bank oggi ha oltre 1.084 filiali e ci lavorano 12.500 persone. I clienti in 37 mila villaggi sono 2 milioni e 100 mila, per il 94% donne.
Il sistema non è in perdita: il 98% dei prestiti viene restituito. E allora vuol dire che funziona.

Sandro Ruotolo e le storie di mafia

People For Planet - Dom, 02/24/2019 - 10:00

Prima gli hanno tolto la scorta, poi gliel’hanno ridata per una sollevazione popolare, straordinaria per questi anni in cui tutto sembra passare sopra le teste della gente senza che ci siano reazioni evidenti. In questo caso la gente si è fatta sentire. Perché a Sandro Ruotolo ci si è affezionati fin dai tempi in cui Michele Santoro lo chiamava in collegamento dalle sue trasmissioni: “Sentiamo dov’è Sandro Ruotolo” arrotolando la erre del cognome.

E ci si presentava questo signore, con dei grandi baffoni che negli anni si sono via via imbiancati e sembra infoltiti. E senza grandi clamori, senza autoreferenzialità di sorta, eccolo lì a mettere il microfono davanti a capibastone, mafiosi e altri personaggi del genere.

Il nostro eroe nasce a Napoli nel 1955 e inizia a fare il giornalista nel 1974 lavorando per il quotidiano Manifesto. Dall’80 entra in Rai come corrispondente dalla Campania e dal 1988 inizia a collaborare con Michele Santoro seguendolo nei vari spostamenti dalla Rai a Mediaset.

Nel 1997 viene uccisa per errore dalla Camorra la cugina Silvia, che si trova tragicamente in mezzo a una sparatoria.

Sandro Ruotolo si candida nel 2013 nelle liste dell’ex magistrato Antonio Ingroia: la lista non ha successo e il giornalista non viene eletto ma rimane famoso il suo rifiuto di stringere la mano durante un dibattito televisivo a Simone Di Stefano di CasaPound dichiarandosi: “Orgogliosamente antifascista”.

E poi la fa troppo grossa perché la Camorra gliela lasci passare liscia. Michele Zagaria, boss del clan dei Casalesi, nel 2015 lo minaccia di morte a seguito di un’inchiesta sui rifiuti tossici in Campania. E a Ruotolo viene assegnata la scorta.

Nei primi giorni di febbraio di quest’anno la notizia invade i giornali: hanno revocato la scorta al giornalista campano. Lo annuncia l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando via Twitter.

Forse qualcuno ha pensato che passati 4 anni la Camorra si sia dimenticata di lui? Che non sia più necessaria la protezione?

La risposta è ben scandita da Sandro Borrometi sull’agenzia di stampa Agi: «Vi invito a riascoltare il video con la deposizione al ‘maxi processo’ a Palermo del collaboratore di giustizia più importante di tutti i tempi: Tommaso Buscetta. Ai giudici che gli chiedevano come sia possibile che, dopo anni, i mafiosi abbiano ucciso un uomo che li ha denunciati, lui risponde: ‘La mafia non ha scadenze’. Le condanne delle mafie, purtroppo, sono tremende. E chi le vive lo fa con paura ma, soprattutto, con la consapevolezza di fare solo e soltanto il proprio dovere. Paura, appunto, che un giorno ti dicano ‘ecco adesso possono ammazzarti’. Perché con le mafie non si scherza. E sono tanti, troppi, i casi di chi ci ha rimesso la vita quando è stato lasciato solo.»

Di fatto, togliere la scorta a Ruotolo significava impedirgli di fare il suo lavoro – attualmente il giornalista collabora con Fanpage.it e altri siti -, non avrebbe potuto farsi vedere a Caserta e in altri posti pericolosi.

«Perché?» viene dunque da chiedersi… Quale sia stato il motivo – e qualche insinuazione nella rete si trova – la notizia della revoca della scorta a Ruotolo fa il giro dei giornali e del web, ne parlano tutti e pochi giorni dopo la decisione viene sospesa. Uno degli ultimi giornalisti d’inchiesta è protetto e tutti tiriamo un sospiro di sollievo

Donne, mamme, lavoro: adottiamo il Piano C!

People For Planet - Dom, 02/24/2019 - 08:42

A Milano, in Via Simone d’Orsenigo 18, c’è Piano C, un’associazione che ha creato un co-working studiato specificamente per le donne, davvero innovativo. Non solo uno spazio dove lavorare ma anche un aiuto per aumentare, ad esempio, la propria visibilità nel mercato del lavoro.
C’è anche uno spazio per i bambini (coBaby) con educatrice e giochi.
Intervista a Sofia Borri, Direttrice Generale Piano C.

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Video di Indi Mota, da un’idea di Margherita Aina

Radici di ospitalità

People For Planet - Sab, 02/23/2019 - 17:00

Salviamo le api: la Germania pensa a una legge

People For Planet - Sab, 02/23/2019 - 15:00

Quasi due milioni di persone mobilitate per chiedere prati fioriti e migliaia di cittadini in piazza travestiti da api, e non per Carnevale. È successo nella regione tedesca della Baviera, dove sono state raccolte un milione e 745 mila firme per chiedere di salvare le api.
La raccolta è stata promossa per portare avanti una proposta referendaria e chiedere al Governo che si mobiliti per salvaguardare gli insetti impollinatori, sempre più in pericolo per via dei cambiamenti climatici, di habitat e per l’uso di pesticidi. La richiesta è che venga promossa un’agricoltura maggiormente rispettosa per l’ambiente, disincentivato l’uso dei prodotti chimici e aumentato il numero di spazi verdi e prati fioriti.
Secondo le regole tedesche, per ottenere un impegno del Parlamento a prendere in considerazione la legge occorrevano un milione di firme: ne sono state presentate quasi il doppio, raccolte in sole due settimane.

Foto: dpa/Sven Hoppe

Visto il successo, la Germania pensa a una legge

Anche grazie al grande successo di questo referendum, promosso dai Verdi tedeschi e dal Partito Democratico Ecologico Bavarese, il ministro tedesco dell’Ambiente Svenja Schulze ha proposto un programma di protezione degli insetti, con disposizioni vincolanti e modifiche della legislazione e dei regolamenti sull’uso dei pesticidi e interviene anche sulla gestione delle acque.

Tra 100 anni senza insetti?

Api e insetti utili purtroppo sono in serio pericolo: “gli ultimi dati globali parlano di un forte declino di tutti gli insetti che, secondo alcune previsioni, senza un’inversione di tendenza, potrebbero sparire nel giro di 100 anni”, ha detto all’agenzia di stampa AdnKronos Federica Ferrario, la responsabile della campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia. La loro sparizione avrebbe un impatto “devastante” sulla vita di tutti i giorni e sull’agricoltura.

Spiega Ferrario: “Senza gli impollinatori non esisterebbe il 90% della flora che oggi ci circonda e sarebbe compromessa la gran parte della produzione alimentare: il 30% di quello che arriva sulle nostre tavole dipende direttamente dagli impollinatori e il 75% della produzione agroalimentare è in qualche modo legata a loro”.

Sembra un evento impossibile, eppure, racconta Ferrario, in alcune regioni della Cina dove si è abbondato nell’uso indiscriminato di sostanze chimiche, oggi le api sono sparite e gli agricoltori sono costretti a impollinare manualmente i fiori, con “costi insostenibili e risultati non paragonabili a quelli ottenuti naturalmente”, spiega Ferrario. Un servizio che le api rendono gratuitamente in tutto il mondo e che vale, secondo le stime stime di Greenpeace, circa 265 miliardi di euro all’anno.

Cosa si può fare

La stessa Greenpeace promuove una petizione per portare avanti una richiesta di maggior tutela delle api a livello mondiale e a livello europeo presso la Commissione Europea, mentre qualche giorno fa in Italia la deputata di Liberi e Uguali Rossella Muroni ha annunciato che con i Verdi promuoveranno una raccolta firme simile a quella della Baviera.

Noi abbiamo già noleggiato il vestito da ape. Dove ci vediamo?

I progetti per la circolarità di IKEA: mobili interamente riciclati, mobili usati rivenduti a minor costo.

People For Planet - Sab, 02/23/2019 - 01:53

Questa una delle tre strategie per la sostenibilità  delineata e programmata  in documenti della multinazionale svedese IKEA il cui ultimo uscito, a giugno 2018, si chiama People & Planet Positive, con un richiamo, già dal nome, agli obiettivi principali che il colosso si pone.

IKEA si propone di cavalcare l’onda del cambiamento dando il via a una serie di esperimenti nelle diverse aree di vendita in tutto il mondo e facendo dell’economia circolare a salvaguardia dell’ambiente il proprio modello di sviluppo per il futuro: uno dei tre obiettivi fondamentali di sviluppo che si pone per il 2030. Gli altri due obiettivi dichiarati nel documento riguardano la promozione di uno stile di vita sostenibile per i suoi clienti ed una migliore qualità della vita per oltre un miliardo di persone.

Tutto questo nasce dalla consapevolezza che le attività di IKEA hanno un grandissimo impatto: sull’ambiente, sui comportamenti degli utilizzatori, su come vivono le persone che vi lavorano o che fanno parte dell’indotto. Le materie prime utilizzate, i rifiuti prodotti a fine vita, le persone coinvolte, sono- nel caso del colosso IKEA- numeri davvero rilevanti. Per questo l’economia circolare è un obiettivo importante per IKEA, perché può contribuire a fare la differenza.

La cucina Kungsbacka è stato il suo primo “esperimento” di cucina interamente riciclata, un primo passo significativo verso un’economia a rifiuti zero. Il progetto è partito con l’idea iniziale di creare un’anta più “ecologica” per le cucine e, in collaborazione con un innovativo fornitore italiano, la 3B di Treviso, il team ha studiato le varie opportunità offerte dai materiali riciclati.

Gli studi e le ricerche effettuate hanno portato alla creazione di un nuovo materiale: una lamina in plastica realizzata con le bottiglie in PET provenienti dalla raccolta differenziata di alcune città giapponesi. Una cucina fatta di PET riciclato e legno riciclato consente di risparmiare il petrolio necessario per la produzione di questo tipo di plastica e ridurre il numero di bottiglie destinate alle discariche e di risparmiare, ovviamente, sulla quota di legno vergine. Nel complesso il risparmio in termini di inquinamento e di emissioni nocive è significativo: per rivestire la superficie di un frontale Kungsbacka nero dalle dimensioni di 40 x 80 cm, infatti, vengono riutilizzate 25 bottiglie di plastica da mezzo litro. Secondo l’ultimo report (“People & Planet Positive 2018”) IKEA stima che ben 13,5 milioni di mobili potrebbero essere riciclati, riutilizzati o riparati.

È così che IKEA ha deciso di elaborare uno schema circolare per espandere la vita dei suoi prodotti, abbandonando il classico sistema lineare che prevede come destinazione finale la discarica. L’economia circolare crea un circolo virtuoso in cui si minimizzano o annullano del tutto gli scarti e le risorse iniziali vengono recuperate e valorizzate. Mentre il modello lineare de-responsabilizza totalmente da qualsiasi conseguenza: le grandi compagnie devono produrre e ricavare e i consumatori devono semplicemente consumare senza porsi alcuna domanda su come quell’oggetto sia stato prodotto, da chi, dove, come la materia prima sia stata ricavata e processata e cosa succederà dopo che verrà utilizzato per una volta o per poco tempo e poi buttato.

Nel precedente documento, Strategia per la Sostenibilità, aggiornato al 2014, già si definivano obiettivi precisi per contrastare il cambiamento climatico e la deforestazione, salvaguardare le risorse idriche e diminuire la quota rifiuti prodotta con un termine temporale per portare i relativi progetti a compimento per il 2020.

Tra gli obiettivi più significativi del documento: produrre per quella data una quantità di energia rinnovabile pari a quella consumata per lo svolgimento delle sue attività, arrivare ad utilizzare cotone riciclato o coltivato con metodi che riducono consumi di acqua,  pesticidi o fertilizzanti chimici e approvvigionarsi totalmente da legno riciclato o certificato FSC ®.

La certificazione FSC è un marchio internazionale, indipendente e di parte terza, specifica per il settore forestale e i prodotti derivati dalle foreste, il quale garantisce che la gestione forestale sia rispettosa dell’ambiente, socialmente utile ed economicamente sostenibile .

Già da alcuni anni IKEA utilizza alcune tipologie di legnami provenienti da foreste certificate FSC in Vietnam e Malesia per produrre mobili da giardino. I legnami prescelti sono acacie dal fusto molto resistente, ideale per i mobili in ambiente esterno.  Insieme ai fornitori e a partner come WWF, IKEA ha implementato un modello per ripiantumare dove disboscato e per garantire diritti alle comunità locali per la tutela della salute e dell’ambiente.

Quest’anno poi IKEA ha bandito l’uso di materiali plastici monouso come: cannucce, piatti e bicchieri, posate nei propri negozi e ristoranti (vedi articolo: https://www.peopleforplanet.it/ikea-vieta-la-plastica-monouso-entro-il-2020-e-non-solo/).

Con il nuovo documento del 2018, People & Planet Positive, dopo aver fatto il punto su quanto raggiunto, vengono definiti i nuovi obiettivi per il 2030 e dei principi di base che si possono riassumere in 6 punti principali.

  1. Progettare per una durata prestabilita, la più lunga possibile.
  2. Scegliere i materiali migliori, preferendo quelli rinnovabili o riciclati .
  3. Progettare per il riciclo, scegliendo materiali che possano essere facilmente riciclati.
  4. Ridurre al minimo gli sprechi durante la fase di produzione e il consumo di materiali, acqua, energia, e prodotti chimici.
  5. Progettare per la standardizzazione e la compatibilità, abilitando anche l’intercambiabilità con prodotti di altri marchi.
  6. Progettare prodotti in grado di soddisfare le esigenze del cliente per tutta la vita, facilitando la riparazione, la manutenzione, e/o l’aggiornamento, e offrendo così una connessione emotiva con il prodotto a lungo termine.

È di rilievo, sempre per gli aspetti legati alla circolarità, il progetto lanciato da Ikea Australia: un progetto pilota, sempre nell’ottica del riuso/riciclo/recupero del modello circolare, grazie al quale i clienti potranno disfarsi di pezzi di arredamento danneggiati o indesiderati ed essere rimborsati con voucher da poter spendere nel negozio. Il servizio sarà disponibile presso IKEA Tempe, a sud di Sydney, e si aggiungerà ai programmi Ikea esistenti in tutta l’Australia per il recupero di vecchi divani, materassi, batterie e lampadine usate.

L’iniziativa è nata da un’attenta analisi del mercato e dei desideri di consumatori. I responsabili Ikea Australia hanno infatti rilevato che più della metà degli australiani ha gettato via qualche pezzo di arredamento nel giro di 12 mesi: tavolini da caffè, divani, sedie sono in cima alla lista di cose che sono finite in discarica. Sempre dalla stessa ricerca, risulta che un australiano su quattro ha affermato di non essere in grado di riparare gli articoli danneggiati, ma il 34% del totale del campione ha dichiarato che sarebbe felice di acquistare mobili di seconda mano. Lo schema circolare è dunque la via migliore per espandere la vita dei prodotti, abbandonando il classico sistema lineare che prevede come destinazione finale la discarica.

Il progetto prevede la compilazione da parte del cliente di modulo online, si inviano per e-mail le foto dei mobili di cui si vuole disfare e questi vengono valutati da un membro dello staff. Il cliente verrà poi informato se i suoi mobili sono qualificati per il servizio e, in caso affermativo, gli verrà offerto un voucher dal valore massimo del 50% del prodotto originale. I mobili saranno messi in vendita in Ikea Tempe allo stesso valore del buono dato al cliente in modo che il guadagno ci sia e sia davvero tutto per l’ambiente.

Altre Fonti:

https://www.ikea.com/it/it/about_ikea/newsitem/ante_KUNGSBACKA
https://www.architetturaecosostenibile.it/green-life/green-economy/ikea-circular-living-economia-circolare-arredamento-204
https://www.ikea.com/ms/it_IT/this-is-ikea/people-and-planet/energy-and-resources/index.html
https://www.ikea.com/ms/it_IT/this-is-ikea/people-and-planet/index.html

I migliori insegnati al mondo riuniti a Dubai

People For Planet - Ven, 02/22/2019 - 15:00

“Quando ero un bambino c’erano molti supereroi che avrei voluto essere. Ma adesso – ha detto il supereroe “X-Men”, nelle vesti dell’attore che lo interpreta, Hugh Jackman – posso dire che i veri supereroi sono quegli insegnanti che cambiano il mondo”. Jackman ha annunciato in video i finalisti del ‘Global Teacher Prize‘ promosso dalla Varkey Foundation, che porterà a Dubai i migliori insegnanti di tutto il mondo, assieme a personalità dell’imprenditoria pubblica e privata, per parlare di eguaglianza sociale, istruzione per tutti e occupazione.

Nessun italiano, ma per poco. Il nostro candidato, Giuseppe Paschetto, professore di Matematica e Scienze nella Scuola Secondaria di primo grado a Garbaccio di Mosso, in provincia di Biella, è entrato nella top 50, ma non tra i finalisti, per il lavoro svolto in classe (e non solo). Tra i suoi progetti, ci sono le fontanelle alimentate a energia solare; il percorso ecologico con cartelli educativi; una “biblioteca del parco” per riconoscere e conoscere le piante che fanno parte della nostra quotidianità. Grazie a lui, la scuola dove lavora si è dotata di strumenti scientifici e tecnologici avanzati e ha sviluppato progetti innovativi e programmi di alta qualità: ad esempio, il gruppo astronomico scolastico “Collina delle stelle”; che organizza serate di osservazione dei cieli su una collina. Qui gli studenti imparano i nomi arabi delle stelle e delle costellazioni, con il contributo degli studenti stranieri, per fare dell’astronomia un veicolo di inclusione sociale, come la cultura dovrebbe sempre essere, in generale. Il suo lavoro gli è già valso oltre 20 premi in diversi ambiti scientifici, tra cui ecologia, energia, raccolta e smaltimento rifiuti, nutrizione, cittadinanza attiva e ambiente montano.
“Non sarò nella Top 10 del premio – ha scritto Paschetto sulla sua pagina Facebook – ma sono felice per i colleghi di tutto il mondo che ne fanno parte e che sono portatori di esperienze davvero straordinarie di scuola di qualità come leva per l’inclusione e il riscatto sociale in situazioni in alcuni casi di enorme difficoltà, povertà e disagio. E personalmente sono comunque felice di essere stato incluso per 10 anni, come membro dei 50 finalisti, tra gli ambasciatori della Varkey Foundation nel mondo, e di poter prendere parte dal 21 al 24 marzo a Dubai al Forum Mondiale sull’educazione e le competenze. Rappresentante della scuola italiana e soprattutto della mia piccola grande scuola di Mosso”.
Paschetto è stato nominato Ambasciatore della Varkey Foundation e per dieci anni porterà nel mondo il suo metodo, per un concorso che ha selezionato oltre 10mila i candidati, da 170 Paesi.

A Dubai parleranno insegnanti coraggiosi e ispirati: dal paladino dei diritti Lgbt di un istituto della periferia inglese; alla ex miss India che con il teatro fa scuola ai bambini di strada del Gujarat; al maestro kenyano che dona in beneficenza l’80% del suo stipendio. Per 5 anni l’associazione Varkey Foundation ha cercato tra le scuole del mondo per trovare e poter celebrare i più bravi insegnanti e dare alla scuola ciò che merita: visibilità e attenzione. Il vincitore, il 24 marzo a Dubai, riceverà un milione di dollari.

Ecco alcune delle esperienze in mostra: «Junk Robotics, Promoting Sustainability» è il programma usato da Débora Garofalo nella periferia di San Paolo in Brasile, tra le favelas, che sfrutta la tecnologia per avviare i giovani al lavoro insegnando loro (e alla comunità) come gestire i rifiuti e riutilizzare gli scarti, trasformandoli in prototipi. Ha introdotto nelle sue lezioni fondamenti di elettronica e infine è passata a costruire robot complessi. Più di duemila gli studenti che hanno creato prototipi di ogni tipo assieme a lei: robot, carrelli automatizzati, barche, modelli di aerei. Oltre di 700 kg di spazzatura sono stati trasformati in qualcosa di nuovo, mentre gli studenti imparavano il lavoro collaborativo e interdisciplinare, insieme all’elettronica e alla fisica. Le scuole municipali di San Paolo hanno ora introdotto il programma «Junk Robotics» tra le materie curricolari.

Andrew Moffat, della Parkside Community School di Birmingham, scuola altamente multietnica in una zona depressa, prima di diventare insegnante ha lavorato con disoccupati, senzatetto e tossicodipendenti. Poi ha pensato di spostarsi sulla scuola, per agire preventivamente sui ragazzi. Dirige un doposcuola che aiuta i piccoli a socializzare con coetanei di razze, religioni e culture diverse. Ha ideato seminari e laboratori, e un sito web www.equalitiesprimary.com dove raccoglie le sue proposte educative e suggerimenti pratici per diffondere il suo metodo. Un suo corso di uguaglianza Lgbt ha scatenato forti proteste nella comunità, che è al 98% musulmana. In un’intervista alla Bbc ha commentato: «Ci sono molte persone che riconoscono che questo lavoro è importante e questo è ciò che mi interessa più di tutto». Nel novembre 2017 è stato premiato dalla Regina d’Inghilterra.

Daisy Mertens, Paesi Bassi è la vincitrice del «National Primary Teacher 2016». Oggi lavora in una grande scuola pubblica, frequentata da più di 400 studenti di oltre 30 diverse nazionalità. Molti tra i suoi alunni hanno gravi problemi di apprendimento, ma lavorano al fianco dei bambini più dotati con successo: a confutare il diffuso convincimento che le classi che includono immigrati di prima generazione rallentino l’apprendimento dei bambini.

Hidekazu Shoto, a Tokyo, usa Skype e Minecraft per insegnare le lingue straniere, lavorare in rete con studenti di tutto il mondo, fare amicizia e sviluppare lavori di gruppo a distanza. Un metodo che è già stato premiato da Microsoft come «Innovative Educator Expert».

Nel Bronx di New York, Melissa Salguero insegna musica di una scuola elementare. Ha creato da zero una band musicale per finanziare l’acquisto di strumenti musicali. Nel 2014, un incendio ha distrutto la scuola e gli strumenti, ma una canzone sulla ricostruzione e la guarigione, postata su Youtube – «We will rise» – è diventata virale e Melissa è divenuta celebre dopo aver partecipato a un talk show televisivo che le ha donato strumenti nuovi di zecca e 50mila dollari. Oggi sette studenti su dieci, nella scuola, suonano uno strumento e il tasso di abbandono scolastico si è ridotto al 5%. L’anno scorso, Melissa Salguero ha vinto il Grammy «Music Educator Award».

“Insegno a ciascuno che non importa da quale background proviene, ma dove può arrivare”. Le parole dell’insegnante cingalese Tamil, Yasodai Selvakumaram, riassumono il senso dell’intero progetto, di tutte queste storie e delle altre che saranno celebrate a Dubai. La famiglia di Yasodai è scappata in Australia, a Sidney, quando lei era molto piccola, per fuggire alla guerra e alle persecuzioni dello Sri Lanka. Ma anche nella sua nuova patria ha trovato molte difficoltà ad attenderla, vissute però assieme alla voglia di lottare perché tutti abbiano pari accesso all’educazione, e alle cure mediche.

Nella foto in copertina il Prof. Giuseppe Paschetto (Fonte)

Coop acquisterà solo pecorino in grado di assicurare agli allevatori il prezzo di 1 euro al litro

People For Planet - Ven, 02/22/2019 - 09:00

In un suo comunicato del primo pomeriggio di mercoledì 13 febbraio – Coop, l’insegna leader della grande distribuzione in Italia con una rete di oltre 1100 punti vendita, interviene concretamente in merito alla crisi del settore lattiero-caseario sardo a fianco dei produttori di latte

Da notare che la rivolta dei produttori è nata dal pagamento di meno di 60 centesimi a litro.

E lo fa con un impegno immediato e tangibile riconoscendo ai fornitori del prodotto Coop un valore all’acquisto del pecorino in grado di assicurare agli allevatori il prezzo di 1 euro al litro. Si tratta di un’iniziativa straordinaria di Coop che verrà sostenuta per un periodo utile a superare la crisi di mercato in corso e che interesserà i fornitori e gli allevatori coinvolti nella produzione dei pecorini Coop, compreso il pecorino romano (le linee Coop e Fior Fiore presenti sugli scaffali).

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Mela, il “frutto proibito” è (molto) meglio bio

People For Planet - Ven, 02/22/2019 - 01:08

Diverse culture nel mondo riservano alla mela un posto d’onore nell’immaginario collettivo, e la utilizzano per riti e tradizioni speciali. Nella cultura ebraica la mela è protagonista dell’anno nuovo, e si mangia a Capodanno, intinta nel miele, per assicurarsi un anno di dolcezze. La mela è considerata dagli ebrei un frutto speciale, unico e prezioso, associato a tutte le virtù, all’amore, al rispetto reciproco, alla forza d’animo e alla determinazione. Da Eva a Biancaneve, passando per Ercole e i pomi d’oro (il regalo nuziale di Zeus a Era), arrivando a Paride e alla guerra di Troia (scoppiata per via del pomo della discordia), per giungere al simbolo della Apple, appunto, ma soffermandosi prima sul frutto corrotto del Caravaggio e sul colpo della mela di Newton, rimirando innumerevoli madonne col bambino e una mela in mano, siamo a Venere, che ne fece il suo simbolo, e poi c’è una mela verde a coprire il volto dell’uomo di Magritte… mentre simbolismo e sacralità della mela si trovano già nei celti, per i quali, nientepopodimeno, l’aldilà era l’isola delle mele (ovvero avalon, da aval, mela, da cui le attuali apple in inglese e Apfel in tedesco). La mela è oggi in assoluto il frutto più mangiato al mondo: se ne staccano quasi 76 tonnellate l’anno (per fare un paragone, di arance ne produciamo “solo” 50 tonnellate).

Deve aver pensato anche a questo il mensile Il Salvagente, titolando la sua inchiesta sulla qualità delle mele nella grande distribuzione, “La mela proibita”. E deve aver pensato anche al fatto che la mela è uno degli alimenti che assorbono e concentrano maggiori quantità di pesticidi e diserbanti. Insieme a fragole, pesche, spinaci, mandarini, patate, pomodori, uva e pere, le mele fanno parte della cosiddetta sporca dozzina, secondo l’indagine condotta ogni anno dall’Enviromental Working Group statunitense. Vittime degli assalti di parassiti e funghi, le mele necessitano infatti di numerosi trattamenti con sostanze chimiche anche tossiche durante tutto il tempo del loro ciclo produttivo. E tendono a trattenerli. Che fare? Scegliere bio? Biodinamico o lotta integrata basteranno? E a lavarle bene bene?

Il Salvagente ha analizzato 22 campioni di diverse marche di mele, acquistate tra supermercati comuni, discount, negozi bio e persino in un fast food. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti Coop, Conad, Esselunga, Lidl, Carrefour, Eurospin, Pam&Panorama, Todis, Simply, Castoro, Almaverde Bio Market, Naturasì e McDonald’s. Fatta eccezione per il celebre fast food statunitense, che serve la mela ai clienti sotto forma di snack a fette in bustina e non ha indicato la tipologia sull’etichetta, tutti i campioni sono stati analizzati in quanto esemplari interi e appartenenti alle più diffuse varietà reperibili sul mercato: Gala, Stark (red) delicious, Pink lady, Kanzi.

Per effettuare i test oggettivi e indipendenti è stata presa in considerazione la presenza di residui derivanti da diverse sostanze nocive, come metalli pesanti, rame, pesticidi e patulina per citarne alcuni.

Il risultato complessivo è di ben 14 pesticidi rinvenuti sulle bucce delle mele, con un esemplare (mela stark acquistata da Todis) che ne ha raccolti addirittura cinque differenti. “Va sottolineato che in nessuno dei casi presi in esame sono stati superati i limiti massimi previsti dalla legge, ma la quantità di molecole presenti obbliga tuttavia il consumatore a una certa attenzione”, dicono da Il Salvagente. “Come dimostrato da molti studi scientifici, l’effetto moltiplicatore della sommatoria multiresiduo è un rischio tangibile e concreto”. Oltre al fatto che sostanzialmente non si conoscono gli effetti a lungo termine di un’esposizione bassa, a norma di legge, a queste sostanze.

Attraverso le analisi effettuate dal Salvagente è inoltre stata confermata la maggior qualità fornita dal biologico, che non ha mai mostrato residui di pesticidi, mentre nel caso del marchio di garanzia Igp non si è trovato alcun vantaggio: le mele a indicazione geografica protetta si sono piazzate soltanto a metà classifica.

Le mele migliori, totalmente prive di pesticidi e con concentrazioni di piombo e rame nei valori di legge, sono risultate essere le varietà “Gala Bio Canova” acquistate da Almaverde Bio Market, “Stark Biosüdtirol” di Naturasì, “Red Delicious Bio” comprata da Pam&Panorama e le “Rosse Bio Gala Bioorganic” provenienti da Lidl.

Tra quelle che hanno fatto registrare almeno due pesticidi, occupando così la parte bassa della classifica stilata dal Salvagente in seguito ai propri test, troviamo le mele “Pink Lady” dei supermercati Il Castoro, le “Stark Naturama” di Esselunga, le “Stark Melinda” di Todis , le “Cripps Pink Pink Lady” di Carrefour e le “Red Delicious Percorso Qualità” acquistate presso gli ipermercati Conad. Gli effetti per la salute possono essere i più svariati. Sebbene nessuna delle analisi effettuate abbiano delineato uno scenario allarmante, i rischi derivanti dall’assunzione ripetuta e a lungo termine di sostanze tossiche a basse dosi non è da sottovalutare, come nel caso del piombo (comune a tutte e 22 le mele e che può comportare problemi cardiovascolari) o dei vari insetticidi utilizzati durante il ciclo produttivo.

Per fare del nostro meglio con una mela non biologica, non è tanto importante togliere la buccia, quanto lavarla nel modo giusto. Un interessante studio americano ha mostrato che il metodo più efficace per lavar via i pesticidi dalla buccia della mela è immergerla in una soluzione di bicarbonato per almeno un quarto d’ora, strofinando poi bene con acqua corrente. Questo sistema è sufficiente, secondo i test effettuati dai ricercatori, a rimuovere la totalità dei prodotti chimici presenti sulla buccia. Peccato però che alcuni di questi penetrino la polpa e si concentrino fino a un 20% al di sotto della buccia. Ecco perché scegliere biologico resta, soprattutto nel caso della mela, una scelta consigliata.

Chemioterapia: con il casco refrigerante 1 donna su 2 non perde i capelli

People For Planet - Gio, 02/21/2019 - 15:51

Un casco refrigerante che inibisce uno degli effetti collaterali tra i più temuti dalle donne che si sottopongono a chemioterapia: la perdita dei capelli. Lo speciale dispositivo in silicone morbido, del valore di circa 35 mila euro, somiglia a una cuffia e, se indossato durante la somministrazione delle cure, riduce drasticamente la caduta della chioma.

Lo staff dell’Umberto I di Lugo con l’apparecchiatura donata dallo IOR Efficace in una donna su due

A parlarne è Claudio Dazzi, direttore del Day Hospital Oncologico dell’Umberto I di Lugo di Romagna (Ravenna), dove il casco – donato a gennaio 2018 dall’Istituto oncologico romagnolo –  ha funzionato correttamente nel 56% dei casi: “Finora abbiamo trattato 62 donne – si legge in un articolo pubblicato dalla stampa locale -. Di queste, 35 sono riuscite a portare a termine il trattamento senza dover ricorrere alla parrucca. Questo significa che il casco refrigerante ha funzionato nel 56% dei casi, una percentuale in linea con gli altri istituti dove l’apparecchiatura viene utilizzata. Solo cinque donne sono state costrette ad interrompere il trattamento per problematiche quali sensazioni di freddo o cefalea“.

Come funziona

Il funzionamento del casco si basa sull’effetto refrigerante: applicato sul cuoio capelluto durante la somministrazione dei farmaci chemioterapici, provoca un restringimento dei vasi sanguigni del bulbo pilifero, riducendo al minimo l’assorbimento dei farmaci da parte di questi e preservando così i capelli dalla caduta. Testimonianze di grossa soddisfazione sono arrivate, racconta Dazzi, soprattutto da parte delle ragazze più giovani, che sono riuscite a salvare le chiome e a mantenere un’attività sociale del tutto simile a quella che conducevano prima della diagnosi.

Sconvolgimento psicologico

La perdita dei capelli – tecnicamente: alopecia da chemioterapia – comporta uno sconvolgimento psicologico per le donne in un momento già particolarmente impegnativo e gravoso come quello dell’affrontare le cure per un tumore. Per diversi motivi: perché i capelli sono una parte molto importante dell’aspetto estetico femminile, e perché la loro caduta si accompagna al timore di non poter più mantenere la malattia in una sfera privata.

La tartaruga gigante considerata estinta da un secolo riappare alle Galapagos

People For Planet - Gio, 02/21/2019 - 15:38

Era considerata estinta da oltre un secolo: una specie di tartaruga gigante conosciuta come Chelonoidis Phantasticus, è riapparsa sull’isola di Fernandina, nell’arcipelago delle Galapagos. La notizia è stata confermata su Twitter dal ministro dell’Ambiente dell’Ecuador, Marcelo Mata: l’esemplare — una femmina adulta — è stato avvistato da una spedizione organizzata dall’autorità dei Parchi e dal gruppo di Conservazione delle Galapagos.
Secondo la Galápagos Conservancy, come si legge su Le Monde, l’unico esemplare della specie nota anche come «Nordic Island Turtle» era stato avvistato durante una spedizione dell’Accademia delle Scienze della California, nell’aprile del (lontano) 1906.

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I finalisti del World Press Photo 2019

People For Planet - Gio, 02/21/2019 - 12:00

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Ambiente, che fine fa il nostro frigorifero

People For Planet - Gio, 02/21/2019 - 09:49

Ecodom è il principale Consorzio italiano per il recupero e il riciclaggio degli elettrodomestici, una realtà privata e senza scopo di lucro che è costituita dai principali produttori di elettrodomestici, cappe e scalda acqua sul mercato italiano. L’obbiettivo è quello di gestire i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, i così detti RAEE.

Dal 2008 Ecodom effettua il ritiro dei RAEE Domestici dai Centri di Raccolta e il loro trattamento presso impianti specializzati, così da evitare la dispersione di sostanze inquinanti nell’ambiente e recuperare i materiali da reinserire nel ciclo produttivo. Solo nel 2018 il consorzio ha gestito più 105mila tonnellate di apparecchiature.

Fonte: REPUBBLICA.IT

Case e grattacieli di legno: si può!

People For Planet - Gio, 02/21/2019 - 09:00

Sono leggeri e sicuri. E a Jesolo è iniziata la costruzione della Cross Lam Tower, di 47 metri e mezzo: è la più alta d’Europa.

La costruzione di palazzi in legno è veloce: si è calcolato infatti che i tempi di costruzione siano un quarto rispetto all’edilizia tradizionale, e la Cross Lam Tower prevede di alzare un piano ogni tre giorni. 105 tonnellate di abete saranno necessari per realizzare 28 appartamenti verticali, di cui quasi la metà sono già stati venduti.

La nuova frontiera della bioarchitettura è benedetta anche dall’Economist, che chiosa: “Il legno è più sicuro e sostenibile. Mattone e cemento sono il passato”.

Costruire meno e costruire meglio, questo sembra ormai essere un concetto appurato. Il legno è leggero e quindi richiede fondamenta meno profonde È un materiale naturale, offre ottime prestazioni in termini di durabilità, prestazioni energetiche e resistenza sismica.

Finora il legno era usato soprattutto in montagna – abbiamo tutti visto gli splendidi chalet dell’Alto Adige con tanto di gerani colorati sulle terrazze – ma ora sta invadendo le metropoli anche grazie al Decreto Monti del 2011, che ha abolito il limite d’altezza di 3 piani per gli edifici con la struttura in legno.

FederlegnoArredo ha rilevato una crescita costante del 7% annuo nell’utilizzo del legno da costruzione. Se negli anni Ottanta ne usufruivano solo 5 case su 100, oggi si arriva alla media di 14.

Nella mente di ognuno di noi si affacciano due quesiti critici rispetto a questa soluzione abitativa: il primo riguarda la rigenerazione della materia prima, il secondo riguarda la sicurezza, perché il legno brucia!

Per quanto riguarda la prima questione, i bioarchitetti affermano che il legno utilizzato per l’edilizia si rigenera in tempi velocissimi e inoltre si può sempre riciclare. E si possono usare fibre composte adatte ai nuovi progetti già riciclate.

Se poi pensiamo ai 15 milioni di metri cubi di alberi abbattuti sulle Dolomiti a fine ottobre che giacciono in gran parte ancora a terra e che devono essere rimossi entro primavera, possiamo pensare di trasformare un evento tragico in un’opportunità per diminuire la quota legno che ogni anno acquistiamo da Austria e Germania e che a oggi arriva all’80%.

Per quanto riguarda poi il pericolo di incendio va sfatato un luogo comune. Afferma Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo in un’intervista al Corriere della Sera: “Il legno carbonizza alla velocità di 1 centimetro l’ora. Consente, nel caso, un tempo di intervento di almeno 120 minuti. Cemento e acciaio, surriscaldandosi, collassano molto prima”.

E, concludendo, se non vi abbiamo ancora convinti, è notevole anche il risparmio: “Costruendo in legno” dichiara Corsini “si riducono i consumi energetici. Anche le banche hanno iniziato a dare mutui agevolati e pure le assicurazioni costano meno”.

Inoltre il legno è bellissimo.

Fonti:

https://www.corriere.it/cronache/19_gennaio_07/leggere-sicure-case-legno-diventano-grattacieli-jesolo-edilizia-futuro-a7df7152-12b7-11e9-8e32-62f2e5130e0b.shtml?fbclid=IwAR3mrIRMA1jf9bK8sXtJkTKHOLc3SsU0vJH7NcajNI78qbOAktUf8adO_Eo
https://www.infobuild.it/approfondimenti/edifici-alti-legno-grattacieli-domani/
https://www.ilpost.it/2016/09/10/grattacieli-legno/
https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-02-19/a-tokyo-progettato-grattacielo-legno-350-metri-altezza-080637.shtml?uuid=AE8NDR2D
http://www.federlegnoarredo.it/

La lunga vita del legno (Infografica)

People For Planet - Gio, 02/21/2019 - 01:05

Oltre il 90% del materiale legnoso riciclato viene utilizzato per la creazione di pannelli truciolari e pannelli MDF, che vengono per l’85% assorbiti nell’industria del mobile.
Scopriamo il mondo del riciclo del legno!

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

 

Migranti, la Cassazione: protezione umanitaria, decreto Sicurezza non è retroattivo

People For Planet - Mer, 02/20/2019 - 15:39

Importante sentenza della Corte. Le richieste di asilo presentate prima del 5 ottobre vanno esaminate con le vecchie regole. A gennaio la protezione è crollata al minimo storico del 2 per cento. Prevedibile una pioggia di ricorsi

Le nuove norme restrittive sulla protezione umanitaria varate dal decreto sicurezza non possono essere applicate alle domande che sono state presentate prima del 5 ottobre, data di approvazione del decreto.

Lo ha stabilito la corte di Cassazione con una sentenza depositata oggi che potrebbe allungare di molto i reali effetti del decreto sicurezza sulla protezione umanitaria visto che la maggior parte delle domande che sono state esaminate ( e respinte) in questi mesi dalle Commissioni d’asilo sono state tutte presentate prima di ottobre. Sono più di 23.000 i migranti che negli ultimi quattro mesi si sono visti negare qualsiasi tipo di protezione in applicazione della legge Salvini e ora è prevedibile una pioggia di ricorsi.

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Scoperto in Giappone l’elisir di lunga vita

People For Planet - Mer, 02/20/2019 - 14:59


L’elisir di lunga vita sembrerebbe esser stato scoperto nella comune pianta giapponese Angelica Keiskei, più comunemente conosciuta con il nome di Ashitaba che tradotto significa foglia del domani, per la sua capacità di riprodurre il suo gambo e la foglia quasi quotidianamente.

Coltivata da oltre duemila anni, appartenente alla stessa famiglia delle carote, è da sempre utilizzata dal popolo del Sol Levante come pianta medicinale, alimento, energizzante, rigenerante: insomma, un superfood che oggi sembra godere di un’altra proprietà a tutti ambita: la capacità di rallentare l’invecchiamento. 

La scoperta, apparsa su Nature Communications, arriva dal team internazionale guidato da scienziati dell’istituto NAWI presso l’Università di Graz (Austria), in collaborazione con colleghi del Leibniz Research Institute for Environmental Medicine di Düsseldorf (Germania), dell’istituto INSERM di Parigi, dell’Università di Berlino e di altri centri e atenei europei.

Il team di ricercatori ha scoperto l’elisir di lunga vita analizzando le molecole antiossidanti racchiuse nelle foglie dell’Ashitaba riuscendo ad identificare un flavonoide che rallenta il decadimento cellulare. È stato scoperto che la molecola attiva il meccanismo di riciclaggio cellulare scoperto dal biologo giapponese Yoshinori Ohsumi e che gli è valso il Nobel per la medicina del 2016.

Il meccanismo scoperto da Ohsumi prende il nome di autofagia e prevede la rimozione e degradazione delle componenti danneggiate delle cellule, come proteine e organelli, per ottenere materie prime con cui costruire nuove molecole. Il cattivo funzionamento di questo meccanismo è all’origine sia di malattie molto diffuse, come infezioni, infiammazioni e tumori, sia di disturbi legati all’invecchiamento, a causa dell’accumulo di molecole tossiche nella cellula.

Grazie In test di laboratorio, la sostanza si è rivelata in grado di allungare la vita di lievito, vermi, moscerini della frutta di circa il 20% e è stato in grado di ridurre il declino cellulare associato all’età nelle cellule umane in coltura. Non solo, la molecola è stata sperimentata anche nei topi con problemi al cuore, soggetti a riduzione del flusso sanguigno (ischemia miocardica prolungata), e il trattamento ha avuto l’effetto di proteggere i tessuti. Il risultato, secondo gli autori, conferma il ruolo dell’autofagia nella protezione delle cellule e rappresenta un passo nell’identificazione di terapie anti-invecchiamento.

Una scoperta promettente che però necessita di ulteriori ricerche per determinare se questa è una valida strategia per la giovinezza eterna degli esseri umani.

Donazioni di organi: il 2018 secondo miglior anno di sempre in Italia

People For Planet - Mer, 02/20/2019 - 12:00

Il 2018 è stato il secondo miglior anno di sempre per quello che riguarda la donazione degli organi in Italia. I dati dell’attività dello scorso anno sono stati presentati dal Centro Nazionale Trapianti (CNT) e dal ministero della Salute. Da quando è nata la Rete Nazionale Trapianti 20 anni fa, il 2018 è stato il secondo anno migliore, dietro al 2017 dei record.

Nel 2018 sono stati 1.680 i donatori, con una diminuzione di 80 rispetto al 2016, ma con un trend in crescita dal 2014 che ha registrato un aumento del 24,4%. I trapianti effettuati nel 2018 sono stati 3.718, confermando anche in questo caso un trend in crescita dal 2014, con un incremento pari al 20,4%. Nel dettaglio sono stati eseguiti 2.117 trapianti di rene, 1.245 di fegato, 233 di cuore, 143 di polmonee 41 di pancreas.

Alessandro Nanni Costa, direttore del CNT, spiega:

Considerando gli altissimi numeri raggiunti negli anni passati, poter parlare di un anno consolidamento è un ottimo risultato.

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Nigeriano sventa rapina al market e viene assunto

People For Planet - Mer, 02/20/2019 - 11:55

Richard, 30 anni, stazionava davanti al supermercato per dare una mano ai clienti in cambio di qualche spicciolo: sabato pomeriggio ha bloccato un rapinatore che aveva puntato la pistola alla cassiera. Il titolare del negozio: «Da lunedì sarà magazziniere».

… Sabato pomeriggio Richard – una moglie e 3 figli in Nigeria che non vede da 3 anni, a Gallipoli da qualche mese con regolare permesso di soggiorno – ha fatto molto di più che portare i sacchetti della spesa: quando ha visto un uomo a volto coperto e armato fare irruzione nel supermercato e puntare la pistola (che poi si è scoperto essere caricata a salve), facendosi consegnare 500 euro, è intervenuto senza indugio.

«Lo ha bloccato, disarmato e immobilizzato – spiega il vice questore Marta De Bellis, vice questore, dirigente del commissariato di Gallipoli – con l’aiuto di un’altra persona, come ci ha spiegato lo stesso Richard che abbiamo sentito con l’aiuto di un interprete, poiché non parla bene italiano. Quando siamo intervenuti, ci siamo trovati di fronte a un caso di arresto fatto da un privato cittadino».

Il rapinatore è finito prima al pronto soccorso (perché durante la colluttazione s’è fatto un po’ male) e poi agli arresti. Richard, invece, sta bene. E da lunedì avrà anche un lavoro vero.

Michelangelo Borrillo
Corriere della Sera