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Aggiornato: 4 min 45 sec fa

Aprite l’anagrafe ai richiedenti asilo

Ven, 04/12/2019 - 12:00

Ricordate la protesta di sindaci e associazioni contro il “decreto Salvini” che, tra le altre cose, vieta l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo? Un’ordinanza del Tribunale di Firenze, in seguito a ricorso di un richiedente asilo seguito dall’Asgi, ha affermato l’inesistenza del divieto, obbligando il sindaco di Scandicci all’iscrizione: la legge di fatto modifica soltanto la procedura semplificata per tale iscrizione. Una grande vittoria dal basso, con ricadute importanti nella vita di ogni giorno per migliaia di persone. Una notizia da far circolare il più possibile. Di seguito la lettera sulla residenza diffusa dalla campagna LascieteCIEntrare, con l’indirizzo per aderire.

Una formale richiesta di iscrivere all’anagrafe i richiedenti asilo è stata inviata a oltre novanta Comuni di Italia e all’Anci da una serie di associazioni che si battono sul tema dell’inclusione e dell’accoglienza. L’iniziativa che ha come obiettivo quello di chiedere ai sindaci di prendere posizione sulla questione del diritto ad una anagrafe, segue la recente sentenza di Scandicci in seguito a ricorso di richiedente asilo seguito dall’avvocato Consoli di Asgi che ha portato l’ordinanza del Tribunale di Firenze del 18 marzo 2019 dove si è affermata l’inesistenza del divieto di iscrizione anagrafica e l’obbligo al Sindaco di Scandicci, in questo caso, ad iscrivere un richiedente asilo.

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La donna che ha catturato l’invisibile. Katie Bouman e la foto del secolo

Ven, 04/12/2019 - 09:41

La prima immagine di un buco nero. Uno scatto che ha immortalato quell’anello, un turbinio di luce infuocata che rivela l’ombra di un’enorme massa di materia, un gigante nero al centro di una galassia conosciuta come M87, distante 55 milioni di anni di luce.

Katie Bouman, esperta di hardware e software, ha sviluppato l’algoritmo cruciale che ha aiutato a ideare il metodo capace di catturare uno dei misteri del cosmo. Un’impresa a lungo considerata impossibile. I buchi neri sono estremamente distanti e compatti, quindi scattare una foto a uno di loro non è un compito facile. Inoltre, i buchi neri per definizione dovrebbero essere invisibili, sebbene possano emettere un’ombra quando interagiscono con il materiale che li circonda.

L’immagine di questa giovane donna, compirà trent’anni il prossimo mese, che guarda al pc la foto che entra di diritto nella storia, è diventata virale sui social

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Assange: dall’accusa di stupro allo spionaggio. M5S “L’Italia intervenga”

Ven, 04/12/2019 - 08:54

Classe 1971, nato a Queensland (Australia), Julian Assange manifesta sin dalla sua adolescenza la passione per i computer e l’informatica. Al nome di Assange inevitabilmente si collega la nota organizzazione internazionale WikiLeaks che fece la sua prima apparizione nel 2006 e divenne poi celebre per le rivelazioni pubblicate sulla guerra in Afghanistan e Iraq e sul Campo di prigionia di Guantánamo. WikiLeaks nasce per chiedere e dare la trasparenza che i governi non assicurano. Garanzia di giustizia, di etica e di una più forte democrazia, nel periodo di attività, rende pubblici 251.000 documenti diplomatici statunitensi, molti dei quali etichettati come “confidenziali” o “segreti”. Giovedì 11 aprile, dopo 7 anni rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador, è stato arrestato a Londra dopo che il paese sudamericano ha revocato la concessione dell’asilo: Assange rischia l’estradizione negli Stati Uniti per l’accusa di spionaggio. Qui il video dell’arresto. [Fonte. ILFATTOQUOTIDIANO.IT] Ma Assange è anche molto sostenuto e apprezzato  livello mondiale, al punto di esser stato ripetutamente proposto per il Premio Nobel per la pace, per la sua attività di informazione e trasparenza.

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Wikileaks, Julian Assange arrestato a Londra nell’ambasciata dell’Ecuador. Wikileaks: ‘Violato il diritto internazionale’. Usa: ‘E’ accusato di pirateria informatica’. Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, è stato arrestato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra dopo che Quito ha revocato la concessione dell’asilo al giornalista australiano. Assange è stato  portato in custodia alla stazione centrale di Scotland Yard, poi in tribunale. Assange è stato riconosciuto colpevole immediatamente di fronte alla Westminster Magistrates Court di Londra di aver violato i termini della cauzione nel 2012 per non essersi presentato allora dal giudice ed essersi invece rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador. Per questo reato rischia una pena fino a 12 mesi di carcere nel Regno Unito (la sentenza precisa sarà definita più avanti) in attesa che le autorità britanniche decidano anche sulla richiesta di estradizione presentata dagli Usa. Continua a leggere…

Fonte: ANSA.IT

Assange, Di Battista: “Il governo lo sostenga o è scendiletto Usa”. E M5s: “Grave violazione diritto internazionale”. “Il governo italiano intervenga per Assange o non ci sarà differenza con gli scendiletto Usa che ci hanno governato negli ultimi trent’anni”. Alessandro Di Battista, ex deputato M5s e da alcune settimane lontano dai riflettori, ha deciso di esporsi dopo mesi di silenzio sulle vicende di cronaca e si è appellato all’esecutivo Lega-5 stelle perché difendano il fondatore di WikiLeaksarrestato consegnato a porte spalancate a Scotland Yard dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra dopo quasi sette anni di asilo. La linea dell’ex parlamentare e leader dei 5 stelle è stata subito seguita dai compagni di partito. Tanto che in serata è stato pubblicato un post sul Blog delle Stelle in cui si condanna la “grave violazione del diritto internazionale”. Il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia ha anche fatto sapere di essere al lavoro per valutare se possibile l’estradizione in Italia, ma l’esito è stato negativo. Continua a leggere…

Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT

Chi è Julian Assange, il padre di WikiLeaks che gli Usa vogliono processare per cospirazione. L’arresto dell’11 aprile a Londra segna un nuovo capitolo nella saga di Julian Assange, l’attivista che lega la sua fama mondiale allo scandalo WikiLeaks: il portale specializzato nella diffusione di materiale diplomatico privato, salito agli onori delle cronache per la pubblicazione di 250mila documenti confidenziali delle autorità statunitensi . In realtà, la sua storia inizia ben prima del casus belli che lo ha reso una delle figure più controverse nella storia recente, fino al ritiro della protezione dell’Ecuador che lo consegnerà nelle mani della giustizia britannica, e forse, di quella degli Stati Uniti. Dalla passione per i computer a WikiLeaks. Continua a leggere…

Fonte: ILSOLE24ORE.COM

Fonte immagine copertina: RSI.CH

“Basta clacson”, appello di una bimba indiana contro lʼinquinamento acustico

Ven, 04/12/2019 - 08:00

“Buongiorno, il mio nome è Minika Mishr, ho 11 anni, faccio la seconda media, sono di Mumbai e le chiedo di trovare una soluzione al rumore dei clacson“. Inizia così la lettera che una ragazzina indiana ha scritto ad Anand Mahindra, fondatore e amministratore delegato di una delle maggiori case automobilistiche indiane, chiedendogli di inventare qualcosa per ridurre l’inquinamento acustico. “Ho notato che molti automobilisti usano il clacson inutilmente — prosegue la lettera —, anche quando sono imbottigliati nel traffico: insomma, non capiscono che insistere non cambia nulla”. Di qui una serie di suggerimenti che, secondo lei, potrebbero funzionare da deterrente, come inserire nelle sue automobili un dispositivo che impedisca al clacson di attivarsi più di una volta ogni dieci minuti, e che limiti il suono a tre secondi.

Minika dice di amare andare in bici, raccogliere funghi, fare lunghi e viaggi e condanna i clacson “dannosi per l’ambiente”, visto che “sprecano energia e causano inquinamento”. Quindi una speranza: “Sarebbe bello se sperimentassi la mia idea sulle automobili della tua compagnia”. 

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Fonte immagine copertina: cntraveller.in

I siti Unesco italiani raggiungibili in treno… se arriva puntuale!

Ven, 04/12/2019 - 05:07

Siamo il Paese con più siti Unesco, ben 54, di cui 33 raggiungibili in treno e per questo inseriti da Trenitalia in un Travel Book dedicato. Una soluzione comoda, sostenibile e veloce… ma il treno arriverà puntuale in stazione?

Basta dare un’occhiata veloce alla cartina geografica per rendersi conto che in effetti le mete a portata di treno, che ci risparmierebbero lo stress dell’utilizzo di un mezzo proprio, sono tantissime.

E allora perché scegliamo raramente il treno per viaggiare? La risposta è scontata: temiamo ritardi, scioperi, carrozze strapiene, imprevisti di vario genere che renderebbero il viaggio un incubo e ci rovinerebbero una giornata dedicata al relax. Sono scene ricorrenti, senza contare che in molti casi gli orari dei treni non sono a misura di turista. Insomma, non basta una serie di guide turistiche a far dimenticare le pecche della rete ferroviaria italiana e a farci acquistare subito un biglietto per la prossima gita lasciando l’auto parcheggiata nel cortile di casa; ma senza dubbio scegliere il treno significa diventare protagonisti di un turismo più sostenibile, teoricamente anche più comodo.

Le 33 bellezze Unesco presenti sul territorio del Belpaese – dicono da Trenitalia – si possono raggiungere grazie alla presenza di oltre 5mila collegamenti giornalieri del trasporto regionale e degli oltre 280 servizi quotidiani effettuati con le Frecce.

E allora facciamoci ingolosire dall’elenco delle mete inserito nel Travel Book e proviamo ancora una volta a fidarci. D’altra parte, l’imprevisto non è la regola.

  • Piemonte: Le residenze della casa Reale Savoia in Piemonte – Torino, Moncalieri e Racconigi; Sacri monti del Piemonte – Orta; I paesaggi vitivinicoli del Piemonte – Langhe-Roero e Monferrato; Ivrea – città industriale del XX secolo.
  • Lombardia: Mantova – la città.
  • Veneto: Venezia e la sua laguna; Vicenza – la città e le ville palladiane del Veneto; Padova – l’orto botanico; Verona – la città; Le Dolomiti; Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino – Cerea e Peschiera del Garda.
  • Friuli Venezia Giulia: Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo – la fortezza di Palmanova.
  • Liguria: Le Cinque terre; Genova – le strade nuove e il sistema dei Palazzi dei Rolli.
  • Emilia Romagna: Ferrara – città del Rinascimento e il suo Delta del Po; Ravenna – i monumenti Paleocristiani; Modena – la Cattedrale, la Torre Civica e Piazza Grande.
  • Toscana: Firenze – il centro storico; Firenze – Ville e giardini medicei in Toscana; Pisa – la Piazza del Duomo; Siena – il centro storico.
  • Umbria: Assisi – la Basilica di S. Francesco e altri siti francescani; I Longobardi in Italia – la Basilica di S. Salvatore a Spoleto.
  • Lazio: Roma – il centro storico; Tivoli – Villa d’Este.
  • Campania: Napoli – il centro storico; La costiera amalfitana – Vietri sul mare; Pompei, Ercolano e Torre Annunziata – le aree archeologiche; Caserta – la Reggia; Cilento – Paestum.
  • Sicilia: Val di Noto – le città tardo barocche; Siracusa; Palermo arabo-normanna e la Cattedrale di Cefalù.

In tutti i casi, i dati confermano che il treno ci piace comunque più dell’auto: nel 2018 sono cresciuti dell’8% i viaggi nel tempo libero sui treni regionali rispetto al 2017, con il 29% di persone che si spostano per viaggi di piacere sul totale dei viaggiatori. Il progetto editoriale intende far conoscere luoghi che distano al massimo 1,5/2 km dalla stazione, valorizzandoli in chiave di mobilità green e conveniente. E anche al turista straniero piace il treno: Trenitalia partecipa al consorzio Eurail/Interrail e il Pass Italia è il più venduto in tutto il mondo nell’ambito dei prodotti One Country. Forse siamo sempre troppo scettici?

Carboidrati e grassi sono i veri nemici della sana alimentazione?

Ven, 04/12/2019 - 03:23

“Siamo nel 2019”, spiega la dottoressa Finali, “e non abbiamo ancora smesso di demonizzare carboidrati e grassi”. Eliminarli completamente dalla nostra alimentazione non è una buona idea…

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Tutti i video con la dottoressa Melissa Finali

La musica in streaming inquina più di vecchi vinili, cassette e cd

Gio, 04/11/2019 - 19:00

Si risparmiano copie fisiche, plastiche, supporti, trasporti. In fondo, il buon senso vorrebbe che il consumo di musica digitale – la “musica liquida” che ci portiamo in tasca, 30 milioni di brani pronti in un tocco su piattaforme come Spotify o Apple Music – sia qualcosa di buono per l’ambiente. Non è esattamente così. Lo sostiene uno studio delle università di Oslo e Glasgow, emblematicamente intitolato “The cost of music”, secondo il quale il consumo digitale avrebbe condotto a un “involontario” ma significativo impatto ambientale ed economico.
 
Appena pubblicata, la ricerca – che verrà presentata nei prossimi mesi in una serie di eventi dedicati al settore ma è stata diffusa in vista del “Record Store Day” del 13 aprile – ha dunque scoperto che nonostante un clamoroso e scontato calo nell’uso della plastica nella produzione dei supporti musicali negli ultimi vent’anni, la memorizzazione e distribuzione dei brani digitalizzati ha condotto a un aumento nelle emissioni di gas serra da parte del comparto, se considerato nel suo complesso e in relazione agli Stati Uniti. Insomma, sfornare meno supporti fisici è servito ma fino a un certo punto.

Riferendosi alle statistiche che testimoniano il decremento nell’uso delle plastiche nel settore a partire dal 2000 Kyle Devine, professore associato al dipartimento di musicologia a Oslo e principale autore della ricerca, spiega che “queste scoperte sembrano confermare il concetto, molto diffuso, che la musica digitalizzata sia musica smaterializzata”. Il punto, dice il ricercatore, è dunque che “questi numeri potrebbero anche suggerire che la crescita nel download e nello streaming abbia reso la musica più rispettosa dell’ambiente”. Invece le cose non stanno in questo modo: “Un quadro molto diverso emerge quando prendiamo in considerazione l’energia utilizzata per tenere in piedi l’ascolto in streaming online – ha spiegato Devine – memorizzare e processare musica in rete significa infatti sfruttare un’enorme quantità di risorse che hanno un impatto elevato sull’ambiente”.

Per afferrare a fondo la questione bisogna passare appunto ai numeri. Per esempio, l’uso annuale della plastica da parte dell’industria discografica statunitense è passato dai 61 milioni di chili a 8 fra 2000 e 2016. Ottima notizia. Peccato che in termini di emissioni di gas serra si sia passati all’equivalente di 140 milioni di chili del 1977 ai 136 del 1988, fino ai 157 del 2000. Per il 2016 si parla di una stima fra 200 e 350 milioni di chilogrammi, molti di più per il 2020. E stiamo parlando solo degli Stati Uniti, che sono comunque l’epicentro delle “server factory” nel mondo dove quei milioni di brani vengono memorizzati, offerti a milioni di utenti e miliardi di ascolti quotidiani. Si tratta di cifre che gli esperti hanno ottenuto “traducendo la produzione di plastiche e il fabbisogno di elettricità per memorizzare e trasmettere file audio digitali in equivalenti milioni di chilogrammi di gas serra”. In sostanza, il risultato dice che a conti fatti scaricare e riprodurre in streaming i brani online consuma più energia di quanta ne fosse un tempo fosse necessaria per produrre dischi in vinile, musicassette e compact disc.

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Come vivere senza produrre spazzatura in un video

Gio, 04/11/2019 - 16:00

Mentre tu continui a comprare bottigliette di plastica, lei in 4 anni ha prodotto solo un barattolo di rifiuti non riciclabili.
Abbiamo incontrato un’attivista che non produce spazzatura per capire di più sul suo stile di vita [via VICE Italia]

Flash News: Wikileaks, Julian Assange è stato arrestato

Gio, 04/11/2019 - 15:10

E’ notizia dell’ultima ora l’arresto a Londra di Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, la piattaforma web che ha svelato informazioni segrete sulle guerre in Iraq e in Afghanistan e sulle attività di spionaggio del governo americano.
Assange viveva come rifugiato politico all’interno dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra.
Scrive IlPost: “La polizia di Londra ha comunicato che l’arresto è avvenuto per una violazione della libertà su cauzione avvenuta nel Regno Unito nel 2010, e per conto delle autorità statunitensi che avevano emesso un mandato di estradizione che lo accusa di aver diffuso documenti riservati.

Nel video alcune immagini dell’arresto

Ortopedia e riabilitazione muscolare: gli ospedali a cui rivolgersi

Gio, 04/11/2019 - 15:00

Leggi qui gli altri articoli sulle eccellenze sanitarie in Italia

Rappresenta l’apparato più voluminoso del corpo umano, con il suo 80% circa di peso complessivo: è il sistema muscoloscheletrico (o locomotore), è costituito da ossa, cartilagini, muscoli, tendini e legamenti e le sue funzioni principali sono quelle di sostenere il corpo e di permettergli di muoversi, facendo al contempo anche da scudo difensivo. Diverse sono le aree specialistiche che si occupano di questo apparato: ortopedia e traumatologia, reumatologia, chirurgia vertebrale e riabilitazione motoria. Quest’ultima è l’area terapeutica che si occupa in particolare di seguire persone con disabilità e pazienti che necessitano di un processo di rieducazione mirato al recupero delle facoltà motorie e alla prevenzione di ulteriori complicanze in seguito a traumi, lesioni o interventi chirurgici.

Per sapere quali sono in Italia i migliori ospedali per quanto concerne le aree dell’ortopedia, della traumatologia e della riabilitazione abbiamo stilato una breve classifica dopo aver consultato il portale www.doveecomemicuro.it, motore di ricerca sulla salute a cui i cittadini possono far riferimento per mettere in fila le strutture migliori in base a specifici parametri (tra cui la vicinanza della struttura a casa propria).

Valutazioni istituzionali e parametri dettagliati

Nello stilare le classifiche delle strutture sanitarie migliori alle quali rivolgersi per una certa patologia oppure per sottoporsi a una visita specialistica o a uno specifico intervento chirurgico, il portale incrocia diverse informazioni (più di 800 mila) e si basa su valutazioni istituzionali (come quelle effettuate dal Programma nazionale valutazione esiti realizzato dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali per conto del ministero della Salute), di certificazioni provenienti da fonti scientificamente accreditate (tra cui il Centro Nazionale Trapianti e il Breast Center Certification), e su parametri dettagliati (numero dei ricoveri, tassi di mortalità, casi in cui è stato necessario un secondo intervento, ecc).

La classifica dei migliori centri per ortopedia e riabilitazione

Quali sono allora le migliori strutture per ortopedia, traumatologia e riabilitazione? La classifica dei primi 10 centri che vi proponiamo tiene conto, oltre che dei parametri già descritti, delle valutazioni sulle aree specialistiche effettuate dagli utenti (e, quindi, suscettibili di variazioni nel tempo anche frequenti). 

1. Ospedale Mater Salutis, Ospedale a gestione diretta

2. Casa di Cura Giovanni XXIII Casa di Cura Giovanni XXIII, Casa di Cura privata accreditata SSN 

  • via Giovanni XXIII, 7 – 31050 Monastier di Treviso (TV) 
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 0422 896739
  • sito web https://www.giovanni23.it/
  • aree specialistiche: ortopedia e traumatologia; riabilitazione ortopedica

3. Casa di Cura Villa Serena di Città Sant’Angelo, Casa di Cura privata accreditata SSN

  • viale L. Petruzzi, 42 – 65013 Città Sant’Angelo (PE)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 085 95901
  • sito web https://www.villaserena.it/
  • aree specialistiche: ortopedia e traumatologia; riabilitazione ortopedica

4. Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli, Ospedale privato equiparato pubblico

5. Humanitas Gavazzeni Humanitas Gavazzeni, Ospedale privato accreditato SSN

  • via Mauro Gavazzeni, 21 – 24125 Bergamo (BG)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 035 4204111
  • sito web https://www.gavazzeni.it/
  • aree specialistiche: ortopedia e traumatologia; riabilitazione ortopedica; reumatologia; chirurgia vertebrale

6. Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, Ospedale privato equiparato pubblico

  • via Don Semprebon, 5 – 37024 Negrar (VR)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 045 6013111
  • sito web https://www.sacrocuore.it/
  • aree specialistiche: ortopedia e traumatologia; riabilitazione ortopedica; reumatologia

7. Casa di Cura Policlinico di Monza, Casa di Cura privata accreditata SSN

  • via Amati, 111 – 20900 Monza (MB)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 039 2027222
  • sito web https://www.policlinicodimonza.it/
  • aree specialistiche: ortopedia e traumatologia; riabilitazione ortopedica; reumatologia

8. Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi, Azienda Ospedaliera

9. Casa di Cura Villa Igea di Acqui Terme, Casa di Cura privata accreditata SSN

  • strada Moirano, 2 – 15011 Acqui Terme (AL) 
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 0144 311034
  • sito web http://www.villaigea.com/
  • aree specialistiche: ortopedia e traumatologia; riabilitazione ortopedica; reumatologia

10. Ospedale Paolo Dettori, Ospedale a gestione diretta

Microplastica sullo Stelvio, come in mare. E’ la prima contaminazione in un ghiacciaio italiano

Gio, 04/11/2019 - 12:00

Poliestere, poliammide, polietilene e polipropilene: ovvero plastica, nell’ordine di 75 particelle per ogni chilogrammo di sedimento, ritrovata per la prima volta su un ghiacciaio italiano da un team di ricerca dell’Università degli Studi di Milano e di Milano-Bicocca. E’ un dato comparabile al grado di contaminazione osservato in sedimenti marini e costieri Europei. I campionamenti sono stati realizzati nell’estate del 2018 sul Ghiacciaio dei Forni, nel Parco Nazionale dello Stelvio.

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I prodotti per sbiancare i denti possono rovinare il sorriso

Gio, 04/11/2019 - 12:00

I prodotti per sbiancare i denti non sono ‘senza macchia’: tre studi dimostrano che rovinano la dentina, la parte proteica del dente, sotto lo smalto, che dà forza al dente stesso.

I tre studi saranno presentati dal gruppo di ricerca coordinato da Kelly Keenan, della Stockton University nel New Jersey, in occasione del meeting annuale dell’American Society for Biochemistry and Molecular Biology parte del 2019 Experimental Biology meeting in corso ad Orlando.

Finora le indagini scientifiche sull’effetto dei prodotti da banco per sbiancare i denti si sono concentrate soprattutto sullo strato più esterno del dente, lo smalto, senza però considerare gli effetti di tali prodotti sullo strato subito sottostante, la dentina, fatta per lo più di proteine e in gran parte di collagene.

In questi studi gli esperti hanno condotto diversi esperimenti usando il principio attivo dei prodotti sbiancanti (acqua ossigenata) su fibre di collagene, su denti in provetta e sul materiale che costituisce la dentina.
Ebbene è emerso che le fibre di collagene si disgregano nel giro di 10 minuti dal contatto con l’acqua ossigenata a dosi simili a quelle contenute nei prodotti sbiancanti in commercio.

Gli effetti sulla dentina si vedono anche trattando denti in provetta con il principio attivo dei prodotti sbiancanti.

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Le ricette di Angela Labellarte: capesante con crema di cardi

Gio, 04/11/2019 - 11:30

Ingredienti

4 Capesante
3 Cardi (coste)
1 Limone non trattato
Timo 1 cucchiaino
Olio extra vergine di oliva
Farina q.b.
Aglio
Sale
Fiori edibili

Preparazione

Pulite i cardi togliendo i filamenti e metteteli a bagno in acqua fredda man mano che vengono tagliati.

Sbollentateli per 5 minuti, cambiate l’acqua*, portate a bollore, salate e cuocete fino a quando diventano morbidi (provare con una forchetta).

Scolate i cardi e saltateli in padella con aglio e olio, mescolate per qualche minuto se necessario.

A fuoco spento aggiungete il timo e la buccia di limone grattugiata e frullate con un frullatore a immersione.

Infarinate le capesante precedentemente staccate dal guscio, lavate e asciugate, e fatele rosolare in una padella antiaderente con un filo d’olio per 2 minuti (1 minuto per lato).

Disponete su un piatto da portata la crema di cardi e la capasanta, decorate con fiori e timo.

* La prima acqua si può bere come tisana depurativa o si può usare come lozione per i capelli, risciacquandoli dopo il lavaggio.

Israele: vince Netanyahu

Gio, 04/11/2019 - 10:18

La coalizione di destra ottiene la maggioranza dei seggi alla Knesset; Benjamin Netanyahu, va verso la conquista del suo quinto mandato, sarà il premier uscente ad avere l’incarico di formare un nuovo governo. Dopo la pubblicazione ufficiale dei risultati che avverrà oggi, partirà il complesso iter per la formazione del nuovo governo.
Non sono bastate neanche le accuse in corso di frode e corruzione per affossare la popolarità di “King Bibi”, come lo chiamano i sostenitori. Fortemente sostenuto anche da Donald Trump, popolare in Israele dopo la decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale e la promessa di annettere parti della Cisgiordania, questa vittoria ha letteralmente offuscato qualsiasi possibilità di dialoghi e trattative. Come dichiarato dall’Olp – Organizzazione per la liberazione della Palestina – «Gli israeliani, con il loro voto, hanno scelto il razzismo e il conflitto permanente». Emblematico il commento ai risultati elettorali di Hanan Ashrawi, esponente di spicco della politica palestinese, rilasciato a The Guardian: «Gli elettori israeliani hanno scelto i loro rappresentanti. Purtroppo hanno votato a stragrande maggioranza per candidati che sono inequivocabilmente impegnati a consolidare lo status quo di oppressione, occupazione, annessione e espropriazione in Palestina. Hanno scelto un parlamento a schiacciante maggioranza di destra, xenofobo e anti-palestinese. L’agenda estremista e militarista, guidata da Benjamin Netanyahu, è stata incoraggiata dalle politiche sconsiderate dell’amministrazione Trump». 

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Elezioni in Israele: vince di misura Netanyahu.
Ce l’ha fatta. Benjamin Netanyahu è proiettato verso la conquista del suo quinto mandato. Quando siamo ormai al 99% dei voti scrutinati, il leader del Likud è in vantaggio, anche se solo di stretta misura, sullo sfidante Benny Gantz e raccoglie il 26,47% ha raccolto con più di 3 milioni e 900mila voti, mentre il rivale Blu e Bianco è fermo al 26,11%. In relazione all’esito tutt’altro che scontato, visto che le due formazioni sono quasi alla pari, la coalizione del premier arriverebbe così ad assicurarsi un margine di maggioranza sufficiente per continuare sul solco tracciato.
Per la precisione il Likud e il Blu Bianco di Gantz hanno avuto 35 seggi ciascuno nel Parlamento di Gerusalemme, la Knesset. Ma a livello di coalizione di governo, quella di destra del premier può contare su 65 seggi su 120 alla Knesset contro i 56 attribuibili al centrosinistra di Gantz. 
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Fonte: QUOTIDIANO.NET

Elezioni Israele, la vittoria di Netanyahu è clamorosa. Ma non risolverà i problemi del Paese, anzi. (…)
La coalizione che nascerà nei prossimi giorni sarà solida e molto nazionalista. In questo assemblaggio politico Netanyahu avrà il sostegno di due partiti ortodossi che con esercito, istruzione e cultura hanno poco a che fare. I partiti ortodossi – più che ai reali problemi di Israele – sono interessati a portare avanti la loro agenda politica, sempre autoriferita.
Un governo di questo tipo cercherà, temo, di annettere una parte dei territori occupati nel ’67. I palestinesi troveranno un governo che non ha alcuna intenzione di mettere fine all’occupazione: tutt’altro, ovvero far diventare le colonie parte integrante dello Stato ebraico, senza badare minimamente alle reazioni internazionali e al mancato riconoscimento della validità legale di questo passo. Per non parlare delle reazioni belliche che Hamas metterà in campo.
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Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT – Alon Altaras

I primi sconfitti nelle elezioni in Israele sono i palestinesi. In queste ore nelle quali in Israele si stanno tirando le somme sui risultati delle recenti elezioni dove appare chiara la vittoria della coalizione di destra guidata dal Likud di Netanyahu, si parla poco dei veri sconfitti: i palestinesi. La questione palestinese è stata totalmente ignorata durante la campagna elettorale. Non era mai successo prima dove, anzi, proprio la questione palestinese era sempre stata al centro del dibattito politico e delle divisioni tra destra e sinistra. Forse questa è stata la vera vittoria politica di Benjamin Netanyahu che è riuscito a mettere nell’angolo dell’inutilità tutto quanto riguarda i rapporti tra Israele e gli arabi cosiddetti “palestinesi”. 
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Fonte: RIGHTSREPORTER.ORG– Franco Londei

Fonte immagine copertina: IlSole24Ore

La prima immagine di un buco nero

Gio, 04/11/2019 - 09:12

Segnatevi questa data, e ricordatela a vita. Perché il 10 aprile 2019 entrerà nella storia come in passato è successo per il primo lancio nello spazio, i primi passi sulla Luna e le prime esplorazioni su Marte.

Pochi eventi nella storia dell’astronomia sono stati così incisivi come quello avvenuto in queste ore, quando grazie ad una complessa elaborazione delle immagini provenienti da diverse coppie di telescopi, sincronizzati tramite GPS, si è riusciti per la prima volta a vedere un buco nero.

Dopo decenni di teorie, a partire da quelle di Einstein, passando attraverso gli studi di Stephen Hawking (che starà seguendo i nostri timidi ma coraggiosi progressi con occhio benevolo da una posizione privilegiata), finalmente si è ottenuta la prima immagine della storia che ritrae un buco nero.

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L’inno di tutti gli imprenditori frustrati

Gio, 04/11/2019 - 08:00

Nonostante gli sforzi quotidiani non avete riconoscenza e vi sentite giù di morale? Ecco a voi “Io non voglio stare calmo!” l’inno di tutti gli imprenditori frustrati dal tentativo di far andare bene le cose, nonostante tutto e tutti!

Buon ascolto!

A 26 anni dalla messa al bando dell’amianto solo il 2 per cento delle strutture è stato bonificato

Gio, 04/11/2019 - 06:31

A 26 anni dall’approvazione della legge che metteva al bando questa pericolosa fibra in Italia (anno 1992), sono solo 6.869 gli edifici bonificati su un totale di 370mila strutture nelle quali è stata ritrovata traccia dell’amianto. E in nove Regioni italiane il censimento non è ancora stato completato.

Solo il 2% delle strutture dunque è stato bonificato: è la fotografia scattata dal Rapporto “Liberi dall’amianto?” realizzato da Legambiente nel 2018

Di queste 370mila strutture censite dalle regioni, 20.296 sono siti industriali (quasi il triplo rispetto all’indagine del 2015 che ne riportava solamente 6.913), 50.744 sono edifici pubblici (+10% rispetto al 2015%), 214.469 sono edifici privati (+50% rispetto al 2015%), 65.593 le coperture in cemento amianto (+95% rispetto al 2015%) e 18.945 altra tipologia di siti (dieci volte di quanto censiti nel 2015).

Considerando il dato, seppur ancora parziale, delle 370mila strutture censite nel territorio nazionale si ottiene già un totale di quasi 58 milioni di metri quadrati di coperture in cemento amianto.

Il Piano regionale per la rimozione di questo materiale, previsto dalla L. 257/92, nel 2018, risultava ancora non approvato nel Lazio e nella Provincia Autonoma di Trento; i Piani dovevano essere pubblicati entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge. In Sicilia, secondo il Rapporto, otto comuni su dieci si trovano senza Piano comunale, un passaggio essenziale per mappare il territorio e procedere alle bonifiche per contrastare le conseguenze dell’esposizione. Solo Campania, Emilia Romagna, Piemonte, Provincia autonoma di Trento, Valle d’Aosta hanno completato integralmente la verifica della presenza di amianto in tutti gli edifici, mentre nelle Marche la copertura è totale solo per le strutture pubbliche e le imprese.

Inoltre le Regioni dotate di almeno un impianto specifico per l’amianto sono solo 8, per un totale di 18 strutture: in Sardegna e Piemonte ce ne sono 4, tre in Lombardia e due in Basilicata ed Emilia Romagna. Uno solo l’impianto esistente in Friuli Venezia Giulia, Puglia e nella Provincia Autonoma di Bolzano. E già oggi, nonostante sia stato smaltito appena il 2% dell’amianto censito, avverte Legambiente, gli impianti sono quasi pieni.

È ormai noto che le fibre d’amianto, penetrando nei polmoni perché volatili, hanno un’azione cancerogena sul rivestimento della cavità toracica (il mesotelio), sfociando nella malattia più grave complessa, il mesotelioma pleurico. Secondo le previsioni epidemiologiche, il numero dei casi aumenterà nel prossimo decennio e purtroppo l’incidenza coincide ancora con la mortalità a causa della prognosi infausta associata alla neoplasia.

Gli strumenti per rilevare il ‘pericolo’ di amianto in un ambiente ci sono e, di conseguenza, anche la possibilità di tutelare la salute di cittadini e lavoratori. Mancano, invece, terapie efficaci e, a oggi, il mesotelioma risulta ancora incurabile.

Ne ha parlato in un’intervista un esperto, il Prof. Luciano Mutti, medico oncologo che coordina il Dipartimento Ricerca e Cura del Mesotelioma dell’Osservatorio Nazionale Amianto il quale ha precisato che: «Non esiste una ‘dose killer’, come erroneamente è stato riportato in alcune cause legali per l’asbestosi. In realtà, il fattore di rischio è una dose cumulativa di esposizione. Ma nessuno è in grado di stabilire né quale sia il limite massimo tollerato dall’organismo prima che si inneschi una proliferazione cellulare tumorale, né il tempo espositivo in grado di aumentare la probabilità di ammalarsi. Esistono casi di tumore ricondotti a un’esposizione all’amianto molto breve, ed è difficile stabilire dei parametri perché sono molto variabili a livello individuale».

I lavoratori sono da sempre i più esposti, sono quelli a maggior rischio ovviamente perché si tratta di esposizione diretta; nel caso dell’esposizione ambientale è provato che siano necessari tempi più lunghi.
Quello che è cambiato è la tipologia dei lavoratori coinvolti: qualche decennio fa si vedevano molti casi tra i chi lavorava nelle fabbriche di amianto, oggi invece il mesotelioma è più diffuso tra chi svolge lavori manuali come elettricisti, meccanici, muratori.

«È stata registrata un’incidenza significativa anche tra bidelli e insegnanti: questo a causa della presenza di amianto in alcuni edifici pubblici di costruzione datata, coibentati con l’asbesto» spiega Mutti.

Per capire se un ambiente è inquinato da amianto esiste la possibilità di fare prelievi ambientali per valutare l’inquinamento di fibre aeree in ambienti presumibilmente esposti a questo rischio, come in alcune fabbriche o nelle aree limitrofe. Non è possibile, invece, valutare se le fibre di amianto si sono depositate nel tessuto polmonare delle persone esposte a questo rischio e se indurranno modificazione tumorale.

Per tutte queste ragioni e in base ai dati presentati, non si può non ribadire l’urgenza e la necessità per l’Italia di agire attraverso una concreta azione di risanamento e bonifica del territorio, che passa attraverso la rimozione dell’amianto dai numerosi siti industriali, edifici pubblici e privati che ci circondano quotidianamente.

È necessario, inoltre, ripristinare specifici incentivi per la sostituzione dei tetti con amianto con coperture solari. Si tratta di uno strumento molto efficace che in passato ha portato, ad esempio, alla bonifica di 100.000 metri quadri di coperture e oltre 11 MWp (megawatt di picco) di impianti fotovoltaici installati e connessi alla rete in tutta Italia.

A breve (forse aprile 2019) sembra che saranno operativi i nuovi incentivi a sostegno della produzione di energia elettrica da impianti alimentati a fonti rinnovabili, che conterranno il cosiddetto “premio amianto“. Ovvero agli impianti fotovoltaici installati in sostituzione di coperture di edifici e fabbricati, che siano scuole, ospedali ed altri edifici pubblici, su cui è operata la completa rimozione dell’amianto (la superficie dei moduli non può essere superiore a quella della copertura rimossa) sarà data priorità rispetto a installazioni senza rimozione di amianto.

Il “premio amianto”, oltre a questa priorità, consiste in un valore incentivante pari a 12 €/MWh  (megawattora, equivalente a un milione di watt) su tutta l’energia prodotta e si aggiunge agli incentivi sull’energia elettrica, consentendo di promuovere non soltanto l’energia prodotta e immessa nella rete, ma anche quella destinata all’autoconsumo, cosicché i soggetti interessati possano coprire i costi necessari alla sostituzione delle coperture.

L’iter di approvazione dello schema di decreto FER 1, notificato alla Commissione UE, è infatti quasi giunto al termine. Dal canto suo, il GSE (Gestore Servizio Elettrico nazionale) dovrà rendere disponibile la documentazione da fornire per attestare la corretta rimozione e smaltimento dell’eternit e dell’amianto, per accedere al premio.

Altre Fonti:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/28/amianto-dossier-di-legambiente-in-italia-bonificato-il-HYPERLINK “https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/28/amianto-dossier-di-legambiente-in-italia-bonificato-il-2-degli-edifici-lazio-e-trentino-non-hanno-piano-di-rimozione/4321981/”2-degli-edifici-lazio-e-trentino-non-hanno-piano-di-rimozione/4321981/

Amianto in Italia: siamo in grave ritardo. I dati 2018 di Legambiente

https://www.osservatoriomalattierare.it/mesotelioma/5313-tumore-da-amianto-simuore-ancora-e-si-prevede-un-aumento-di-casi-

Rapporto Legambiente: Liberi dall’Amianto? (anno 2018)

Allergie primaverili, ecco il calendario (e alcuni rimedi)

Gio, 04/11/2019 - 03:35

Utilissimo calendario delle allergie primaverili e poi alcuni semplici consigli pre prevenire brutte giornate di starnuti, lacrimazioni, tosse…
Utile anche la sezione mangiare con i cibi da evitare a seconda delle allergie che si hanno.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

Gli studenti piantano alberi per salvare il Lago d’Aral che scompare

Mer, 04/10/2019 - 19:00

Adagiato tra l’Uzbekistan e il Kazakistan, i fiumi Syr Darya e Amu Darya che lo alimentavano sono stati deviati da un progetto sovietico degli anni ’60 per incrementare la produzione di cotone su terre aride. Il deserto copre l’80% del paese e sta avanzando sempre più a causa della siccità cronica.

La città di Moynaq è stata un tempo un importante porto marittimo, oggi si ritrova a decine di chilometri dalla costa del Lago d’Aral. I suoi abitanti hanno vissuto sulla propria pelle il costo umano della catastrofe ecologica.

Il mare in contrazione ha rovinato l’economia locale, basata sulla pesca, e ha lasciato i pescherecci spiaggiati su terre desolate e sabbiose. L’evaporazione del mare ha lasciato dietro di sé sabbia molto salata, inquinata da fertilizzanti e pesticidi. Il fondale contaminato del lago, oggi in superficie, è diventato un rischio per la salute della popolazione locale. I venti trasportano le sabbie in città e, posandosi sui campi, degrada il suolo.

La contrazione del lago ha avuto anche effetti sul tempo: gli inverni sono più freddi e le estati più calde e secche, e questo aggrava ulteriormente la siccità e i suoi effetti. Al ritirarsi del lago, anche la popolazione della città e i turisti che un tempo affollavano le rive del lago sono scomparsi.

Ora gli studenti universitari, sostenuti dal governo uzbeko, stanno piantando alberi da frutto nell’ambito di un’iniziativa per trasformare il paesaggio – questa volta in meglio.

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Fonte immagine copertina: TURISTIPERCASO.IT


White Black: l’emigrazione italiana

Mer, 04/10/2019 - 16:00

Se ci seguite da un po’ di tempo i Capone & BungtBangt li conoscete già, sono un gruppo musicale campano che suona strumenti autocostruiti con materiali riciclati (qui il video).
Questa è la loro nuova canzone, buon ascolto!

Dalla loro pagina Facebook: “Abbiamo appena pubblicato un nuovo brano! White Black é il nostro contributo musicale sulla questione migranti. Parliamo dei nostri nonni che emigrarono cercando una vita migliore in altre terre, attraversando anche l’oceano. Sembra che ce ne siamo dimenticati, ma non eravamo diversi dai nuovi migranti, tanto che gli americani ci chiamavano White Black.

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Testo della canzone:

White Black erano White Black
gli emigranti italiani erano White Black
White Black erano White Black
Quelli sporchi e affamati erano i White Black
Cick bon bon cick bi baj baj
Tu ’o sapevi che i nonni so sagliuti ’ncopp e varche
‘O sapevi ca nun teneven ne arte e ne parte
‘O sapevi ca quann so arrivati ll’americani
L’hanno squadrati l’anno lavati l’hanno pesati
L’hanno luvate ’e panne a cuollo e l’hanno disinfestati
e mo o facciamo nuje all’ati
C’ammo scurdato ‘o passato
com papa ch cica po bambai

White Black erano White Black
gli emigranti italiani erano White Black
White Black erano White Black
Chi era sporco e affamato era nu White Black

Cick bon bon cick bi baj baj
Cick bon bon cick bi baj baj

Ho una hit per le chart di iTunes
Un milione di click su Youtube
Ho una cosa in comune con Ice Cube
Siamo tutti uomini del sud

Gli italiani di tanti anni fa
Se ne andarono dalle città
la fame li portò fino in America
Discriminati per la loro povertà endemica
E gli dicevano

White black voi siete white black
Emigranti italiani siete white black
White nigga siete white nigga
Com pa pa ch cica bi bai bai

Bianco o nero
Siamo tutti vittime del dio dinero
Nero o bianco
Sempre sotto al pacchetto di un capo branco

Cick bon bon cick bi baj baj
Cick bon bon cick bi baj baj
I nonni i nonni dei nonni
I NO-NNI

Cick bon bon cick bi baj baj
Cick bon bon cick bi baj baj
Arrecuotdate ‘e nonni
‘E nonn ‘e chi t’è nonn!

http://www.caponebungtbangt.com/