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Aggiornato: 21 min 19 sec fa

L’esercito degli emarginati dal sistema finanziario

Lun, 01/14/2019 - 01:01

Un esercito di emarginati. Così possono essere considerati i circa 16.000.000 di italiani segnalati nei registri di Crif, Ctc ed Experian, sigle criptiche che identificano i sistemi di informazione creditizia (SIC), ovvero le banche dati relative alle situazioni debitorie dei cittadini.
Non solo ma non tutti sanno che, se è vero che i SIC registrano informazioni creditizie sia di tipo positivo che di tipo negativo, circa 6.000.000 di italiani, nonostante emerga dai terminali e atti che abbiano regolarizzato la propria posizione debitoria (e conseguentemente gli Istituti di Credito non abbiano nulla a pretendere nei loro confronti) sono costretti a subire l’abuso della segnalazione per diversi anni come cattivi pagatori.
Ciò implica, ovviamente, che non possono accedere a nuovo credito, e questo comporta, oltre alla frustrazione di chi è coinvolto, un notevole danno per l’economia reale!
Il fatto strano è che questo abuso dominante non è regolamentato da alcuna legge italiana e non rientra nei dettami della nostra Costituzione.
E’ solo un patto imprenditoriale tra gruppi di potere, perlopiù banche e finanziarie, avallato da alcune associazioni di consumatori (che molto probabilmente non hanno compreso l’entità della gravità dei documenti firmati a suo tempo), i quali hanno deciso autonomamente le sorti finanziarie di milioni di consumatori e aziende.

Eppure la soluzione è alla portata del governo gialloverde.
Basterebbe una semplice legge che modificasse l’articolo 6 comma 2 (conservazione e aggiornamento dei dati) del Codice in materia di protezione dei dati personali per stabilire che le informazioni creditizie di tipo negativo relative ai ritardi nei pagamenti, successivamente regolarizzati, possono essere conservate nel sistema di informazioni creditizie per un periodo non superiore a 30 giorni dalla regolarizzazione.
Un semplice correttivo (30 giorni per la regolarizzazione) che risolverebbe sicuramente il problema di 6.000.000 di italiani ma anche di molti dei rimanenti 10 milioni che sarebbero incoraggiati dalla possibilità di essere cancellati immediatamente alla regolarizzazione determinando in tal modo, una possibilità anche di incremento degli impieghi bancari e di contributo reale all’aumento del PIL.
Se infatti immaginassimo che ciascuno dei 6 milioni di italiani avesse la possibilità di prendere a prestito solo 10.000 euro potremmo avere, ipoteticamente, un incremento di 60 miliardi di euro immessi nella economia reale.

Di Maio e Salvini che ne pensate?

 

Fonte imm: AF Novagesta

La canapa è un’alternativa, forse in assoluta la più valida, alla plastica

Dom, 01/13/2019 - 12:01

Il 24 ottobre scorso il Parlamento europeo ha approvato una proposta di Direttiva, elaborata dalla Commissione, sulla riduzione del consumo in tutta l’Unione europea dei prodotti di plastica usa e getta. Secondo i calcoli, questa tipologia di oggetti costituisce il 70% dei rifiuti presenti negli oceani, motivo di diverse problematiche urgenti, prima di tutto in termini di salute.

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Il muro anti-migranti di Trump paralizza gli Stati Uniti

Dom, 01/13/2019 - 02:01

Uffici pubblici bloccati e 800 mila lavoratori senza stipendio, aeroporti con terminali chiusi, parchi nazionali in chiusura, persino la Nasa e l’ente del fisco sospendono le attività.
Si chiama “shutdown“: è il blocco delle attività che si genera negli Stati Uniti quando non viene trovato un accordo sul bilancio.

Non è la prima volta che accade nella storia degli Stati Uniti che si abbia questo genere di stop e da quando Trump è al potere è già accaduto tre volte. Ora però il numero di giorni è da record: l’attività legislativa è bloccata dal 22 dicembre e così sono fermi gli uffici ma anche le paghe di tutti i lavoratori collegati allo Stato federale, addetti alla sicurezza compresi. Molti di loro stanno lavorando gratis, altri uffici hanno momentaneamente chiuso.

Perché è successo: il conflitto sul muro anti-migranti

Il punto in cui si è arenata la discussione sul budget è la costruzione del muro per contrastare l’arrivo dei migranti al confine col Messico: i democratici non hanno dato il benestare alla richiesta di più di 5 miliardi di dollari avanzata dall’amministrazione Trump, proponendo di mettere in bilancio la stessa cifra dell’anno precedente per il controllo delle frontiere giustificandola con il fatto che l’amministrazione non avrebbe ancora speso nemmeno i soldi stanziati lo scorso anno.

Il tasto dello shutdown è però stato schiacciato dal presidente Trump, perché ha deciso per la linea dura contro i democratici e si è rifiutato di firmare il bilancio. Da parte loro, i democratici dicono che la cifra proposta è troppo alta per uno strumento dalla dubbia efficacia come il muro.

Anche se Trump non sembrerebbe avere più intenzione di ricorrere alla proclamazione dello stato di emergenza per sbloccare la situazione, al momento non sembra nemmeno voler andare verso un accordo con i democratici.

Proprio qualche giorno fa il presidente ha ripetuto alla stampa che secondo lui le persone che nemmeno questa settimana hanno ricevuto la paga, in fondo stanno dalla sua parte e vorrebbero dirgli “Mr. President, keep going“, “Signor Presidente, vada avanti”.

Per tutta risposta i sindacati dei lavoratori federali stanno portando avanti una causa all’amministrazione Trump perchè stanno lavorando gratis da tre settimane.

Il problema ora è come uscire dall’empasse. E ammesso che se ne esca rapidamente, anche i prossimi mesi di legislatura non saranno semplici: i democratici ora hanno la maggioranza alla Camera e hanno promesso di dare battaglia, e stanno arrivando nuove rivelazioni su indagini che avrebbero per oggetto il rapporto tra The Donald e la Russia portate avanti dall’Fbi.

Fonte immagine: Nbcnews

Colli puri dai pestici. A Collalbrigo (Conegliano, Treviso)!

Dom, 01/13/2019 - 01:54

Collalbrigo è una zona di monocoltura intensiva di vitigni, da cui si produce vino Prosecco. Queste coltivazioni prevedono l’uso di grandi quantità di pesticidi chimici che stanno inquinando l’area. La lotta del Comitato “Colli Puri Collalbrigo respira”.

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http://www.collipuri.it/

Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

Vivere in eterno mangiando solo dinosauri

Sab, 01/12/2019 - 20:59

Conferenza di Jacopo Fo sull’alimentazione sana, il cibo, le diete e il segreto di mangiare ciò che ci si sente di mangiare. “Non esiste una dieta ideale. Oggi c’è una concezione perversa del cibo. Cosa sono il vero lusso e l’apparenza del lusso, a tavola? Molti ristoranti fanno solo apparenza”.

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Rilevati misteriosi segnali radio dallo spazio profondo

Sab, 01/12/2019 - 10:40

Registrato dal nuovo radiotelescopio canadese Chime, appena acceso, che in pochi mesi ha individuato in totale 13 fast radio burst in serie.

SEI impulsi radio, della durata di pochi millesimi di secondo. Un segnale ripetuto più volte, il secondo nella storia della radioastronomia, è giunto fino a noi da una galassia lontana circa un miliardo e mezzo di anni luce. Lo hanno registrato gli astronomi in Canada con il nuovo telescopio Chime, parliamo di un fast radio burst, lampo radio veloce del quale la spiegazione era un mistero fino a pochi mesi fa.

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La Resilienza ci farà risparmiare miliardi?

Sab, 01/12/2019 - 01:08

Iniziamo dando due informazioni fondamentali: il National Climate Assessment è un report sui cambiamenti climatici redatto da oltre 300 scienziati per conto del Congresso degli Stati Uniti.
Secondo, cos’è la resilienza: è la capacità di un oggetto, o meglio di un materiale, di resistere agli urti senza frantumarsi.
Resilienza, nel campo dei cambiamenti climatici, significherebbe massicci investimenti per arginare i danni provocati da fenomeni climatici sempre più violenti. Due esempi su tutti: costruire argini e muraglioni contro le alluvioni e rendere più sicure le abitazioni. Più in generale rafforzare tutte le infrastrutture per renderle più “resilienti”, più resistenti agli urti…
Trovare il modo di finanziare questa tipologia di lavori sarà, secondo gli scienziati del National Climate Assessment, la prossima grande sfida politica ed economica da affrontare per scongiurare, nei prossimi anni, miliardi di dollari di danni a città e campagne.

Il problema è che gli interventi di resilienza fanno risparmiare denaro sul lungo periodo ma non creano “valore aggiunto” ed entrate economiche a breve termine. Per le amministrazioni pubbliche è più allettante la costruzione, ad esempio, di una nuova strada a pedaggio. O di un nuovo ponte che facilita gli scambi commerciali.

Fonti:
National Climate Assessment https://nca2018.globalchange.gov/
http://www.rinnovabili.it/ambiente/resilienza-per-risparmiare-miliardi-di-dollari/

Servitù militari: la spiaggia della Sardegna torna ad essere di tutti

Ven, 01/11/2019 - 23:22

Chi ha avuto la fortuna di trascorrerci una vacanza lo sa, la Sardegna è un’isola bellissima e vanta spiagge paradisiache che nulla hanno da invidiare a quelle esotiche oltre oceano. Purtroppo parte delle coste sarde, per più di mezzo secolo, hanno vietato l’ingresso alla popolazione locale e turistica in quanto aree destinate a un uso esclusivamente militare, sottraendo così ai cittadini alcune delle spiagge più belle della Sardegna.

Dopo anni di proteste da parte di cittadinanza e associazioni, che ha gran voce si sono battute per riappropriarsi delle proprie risorse naturali sia per poter costruire un’economia turistica sia per goderne le bellezze in prima persona, qualcosa sta realmente muovendosi in direzione di un cambiamento: la spiaggia di Porto Tramatzu sita a Capo Tuelada (in provincia di Cagliari) e nota per la sua sabbia di granulometria fina di colore bianco tornerà ad essere patrimonio comune e accessibile a tutti. Non solo ospiterà spiaggia libera, ma si prevede l’apertura di osservatori ambientali e l’avvio di progetti di ricerca. La stessa attività militare non cesserà completamente, ma proseguiranno alcune attività del poligono e sono previste clausole di protezione sociale per il personale della Difesa appartenente alle fasce di reddito più basse.

Il ministero della Difesa ha ufficialmente avviato la procedura con il ministero delle Infrastrutture e Trasporti per la cessazione della concessione marittima sulla spiaggia di Porto Tramatzu e l’iter legislativo per la cancellazione della stessa dalle zone di interesse di sicurezza nazionale. La “liberazione” della spiaggia fa parte di un protocollo di dimissioni di servitù militari, siglato nel dicembre 2017 con il governo Gentiloni dall’ex ministro della Difesa Roberta Pinotti, che prevede una graduale dismissione di altre litorali di pregio fino ad oggi a uso esclusivo del ministero della Difesa.

Elisabetta Trenta, attuale ministro della Difesa che ha convintamente confermato il protocollo, durante l’incontro con il presidente della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru, ha esordito: “Oggi è una giornata importante. La Difesa cederà la spiaggia di Porto Tramatzu, che tornerà alla comunità locale. Ho sempre affermato che la Difesa deve essere sempre più aperta e inclusiva in una moderna concezione dual use dei poligoni militari e delle aree addestrative, e oggi lo stiamo dimostrando. E presto faremo ancora di più”. 

Se sarà presto non possiamo ancora prevederlo, ma con certezza possiamo affermare che lo stesso provvedimento prevede l’avvio dei procedimenti finalizzati al rilascio per altri luoghi tra cui: Capo Frasca S’Enna e S’Arca e Punta S’Achivioni che potrebbero essere liberate entro l’estate e comunque entro l’anno corrente.

“Siamo soddisfatti – ha dichiarato il governatore della Sardegna – perché c’è stata continuità. Avevamo firmato un accordo nel dicembre 2017 con il governo Gentiloni, un buon accordo, che è stato riconosciuto tale dall’attuale esecutivo. Ringrazio il ministro Trenta di aver dato continuità. La spiaggia di porto Tramatzu è molto importante, rappresenta un valore simbolico, ma anche concreto, perché la comunità la chiedeva da oltre 40 anni. È stata già resa accessibile ai civili l’estate scorsa, ma da oggi in poi sarà assolutamente disponibile per tutti, con regole scritte e chiare e presto lo stesso sarà per altri arenili”.

 

Ora che hanno chiuso i porti…

Ven, 01/11/2019 - 09:50

Michele Dotti, Jacopo Fo, Luca Bassanese, Giobbe Covatta e tanti altri ci raccontano come è cambiata – in meglio – la nostra vita da quando hanno chiuso i porti. Incredibile!

E nella tua vita cosa è cambiato?

Da un’idea di Michele Dotti.

 

7 stati che hanno dato una scossa positiva al nostro Pianeta nel 2018

Ven, 01/11/2019 - 09:48

Tra le tante cose successe nel 2018, ci sono state molte iniziative in diversi Paesi che hanno cercato di affrontare alcuni dei maggiori problemi ambientaliche affliggono il nostro Pianeta come l’inquinamento da plastica, la mitigazione dei disastri legati ai cambiamenti climatici e l’avvio di una transizione energetica. Accanto a politiche lungimiranti, purtroppo il 2018 è stato caratterizzato anche da alcuni governi come Stati Uniti e Brasile che hanno pensato al profitto immediato piuttosto che mettere in atto azioni per la salvaguardia del Pianeta. Alcune tra le misure più significative ve le raccontiamo di seguito.

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Prescrizione di latte artificiale per neonati: specificare la marca è illegale

Ven, 01/11/2019 - 01:39

Molti ospedali italiani al momento delle dimissioni post-parto di mamma e bimbo prescrivono latte in polvere per neonati indicando una specifica marca. E così molte neomamme tornano a casa con in braccio il piccolo e, in mano, il libretto di dimissioni – o in alternativa una sorta di “ricetta” – con l’indicazione di quale latte artificiale (tecnicamente: latte in formula) utilizzare per alimentare il nuovo arrivato nel caso in cui non avessero latte o il loro latte non fosse sufficiente. Una condotta illegale che ormai va avanti da diversi anni.

“Le neomamme che ricevono il libretto di dimissioni del proprio bimbo con l’indicazione di una marca di latte artificiale, oppure un foglio che somiglia in tutto a una ricetta medica con la segnalazione del latte da dare al proprio figlio, solitamente in buona fede pensano che questo ‘consiglio’ sia stato dato per qualche motivo medico. Ma non è così, e questa indicazione costituisce invece una violazione di legge“, afferma Martina Carabetta, Consulente professionale in allattamento materno (Ibclc, International board certified lactation consultant).

La legge c’è, ma non viene rispettata

Nel nostro Paese esiste infatti una legge del 1994, aggiornata dal Decreto 09 aprile 2009 , n. 82 (Regolamento concernente l’attuazione della direttiva 2006/141/CE per la parte riguardante gli alimenti per lattanti e gli alimenti di proseguimento destinati alla Comunità europea e all’esportazione presso Paesi terzi) che all’articolo 10 precisa che “la pubblicità degli alimenti per lattanti (soggetti di età inferiore a dodici mesi, ndr) è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale, compresi gli ospedali, i consultori familiari, gli asili nido, gli studi medici, nonché convegni, congressi, stand ed esposizioni”, mentre l’articolo 14 specifica che “le lettere di dimissione per i neonati non devono prevedere uno spazio predefinito per le prescrizioni dei sostituti del latte materno”. La realtà, però, ci racconta una storia diversa, di una legge che è stata negli anni, e viene tuttora, quotidianamente disattesa.

Pratica illegale ed eticamente scorretta

La promozione di una determinata marca di latte artificiale, spiega Carabetta, “Non solo è vietata dalla legge italiana, ma è anche eticamente scorretta dato che arriva dagli operatori della salute, che hanno ovviamente autorevolezza agli occhi delle neomamme e dei neopapà. L’indicazione di uno specifico latte artificiale alla dimissione dall’ospedale dopo il parto induce infatti i genitori a credere che quella marca sia migliore rispetto ad altre, o che il bambino sia obbligato per qualche motivo ad assumere quello specifico latte“.

Tecniche di marketing

Nulla di più fuorviante: i latte in formula, infatti, sono molto simili tra loro perché “la loro composizione è determinata da una normativa europea alla quale tutti i produttori devono attenersi. Possono esserci piccole variazioni che, comunque, devono risultare comprese nei limiti previsti da questa normativa. Le presunte ‘qualità speciali‘ che vanta una o un’altra marca sono invece solo tecniche di marketing”, precisa l’esperta.

Promuovere l’allattamento al seno

“Un ospedale, a maggior ragione se pubblico, non dovrebbe diventare strumento di marketing per produttori di latte, biberon o quant’altro. Il latte artificiale dovrebbe essere suggerito solo dopo un serio lavoro di promozione dell’allattamento al seno e solo quando davvero necessario. E non come ‘ciambella di salvataggio’ per presunte future difficoltà che il più delle volte ancora non si sono presentate”. E nel caso in cui le difficoltà si presentassero davvero, “la mamma dovrebbe prima essere inviata a un operatore competente in allattamento al seno, che spesso lavora anche con l’allattamento misto, per la risoluzione delle problematiche. Ma sempre nell’ottica di salvare l’allattamento al seno, se possibile: e la mia esperienza mi dice che è possibile nella stragrande maggioranza dei casi” afferma Marina Carabetta.

La nostra inchiesta

La redazione di Peopleforplanet ha raccolto diverse testimonianze chiedendo a mamme e neomamme la loro esperienza in merito a eventuali prescrizioni di latte artificiale ricevute al momento della dimissione ospedaliera dopo il parto. E così sono state raccolte diverse esperienze tra il 2009 e il 2018 che hanno messo in evidenza come, al momento delle dimissioni ospedaliere,  la prescrizione di latte artificiale per neonati di una specifica marca avvenga spesso e volentieri.

Ecco cosa abbiamo scoperto

Molto spesso la prescrizione di un latte artificiale di una specifica marca viene effettuata direttamente sul libretto sanitario del bimbo al momento delle dimissioni ospedaliere, scritta con la penna in uno spazio appositamente predisposto.

Altre volte la prescrizione viene fatta su un foglio – che non sempre riporta l’intestazione della struttura ospedaliera – che viene poi inserito in mezzo al libretto sanitario, e insieme a questo consegnato alla neomamma; in alcuni casi la precisazione della marca è effettuata con la penna, in altri casi è invece stampata insieme alle indicazioni su come preparare il biberon di latte in polvere.

Le prescrizioni di latte in formula vengono rilasciate anche a mamme che allattano al seno senza alcun problema, con bambini sani e che prendono peso con il solo latte materno.

Non mancano i casi in cui viene specificato che, di quella specifica marca di latte in formula, viene prescritta esclusivamente la formulazione liquida, con esclusione di quella in polvere.

In alcuni casi la prescrizione del latte in formula da utilizzare è accompagnata dalla prescrizione di una specifica acqua oligominerale da utilizzare per la preparazione del latte stesso.

Diverse volte la marca di latte artificiale non viene scritta, ma specificata a voce al momento delle dimissioni.

Una mamma ci ha raccontato che il pediatra di famiglia, interpellato relativamente all’eventuale sostituzione del latte in polvere prescritto dall’ospedale al momento della dimissione del loro bimbo perché difficilmente reperibile, ha risposto che non era possibile cambiare marca e che era obbligata a somministrare al piccolo esclusivamente il tipo di latte in formula che le era stato prescritto dall’ospedale.

In alcuni casi, oltre alla prescrizione di una specifica marca di latte in formula, è stata prescritta anche l’assunzione da parte della mamma di bustine o compresse di sostanze galattogoghe (ovvero in grado di stimolare la produzione di latte), relativamente alle quali, però, non ci sono evidenze scientifiche di efficacia. Ma questa è un’altra storia

La legge parla chiaro

Il Decreto 9 aprile 2009 parla chiaro. All’articolo 10 precisa che “la pubblicità degli alimenti per lattanti (bambini di età inferiore a dodici mesi, ndr) è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale, compresi gli ospedali, i consultori familiari, gli asili nido, gli studi medici, nonché convegni, congressi, stand ed esposizioni”, e all’art 14 precisa che “il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, le Regioni e le Province autonome promuovono iniziative e campagne sulla corretta alimentazione del lattante, sostenendo e proteggendo la pratica dell’allattamento al seno mediante azioni volte: a diffondere e a valorizzare i corsi di preparazione alla nascita  e  altre iniziative educative nelle maternità e sul territorio, con adeguate informazioni sull’allattamento al seno; a favorire nei reparti di maternità l’adozione e la prosecuzione dell’allattamento al seno, diffondendo il rooming-in ed attuando i più efficaci modelli organizzativi proposti al riguardo; a fornire raccomandazioni utili sulla base delle indicazioni convalidate  a  livello  internazionale, promuovendo interventi formativi, sostenendo e coordinando le iniziative di promozione e di educazione sanitaria; a realizzare sistemi di osservazione e di monitoraggio sulla diffusione della pratica dell’allattamento al seno, sia in termini di prevalenza che di durata; a vigilare affinché al momento della dimissione dal reparto maternità non vengano forniti in omaggio prodotti o materiali in grado di interferire in qualunque modo con l’allattamento al seno. Le lettere di dimissione per i neonati non devono prevedere uno spazio predefinito per le prescrizioni dei sostituti del latte materno. Nei casi in cui tali prescrizioni si rendano necessarie per cause materne o neonatali,  esse devono riportare l’indicazione all’uso del sostituto del latte materno nonché le informazioni congrue al suo più corretto utilizzo; a contrastare ogni forma di pubblicità, anche occulta, e di comportamenti ostativi alla pratica dell’allattamento materno”. L’articolo 15 prosegue dicendo che “il materiale informativo e didattico da chiunque predisposto e in qualunque modo diffuso, destinato alle gestanti, alle madri di lattanti e bambini, alle famiglie ed a tutti gli interessati nel settore dell’alimentazione dei lattanti e della prima infanzia, non deve avvalorare la tesi, attraverso dati, affermazioni, illustrazioni o altro, che l’allattamento artificiale sia uguale o equivalente all’allattamento al seno, e che l’allattamento al seno, per la superiorità e i benefici che offre rispetto all’allattamento artificiale, va promosso come pratica di alimentazione esclusiva nei primi sei mesi di vita”, che “l’allattamento al seno è superiore e offre benefici anche nel regime alimentare diversificato del lattante”, ovvero fino all’anno di età e che, infine, l’utilizzazione non appropriata degli alimenti per lattanti (fino al sesto mese di vita) e di quelli di proseguimento (dopo il sesto mese di vita) “comporta dei rischi per la salute del lattante”.

A Milano porte aperte degli uffici per gli animali dei dipendenti

Ven, 01/11/2019 - 01:10

Sembrava impensabile, invece l’Agenzia di Tutela della Salute (l’ex Asl) ha reso operativo l’emendamento sul territorio di Milano e hinterland a favore dei propri dipendenti, che potranno portare in ufficio i propri animali di affezione.

L’iniziativa è stata salutata con entusiasmo dalle associazioni animaliste: “Un bel segno dei tempi che cambiano, dell’attenzione verso gli animali, della consapevolezza che cani e gatti fanno parte indissolubilmente delle nostre vite”, ha detto Ermanno Giudici, presidente dell’Enpa (Ente protezione animali) di Milano.

Il dipendente che intende portare il proprio animale in ufficio dovrà presentare la domanda al capo-ufficio, concordare con gli altri colleghi di lavoro nel caso in cui l’ambiente sia condiviso, e disporre di una polizza assicurativa. Per cani di peso superiore ai 25 kg e per altre specie animali è inoltre necessaria l’autorizzazione dei veterinari dell’Ats (Agenzia di tutela della salute).

“Con 1800 dipendenti e più di 60 uffici sul territorio”, ha spiegato il direttore dell’Ats Marco Bosio, “siamo la più grande agenzia di tutela della salute a livello nazionale – ha sottolineato Bosio – e ci auguriamo che la nostra esperienza possa essere un banco di prova importante anche per altre realtà”. Molti comuni, tra cui quello di Roma, stanno già pensando di seguire l’esempio di Milano.

Perché la cacca (rosa) dei pinguini è importante per studiare i cambiamenti climatici

Gio, 01/10/2019 - 14:42

Ci sono diversi modi per monitorare il cambiamento climatico. Sicuramente quello adottato dalla NASA per scoprire come le mutazioni del clima interessano gli animali, merita il primato dell’originalità. Per capire come i fattori ambientali influenzano la disponibilità di risorse alimentari per i pinguini di Adelia dell’Antartide, i ricercatori si sono messi a studiare… il colore dei loro escrementi.

Lo si scopre da un post pubblicato sul blog ufficiale della NASA. “I pinguini”, si legge, “sono una specie in grado di fornire un allarme precoce delle minacce al delicato ecosistema dell’Antartide”. Così quando gli scienziati hanno notato un declino in alcune popolazioni di pinguini di Adelia, hanno pensato che tale declino fosse l’avvisaglia della riduzione della disponibilità di prede, dovuta in parte a un cambiamento nell’ambiente dell’Oceano Australe.

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New York vieta contenitori per alimenti in polistirolo

Gio, 01/10/2019 - 11:37

La città di New York ha messo al bando i contenitori di polistirolo per alimenti dal primo gennaio 2019. Bar, ristoranti, negozi, chioschi e furgoni hanno sei mesi per smaltire le scorte, poi dal primo luglio scatteranno multe salate. Il “Foam Ban” è stato deciso dall’amministrazione del sindaco democratico Bill De Blasio: il riciclo del polistirene (nome tecnico del polistirolo) è troppo costoso e non economico, e i contenitori di schiuma vanno ad aumentare la spazzatura indifferenziata.

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La guerra delle donne americane per l’acqua pulita

Gio, 01/10/2019 - 01:51

Se vi piace trovare qualcosa di buono nei disastri, Flint, Michigan, è la città che fa al caso vostro. Considerata dall’FBI una tra le più pericolose città d’America, Flint è anche la città più povera degli Usa secondo l’ultimo censimento, dopo che la General Motors chiuse i battenti qui, 40 anni fa, lasciando a casa 35mila persone. Flint è anche città natale di Michael Moore, e città d’elezione del regista Zack Canepari, che da anni vive qui per portare avanti un imponente lavoro multimediale proprio su Flint, già celebrata da praticamente tutti i lavori di Moore, ma anche da diverse serie tv, tra le quali Flint Town su Netflix. La città ha anche fatto da cornice alla pluri-celebrata storia della campionessa di pugilato americana, due volte oro alle Olimpiadi, Claressa Shields. Ma Flint al momento è famosa per ben altro, per un dramma ancora irrisolto e – di nuovo – per la forza, il coraggio e la genialità dei suoi abitanti. Compresi i bambini.

Nel 2014, l’amministrazione di Flint vuole risparmiare sul servizio idrico, si stacca dall’approvvigionamento della vicina Detroit e inizia ad attingere acqua dall’omonimo e inquinato fiume Flint. Gli abitanti si lamentano dell’odore, del colore, ma le autorità rassicurano: va tutto bene, l’acqua è controllata. Anni dopo, invece, si è scoperto che le sostanze chimiche presenti nell’acqua, tra le altre cose, corrodevano i tubi e causavano un enorme aumento di piombo nell’acqua potabile (secondo un’inchiesta del Guardian del 2016, sono oltre 30 le città americane in cui l’amministrazione ha nascosto o minimizzato i livelli di piombo nell’acqua di rubinetto, mentre sarebbero migliaia quelle che condividono il problema piombo). Ma era troppo tardi, e si è arrivati a contare oltre un centinaio di persone avvelenate, e una decina di morti per legionellosi (ufficialmente non assimilabili alla crisi idrica). In quei giorni Mari Copeny, che aveva 7 anni, fece un bagno un po’ più lungo del solito, e fu colpita come i fratelli da una brutta reazione alla pelle, che lasciò un segno sul suo corpo. Poco dopo, la fornitura di acqua potabile fu sospesa, mentre Mari preparava la sua battaglia per arrivare in fondo alla faccenda. A 8 anni, scrisse una lettera a Barack Obama.

Obama arrivò a sorpresa in visita a Flint, stanziò 100 milioni di dollari in finanziamenti, e iniziarono i lavori di sostituzione delle tubature. Sono passati alcuni anni e, proprio in questi giorni, l’amministrazione di Flint ha annunciato di aver sostituito 7mila degli 18mila tubi erosi. Un piccolo passo verso un cambiamento che dovrebbe concludersi entro la fine del prossimo anno, per quanto riguarda le tubature, e che ha visto coinvolte parecchie giovani donne, tutte incredibilmente determinate e tutte vittoriose.

Andiamo per gradi. Oltre Mari, l’acqua di Flint divenne il pensiero fisso anche per tre ingegnere che, ispirate da una tecnologia della Nasa, pensarono di creare un filtro che mostrasse alle persone ciò che viene trattenuto: in fondo sapere, e vedere, è il primo passo per agire. Mikayla Sharrieff, India Skinner e Bria Snell spesero le loro 270 ore di servizi sociali previsti dopo la fine delle superiori all’Inclusive Innovation Incubator (In3), un centro nato per insegnare a programmare, fare rete e sviluppare competenze trasversali. Le 3 ragazze idearono qui uno spinoff di un filtro Nasa, rendendolo trasparente e quindi in grado di mostrare alle persone cosa contenesse l’acqua inquinata. Applicando i filtri alle fontanelle cittadine, hanno reso sicura almeno quell’acqua, e soprattutto hanno messo un tarlo nel cervello degli abitanti di Flint, e dei suoi amministratori. Il neonato “Trio S3” ha poi vinto il secondo posto assoluto e ricevuto il premio al Goddard Space Flight Center della NASA. Come in una staffetta, il testimone venne presto passato a un’altra donna di Flint.

Gitanjali Rao aveva letto di un materiale particolare sul sito del MIT. Una nuova tecnologia che usa sensori con nanotubi di carbonio per rilevare i gas pericolosi nell’aria, e pensò di sfruttarla per il rilevamento di piombo nell’acqua potabile, con semplici strisce veloci ed economiche. Sostenuta da un’altra donna, Selene Hernandez Ruiz, responsabile del laboratorio della struttura idrica comunale di Denver, Rao ottenne un posto per lavorare al suo progetto e mise a punto Tethys, un semplice dispositivo per rilevare la presenza di arsenico, mercurio e cadmio nell’acqua del rubinetto. Quello che serviva poi – un database unico in grado di raccogliere tutti i dati – lo mise a punto un’altra donna ancora.

Doll Avant pagò la crisi idrica di Flint con la vita del padre, morto per le conseguenze del diabete di tipo 2, di cui si ammalò a seguito della contaminazione da arsenico (ci sono prove che collegano la malattia a dosi elevate di arsenico). Doll lavorava con una borsa di studio al NASA Research Park, e scoprì che erano migliaia le comunità americane con livelli di piombo superiori a quelli di Flint, e che non lo sapevano. Scoprì che sono 1 miliardo i galloni di rifiuti industriali sversati nell’acqua degli Stati Uniti ogni anno. Allora Doll fondò un’azienda, Aquagenuity, che fornì la prima app intelligente per sapere di più sull’acqua, che altro non era se non il più grande database al mondo sulla qualità dell’acqua. Oggi Aquagenuity rende pubblici dati altrimenti tenuti nascosti fino a oggi, ha enormemente sensibilizzato le persone rispetto al problema, non solo negli Usa, e rende possibile controllare – in base a dove si è vissuto e per quanto tempo – quali metalli e in quali quantità il nostro corpo potrebbe aver assorbito, suggerendo anche le soluzioni per disintossicarsi, sfruttando il framework del machine learning integrato in Google Cloud. Qualcosa che sarebbe molto utile istituire anche da noi in Italia, dove di certo non mancano casi di gravi e prolungate contaminazioni del sistema idrico (come fu il caso di Roma, o ancor peggio quello di Pescara, o dell’intera Toscana, ad esempio; mentre qui c’è una vecchia ma ancora interessante indagine nazionale condotta dalla Rai).

L’incredibile vicenda di Flint e l’impegno dei suoi abitanti hanno reso chiaro al mondo che non importa quanto sia evoluto e civilizzato lo Stato in cui vivi: l’inquinamento è un pericolo subdolo e sempre più diffuso sulle nostre tavole, che si tratti di cibo o di acqua. Possiamo continuare a ritenerlo un tema secondario, rispetto alla ripresa economica, e quindi chiudere un occhio sugli sversamenti nei corsi d’acqua, oppure possiamo considerare che secondo le Nazioni Unite, entro il 2030 – la stessa data in cui sono attese le prossime enormi catastrofi collegate al riscaldamento globale la richiesta d’acqua potabile del pianeta sarà del 40% superiore rispetto a quella attualmente disponibile, e già, evidentemente, in gran parte avvelenata.

 

Il riciclo dei tessuti: come funziona (Infografica)

Gio, 01/10/2019 - 01:27

Come funziona il riciclo dei tessuti (abbigliamento, materassi, moquette, tappeti)? E quali sono i progetti virtuosi in questo settore?

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

 

Basta con i disinfettanti per la casa che ti fanno ammalare!

Mer, 01/09/2019 - 23:46
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Gli altri video dei Pink Bloc

 

INDICE INCHIESTA BATTERI

Lo sporco fa bene! I batteri fanno bene!

Batteri resistenti agli antibiotici: le nuove strategie

Troppa igiene? E le allergie aumentano

Troppa pulizia fa male all’intestino (e al sistema immunitario): ecco perché

Igienizzano e sono eco-friendly: i nuovi detersivi sono a base di batteri buoni

Batteri buoni contro batteri cattivi anche in ospedale (VIDEO)

L’eccesso di igiene in casa può far male alla salute? (VIDEO)

I batteri ti danno il buon umore! (Filosofia e microorganismi sexy)

 

Romantici forever!

Mer, 01/09/2019 - 14:27

12 gennaio 2019 – “PEF Green Day”: parlare di “bolletta zero” nella Villa dei 100 camini

Mer, 01/09/2019 - 08:00

Una occasione che va oltre lo scopo di riunire i propri collaboratori, installatori e fornitori e di mostrare i risultati conseguiti, dal momento che l’evento, denominato GREEN DAY, costituirà soprattutto l’occasione per trattare uno degli argomenti da sempre principale obiettivo e simbolo della società: il risparmio energetico.

Ricco il contesto degli ospiti illustri che interverranno all’evento, tra i quali Jacopo Fo (scrittore, attore, regista, fumettista, che si occupa attivamente di ecologia fin dagli anni ’70),  Domenico De Masi (Professore emerito di Sociologia del lavoro presso l’Università “La Sapienza” di Roma), Giuliano Sciortino e Giovanni Paolino di Avedisco, la prima Associazione in Italia in rappresentanza delle più importanti realtà industriali e commerciali, italiane ed estere, che utilizzano la Vendita Diretta a domicilio per la distribuzione dei loro prodotti/servizi.

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