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Aggiornato: 5 ore 37 min fa

Dai lombrichi nascono i fiori (e non solo): così a Sassari gli scarti di macellazione diventano una risorsa

Gio, 05/02/2019 - 19:00

Obiettivo di PRISMA è generare, grazie al “lombricompostaggio”, fertilizzanti innovativi per il miglioramento delle performance produttive delle piante coltivate

DAI DIAMANTI non nasce niente e dal letame nascono i fiori, cantava qualcuno, e il principio vale anche in agricoltura: al posto del letame però l’Università di Sassari ha deciso di utilizzare i lombrichi, che nell’ambito del progetto PRISMA(PRodotti Innovativi ad alto valore agronomico dal recupero degli Scarti di MAcellazione) verranno usati per trasformare gli scarti della macellazione dei bovini della Cooperativa Produttori Arborea, proprio per dare vita a fertilizzanti innovativi destinati a piante coltivate.

Il progetto è appena partito e durerà complessivamente 28 mesi, concludendosi il 31 dicembre 2020. Fino ad allora a occuparsene sarà l’agronomo dell’Università di Sassari Roberto Lai, in collaborazione con la Cooperativa Produttori Arborea, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna, l’azienda BioSS, prima produttrice di humus da lombricompostaggio in Sardegna, e Abinsula, realtà di eccellenza nel campo delle tecnologie ICT. Circa 50 le persone coinvolte tra ricercatori, dirigenti e tecnici degli istituti di ricerca e delle aziende.

Le attività di recupero e trasformazione si basano sul processo di “lombricompostaggio”, grazie al quale lombrichi terrestri oligocheti, appartenenti al genere Eisenia, degradano gli scarti organici dando origine a prodotti ad alto valore per l’agricoltura.

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Obesità infantile, la lotta inizia con l’allattamento al seno

Gio, 05/02/2019 - 15:12

Un buon motivo in più per allattare il proprio bambino al seno: prevenire l’obesità infantile, a tutto vantaggio della salute del proprio figlio. A sostenere che i bambini che non sono mai stati allattati al seno o che lo sono stati poco corrono un rischio maggiore di diventare obesi è l’Organizzazione mondiale della sanità che, dopo aver raccolto dati relativi ad allattamento al seno e tassi di obesità infantili in 22 Paesi dell’area Europea, ha concluso che l’allattamento al seno risulta protettivo contro il peso in eccesso nei bambini.

La Childhood obesity surveillance initiative

L’Oms ha raccolto i dati mediante la Childhood Obesity Surveillance Initiative (COSI) – sistema di sorveglianza sull’obesità che per più di 10 anni ha misurato il trend di sovrappeso e obesità tra gli alunni della scuola primaria (6-9 anni) effettuando diversi cicli di raccolta di dati in più di 40 Paesi, cui anche l’Italia ha partecipato mediante il progetto “OKkio alla salute” dell’Istituto superiore di sanità (Iss) – che sono stati poi inseriti in uno studio presentato allo European Congress on Obesity di Glasgow (Regno Unito), che si è concluso ieri.

Più latte di mamma, meno grasso in eccesso

La ricerca mostra che tra i bambini allattati al seno per almeno sei mesi il numero di bimbi obesi è inferiore rispetto ai piccoli che sono stati allattati al seno per meno di sei mesi e rispetto a quelli che non lo sono stati affatto: in media il tasso di obesità tra i bimbi non allattati al seno è pari al 16,8%, tra quelli allattati per meno di 6 mesi è del 13,2% e tra coloro che invece hanno preso il latte della mamma più a lungo diminuisce a 9,3%. Il fenomeno è stato osservato in 22 paesi che hanno partecipato alla quarta raccolta dati del COSI svoltasi tra il 2015 e il 2017 e che ha coinvolto più di 100 mila bambini.

Proteggere e promuovere l’allattamento

A sottolineare il ruolo preventivo del latte materno nei confronti dello sviluppo dell’obesità infantile è Bente Mikkelsen, direttore della Divisione delle Malattie non trasmissibili e promozione della salute di OMS/Europa: “più a lungo un bambino viene allattato al seno, maggiore è la sua protezione dall’obesità. Questa conoscenza può rafforzare i nostri sforzi nella prevenzione dell’obesità. Agire sull’obesità infantile, compresa l’obesità grave, può dare grandi benefici non solo per la salute e il benessere dei bambini, ma anche per i sistemi sanitari nazionali, quindi dobbiamo fare tutto il possibile per promuovere e proteggere l’allattamento”.

Obesità e rischi metabolici

Nei bambini l’obesità è il più delle volte associata a problematiche cardiovascolari e metaboliche a breve e lungo termine, solitamente tanto più gravi quanto più severo è il grado di obesità. Secondo un altro studio dell’Oms, anche questo presentato a Glasgow – il primo a indagare la prevalenza nei bambini in età scolare dell’obesità grave – quest’ultima colpisce quasi 400 mila bambini tra i 6 e i 9 anni dei circa 13,7 milioni che vivono nei 21 Paesi nei quali sono  state effettuate le rilevazioni, vale a dire quasi il 3%. “Dato l’impatto di questa patologia sull’istruzione, sulla salute, sull’assistenza sociale e sull’economia – si legge in una nota dell’Oms – lo studio sottolinea che l’obesità deve essere affrontata attraverso una serie di approcci, dalla prevenzione alla diagnosi precoce, al trattamento”. E secondo l’Oms l’allattamento al seno ha tutte le carte in regola per essere considerato un fattore di prevenzione.

“Sì alla prevenzione, ma garantire i servizi”

Angela Spinelli, Direttore del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute dell’Iss, definisce l’obesità infantile “un fenomeno multifattoriale, con possibili gravi conseguenze a lungo termine sulla salute e sulla società intera”, e spiega che rappresenta “uno dei principali problemi di sanità pubblica dei nostri tempi”. “Come tale – continua l’esperta – va affrontato prima di tutto attraverso la prevenzione, a cominciare dall’allattamento, per poi proseguire con programmi e iniziative dedicate a bambini e giovani che aiutino a effettuare scelte salutari. Ma nel caso dell’obesità grave bisogna garantire anche i servizi per aiutare questi bambini e le loro famiglie a contrastarla. In Italia negli ultimi anni abbiamo osservato una lieve diminuzione del fenomeno, ma è ancora una sfida aperta“.

Lanciata la campagna europea Vaping is NOT Tobacco

Gio, 05/02/2019 - 15:00

I sostenitori europei del vaping hanno lanciato oggi la campagna Vaping is NOT tobacco (Il vaping non è tabacco) che ha come obiettivo quello di addivenire ad una regolamentazione sul vaping che sia basata su evidenze scientifiche e che possa riconoscere le differenze in termini di salute pubblica tra il vaping ed il tabacco.

La campagna si articola in due momenti:

  • L’Iniziativa dei Cittadini Europei (European Citizens’ Initiative) intitolata “Let’s demand smarter vaping regulation”. E’ una petizione online promossa da un Comitato di Cittadini provenienti da Germania, Francia, Italia, Belgio, Irlanda, Repubblica Ceca, Regno Unito e Romania. Supporto è atteso da numerosi altri sostenitori nel corso della campagna stessa.
  • Una piattaforma “grassroots” che consentirà ai cittadini europei di contattare direttamente i candidati dei rispettivi paesi europei in corsa per le elezioni europee. Si rivolge ai circa 17 milioni di consumatori di prodotti del vaping ma a tutti quei cittadini europei, inclusi i non fumatori, che sono in favore di una regolamentazione basata su evidenze scientifiche e che possa consentire ai fumatori di passare ad alternative meno nocive come i prodotti del vaping.

La campagna è nata dalla l’idea, condivisa dai Membri del Comitato, che l’attuale regolamentazione europea e nazionale considera i prodotti del vaping – che non contengono tabacco – quasi alla stregua dei prodotti del tabacco tradizionali. La campagna ha come obiettivo quello di addivenire ad una regolamentazione specifica e separata sul vaping basata sulle evidenze scientifiche e che escluda tali prodotti dall Direttiva Europea sui Prodotti del Tabacco nonchè da qualsiasi Direttiva sui prodotti farmaceutici.

“Con questa petizione chiediamo a tutti consumatori di prodotti del vaping, nonchè a tutti coloro che ritengono che il vaping possa aiutare i fumatori a passare ad alternative meno rischiose, di supportare una migliore regolamentazione sul vaping” dichara Mosè Giacomello, portavoce vicario della Campagna Vaping is NOT tobacco. “il nostro obiettivo è quello di aumentare il livello di consapevolezza sulle diffrenze tra vaping e tabacco. Con l’aiuto di tutti speriamo che questa iniziativa possa portare ad una revisione dell’attuale quadro normative europeo, che attualmente non riconosce il potenziale del vaping come strumento per consentire ai fumatori di accedere a prodotti meno rischiosi. Offriamo sostanzialemente ai cittadini la possibilità di contrinuire democraticamente a questo dibattito altamente necessario”.

Recentemente, autorevoli ricerche scientifiche hanno dimostrato che il vaping è significativamente meno rischioso per la salute umana rispetto al fumo e, di conseguenza, potrebbe offrire considerevoli vantaggi in termini di salute pubblica se i fumatori passassero al vaping. Il Royal College of Physicians e Public Health England, per esempio, sono arrivati alla conclusione che il vaping sia almeno il 95% meno rischioso del fumo; l’organismo consultivo del Governo Francese Consiglio Economico Sociale ed Ambientale (CESE) ha dichiarato che le attuali regole trattano il vaping alla stregua dei prodotti del tabacco “costituendo un approccio probabilmente essessivamente prudente da parte delle autorità sanitarie rallendandone l’utilizzo come strumento di cessazione al fumo”

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Capo Verde, muore cooperante italiano

Gio, 05/02/2019 - 14:00

Un giovane cooperante fiorentino, David Solazzo, è morto a Capo Verde. Il ragazzo lavorava per la Ong toscana Cospe. Per il momento non si conosce la dinamica dell’accaduto e sono in corso indagini. A dare notizia della morte di Solazzo è la stessa Ong, in una nota: “Cospe annuncia con immenso dolore la perdita di David Solazzo, cooperante prima in Angola e poi a Capo Verde, amico e professionista serio e appassionato – si legge -. David si trovava a Capo Verde per coordinare per la nostra Ong il progetto Rotas de Fogo, portando avanti azioni per il rafforzamento del turismo rurale e sostenibile nell’Isola di Fogo”.

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Le bugie di Donald Trump sono 23 al giorno

Gio, 05/02/2019 - 12:11

A più di due anni dall’insediamento di Donald Trump, 45° Presidente degli Stati Uniti d’America, , l’opinione pubblica è nettamente divisa sul Presidente più controverso d’America. Figura di rilievo nel mondo degli affari, da sempre al centro delle polemiche per le sue decisioni politiche e soggetto a continue ironie, è stato oggi additato dalla stampa nazionale ed internazionale come il politico più bugiardo della storia. Tra le affermazioni che più hanno dato scalpore ricordiamo quella legata all’attentato alle Torri Gemelle del 2001. «Io ho visto crollare il World Trade Center. E ho visto a Jersey City migliaia e migliaia di persone festeggiare le torri che crollavano». Non esiste un solo video, una fotografia, una testimonianza che nella cittadina del New Jersey che si affaccia sul fiume Hudson ci siano stati episodi come quello citato dal palazzinaro newyorkese l’11 settembre del 2001, né nei giorni seguenti. Alle proteste e alla critiche Trump ha risposto dicendo che lui ricordava perfettamente quello che aveva raccontato. (fonte l’Espresso).

Ma nonostante le menzogne, i diritti umani calpestati e l’arroganza il presidente americano non sembrerebbe perdere appeal sul popolo americano. Che sia una strategia vincente in un mondo che sempre più si affida alla comunicazione di pancia dettata dai social (di cui Donald Trump fa largamente uso) e dove la propaganda politica torna a rimarcare confini e limitazioni che abbiamo già superato nelle più grandi rivoluzioni della storia contemporanea?

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Washington Post: “Trump ha superato 10 mila bugie”. Donald Trump ha abbattuto il muro delle 10 mila bugie. Lo rivela il Washington Post sulla base del suo Fact Checker’s database. Il presidente era arrivato a 5000 dopo i primi 601 giorni, con una media di otto dichiarazioni false o fuorvianti al giorno. Ma nei giorni scorsi, 226 giorni dopo, ha superato quota 10 mila, con una media di quasi 23 menzogne al giorni negli ultimi sette mesi.
Un traguardo che sembrava improbabile, sottolinea il Washington Post, quando è stato lanciato il progetto di verificare le affermazioni di Trump: nei primi 100 giorni, il presidente aveva una media di meno di 5 bugie al giorno, un numero che proiettava un massimo di circa 7000 falsità nei quattro anni di mandato. Continua a leggere… [ Fonte: REPUBBLICA.IT ] 

Due anni vissuti pericolosamente, quelli di Donald Trump alla Casa Bianca. Donald Trump festeggia due anni alla Casa Bianca. Immigrazione, ambiente, economia, giustizia, politica estera: ecco cosa è cambiato in America in questi 24 mesi.

Immigrazione: Se la costruzione del Muro al confine con il Messico è una partita ancora tutta da giocare, la crociata di Trump contro i migranti non è stata solo retorica. Con i provvedimenti varati, il presidente è comunque riuscito ad erigere la sua barriera contro i clandestini che non ha esitato a definire “animali”, “stupratori” e provenienti da “Paesi di merda”. Ci sono volute una condanna a livello globale e le forti critiche in patria perché Trump ponesse fine alla crudele pratica di separare i bimbi migranti dai loro genitori, rinchiudendoli in gabbie, per scoraggiare l’immigrazione clandestina dal confine meridionale e attuare la sua politica di tolleranza zero contro gli illegali.

Perfino la figlia del presidente, Ivanka Trump, l’ha definito un “momento basso” per l’America che ha smesso di separare le famiglie di migranti solo nel giugno del 2018. C’è poi il “Travel ban”, il divieto di ingresso negli Stati Uniti per i cittadini di Ciad, Iran, Libia, Corea del Nord, Somalia, Venezuela, Siria e Yemen. Ad una madre, originaria dello Yemen, è stato impedito di vedere il figlio morente di due anni fino a quando un appello del padre in tv ha indignato il mondo riuscendo a farle avere un permesso temporaneo per entrare negli Usa. Il numero di clandestini arrestati è schizzato a livello record: sono almeno 44.000 quelli detenuti che rischiano la deportazione. Continua a leggere… [Fonte: AGI.IT –  Rita Lofano]

Perché Trump vincerà ancora.«La grande bufala della collusione con la Russia è finita, è morta. I democratici dovrebbero chiedere scusa al popolo americano». È da Grand Rapids, in Michigan, che Donald Trump lancia insieme al popolo dei colletti blu la sua corsa alla rielezione. Qui tenne il suo ultimo comizio prima del trionfo del 2016, e qui, in perfetto stile Trump, riparte con il suo Make America Great Again, sparando a zero contro gli avversari, mentre la folla lo incita al grido «Usa, Usa».

Dopo due anni sulla graticola fatti di scandali, polemiche e divisioni, ma anche successi spesso ignorati nel nome di uno spietato confronto politico, le nubi del Russiagate sono spazzate via, e il 45esimo presidente americano è più agguerrito che mai. Dal suo insediamento, nel gennaio 2017, il tycoon è stato più volte dato dai detrattori come sull’orlo del baratro, con lo spettro dell’impeachment che sempre più minaccioso sembrava incombere su Pennsylvania Avenue. Continua a leggere… [Fonte: PANORAMA.IT ]

Leonardo da Vinci, “omo sanza lettere ma genio innato”: tanti gli eventi

Gio, 05/02/2019 - 12:02

Sono passati cinquecento anni dalla sua morte, avvenuta il 2 maggio 1519 in Francia, ad Amboise, nel castello di Cloux (o Clos Lucé) lungo la Loira, dove Leonardo era ospite da diverso tempo del re di Francia Francesco I. In tutta Italia e in Europa, un ricco calendario di eventi, con mostre e rassegne, ricorderà questo grande artista e il suo talento visionario che ha spaziato in più campi, dall’arte alla scienza… Leonardo era musico, ingegnere, scultore, architetto e pittore, ma nella rigida gerarchia dei mestieri era iscritto alla corporazione dei pittori prima a Firenze e poi a Milano, dove passò 17 anni della sua vita… (dal libro “Leonardo genio senza pace”, dello storico rinascimentale Antonio Forcellino).

La cultura scientifica e matematica di Leonardo è largamente rappresentata con i disegni, le opere, i modelli dei progetti e delle macchine che ha inventato e che ci ha lasciato. Su di lui e le sue opere si è costruito un mito, ma in tanti casi la vita spesso tormentata dell’uomo, il carattere e la personalità è rimasta in ombra rispetto all’artista… A trentotto anni, dopo 8 anni passati alla Corte del Duca di Milano, a cui si era offerto otto anni prima con una presentazione di Lorenzo il Magnifico, signore di Firenze e suo primo protettore, era nel pieno della sua maturità artistica e fisica. Aveva il corpo poderoso di un atleta e armonioso come una statua greca, il viso bello e con occhi vivaci, un naso dritto, capelli ben curati. Curava la sua eleganza con attenzione, tanto da essersi fatto notare alla Corte di Ludovico il Moro per il garbo e l’originalità del suo vestire….(da “Leonardo genio senza pace”)

Leonardo nasce il 15 aprile 1452 nel piccolo borgo di Vinci, nella Val d’Arno, non lontano da Firenze. Leonardo è figlio illegittimo, come scrivono gli storici, e in quanto tale non riceverà una regolare forma di istruzione che prevedeva, per le famiglie borghesi fiorentine, l’insegnamento della grammatica italiana, nozioni di matematica e soprattutto di latino. Probabilmente è lo zio Francesco che gli insegna a leggere e a scrivere. Leonardo è mancino, ma imparerà a scrivere con tutte e due le mani; non c’erano aspettative intellettuali sul suo conto, in quanto illegittimo, e nessuno perse tempo a correggerlo. Più tardi, con una certa provocazione, si proclamerà “omo sanza lettere” ma, con una irrefrenabile volontà di riscatto, si cimenterà in nuove forme di conoscenza e in imprese straordinarie.

Di Leonardo si conoscono le opere più famose, come La Gioconda o la Vergine delle rocce che sono conservate al Louvre. Molto nota è anche La dama con l’ermellino che ritrae Cecilia Gallerani, la giovane amante di Ludovico Sforza, il Duca di Milano. Molti hanno visitato il Cenacolo a Santa Maria Delle Grazie a Milano o la Galleria degli Uffizi a Firenze dove sono conservate opere come l’Annunciazione e il Battesimo di Cristo (opere giovanili, quando il maestro era nella bottega di Andrea del Verrocchio) e l’Adorazione dei Magi (opera rimasta incompiuta). È stata proprio Firenze con gli Uffizi la prima città ad avviare le celebrazioni, già dal 2018, con la mostra dedicata al Codice Leicester, l’acqua microscopio della natura (fino al 20 gennaio 2019), dove è stato possibile ammirare il manoscritto prestato da Bill Gates e i progetti che vi sono  contenuti, il tutto sfogliabile grazie alla tecnologia multimediale.

È dunque adesso il momento giusto per intraprendere un viaggio o di metterlo in programma: per ripercorrere le sue orme, nei luoghi dove visse e realizzò i suoi capolavori, ma anche per partecipare ad uno spettacolo e visitare una mostra in altre città. Anche in Francia, dove visse alcuni anni prima di morire e dove sono già programmati 500 eventi, da aprile 2019 a gennaio 2020. Nella regione Centro – Valle della Loira – ci sarà un grande festival incentrato sul Rinascimento e sul genio italiano, morto al castello del Clos Lucé ad Amboise: spettacoli, mostre, convegni, visite e itinerari, tra i quali l’esposizione dell’arazzo che riproduce fedelmente l’Ultima Cena, per la prima volta presentato fuori dai Musei Vaticani e dall’Italia.

Moltissimi gli eventi soprattutto in Italia, ecco una breve carrellata di quelli programmati nelle principali città e a Vinci (Firenze), il suo paese natale.

A Torino dal 16 aprile al 14 luglio 2019 i Musei Reali di Torino mettono in mostra 13 lavori autografi acquistati dal re Carlo Alberto e il Codice sul volo degli uccelli. La mostra si intitola Leonardo da Vinci. Disegnare il futuro: tra i lavori, il celebre Autoritratto, gli studi per la Battaglia di Anghiari, l’angelo per la Vergine delle rocce. Accanto alle opere di Leonardo, anche lavori di Raffaello, Michelangelo, Bramante. Info a questo link

Vergine delle Rocce

A Milano, molto ricco il calendario milanese dedicato a Leonardo da Vinci. In attesa del nuovo allestimento del Museo della Scienza e della Tecnologia, previsto per l’autunno, ecco alcuni appuntamenti selezionati:

  • Il meraviglioso mondo della natura (dal 5 marzo al 7 luglio a Palazzo Reale, date provvisorie), mostra dedicata al rapporto tra Leonardo e la natura della Lombardia del Cinquecento. Suggestivo l’allestimento: opere di ispirazione leonardesca saranno fatte dialogare con reperti del Museo di Storia Naturale
  • La cena di Leonardo per Francesco I: un capolavoro in seta e argento, mostra che dal 7 ottobre al 17 novembre porta a Milano l’arazzo dei Musei Vaticani che raffigura il Cenacolo leonardesco (una delle prime copie dell’affresco) Info: https://www.arte.it/leonardo/mostra/la-cena-di-leonardo-per-francesco-i-un-capolavoro-in-seta-e-argento-59019
  • Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Il museo, che conserva il Ritratto di Musico, propone varie esibizioni dedicate a Leonardo. I segreti del Codice Atlantico, Leonardo all’Ambrosiana presenta fino al 19 marzo i disegni legati a Milano, mentre fino al 16 giugno i progetti di macchine belliche e gli studi di ingegneria civile. Leonardo in Francia. Disegni di epoca francese dal Codice Atlantico (dal 18 giugno al 15 settembre) approfondisce invece gli ultimi anni di attività del Maestro, con 23 fogli dal Codice Atlantico. Infine, dal 17 settembre al 12 gennaio 2020 ecco Leonardo e il suo lascito: gli artisti e le tecniche: qui si indaga il ruolo di Leonardo nel portare a Milano nuove tecniche di disegno. Info:https://www.ambrosiana.it/

E inoltre, sempre a Milano, in autunno a Palazzo Litta sarà aperta la mostra La corte del gran maestro. Leonardo da Vinci, Charles d’Amboise e il quartiere di Porta Vercellina, con due fogli del Codice Atlantico nei quali Leonardo traccia il disegno dell’isolato della sua residenza milanese (l’attuale Palazzo Litta). Alla Fondazione Stelline (dal 2 aprile al 30 giugno) una rilettura contemporanea dell’Ultima Cena con la presenza di importanti artisti, protagonisti della scena contemporanea dal titolo L’Ultima Cena dopo Leonardo.

A Venezia, alle Gallerie dell’Accademia, dal 19 aprile fino al 14 luglio, la mostra Leonardo da Vinci. L’uomo è modello del mondo presenta i 25 fogli di Leonardo appartenenti al museo veneziano, tra cui il celebre studio noto come Uomo vitruviano. Dall’Ermitage arriva anche la Madonna Litta. Info:http://www.gallerieaccademia.it/

A Genova l’Associazione Art Commission presenta la mostra d’arte contemporanea Leonardesca (27 aprile-31 maggio), allestita al Museo di Sant’Agostino. Nell’allestimento saranno esposte le opere di 19 artisti, chiamati a cogliere gli spunti che il Maestro ha disseminato nelle sue opere e a interpretarli attraverso i linguaggi artistici del contemporaneo.

A Firenze è annunciata la mostra “Leonardo da Vinci e la botanica” nel complesso di Santa Maria Novella che dovrebbe svolgersi tra settembre e dicembre, mentre tra gli eventi già in corso o programmati: a Palazzo Strozzi, dall’8 marzo fino al 14 luglio 2019 la mostra dedicata al Verrocchio, il maestro di Leonardo, con opere anche di Botticelli, Perugino, Ghirlandaio. Esposti anche alcuni disegni e studi di Leonardo e a Palazzo Vecchio, dal 29 marzo al 24 giugno 2019, nella sala dei Gigli, Leonardo e Firenze, una selezione di fogli attinenti a lavori e studi svolti da Leonardo a Firenze.

A Vinci (FI) si alterneranno mostre a lui dedicate presso il Museo Leonardiano/Castello dei Conti Guidi. Nel museo, sede anche di un’esposizione permanente, dal 15 aprile al 15 ottobre 2019, andrà in scena la mostra Leonardo da Vinci. Le origini del Genio che presenta la sua prima opera datata, il Paesaggio prestato dagli Uffizi. Presso la Fondazione Rossana & Carlo Pedretti, nella Villa Baronti-Pezzatini, avrà luogo la mostra Leonardo Scultore, in cui si potrà ammirare l’Arcangelo Gabriele, unica scultura del Maestro. E dal 6 settembre al 6 gennaio 2020 la mostra L’Orfeo di Leonardo. Scene, feste e costumi, per celebrare Leonardo come scenografo di spettacoli teatrali.

A Roma la mostra alle Scuderie del Quirinale intitolata Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza va in scena dal 13 marzo al 30 giugno 2019. L’esposizione ripercorre l’opera di Leonardo sul fronte tecnologico e scientifico e traccia le connessioni culturali con i suoi contemporanei, per offrire una visione più ampia di questa grande figura, spesso presentata come genio isolato. Oltre a corsi e laboratori didattici ospitati direttamente all’interno delle Scuderie del Quirinale, la città di Roma diventa inoltre palcoscenico dell’iniziativa Leonardo in città una ricca serie di appuntamenti e incontri sulla figura di Leonardo e sul suo pensiero.

Altre fonti:

https://www.touringclub.it/notizie-di-viaggio/leonardo-da-vinci-gli-eventi-e-le-mostre-in-italia-per-celebrare-i-500-anni-dalla

Leonardo 2019: le mostre e gli eventi nei cinquecento anni dalla morte del genio Da Vinci

12 cibi da togliere dal frigorifero per sempre

Gio, 05/02/2019 - 12:00

In quale altro posto conserveresti il latte o lo yogurt senza farli avariare dopo un giorno? Ma comunque, non tutti i cibi si mantengono freschi all’interno del frigorifero. Al contrario, è persino dannoso conservare determinati cibi in frigo perché alcuni principi nutrizionali potrebbero non sopportare le temperature troppo rigide. Se vuoi conoscere i tipi di cibo che non dovresti mai mettere in frigo, continua a leggere. Elencheremo i 12 alimenti che vengono più spesso conservati in frigo, ma che non dovrebbero essere lì! Ti dico che sono sicuro di trovare il numero 9 nel tuo frigo.

1. Pomodori

A causa della rigida temperatura all’interno del frigo, il processo di maturazione dei pomodori può interrompersi e questo comporterebbe una perdita di sapore e della qualità della struttura, e credo che questa sia l’ultima cosa che desiderate per i vostri pomodori, giusto? È meglio conservare i pomodori fuori dal frigo. Manterranno la loro freschezza molto più a lungo se conservati, ad esempio, in una cesta per la frutta. In questo modo manterrai il gusto inalterato e aggiungerai anche un pò di colore e di volume alla tua cesta della frutta!

2. Basilico

Probabilmente vi starete chiedendo perchè anche il basilico è in questa lista. State pensando giustamente, che le foglie di basilico fresco le troviamo abitualmente in un area refrigerata all’interno dei supermercati, non è vero? In realtà il basilico non sopporta le basse temperature, e una pianta all’interno del frigorifero appassirà prima di potersene accorgere. Inoltre, la pianta assorbirebbe gli odori degli altri alimenti conservati nel frigorifero. Per mantenere il basilico fresco il più a lungo possibile, la cosa migliore da fare è trattarlo come una normale pianta o un fiore e mettere il gambo del basilico in un bicchiere d’acqua. Se dopo aver preparato il tuo pasto ti resta del basilico, lo puoi sbollentare e puoi mettere le foglie nel freezer. In questo modo le foglie di basilico si conservano gustose molto più a lungo!

3. Patate

La rigida temperatura del tuo frigorifero farà alterare più rapidamente la buccia delle patate. Se le tieni troppo tempo in frigo noterai che le tue patate inizieranno ad avere un sapore più dolce, secco e forse anche leggermente terroso. Questo perchè con il freddo, l’amido contenuto all’interno delle patate si trasforma in zucchero molto più velocemente rispetto a quando le patate sono conservate fuori dal frigo. Piuttosto che tenere le patate in frigo, bisognerebbe metterle in un posto meno freddo come una dispensa o anche una cantina. Infine, puoi conservare le patate in un sacchetto di carta, così le patate avranno più aria, e di conseguenza manterranno il loro sapore fresco per molto più tempo.

4. Olio d’oliva e olio di semi di girasole

Molti tengono il proprio olio d’oliva o l’olio di girasole in frigo, ma non è il posto adatto. Se si tiene l’olio d’oliva in frigo, si addenserà, e diventerà più opaco e grumoso. Questo perchè il freddo del frigorifero farà raddensare l’olio. Il posto migliore in cui tenere l’olio d’oliva, o anche l’olio di girasole, è un luogo fresco e buio come la dispensa. Acquista una bottiglia di vetro scuro per conservare l’olio, e in questo modo potrai conservare il tuo olio fino a 18 mesi.

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EcoFuturo TV: prima puntata

Gio, 05/02/2019 - 10:00

Una trasmissione in otto puntate, per parlare di ecologia, ambiente e della salute del nostro pianeta.

In onda ogni SABATO e DOMENICA dal 13/4 al 2/6/2019 su ilfattoquotidiano.it e il circuito di emittenti di Fox Production & Music.

Scarica qui l’elenco delle emittenti del circuito con gli orari di messa in onda della trasmissione

World Password Day, ogni utente deve ricordarne almeno 9

Gio, 05/02/2019 - 09:32

L’accesso ai servizi tramite l’identificazione con impronte digitali, riconoscimento facciale, voce, occhi, è sempre più centrale

OGNI UTENTE deve ricordare in media nove password diverse. Negli ultimi dodici mesi una persona su quattro è stata vittima di una frode informatica, perdendo in media 2.000 dollari a causa di parole chiave inefficienti. La biometria, cioè l’accesso ai servizi tramite l’identificazione con impronte digitali, riconoscimento facciale, voce, occhi, è sempre più centrale. E’ il quadro delineato dalla società Nuance in occasione del World Password Day 2019 del 2 maggio.

Una giornata per riflettere sul ruolo delle password che proteggono le nostre informazioni personali, spesso sottovalutate. Tanto che in cima alla classifica di quelle più usate nel mondo c’è da anni la banale “123456”. Il World Password Day è stato lanciato per la prima volta nel 2012 da un consorzio di aziende private e si tiene ogni primo giovedì di maggio. Fa il paio con il Safer Internet Day, la giornata che ricorda i principi della rete sicura, che si celebra a febbraio.

Secondo la ricerca di Nuance, le password rappresentano ancora una grande sfida per gli utenti. Ognuno gestisce in media 11 account online (mail, servizi bancari, piattaforme per acquisti online o per la fatturazione, siti web di intrattenimento) e per accedervi bisogna ricordare circa nove password diverse. Una persona su quattro le dimentica almeno una volta al mese, con quasi un terzo (28%) che contatta il servizio clienti ogni tre mesi per reimpostare le credenziali di accesso.

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Marito e moglie ripiantano 2 milioni di alberi e in 20 anni ridanno vita all’ecosistema di una foresta

Gio, 05/02/2019 - 05:00

Di fronte alla gravità dei cambiamenti climatici che affliggono il nostro ecosistema possiamo davvero fare qualcosa? La risposta è sì, e l’esempio di questa coppia brasiliana lo dimostra. Foto-giornalista pluripremiato lui, attivista per l’ambiente lei, Sebastião Salgado e sua moglie Lélia Deluiz hanno unito le forze e riportato in vita interi ettari della Valle del fiume Doce, fra gli stati di Minas Gerais Espírito Santo. Da anni, la zona era rimasta desertificata e versava in uno stato di degrado e abbandono.

Un massacro ambientale di fronte al quale la coppia non ha abbassato le braccia, dimostrando che l’impegno continuativo di pochi può fare la differenza per molti.

Nel 1990, dopo gli anni estenuanti passati a documentare il genocidio in Ruanda, Sebastião Salgado è tornato nella sua terra, ma non l’ha ritrovata come se la ricordava: gli alberi e le piante che un tempo la popolavano erano scomparsi, lasciando il posto a cumuli di terra secca e sterile. Di conseguenza, anche gli animali erano partiti, alla ricerca di migliori condizioni in cui vivere.

“Quella terra era tanto malata quanto lo ero io, tutto era distrutto”, racconta Salgado al The Guardian nel 2015. “Circa lo 0,5 per cento soltanto del terreno era ricoperto da alberi, per il resto non era rimasto più nulla. A quel punto mia moglie e io abbiamo avuto l’incredibile idea di ripiantare questa foresta. Quando abbiamo cominciato, tutti gli uccelli, gli insetti e i pesci sono tornati. E insieme agli alberi che rinascevano, rinascevo anch’io. Questo è stato il momento più importante”.

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Fonte immagine copertinaTPI.IT

L’Unione Europea stabilisce i principi fondamentali per l’utilizzo di un’intelligenza artificiale affidabile

Mer, 05/01/2019 - 17:00

L’applicabilità dell’intelligenza artificiale ha avuto finora come unico limite l’immaginazione.

L’utilizzo di questa tecnologia si sta facendo largo in campo sanitario, nell’implementazione delle smart cities, così come nell’automazione di innumerevoli operazioni e gestione dei dati, ottenendo una riduzione dei costi e tempi di produzione e organizzazione del lavoro.

Questo però sta causando preoccupazione in alcuni settori.

AI e lavoro

È recente, per esempio, la decisione della banca BNL in merito all’implementazione di robot in sostituzione di alcuni impiegati.

L’attuale legislazione previdenziale consente infatti alla banca, attraverso ‘quota 100’ o ‘opzione donna’, di far uscire 600 addetti attraverso un piano di esodi volontari. La chiusura di circa 30 sportelli sul territorio nazionale prevede parallelamente l’introduzione di soluzioni di machine learning e AI, che, incorporando tecnologie di apprendimento permettono di automatizzare processi non ripetitivi.

Probabilmente tutto questo appena dieci anni fa sarebbe stato inimmaginabile.

L’approccio dell’UE all’intelligenza artificiale

Probabilmente l’unico modo per concepire al meglio l’utilizzo dell’AI è quello di stabilire dei principi e dei parametri che ne garantiscano non solo l’efficacia, ma anche un’armonica integrazione nell’ottica di un progresso tecnologico destinato ad evolvere ancora.

L’Unione Europea è la prima al mondo ad avere la volontà di definire principi etici che guidino nello sviluppo delle tecnologie in diversi ambiti, con un approccio “umano-centrico”.

Il documento presentato all’inizio di aprile, Generare fiducia in un’intelligenza artificiale incentrata sull’Uomo”, sottolinea l’utilità dell’intelligenza artificiale nel “migliorare il settore della salute, ridurre il consumo di energia, rendere le auto più sicure, aiutare gli agricoltori ad usare l’acqua e le risorse naturali in maniera più efficiente” e ad “individuare delle frodi e delle minacce informatiche”, come si legge nel documento.

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Il galateo dei messaggi vocali

Mer, 05/01/2019 - 16:00

È un po’ strano il punto a cui è arrivata la telefonia nella sua evoluzione.

All’inizio c’erano le telefonata: si sollevava la cornetta e si parlava, per così dire, in diretta. Poi, più di recente, sono arrivati i messaggi e le chat: anziché parlare si scrive, e il destinatario legge e risponde quando ha tempo.

Ora siamo alla telefonata in differita. Soprattutto i più giovani, infatti, usano le chat non per mandare messaggi scritti, ma per registrare messaggi vocali (che, spesso, vengono semplicemente chiamati i vocali, senza sostantivo). Siamo tornati all’uso della voce, ma senza simultaneità.

Questa particolare forma di comunicazione presenta tuttavia alcuni problemi. Intanto non è detto che sempre il destinatario possa immediatamente ascoltare il messaggiovocale (per lo stesso motivo per cui non può telefonare, magari, mentre un discreto testo scritto sarebbe adatto).

Poi, ci sono persone che mandano messaggi vocali interminabili, che durano minuti e all’interno dei quali il filodel discorso svanisce in tutta una serie di argomenti collaterali, esitazioni e ripensamenti.

Wiko, noto marchio di telefonia, ha preso nota delle idiosincrasie legate ai messaggi vocali e ha ideato un esperimento: ha provato a usarli per cercare una casa in cui passare lo scorso fine settimana di Pasqua.

Nel video che riportiamo in fondo all’articolo, il messaggio passa di regione in regione, toccando da Sud a Nord tutta la penisola.

L’esperimento non è fine a sé stesso: vuole essere lo spunto per fare una riflessione sui messaggi vocali, fornendo alcuni consigli in modo che non siano troppo invadenti o controproducenti.

Ecco dunque le cinque raccomandazioni di Wiko per essere ascoltati davvero e non rischiare di innervosire l’interlocutore:

1. Less is more. Se volete che il vostro messaggio venga ascoltato fino alla fine, non superate i 20 secondi. La soglia d’attenzionedi una persona che vi ascolta comincia a calare dopo i primi 3 secondi, figuriamoci dopo 20. Siate sempre concisi, chiari e diretti.

2. Valutate le reazioni. Se continuate a mandare vocali, e la risposta vi arriva sotto forma di messaggio testuale, forse state sbagliando codicedi comunicazione. Meglio riprogettare lo scambio e adeguarsi all’interlocutore.

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Ospedali nei boschi: in Norvegia si curano i pazienti grazie al contatto diretto con la natura

Mer, 05/01/2019 - 12:00

benefici che assorbiamo quando trascorriamo del tempo all’aria aperta sono ormai noti e molti studi lo dimostrano, ecco perchè nascono gli ospedali nei boschi.

Questo è stato il trampolino di lancio per sperimentare anche in spazi vicino agli ospedali delle qualità terapeutiche che la natura offre.

La rivoluzione degli ospedali Norvegesi

Questo è il caso degli ospedali norvegesi Oslo University Hospital e del Sørlandet Kristiansand nel sud della Norvegia.

Progettati per conto della Fondazione Friluftssykehuset dallo studio di architettura Snøhetta, l’Outdoor Care Retreat è un rifugio in legno realizzato per alleggerire le lungo degenze.

Costruito in collaborazione con lo studio di architettura, Snøhetta , gli spazi offrono ai pazienti una gradita sospensione dai trattamenti rigorosi e dall’isolamento che spesso accompagnano il ricovero a lungo termine. Il termine friluftssykehuset deriva dal concetto norvegese di friluftsliv – l’importanza di trascorrere del tempo in natura – combinata con la parola “fro hospital”, sykehus . Il primo dei ritiri è nascosto nella lussureggiante foresta vicino a un torrente, a pochi passi dall’ingresso del più grande ospedale norvegese, l’Oslo University Hospital. La sorella costruisce un laghetto nei boschi decidui dall’ospedale Sørlandet Kristiansand nel sud della Norvegia.

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Prodotti agricoli nei distributori automatici a Zurigo

Mer, 05/01/2019 - 11:00

Distributori automatici di prodotti agricoli della regione nel pieno centro di Zurigo. Ce ne sono già cinque nella capitale finanziaria elvetica e ben presto ne potrebbero sorgere altrettanti.

Grazie all’iniziativa della giovane contadina Margrit Abderhalden una decina di coltivatori e allevatori dell’Oberland zurighese rendono disponibili 24 ore al giorno negli Alpomat formaggi, salsicce, frutta, dolci e marmellate di produzione locale e spesso di qualità bio ai cittadini zurighesi, senza passare da intermediari.

Per i piccoli contadini, sostiene Margrit Abderhalden, può risultare difficile produrre nelle quantità richieste dalla grande distribuzione e per questo motivo vanno escogitati nuovi canali per raggiungere i consumatori in città.

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Perché si festeggia l’1 maggio? Ecco la storia e le sue contraddizioni in Italia

Mer, 05/01/2019 - 09:35

Oggi, 1° maggio 2019, in Italia e in molti altri Paesi del  mondo festeggiamo la festa di tutti i lavoratori ricordando le lotte dei movimenti sindacali e gli obiettivi sia sociali che economici raggiunti dopo lunghe battaglie, spesso anche violente.

Ma è oggi ancora credibile festeggiare questa ricorrenza in un’Italia in cui la cronaca quotidiana non manca di riportare episodi dove i lavoratori subiscono continue umiliazioni da parte di istituzioni sorde (il caso del caporalato, dal Nord al Sud Italia, è esemplare) e dove diritti e dignità vengono letteralmente calpestati? Emergenza della sicurezza sul lavoro e parità di diritti è argomento primario anche oggi se consideriamo le continue discriminazioni sul posto di lavoro e l’alto tasso di disoccupazione con cui il Bel Paese si trova a fare i conti. Di seguito un panorama sulla festa nazionale Italiana che ne ripercorre le origini, approfondendo con una visione odierna della situazione lavorativa e concludendosi con un accenno all’attualissima polemica sull’appuntamento del concerto a Roma che vede 4 sole donne coinvolte sui 77 artisti chiamati per l’occasione.

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Primo maggio, perché si celebra la Festa dei lavoratori. La ‘Festa dei lavoratori‘, in ricordo della battaglia condotta dalla classe operaia per ottenere diritti e condizioni di lavoro migliori, non si celebra solo in Italia. La storia del primo maggio, in particolare, parte dalle coste australiane. ‘Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire‘: con questo slogan, coniato in Australia nel 1855, e condiviso da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento si aprì, infatti, la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo maggio, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza.

Primo maggio, la storia della Festa dei lavoratori

La prima proposta concreta arrivò dal congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori, la Prima Internazionale, riunito a Ginevra. Era il settembre del 1866: “Otto ore come limite legale dell’attività lavorativa”. A sviluppare un grande movimento di lotta sulla questione delle otto ore furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi. Continua a leggere…

Fonte: TODAY.IT  

Diritti dei lavoratori in Italia: un primo maggio per capire a che punto siamo.Discriminazione legata al genere e all’età. Differenze retributive. E ancora: precariato, problemi in tema di sicurezza e aumento delle morti sul lavoro. Oggi, in vista della Festa del Lavoro, Osservatorio Diritti scatta una fotografia della situazione dei diritti dei lavoratori in Italia.

Una data importante che si festeggia ogni anno e che ricorda quello che la nostra Costituzione dice all’articolo 1: l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Il Primo maggio, la festa del lavoro e dei lavoratori, sarà celebrata con il consueto concerto a Roma e con tante manifestazioni sindacali in tutto il Paese. Ma come è messa l’Italia quanto a tutela dei diritti dei lavoratori?

Diritti dei lavoratori: donne discriminate sul lavoro

Ci sono tre parole inglesi che sintetizzano alla perfezione la discriminazione che le donnevivono: il gender gap. Che in italiano possiamo tradurre con differenze di genere, molto più diffuse di quanto si creda. Continua a leggere…

Fonte: OSSERVATORIODIRITTI.IT –  Cristina Maccarrone

Concerto primo maggio a Roma, sul palco solo 4 donne: il controevento al femminile. E gli organizzatori replicano con una foto.  Oltre settanta artisti in scaletta, ma solo quattro donne. Il Concertone del primo maggio a Roma (qui la scaletta), mai come quest’anno è povero di nomi femminili. Accanto ai grandi come Daniele Silvestri, Manuel Agnelli o l’internazionale Noel Gallagher, ci saranno poche artiste e nessuna di queste salirà sul palco da solista. Naturalmente esclusa la presentatrice Ambra Angiolini. Le poche che rappresenteranno il genere lo faranno come membro di un gruppo, come le sorelle Lucchesi della band La Rappresentante di Lista, o Francesca del duo Coma_Cose.

L’assenza di nomi femminili sul cartellone non è passata inosservata, tanto da scatenare numerose polemiche. Si sono sollevati i gruppi femministi, tra cui le attiviste di Se non ora quando, ma anche numerose cantanti che, escluse dal Concertone, hanno dato vita a un controconcerto al femminile. Oltre venti le artiste che hanno messo nero su bianco il loro nome per sostenere l’evento “May così tante”, che si terrà a partire dalle 19 al locale romano Angelo Mai, organizzato dalla pupilla di Lucio Dalla, Angela Baraldi, e dalla cantautrice romana, Diana Tejera. In scaletta tra le altre ci saranno: Maria Pia De Vito, Andrea Mirò, Mimosa Campironi, Nathalie ed Eleonora Bordonaro. Continua a leggere…

Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT – Martina Milone

Italia Sicilia Gela, web serie quarto episodio: Silvia

Mer, 05/01/2019 - 05:54

Quarto appuntamento con la webserie Italia Sicilia Gela. Silvia Scuderi ci porta a fare immersioni subacquee nella zona di Manfria, alla scoperta, magari, di nuovi reperti archeologici.

Prossimo episodio: 8 maggio 2019!

Per approfondire visita Gela Le Radici Del Futuro

INDICE EPISODI

Ep01 Don Lino
Ep02 Elisa
Ep03 Sandra
Ep04 Silvia
Ep05 Giuseppe (online dall’8 maggio 2019)
Ep06 Francesco (online dal 15 maggio 2019)
Ep 07 Tiberio, Dalila e Viola (online dal 22 maggio 2019)

5 consigli per evitare che una scampagnata diventi un disastro ecologico

Mer, 05/01/2019 - 05:18

Tutti pronti a partire con amici e parenti con le giberne cariche di uova sode, frittata di maccheroni e 240 cotolette impanate per 6 persone?

Vi risparmiamo i consigli salutistici, solo poche cose per ricordarci di avere alcune accortezze per salvaguardare il pianeta e quindi:

  1. Usiamo contenitori riutilizzabili, anche di plastica ma che – svuotati – ci portiamo a casa, laviamo e riponiamo pronti per essere riempiti alla prossima gita.
  2. Piatti, bicchieri, posate rigorosamente 100% biodegradabili, in bioplastica o riutilizzabili.
  3. L’acqua portatela in borraccia, il caffè nel thermos.
  4. Si può arrivare alla nostra meta in autobus, in treno, o addirittura in bicicletta? Meglio, molto meglio, sennò organizzatevi con gli amici e riempite le macchine, nel tragitto potete sempre cantare Azzurro o la Canzone del Sole.
  5. Finito il pic-nic lasciate il posto più pulito di quando l’avete trovato, raccogliete l’immondizia vostra e altrui se c’è.

Tornate a casa satolli, riposati e con la coscienza immacolata. Che bella gita!

Foto di Pexels

Onu, i popoli autoctoni in difesa della biodiversità

Mar, 04/30/2019 - 19:00

Rappresentano il 6% della popolazione mondiale, ma anche il 15% dei poveri, vivono in 90 paesi e sono depositari di 5 mila culture diverse, sono un’importante barriera contro i cambianti climatici vivendo da secoli in armonia con la natura: sono i popoli autoctoni, alle cui lingue e alla loro conservazione l’Onu ha dedicato il 2019. E per fare il punto sull’Anno Internazionale delle lingue autoctone nella sede Onu di New York fino al 3 maggio si incontreranno oltre mille rappresentanti di queste culture, provenienti da tutto il mondo. I temi all’ordine del giorno sono lo sviluppo economico e sociale, l’ambiente, l’educazione, la salute e i diritti umani di questi popoli.

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Amianto, la minaccia dimenticata che continua a uccidere

Mar, 04/30/2019 - 16:00

Secondo il dossier “Liberi dall’amianto?” di Legambiente (dati 2018 relativi a 15 Regioni) sul territorio nazionale ci sono circa 370mila strutture contenenti amianto (tra cui 215mila edifici privati, 50mila pubblici, 20mila siti industriali e 65mila coperture in cemento amianto).

Ci sono minacce presunte che ogni giorno nel nostro Paese vengono agitate ad arte sui media e che sono diventate una miniera di consensi elettorali. È ovviamente il caso dei migranti. Ci sono invece minacce vere, che non godono purtroppo della stessa enfasi mediatica e sono incredibilmente lasciate nel dimenticatoio, con tutto quello che ne consegue sull’aumento dei rischi per la vita. Tra queste c’è l’amianto, la fibra killer messa al bando 27 anni fa con la legge 257/92 ma ancora molto diffusa negli edifici del nostro Paese.

Come ogni anno il 28 aprile si celebra la giornata mondiale delle vittime dell’amianto e vale la pena fare il quadro sui danni alla salute e sui ritardi delle bonifiche in Italia. I dati sanitari sono davvero preoccupanti: stando agli ultimi dati diffusi dall’INAIL, in Italia sono stati oltre 21mila i casi di mesotelioma maligno censiti tra il 1993 e il 2012 e oltre 6mila le morti ogni anno.

Nonostante i drammatici dati epidemiologici, il processo di risanamento è incomprensibilmente lento. Secondo il dossier “Liberi dall’amianto?” di Legambiente (dati 2018 relativi a 15 Regioni) sul territorio nazionale ci sono circa 370mila strutture contenenti amianto (tra cui 215mila edifici privati, 50mila pubblici, 20mila siti industriali e 65mila coperture in cemento amianto). Dei 265mila edifici pubblici e privati con strutture in amianto, solo 7mila sono stati bonificati.

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Asteroidi: una simulazione globale di collisione

Mar, 04/30/2019 - 15:00

Per le agenzie spaziali di mezzo mondo è iniziata una settimana frenetica: la NASA, l’ESA e altri partner internazionali stanno facendo fronte a una minaccia di collisione planetaria simulata. Durante l’edizione 2019 della Planetary Defense Conference (PDC), in corso questa settimana a Washington D.C., sarà condotta una simulazione piuttosto complessa, che previde che un asteroide di 100-300 metri di diametro impatti contro la Terra tra otto anni esatti, il 29 aprile 2027.

L’idea è di unire tutte le risorse scientifiche, tecnologiche e finanziarie possibili per rispondere all’emergenza: se davvero corressimo questo pericolo, che cosa potremmo fare? Come risponderebbero i sistemi di allarme, monitoraggio, sicurezza e comunicazione del rischio?

DI RADO, MA SUCCEDE. Le probabilità che un piccolo asteroide finisca contro il nostro Pianeta sono date a circa una ogni cento anni, e anche in questo caso il “proiettile celeste” finirebbe quasi certamente in mare o in un’area deserta. Tuttavia, è stato un evento del genere a decretare l’estinzione dei dinosauri, anche se quell’asteroide non era così piccolo come quelli di cui si parla alla PDC.

Per mettersi alla prova su di una situazione di pre-allarme, il Planetary Defense Coordination Office (PDCO) della NASA, lo Space Situational Awareness-NEO Segment dell’ESA, l’Ente federale per la gestione delle emergenze (FEMA), l’International Asteroid Warning Network (IAWN) e altri partner internazionali organizzano esercitazioni periodiche per la gestione di un asteroide near-Earth che dovesse incrociare il percorso della Terra.

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